Biografia Laureato in scienze sacre e profane all'Università di Napoli, fu canonico della cattedrale di Capua e seppe abilmente condurre in porto le missioni che il cardinale Niccolò Caracciolo (1703-1728), arcivescovo di quella città, gli affidò presso i viceré e i nunzi apostolici a Napoli nonché presso il cardinale Vincenzo Maria Orsini a Benevento anche quando quest'ultimo fu eletto pontefice (Benedetto XIII, 1724-1730). Morto il cardinal Caracciolo, suo mentore, Pratilli rinunciò al canonicato di Capua e si stabilì a Napoli, dove visse dedicandosi interamente agli studi di storia e archeologia, con i quali si conquistò una solida fama di studioso. La sua opera in campo archeologico si concentrò soprattutto sullo studio delle vie romane e della numismatica; mentre in campo più schiettamente storico si occupò sia della città di Capua, sia di redigere una biografia di Tommaso d'Aquino e della sua famiglia. In riconoscimento delle sue qualità, Carlo III di Borbone lo nominò socio dell'Accademia Ercolanense, dove ebbe come colleghi alcuni dei più eminenti filologi del tempo.
Critiche postume
Sebbene i contemporanei e diverse fonti postume gli abbiano riconosciuto meriti e celebrità per le sue attività eruditeFrancesco Maria Pratilli, in Camillo Minieri Riccio, Memorie storiche degli scrittori nati nel regno di Napoli, 1844, studi successivi hanno dimostrato come alcune delle fonti da lui riportate fossero in realtà dei falsi.
Tra le accuse di cui è stato oggetto, di particolare rilievo è quella di avere pubblicato false fonti epigrafiche e fonti primarie medievali completamente apocrife, sapientemente mescolate a quelle autentiche. Pratilli è stato del pari accusato di aver plagiato i cronisti medievali o di aver inventato di sana pianta degli avvenimenti, sostenendo di averli appresi da fonti che sarebbero andate disperse dopo che lui ne aveva preso visione.
Chronicon Cavense Un esempio di documento apocrifo è il cosiddetto Chronicon Cavense, o Annalista Salernitanus, (da non confondere con gli autentici Annales CavensesGli Annales Cavenses, opera genuina della Badia di Cava de' Tirreni, che riguardano il periodo 569–1315. Sono pubblicati, ad esempio, in Monumenta Germaniae Historica, nel 1839, da Georg Heinrich Pertz.). Pratilli lo aggiunse al IV volume della nuova edizione che egli volle dare all'opera Historia principum Langobardorum (Napoli, 1643), mescolandolo in questa raccolta di cronache genuine dell'Italia meridionale realizzata nel Seicento da Camillo Pellegrino. Il Chronicon Cavense, a lungo considerato autentico e degno di nota, nel 1847 è stato definitivamente relegato dalla filologia nel novero delle opere spurieIn molti lavori, l'anno di pubblicazione dell'articolo Pertz e Köpke è erroneamente indicato come 1828, in evidente contraddizione con la data di nascita di Rudolf Köpke (n. 1813 – m. 1870). Nell'articolo di Nicola Cilento, la data è indicata correttamente in 1847, grazie all'accurata esegesi di Georg Heinrich Pertz e Rudolf KöpkeHerbert Bloch, Monte Cassino in the Middle Ages, Vol. 1, Harvard University Press ISBN 978-0-674-58655-0 (p. 222)Georg Heinrich Pertz e Rudolf Köpke, Über das Chronicon Cavense und andere von Pratillo herausgegebene Quellenschriften, in "Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde", IX (1847), Hannover, pp. 1-239Ernesto Pontieri, Tra i Normanni nell'Italia Meridionale, Morano editore, 1948, p. 35Nicola Cilento, Il falsario della storia dei Longobardi meridionali: Francesco Maria Pratilli (1689-1763) in Italia meridionale longobarda, Riccardo Ricciardi editore, Milano-Napoli, 1971, 2ª ed., pp. 35-51. La fabbricazione del Chronicon Cavense è stata definita da Herbert Bloch come «la più audace falsificazione tra quelle compiute nel XVIII secolo».
Cronaca d'Ubaldo Un altro esempio notevole in tal senso è la cosiddetta Cronaca napoletana di Ubaldo (1751), smascherata solo nel 1855 dall'esegesi di Bartolommeo CapassoBartolommeo Capasso, La Cronaca Napoletana di Ubaldo edita dal Pratilli nel 1751 ora stampata nuovamente e dimostrata una impostura del secolo scorso, Napoli, 1855Nicola Acocella, La traslazione di san Matteo. Documenti e testimonianze, Salerno, 1954, p. 14.
Le opere e i documenti apocrifi di Pratilli hanno avuto una notevole influenza sulla storiografia medievale successiva, con effetti negativi che studiosi come Nicola AcocellaNicola Acocella, La traslazione di san Matteo. Documenti e testimonianze, Salerno, 1954, p. 15, Nicola CilentoNicola Cilento, Il falsario della storia dei Longobardi meridionali: Francesco Maria Pratilli (1689-1763) in Italia meridionale longobarda, Riccardo Ricciardi editore, Milano-Napoli, 1971, 2ª ed., pp. 35-37 e Herbert BlochHerbert Bloch, Monte Cassino in the Middle Ages, Vol. 1, Harvard University Press ISBN 978-0-674-58655-0 (p. 223) giudicano perduranti per tutto il periodo tra l'Ottocento e il Novecento. La gravità delle accuse nei confronti di Pratilli ha portato i citati Cilento e Bloch ad affermare che la figura di Pratilli è quella «di un morto che non è morto abbastanza»Nicola Cilento, Il falsario della storia dei Longobardi meridionali: Francesco Maria Pratilli (1689-1763) in Italia meridionale longobarda, Riccardo Ricciardi editore, Milano-Napoli, 1971, 2ª ed., p. 47.
Attività in campo epigrafico In campo epigrafico, la sua attività falsificatrice incontrò tra i critici più feroci il famoso storico e archeologo Theodor Mommsen, il quale, nel Corpus Inscriptionum LatinarumCorpus Inscriptionum Latinarum, vol. X, p. 373, si espresse sul Pratilli con un giudizio tranchant: "Sequitur qui infestavit et maculavit cum universam regni Neapolitani epigraphiam tum maxime litteratorum lapidum thesaurum Campanum Franciscus Maria Pratillius canonicus Capuanus"Segue colui che infestò e macchiò tutta l'epigrafia del Regno di Napoli e in particolare il tesoro letterario delle lapidi Campane, Francesco Maria Pratilli, canonico di Capua.
Stante il giudizio negativo del Mommsen, nel Novecento sono state riconosciute come autentiche alcune iscrizioni epigrafiche latine riportate dal canonico capuanoRaffaele Palmieri, Su alcune iscrizioni pratilliane, in Misc. Greca e Romana, 8 (1982) (Stud. Ist. It. Stor. Ant., 33), pp. 417-431 e Heikki Solin, Corpus inscriptionum Latinarum, vol. X, nota 120 a pag. 93.
Opere Della Via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi, libri IV, Napoli 1745. Lettera ... indirizzata al sig. Antonio Chiariti in Napoli sull'interpretazione di una moneta di Re Guglielmo II per soprannome il Buon Monarca delle Due Sicilie. Di una nuova moneta del tiranno Giovanni lettera ... al signor Giannantonio Sergio, 1747. Di una moneta singolare del tiranno Giovanni, Napoli 1748. Vita di Camillo Pellegrino De monasterio Theanensi (nel vol. I della Historia principum Longobardorum di Camillo Pellegrino, Napoli 1749). Cronaca di Ubaldo (nel vol. III della Historia principum Langobardorum, Napoli 1751). Chronicon Cavense (nel vol. IV della Historia principum Langobardorum, Napoli 1753). De' consolari della provincia della Campania: dissertazione ... indiritta al signor Teofilo Mauri avvocato napoletano, Napoli 1757. Della origine della metropolia ecclesiastica della chiesa di Capoa, dissertazione ..., Napoli 1758.
Note
Bibliografia Nicola Cilento, Il falsario della storia dei Longobardi meridionali: Francesco Maria Pratilli (1689-1763) in Italia meridionale longobarda, Riccardo Ricciardi editore, 2ª edizione, Milano-Napoli, 1971 Antonio Soria, Memorie storico-critiche degli storici napoletani, Napoli 1781-1782, vol. II, pag. 502; Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, Modena 1793, VIII, pag. 386. Ernesto Pontieri, Tra i Normanni nell'Italia Meridionale, Morano editore, 1948 Bartolommeo Capasso, La Cronaca Napoletana di Ubaldo edita dal Pratilli nel 1751 ora stampata nuovamente e dimostrata una impostura del secolo scorso, Stabilimento dell'antologia legale, Napoli, 1855 Nicola Acocella, La traslazione di san Matteo. Documenti e testimonianze, Salerno, 1954 Herbert Bloch, Monte Cassino in the Middle Ages, Vol. 1, Harvard University Press, 1986 ISBN 978-0-674-58655-0 Francesco Maria Pratilli, in Camillo Minieri Riccio, Memorie storiche degli scrittori nati nel regno di Napoli, 1844 Theodor Mommsen, Lettera del 10 settembre 1850 a Giovanni Battista de Rossi, da "Le Lettere di Theodor Mommsen agli Italiani"
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