Albintimilium è un sito archeologico statale di epoca preromana e romana a Nervia, frazione di Ventimiglia, in Italia.
Albintimilium era la capitale del popolo degli Intemelii o Intimilii, nota anche come Albium Intemelium. Fu, unitamente ad Albium Ingaunum (Albenga), una delle più importanti sedi degli antichi Liguri. In età romana conseguì il diritto latino e nell'89 a.C. costituì un municipium. I limiti del territorio della città romana sono imprecisati: Strabone la definisce come una grande città che si estendeva lungo la costa da Monaco a Sanremo, compreso l'entroterra. Il suo nucleo si trovava nel canale naturale tra il fiume Roja e il torrente Nervia. In età medievale la città venne abbandonata e la popolazione si spostò verso l'interno del territorio. In questo periodo le rovine della città romana vennero ricoperte da una vasta duna di sabbia portata dai venti sulla spiaggia alla foce del Nervia.
Cronologia del sito La scoperta dell'Albintimilium romana è successiva al Trattato di Torino del 1860, che portò all'uso della sabbia per la costruzione della stazione ferroviaria internazionale e della nuova Ventimiglia moderna. A iniziare gli scavi fu l'archeologo e storico Girolamo Rossi.
Sfortunatamente, la legislazione che regolava il settore archeologico era ancora imperfetta e permetteva scavi clandestini. La zona maggiormente colpita da questo fu la necropoli, i cui corredi andarono ad arricchire musei stranieri e cittadini privati; i reperti vennero salvati solo in piccola parte nel nascente museo locale e nella Villa Hanbury.
Girolamo Rossi scavò e scoprì una parte del teatro nel 1877 e le terme nel 1900. Nel 1908 riassunse i risultati delle sue ricerche nel volume I Liguri Intemeli. Dopo la sua morte, dal 1915 al 1918 si ebbero i primi scavi sistematici a cura della Soprintendenza alle Antichità del Piemonte e della Liguria, sotto la direzione di Pietro Barocelli, che rinvenne buona parte del teatro, le mura, le insulae a nord e 145 tombe della necropoli. I materiali di queste ultime sono stati divisi tra i musei di Ventimiglia, Genova e Torino.
Dopo un periodo di stasi, gli scavi vennero ripresi in una serie di campagne a cura di Nino Lamboglia dal 1938 al 1976, interrotte solamente negli anni della guerra. Lamboglia ricostruì inoltre la storia dell'intero municipio romano di Albintimilium.
Il sito archeologico venne aperto al pubblico nel 1980 e permette di visitare un antiquarium con una ricca selezione di reperti rinvenuti a seguito degli scavi, i resti del teatro e delle terme.
Teatro
Il teatro romano risale alla fine del II secolo e all'inizio del III secolo d.C. e sorge al limite nord-occidentale dell'area cittadina, vicino alla necropoli. È certo che per erigerlo vennero demoliti edifici già esistenti come un tratto delle mura occidentali e parte della torre sud della Porta di Provenza. Venne scoperto superficialmente nel 1877 da Girolamo Rossi; continuò i lavori, rinvenendone circa i due terzi, la compagnia di Pietro Barocelli. Lo scavo fu terminato nei decenni successivi da Nino Lamboglia.
Le strade Come tutte le città di fondazione romana anche Albintimilium presenta lo schema quadrangolare del castrum, di cui sono stati individuati due cardi e tre decumani.
Decumani Negli scavi del 1950 è stato rinvenuto il decumanus maximus che divide i quartieri alti, liguri-romani, da quelli bassi, puramente romani, fino alla Porta di Provenza. Il decumanus maximus è largo 2,95 m e ai suoi lati presenta due marciapiedi (crepidines) perfettamente conservati. Il lastricato venne abbandonato dalla manutenzione municipale intorno al V secolo d.C. e ad esso si sovrappongono 17 livelli di rialzamento. Dal basso verso l'alto si distinguono tre ciottolati: uno inferiore, molto curato, che si sovrappone ai primi otto livelli uno intermedio, in parte distrutto, che come certe strutture ai lati della strada risale all'età bizantina. Appare tagliato e occupato da tombe collocate longitudinalmente alla strada uno superiore, spesso 1,65 m, in pietra della Turbie, che riempiva tutta la lunghezza della strada. Nell'Alto Medioevo, sopra di esso venne costruito un muretto longitudinale che tolse a questa strada il ruolo di strada principale. Negli scavi del 1930-40 è stato scoperto un decumano minore (decumano B) più a sud, largo 3,80 m e privo di marciapiedi, che traccia il confine del primo insediamento romano e presenta successioni di strati ricollegabili a fasi edilizie determinate. Questo decumano venne notevolmente ristretto nel II secolo d.C. e appare interrotto ad est dalla costruzione di uninsula.
Venne riportato alla luce anche un terzo decumano (decumano A) che è stato identificato come la Via Julia Augusta, l'unica strada carreggiabile di età romana nella Liguria occidentale.
Cardini Scavi successivi hanno ritrovato due cardini (A e B), perfettamente ortogonali ai due decumani.
Il cardo A venne costruito inizialmente come strada di collegamento tra il decumano massimo e il mare; in seguito, venne delimitato da case (domus) di età imperiale, età in cui cessa la sua funzione pubblica.
Il cardo B, nonostante la sua considerevole larghezza, dovette essere stato considerato dall'inizio una strada pedonale di secondo ordine. Fino al medio-impero è stato diviso in due zone con uno scopo preciso: la zona di levante presenta una sovrapposizione di suoli battuti con funzione di marciapiede. la zona di ponente era caratterizzata da un grande avvallamento per convogliare le acque. Questo cardo perse la sua funzione in età bizantina e venne notevolmente ristretto.
Il cardo maximus doveva partire dalla porta meridionale, chiamata "Porta Marina", e nel suo incrocio con il decumano massimo doveva essere ubicato il foro.
Necropoli
Appena fuori dalla città, dalla porta occidentale, il decumanus maximus diventava la "via dei Sepolcri" che attraversava la grandissima necropoli della zona che comprende la necropoli occidentale, quella lungo il decumano massimo a levante e quella settentrionale ai lati della strada minore.
Le tombe sono state il primo reperto ad essere rinvenuto quando nel 1865 iniziarono gli scavi per impiegare la sabbia nella costruzione della Ventimiglia moderna. I primi oggetti rinvenuti sono tuttavia andati dispersi a causa degli scavi clandestini.
La maggior parte delle tombe appartiene ai primi due secoli dell'impero. Le più antiche, fatte a incinerazione, sono ricchissime di suppellettili databili dall'1 al 160 d.C. che si sono conservate in modo eccezionale grazie alla sabbia. Le tombe più tarde sono state fatte a inumazione e hanno un corredo più povero.
Alcune sepolture erano raggruppate in recinti di famiglia, anche se pochi erano veramente monumentali.
Le tombe scoperte da Barocelli sono numerate dall'1 al 146 e da quelle provengono decine di iscrizioni e stele funerarie che conservano una parte dei nomi delle famiglie più illustri di Albintimilium. Dopo il 1938 sono state rinvenute da Lamboglia le tombe dal 148 al 185 nell'area del teatro e lungo il decumano massimo.
Insulae e domus Le insulae (case condominiali) di Albintimilium hanno ciascuna una pianta rettangolare di 25,90 × 9,60 m (84 × 32 piedi romani), nello stile urbanistico di età repubblicana. Le insulae mostrano serie di strutture murarie sovrapposte, realizzate con tecniche diverse; complessivamente sono state riportate alla luce 7 insulae.
La I venne costruita in età imperiale ed era situata nella zona del moderno ospedale, cioè tra il cardo A e i decumani A e B. Attraverso ristrutturazioni risalenti al II-III secolo d.C. arriverà a interrompere entrambi i decumani e a fare dellinsula II il proprio cortile interno.
Nello spazio dellinsula II è stata ritrovata una vaschetta in muratura che avrebbe raccolto l'acqua per alimentare una fontana a zampillo rotonda, costruita con conci regolari e rifinita con malta di calce. Accanto a essa si conserva un'altra vaschetta più piccola che serviva come abbeveratoio.
Linsula III venne scoperta nel 1951-52 a est del decumano B e, come le altre, include abitazioni su fondazioni più antiche; di queste abitazioni rimangono frammenti di intonaco rosso e di soffitto ligneo bruciato.
Linsula IV è situata a ovest del cardo B ma gli elementi scoperti non bastano per ricostruirne la pianta e documentarne le fasi di ristrutturazione.
Linsula V è occupata dalla domus (abitazione privata monofamiliare) del Cavalcavia. Lo scavo ha permesso di approfondire fino al livello più antico. La parte più facilmente visibile è la ricostruzione del III secolo d.C.
La domus presenta la facciata principale sul decumano massimo. La facciata è divisa in tre parti: la parte centrale è occupata dal vestibolo (fauces) e ai lati ci sono due negozi (tabernae). Il vestibolo era pavimentato in pietra della Turbie e portava al portone di ingresso a tre ante (limen) della casa che immetteva nell'atrio, l'anticamera dell'abitazione. Si tratta di un atrio tetrastilo, perfettamente quadrato. Al centro sono ancora visibili le basi delle quattro colonne dellimpluvium (vasca per la raccolta dell'acqua dalle gronde), anche se non è escluso che in quel punto vi fosse invece una fontana.
Davanti all'entrata si trovava poi il tablinum, una sala che separava la parte anteriore della casa da quella posteriore. A destra dell'atrio si affaccia un vano con probabile funzione di sala da pranzo (triclinium), mentre a sinistra c'è una scala che portava al piano o ai piani superiori.
Linsula VI è a sud del decumano B e interrompe il cardo A.
Linsula VII si trova a sud del decumano B tra i cardi B e C. I ritrovamenti suggeriscono che costituisse anch'essa una domus.
A nord del decumano massimo sono stati rinvenuti pezzi di altre insulae che sono lasciate fuori dall'enumerazione perché non seguono un ordine di posizionamento preciso, dovendo seguire l'andamento della collina.
Un'altra domus ritrovata parzialmente intatta è la cosiddetta domus Libanore, scoperta nel 1916, durante la costruzione del casello ferroviario. Al suo interno venne riportato alla luce un pavimento con un mosaico romano a motivi geometrici.
Vicino vennero rinvenuti altri tre ambienti della domus, il più grande dei quali presentava il pavimento con un mosaico policromatico, chiamato poi "mosaico Libanore". La parte di mosaico rinvenuta è composta da tessere di medie dimensioni, la maggior parte in marmo bianco e nero, con alcuni particolari fatti con tessere rosse. Segue uno schema decorativo diviso in due zone quasi quadrate separate da motivi geometrici e circondate da una fascia a motivi vegetali. Ogni quadrato è diviso in semicerchi e quarti di cerchio con all'interno raffigurazioni di animali marini (tritoni), volatili, maschere femminili, amorini gladiatori e al centro un ibis e una testa di Medusa.
Anche il perimetro della casa è fatto a mosaico ma è una ristrutturazione posteriore.
In base allo stile, la domus dovrebbe collocarsi nella seconda metà del I secolo d.C. mentre la pianta è quella di una domus augustea.
Terme
Le terme di Albintimilium vennero costruite verso la fine del I secolo d.C. nei quartieri occidentali della città, sui resti di uninsula di età augustea. Si trovano poco a sud del teatro, al confine con le insulae occidentali.
L'ultimo rifacimento delle terme risale all'età di Diocleziano con il riadattamento di edifici già esistenti che avevano avuto fino ad allora un'altra funzione. La distruzione delle terme si colloca immediatamente dopo le invasioni barbariche di inizio V secolo d.C.
Dai ritrovamenti fatti si può dedurre che le terme di Albintimilium fossero un complesso di otto stanze di considerevoli dimensioni. Non è possibile stabilire se presentassero una divisione interna netta tra ambienti femminili e maschili.