La guerra iberica fu combattuta tra il 526 e il 532 tra l'Impero romano d'Oriente, governato dall'imperatore Giustiniano I (527-565), e l'impero persiano dei Sasanidi, retto dallo scià Kavad I. La guerra coinvolse il Regno di Iberia, nel Caucaso, e terminò con la "Pace eterna" tra i due imperi.

Cause del conflitto

Dopo la guerra combattuta da Anastasio I, la guerra romano-persiana del 502-506, l'Impero romano d'Oriente e l'impero persiano dei Sasanidi si accordarono per una pace di sette anni, poi effettivamente durata quasi venti anni.

Anche dopo il raggiungimento della pace non mancarono le tensioni tra le due potenze. Nel 505 Anastasio iniziò a fortificare Dara in funzione di contrasto alla città-fortezza persiana di Nisibis.Procopio di Cesarea, I,10. I Persiani protestarono per la fortificazione di Dara, sostenendo che violava le condizioni di un precedente trattato di pace (quello del 442) con il quale sia i Romani sia i Persiani si erano impegnati a non costruire nuove fortificazioni nella zona di frontiera tra le due potenze, ma non furono in grado di impedirla in quanto impegnati a difendersi dalle incursioni degli Unni. Anastasio, però, riuscì a sventare lo scoppio di un nuovo conflitto placando le rimostranze persiane con pagamenti in denaro; nel frattempo aveva fortificato un'altra città sulla frontiera, Teodosiopoli in Armenia, assicurandosi un ulteriore vantaggio strategico sulla Persia.

Spentosi Anastasio I Dicoro (518), Giustino I ascese il trono scavalcando nella successione i parenti del suo predecessore, benché numerosi e illustri.Procopio di Cesarea, I,11. Secondo quanto narra Procopio di Cesarea, nello stesso tempo Kavad I era intento nella risoluzione del problema della successione: non riteneva Caose, suo primogenito e primo nell'ordine di successione secondo le leggi persiane, degno di succedergli mentre il secondogenito, Bazes, era affetto da una menomazione fisica e quindi per legge non aveva diritto a ereditare il trono; il sovrano persiano, che intendeva evitare che gli potesse succedere al trono una persona non imparentata con lui, aveva intenzione di associare al trono Cosroe, figlio nato dalla relazione con la sorella di Aspebedes, ma temeva che la popolazione persiana non avrebbe approvato la scelta e sarebbe insorta, in quanto favorevole all'ascesa di Bazes. Secondo Procopio, per risolvere il problema, Kavad avrebbe chiesto per lettera all'Imperatore Giustino di adottare Cosroe in cambio della continuazione della pace. In un primo momento l'imperatore e suo nipote Giustiniano erano propensi ad accettare ma cambiarono idea a causa dell'intervento di Proclo, funzionario imperiale e questore, che secondo Procopio era di costumi integri e di tendenze conservatrici, essendo in genere contrario sia alla promulgazione di nuove leggi, sia al cambiamento di quelle già in vigore. Proclo pregò Giustino di rigettare la proposta, affinché non divenisse noto come l'ultimo degli imperatori romani d'Oriente, facendogli notare che adottare Cosroe avrebbe significato fornire alla Persia il pretesto per rivendicare la successione al trono di Bisanzio; rivolgendosi poi a Giustiniano, gli fece notare che, se Cosroe fosse stato adottato, quest'ultimo sarebbe diventato uno dei possibili eredi al trono di Bisanzio e avrebbe potuto scavalcarlo nella successione. Giustino e Giustiniano, convinti dal discorso di Proclo, si misero all'opera per escogitare un pretesto per rigettare la richiesta del monarca. Nel frattempo giunsero ambasciatori dalla Persia che portarono all'Imperatore una seconda lettera di Kavad, in cui il re persiano lo pregava di inviargli un'ambasceria per stabilire le condizioni della pace, e di accettare la proposta di adozione. Gli ambasciatori imperiali, giunti in Persia e interrogati a proposito da Kavad, gli riferirono che l'imperatore era contrario ad accettare la proposta di adozione e che per sottomettere l'Impero al loro giogo avrebbero dovuto ricorrere alle armi, ma tentarono allo stesso tempo di convincerlo a mantenere la pace. Gli ambasciatori erano un nipote di Anastasio, Ipazio, di rango patrizio e comandante delle truppe orientali, e Rufino, figlio del patrizio Silvano e di famiglia nota a Kavad, il quale a sua volta inviò come ambasciatori il persiano Seose, magistrato di grandissima autorità e valore, e Mebode, funzionario di corte. Mentre Kavad procedette fino al Tigri, a non più di due giornate di cammino da Nisibi, avendo già pianificato di visitare Costantinopoli nel caso la sua proposta fosse stata accettata, gli ambasciatori di entrambe le corti si incontrarono nei pressi delle frontiere tra i due stati nel tentativo di trovare un accordo. Dopo che la proposta di adozione fu definitivamente respinta, Seose accusò gli Imperiali di detenere illegalmente il possesso della Lazica, usurpata ai Persiani, a cui di pieno diritto spettava. In seguito al fallimento delle negoziazioni (che ebbero luogo probabilmente nel 524 o 525), Kavad allestì i preparativi per una spedizione punitiva.

Nonostante Kavad fosse determinato a invadere l'Impero, ne fu tuttavia trattenuto dalla rivolta dell'Iberia caucasica, regno vassallo dei Sasanidi confinante con la Lazica a occidente e con la Persia ad oriente.Procopio di Cesarea, I,12. Gli iberici, che professavano il cristianesimo, insorsero nel 524/525, a causa del tentativo da parte di Kavad di costringerli a convertirsi alla religione di Stato sasanide, lo Zoroastrismo. In precedenza si era rivoltata ai Persiani anche la Lazica. L'imperatore romano Giustino I si impegnò con il re iberico Gourgen a difendere l'Iberia, e in effetti inviò con denaro Probo, patrizio e nipote dell'Imperatore Anastasio, a Bosporo con l'intento di assoldarvi un esercito di Unni da mandare in soccorso degli Iberi.. In seguito al fallimento della missione di Probo, tornato senza essere riuscito a ottenere aiuti dagli Unni, Giustino I decise di inviare in soccorso dell'Iberia il generale Pietro con truppe inviate dal re di Lazica, anch'esso alleato di Gourgen. Kavad, allo stesso tempo, allestì un potente esercito da inviare contro Gourgen, affidandone il comando al generale Boez. Poiché gli aiuti da Bisanzio e dalla Lazica furono tardivi o insufficienti, l'invasione persiana dell'Iberia conseguì notevole successo costringendo Gourgen a riparare in Lazica con la corte e con i parenti. Dalla Lazica procedettero a Bisanzio insieme a Pietro, il quale era stato richiamato dall'Imperatore. Giustino I, nel frattempo, fu informato che gli abitanti della Lazica si rifiutavano di difendere le proprie frontiere, e reagì inviando truppe sotto il comando di Ireneo.

Ma fu solo negli anni 530 che la guerra aperta scoppiò: le due potenze preferirono disturbarsi aizzandosi contro altri popoli, come gli Arabi a sud e gli Unni a nord..

Conflitto

Gli scontri nell'area tra i due imperi crebbero fino a coinvolgerli: se nel 525 una flotta romana trasportò un esercito axumita a conquistare lo Yemen himyarita e nel 525/526 gli alleati arabi della Persia, i Lakhmidi, fecero incursioni in territorio romano, entro il 526-527 scoppiò un conflitto aperto nella regione del Transcaucaso e nella Mesopotamia settentrionale; i Persiani intendevano mettere pressione sui Romani per ottenere dei tributi in pagamento..

La ricostruzione degli eventi del conflitto risulta problematica, in quanto il resoconto di Procopio di Cesarea è poco accurato e dettagliato, omettendo degli eventi importanti narrati invece dalle cronache di Giovanni Malala e di Zaccaria Scolastico, narrandone altri in maniera poco accurata, e mostrando una tendenza apologetica nei confronti del generale Belisario.

I primi anni di guerra furono favorevoli ai Persiani, che nel 527 avevano sedato la rivolta iberica, mentre l'offensiva romana contro Nisibis e Thebetha di quell'anno fu fallimentare e i lavori di fortificazione di Thannuris e Melabasa furono impediti dagli attacchi Persiani..

Secondo quanto narra Procopio di Cesarea, all'inizio del conflitto i generali Sitta e Belisario, invasa con l'esercito la Persarmenia, la devastarono e si ritirarono con molti prigionieri. I Romani, successivamente, assalirono per la seconda volta l'Armenia, dove, inaspettatamente, furono fronteggiati e sconfitti dai generali persiani Narsete Persarmeno e Arazio (che successivamente avrebbero disertato passando dalla parte romano-orientale). Un altro esercito romano-orientale, capitanato da Libellario trace, arrivato a poca distanza da Nisibi, si ritirò ingiustificatamente non avendo subito attacchi, e il suo comandante fu punito per la sua vigliaccheria venendo destituito. In seguito a ciò, Belisario ottenne il comando delle truppe stanziate a Dara, e gli fu spedito Procopio di Cesarea, che in seguito avrebbe scritto la Storia delle guerre, in qualità di consigliere.

La cronaca di Zaccaria Scolastico, immediatamente dopo aver riferito dell'ascesa al trono di Giustiniano I in conseguenza della morte di suo zio Giustino I, narra che, mentre Timostrato era dux a Dara, l'esercito imperiale, in piena estate, tentò invano di prendere Nisibi per poi ripiegare su Thebatha, che non riuscirono a espugnare pur aprendo una breccia sulle mura.Zaccaria Scolastico, IX, 1. Ricevuto l'ordine di fare ritorno a Dara, l'esercito romano patì delle perdite durante la marcia nel deserto, con molti fanti che morirono di sete, altri che annegarono tuffandosi nei pozzi, e altri che morirono di caldo; tuttavia la cavalleria riuscì ad arrivare a destinazione.

Zaccaria Scolastico riferisce che, mentre Giustino regnava ancora, inviò Tommaso il silenziario, nativo di Aphradana, a costruire una città fortificata a Thannuris, che si trovava in una posizione strategica favorevole.Zaccaria Scolastico, IX, 2. Tuttavia, mentre i lavori erano ancora in corso, i Saraceni e i Cadiseni da Singara e Thebetha attaccarono gli operai e rasero al suolo le fortificazioni incomplete. Successivamente afferma che dopo la morte di Timostrato, Belisario gli succedette come dux a Dara. Zaccaria afferma che Belisario era incorruttibile e affabile con i contadini, non permettendo ai soldati di compiere razzie o prepotenze ai loro danni. Inoltre afferma che Belisario era accompagnato e consigliato da Salomone, un eunuco proveniente dalla fortezza di Edribath. Zaccaria afferma che successivamente un esercito romano, condotto da diversi generali (tra cui cita Belisario, Cuze, Basilio, Vincenzo e il capo saraceno Atafar), marciò per il deserto contro Thannuris, ma cadde vittima di un tranello dei Persiani che avevano scavato delle buche e vi si erano nascosti. I fanti romani, cadendo nelle buche, furono fatti prigionieri, e Cuze fu ucciso. La cavalleria romana riuscì a fuggire a Dara con Belisario ma i fanti furono uccisi o fatti prigionieri. Nel corso della battaglia perì Atafar, capo dei Saraceni, descritto da Zaccaria come generale esperto e rinomato.

Secondo la versione dei fatti tramandata da Procopio di Cesarea, Giustiniano, non appena diventato imperatore, ordinò a Belisario di fortificare un forte nei pressi di Mindo, ai confini con la Persia e alla sinistra della via che portava a Nisibi.Procopio di Cesarea, I,13. Mentre i lavori erano in corso, tuttavia, i Persiani intimarono a Belisario di interromperli minacciando, in caso contrario, di attaccarlo. Giustiniano, informato delle minacce persiane e conscio dell'inferiorità numerica dell'esercito di Belisario, gli inviò dei rinforzi sotto il comando dei comandanti Cuze e Buze, fratelli originari della Tracia e al comando delle truppe di stanza in Libano. Di fronte al rifiuto di interrompere i lavori di fortificazione, i Persiani attaccarono con successo l'esercito di Belisario riuscendo in questo modo a scacciare gli operai e a radere al suolo il forte. Molti soldati romani, compreso il generale Cuze (fratello di Buze), furono fatti prigionieri e, condotti in Persia, furono condannati al carcere perpetuo.