La democrazia diretta o democrazia pura è una forma di democrazia in cui il corpo elettorale decide direttamente sulle iniziative politiche, senza rappresentanti eletti come delegati, in contrasto con il modello di democrazia rappresentativa che si verifica nella maggior parte delle democrazie consolidate. La teoria e la pratica della democrazia diretta e della partecipazione come caratteristica comune hanno costituito il nucleo del lavoro di molti teorici, filosofi, politici e critici sociali, dei quali tra i più importanti si ricordano Jean-Jacques Rousseau, John Stuart Mill, Hannah Arendt e George Douglas Howard Cole, compresi vari pensatori del movimento anarchico e del comunismo consiliare.
Per quasi duemila anni, il concetto di democrazia ha coinciso con la democrazia diretta dell'antica Grecia. Con il progressivo sviluppo dei regimi di democrazie rappresentative avviato dalla metà del XIX secolo è nata la necessità di distinguere le forme democratiche inserendo l'uso del termine "diretto". La democrazia ateniese del VI secolo a.C. è infatti uno dei primi esempi di democrazia diretta nell'antichità. Ogni cittadino ateniese faceva parte dell'Ecclesia che riuniva tra i 30000 ed i 40000 cittadini ateniesi che si riunivano 40 volte all'anno, aveva la possibilità e potenzialmente l'opportunità di entrare a far parte del consiglio dei cinquecento e persino di essere, almeno una volta nella vita, presidente della città-stato. Questa fu anche la forma di democrazia instaurata a partire dal XIII secolo in alcuni cantoni svizzeri, tra il 1794 e il 1798 a Ginevra, nei comuni insurrezionali francesi nel 1870-1871, nella Makhnovshchina ucraina nel 1918 o durante la rivoluzione sociale spagnola del 1936.
Alcune democrazie attuali, tra cui la Svizzera e lo stato americano del Vermont, vantano una solida tradizione di democrazia diretta, pur mantenendo parallelamente un sistema parlamentare. Dalla fine del XX secolo, molti paesi hanno adottato meccanismi (referendum, assemblee elette a sorte con o senza possibilità di referendum facoltativi, iniziative popolari) che rientrano nella categoria della democrazia diretta o semi-diretta.
I metodi di esercizio del potere all'interno di teorie, organizzazioni, comunità, città e paesi che sono stati collegati alla democrazia diretta sono piuttosto variabili, ma condividono comunque una serie di principi e pratiche, tra cui l'uguaglianza politica dei cittadini per quanto riguarda la deliberazione e le decisioni (potere orizzontale), la revoca dei rappresentanti o dei funzionari eletti, il mandato imperativo, lo svolgimento di assemblee e il processo decisionale a maggioranza, per consenso o all'unanimità. Anche la designazione per sorteggio, la rotazione dei mandati e l'impossibilità di rinnovo sono pratiche frequentemente associate alla democrazia diretta.
Descrizione Rapporto con la democrazia rappresentativa "Il confronto tra democrazia diretta e rappresentativa si è sempre posto in termini antitetici", secondo cui "oggi però non si tratta di esprimere opzioni di favore per l’una o per l’altra, essendo del tutto evidente che la democrazia dei moderni è ovviamente la democrazia rappresentativa. Ma è pure acclarato che se c’è un tema sul quale tutti concordano questo è la crisi della rappresentanza (...) La risposta partecipazionista, che può certamente anche assumere connotazioni populiste, risponde al bisogno di soccorrere alle evidenti difficoltà in cui si dibattono le istituzioni rappresentative".. Come messo in evidenza dal sociologo Moisej Ostrogorskij, nelle conclusioni del suo "Democrazia e partiti politici""Democrazia e partiti politici" la democrazia diretta rappresenta lo strumento più idoneo nel contrastare la "degenerazione oligarchica" dei partiti dato che, eliminando il monopolio del potere legislativo, riduce la pressione delle lobby di interesse sui partiti.
Eppure la democrazia diretta è declinata in modo meno antitetico alla rappresentanza parlamentare, quando non la contesta in assoluto ma soltanto per la sua esclusività: in questi casi essa costituirebbe un sistema legislativo nel quale nessun organo dello Stato detiene il potere legislativo in forma monopolistica, ma tutti i cittadini possono partecipare direttamente alla vita politica su base volontaria, promuovendo "iniziative" o "referendum" nel rispetto delle regole fissate, sui temi di loro scelta. Secondo Andreas Auer, professore di Diritto Costituzionale all'Università di Zurigo e direttore del Centro di studi e di documentazione sulla democrazia diretta,
Equivoci nell'uso del termine Altre forme, specifiche, di democrazia vengono a volte confuse con la democrazia diretta. Può essere infatti comune l'utilizzo improprio di termini diversi quali sono "democrazia partecipativa" e "democrazia deliberativa".
La democrazia partecipativa consiste negli strumenti utili a raccogliere pareri e opinioni che forniscono informazioni stimolando la collaborazione tra cittadini e rappresentanti, ma di per sé questa forma di democrazia non contempla strumenti per attribuire potere legislativo ai cittadini.
Lo sono, ad esempio, gli incontri istituzionali che il Governo e gli altri enti rappresentativi tengono con le cosiddette "parti sociali" (sindacati, associazioni di categoria...), atti a raccogliere informazioni e proposte in merito di una determinata legislazione in corso di approvazione.
La democrazia deliberativa raccoglie gli strumenti per realizzare il consenso tra persone di pareri ed interessi differenti. Queste altre forme di democrazia, con loro specifici strumenti e mezzi applicativi, possono eventualmente affiancare la democrazia diretta che resta definita dagli strumenti legislativi elencati precedentemente.
Storia Nelle sue prime forme la democrazia diretta si caratterizzava per il fatto di sostituire interamente, o quasi, la democrazia rappresentativa: l'organo legislativo a volte non era presente essendo sostituito dall'assemblea dei cittadini. Gli unici rappresentanti erano, in quel caso, i soli membri dell'esecutivo.
Per questo la democrazia diretta moderna (che affianca e non sostituisce l'organo legislativo) è a volte anche detta "democrazia semi-diretta" oppure "democrazia diretta moderna" per distinguerla dal modello immediatamente precedente (e per altro a volte ancora esistente) della "democrazia diretta medioevale". Questa forma moderna della democrazia diretta è stata ideata durante la Rivoluzione francese essendo presente nella costituzione francese del 1793 (Costituzione "montagnarda", mai applicata) ed è stata poi sviluppata in Svizzera tra il 1848 ed il 1891. In seguito è stata adottata, in forme diverse, in diversi paesi del mondo tra cui numerosi stati USA (inclusa la California), alcuni paesi europei e stati indiani.
Nell'antica Atene
La democrazia diretta è stata tra le prime forme di governo democratico, essendo il regime che si è sviluppato durante il V secolo a.C. nella polis di Atene. L'antica forma democratica ateniese nasce nel 508 a.C., con la riforma politica promossa da Clistene (in realtà una forma di democrazia rappresentativa su base tribale). Successivamente, con le riforme di Efialte e Pericle, raggiunge il massimo grado di maturazione.
Cariche pubbliche
Arché era la parola usata ad Atene per indicare le cariche pubbliche. Queste si dividevano in due categorie: quelle che erano assegnate tramite sorteggio e quelle che erano attribuite mediante l'elezione. Quelle assegnate tramite sorteggio potevano essere ricoperte da ogni cittadino di media intelligenza e competenza mentre le seconde potevano essere svolte solo da un numero limitato di persone in quanto richiedevano una certa competenza.
All'interno della prima categoria troviamo le cariche militari. Per comandare le forze militari e navali di Atene, ogni anno, dall'inizio del VI secolo a.C., furono eletti dieci strategoi. Inizialmente l'ecclesia eleggeva uno strategos per ognuna delle dieci tribù. Alla fine del V secolo a.C. però, divenne possibile eleggere più di uno strategos per tribù. Inizialmente gli strategoi erano i comandanti effettivi dei contingenti della loro tribù; nel terzo quarto del IV secolo a.C. cinque di questi strategoi furono eletti per determinati compiti (uno al comando dell'esercito per le operazioni militari fuori dell'Attica, uno per la difesa del territorio interno, due responsabili del controllo del porto del Pireo e uno che si occupava dell'armamento della flotta). Gli altri cinque invece rimanevano a disposizione per compiti o incarichi particolari.
La carica della strategia permetteva di entrare a far parte della boulé e dell'ecclesia e forniva l'opportunità di diventare famosi. Si trattava di un'arché che poteva essere esercitata fino a quando un uomo era in grado, ogni anno, di ottenere un sostegno sufficiente grazie al voto dei cittadini. Non è infatti casuale che gli strategoi ad Atene includessero nel loro numero importanti personaggi politici di Atene.
Il demos ogni anno eleggeva i dieci comandanti dei dieci reggimenti delle tribù. Ad Atene non esisteva all'interno dei soldati e dell'esercito una particolare gerarchia. Le stesse forze navali erano sotto il comando degli strateghi. Benché nella marina non esistessero ruoli subordinati eletti in modo regolare, ad Atene tuttavia non mancavano marinai esperti. Ogni trireme era comandata da un capo chiamato kybernetes, il timoniere. Toccava al trierarca, tolta la paga dei marinai, sostenere le spese di esercizio per un intero anno. La spesa, alquanto onerosa, a partire dal 350 a. C. fu distribuita tra i 1200 cittadini più ricchi raggruppati in venti “compagnie”. Nel 354/3 Demostene propose di aumentare il numero di cittadini a duemila e di suddividere le spese in proporzione alle proprie ricchezze.
Altre cariche che venivano assegnate a coloro che si riteneva avessero le giuste referenze erano quelle di ambasciatore, di responsabile dei programmi edilizi, di segretario o di tesoriere di comitati o fondi particolari. Anche la scelta di un architetto non poteva avvenire tramite sorteggio. Tuttavia anche queste ultime cariche erano sempre concesse dal voto dell'ecclesia e gli stessi funzionari erano sempre sorvegliati dalla boulè. Per quanto riguarda le cariche assegnate mediante sorteggio la più importante e antica era l'arcontato. Nei tempi più antichi era una carica ricoperta dai candidati scelti dalle due classi più abbienti dei pentakosiomedimnoi e dagli hippeis. Più tardi la nomina venne assegnata tramite un'estrazione a sorte. Pertanto anche i membri dei teti potevano essere eletti, anche se sembra improbabile che molti teti abbiano davvero servito come arconti.
Gli arconti erano nove: l'arconte eponimo, che dava il suo nome all'anno durante il quale ricopriva la carica; l'arconte re; il polemarco e sei thesmothetai. L'arconte eponimo si occupava della supervisione dei casi “famigliari”. L'arconte re giudicava i crimini religiosi, compresi gli omicidi e gli incidenti dolosi. Il polemarco si occupava dei processi privati che riguardavano i meteci e gli altri cittadini non privilegiati. I responsabili dei calendari dei processi erano i thesmotethai, che avevano anche l'incarico di occuparsi delle incriminazioni ossia delle accuse di aver proposto un decreto legge o una legge scorretta. Tutti e dieci gli arconti, compreso il segretario dei thesmothetai, avevano il compito di scegliere annualmente il gruppo dei 6000 giudici popolari. I tre arconti maggiori avevano inoltre un ruolo di primo piano in una serie di riti religiosi, di cerimonie e di feste. La maggior parte delle cariche non occupava tutto il tempo dei cittadini e le commissioni composte dai membri potevano dividere il lavoro tra i rispettivi membri. Le archai non militari potevano essere ricoperte una sola volta nella vita. Se includiamo la boulè circa mille posti dovevano essere rivestiti di anno in anno da cittadini che superavano i trent'anni di età.