Euripilo () è un personaggio della mitologia greca. Fu un principe della Misia ed un condottiero.
Etimologia
Il nome Euripilo è un composto dei termini greci (eurýs), che significa "largo" o "vasto", e (pýle), ovvero "porta". Il significato complessivo del nome è dunque "dalle ampie porte".
Un'interpretazione alternativa, proposta dall'orientalista Albert Carnoy, attribuisce invece al nome il significato di "dagli ampi possedimenti", sebbene questa ipotesi sia considerata meno accettabile dalla filologia moderna.
Genealogia
Figlio di Telefo ed Astioche e padre di Grino.Servio, Commentarius in Vergilii eclogas, 6, 72: «[...] dictum a Gryno, Eurypyli filio, qui illic dicitur condidisse civitatem».
Non sono noti i nomi di eventuali mogli o progenie.
Mitologia
Preludio alla guerra e neutralità infranta
Dopo il rapimento di Elena e quando Euripilo era ancora nel fior della giovinezza, avvennero i primi contatti diplomatici tra i Greci e la Misia: suo padre Telefo (il re di quelle terre, sposato con Astioche figlia di Priamo ed ancora sofferente per la ferita ricevuta da Achille) rifiutò di unirsi agli Achei nella spedizione contro Troia, ma garantì loro il diritto di sbarcare sulle sue coste affidando l'incolumità dei loro ambasciatori al figlio Euripilo ed in segno di gratitudine verso Achille (che lo aveva successivamente guarito), gli indicò la rotta verso Troia mantenendo però una rigorosa neutralità nel conflitto.
Ma i Troiani, dopo dieci anni di guerra ed ormai orfani dei loro più grandi condottieri, erano allo stremo delle forze e non più in grado di contrastare i Greci. Priamo quindi, per ottenere l'aiuto dei Misi, offrì ad Euripilo (che aveva ormai superato l'età dell'efebia) la mano di sua figlia Cassandra e corruppe la madre Astioche, inviandole in dono la celebre vite d'oro forgiata da EfestoAcusilao di Argo, frammento 40 (Müller) / 2F40 (Jacoby), conservato negli scolii a Odissea, XI, 521. Testo originale: («Acusilao dice che la vite d'oro, che Efesto aveva forgiato, Priamo la diede ad Astioche, sua sorella, affinché mandasse suo figlio Euripilo a Troia»).. Questa corruzione, finalizzata a vincere le resistenze della donna e a spingere il figlio a infrangere il giuramento paterno, trova il suo fondamento arcaico in un'allusione dell'Odissea ed è stata esplicitata in seguito dal mitografo Acusilao di Argo e da Quinto Smirneo. Le imprese a Troia e la morte
Euripilo, divenuto un bellissimo e giovane uomo, giunse in Troade alla testa del contingente dei Misi (che Omero chiama Cetei) dove riuscì dapprima a bilanciare il divario militare con gli Achei ed in seguito, esibendo la sua splendida armatura ed il suo scudo decorato con le Dodici fatiche di Eracle (suo nonno), riuscì a volgere le sorti della guerra in favore dei Troiani.
Questa situazione però, costrinse i Greci a condurre al fronte il figlio di Achille (Neottolemo) ed Euripilo, dopo essere stato sfidato verbalmente dal nuovo rivale, lo affrontò in un feroce duello venendo infine trafitto ed ucciso dalla lancia dell'avversario.
Euripilo fu sepolto nei pressi del fiume Xanto.
Vittime di Euripilo
Secondo Quinto Smirneo ed altre fonti della tradizione mitologica, durante la sua breve partecipazione al conflitto Euripilo uccise numerosi guerrieri della fazione achea, tra i quali spiccano:
Antifo, guerriero acheo. Bucolione, guerriero acheo. Cromione, guerriero acheo. Echemmone, guerriero acheo. Macaone, celebre medico e figlio di Asclepio. Nireo, re di Simi e celebre per la sua straordinaria bellezza. Peneleo, capo del contingente dei beoti, caduto nello scontro frontale con Euripilo.
Culto
Secondo Pausania, sebbene suo padre Telefo ricevesse grandi onori nel tempio di Asclepio a Pergamo, il nome di Euripilo non poteva mai essere pronunciato all'interno del santuario. Questo divieto assoluto era dovuto al fatto che l'eroe misio avesse ucciso in battaglia Macaone, che della divinità della medicina Asclepio era il figlio diretto.
Note
Voci correlate Kalokagathìa
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