Studiosa di diritto internazionale, fu professoressa ordinaria in diverse università italiane, da ultimo all'Università degli Studi Roma Tre. Esercitò le funzioni di giudice ad litem presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda dal 2003 al 2006 e presso il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia dal 2007 al 2016.
Biografia Figlia di Elza Dolezalova e Pietro Sante Lattanzi, fu internata appena nata in un campo di concentramento inglese in Etiopia insieme con la madre, mentre il padre era internato in Uganda. Fu l'unica bambina sopravvissuta al di sotto dell'età di tre anni e fu rimpatriata nel 1943. Dal 1943 al 1948 rimase in Boemia dove frequentò la scuola nel comune di Svor appartenente al Distretto di Česká Lípa - luogo di origine della famiglia materna - per trasferirsi in Italia, a Ripa (Fagnano Alto), alla fine del 1948, dove frequentò le scuole elementari.
Sposò in prime nozze Walter Monier, partigiano, giornalista e traduttore, e in seconde nozze, con rito civile, il giurista Paolo Benvenuti.
Carriera accademica Si laureò in scienze politiche alla Sapienza Università di Roma, discutendo una tesi in diritto internazionale intitolata Le teorie sovietiche del diritto internazionale, con relatore Roberto Ago. Nella seconda metà degli anni sessanta iniziò l'attività di assistente volontaria presso l'Istituto di diritto internazionale della Sapienza e collaborò alla redazione e alle ricerche della rivista La Comunità internazionale, presso la Società italiana per l'organizzazione internazionale. Proseguì l'attività di assistente nella Facoltà di Scienze politiche di Teramo dell'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti, dove insegnava Aldo Bernardini, e rientrò successivamente alla Sapienza come assistente ordinaria.
Alla Sapienza collaborò anche con Gaetano Arangio-Ruiz, con il quale mantenne un rapporto scientifico protrattosi negli anni. Fu inoltre presidente del comitato scientifico della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale.
Nel 1985 divenne professoressa associata di diritto internazionale nella Facoltà di Economia e commercio dell'Università di Pisa. Insegnò inoltre diritto internazionale nella Facoltà di Giurisprudenza della LUISS. Nel 1990 passò all'Università degli Studi di Sassari, dove rimase fino al 1996, anno del trasferimento, come professoressa ordinaria, alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Teramo.
A Teramo diresse il Dipartimento di Scienze giuridiche pubblicistiche, fondò e diresse il dottorato di ricerca in Organizzazione internazionale e contribuì alla fondazione del dottorato in Discipline giuridiche pubblicistiche sulla tutela dei diritti fondamentali. Diresse inoltre il master internazionale sulla Cooperazione contro la criminalità internazionale e transnazionale, realizzato in collaborazione con altre università europee.
Nei primi anni duemila si trasferì alla Facoltà di Economia dell'Università degli Studi Roma Tre, dove insegnò diritto internazionale e diritto internazionale dell'economia fino al novembre 2012, con interruzioni dovute agli incarichi presso i tribunali penali internazionali per il Ruanda e per l'ex Jugoslavia.
Svolse attività didattica anche presso l'Arusha School of International Criminal Law and Human Rights e la Gaborone School on International Criminal Jurisdictions dell'Università del Botswana. Fu membro della Société française pour le droit international.
Attività scientifica I suoi primi studi riguardarono il diritto internazionale privato, in particolare il limite dell'ordine pubblico e il riconoscimento delle sentenze straniere. Con la monografia Garanzie dei diritti dell'uomo nel diritto internazionale generale (1983) esaminò la tutela dei diritti umani attraverso gli istituti della responsabilità internazionale degli Stati e i meccanismi di garanzia previsti dal diritto internazionale generale.
Si occupò inoltre di arbitrato internazionale commerciale e d'investimento, dedicando alla validità e all'impugnazione delle decisioni arbitrali diversi studi e la monografia L'impugnativa per nullità nell'arbitrato commerciale internazionale (1989).
Dagli anni novanta approfondì i temi dell'assistenza umanitaria, della repressione dei crimini internazionali e dei rapporti fra giurisdizioni nazionali e internazionali. In Assistenza umanitaria e intervento d'umanità (1997) distinse l'assistenza prestata su richiesta o con il consenso dello Stato interessato dall'intervento coercitivo finalizzato alla protezione di una popolazione.
Dedicò studi alla primazia dei tribunali penali internazionali ad hoc, al principio di complementarità della Corte penale internazionale e all'adeguamento degli ordinamenti nazionali allo Statuto di Roma. Partecipò alla realizzazione di commentari sul progetto di statuto e sullo Statuto della Corte, nonché di ricerche collettanee sui rapporti fra la Corte e gli ordinamenti interni. Esaminò inoltre la partecipazione delle vittime ai procedimenti della Corte e la disciplina italiana del reato di tortura in rapporto alle norme internazionali.
Negli anni successivi si occupò della qualificazione giuridica dei massacri degli armeni del 1915–1916, del rapporto tra pulizia etnica e genocidio e della statualità della Palestina. Curò con Emanuela Pistoia il volume The Armenian Massacres of 1915–1916 a Hundred Years Later (2018) e, nel 2020, Genocidio. Conoscere e ricordare per prevenire. Fra i suoi ultimi contributi figurano studi sull'attribuzione allo Stato dei crimini commessi da milizie irregolari e sulla nozione di genocidio nella prassi e nella giurisprudenza internazionale, pubblicati nel 2025.
Incarichi internazionali Fece parte della delegazione italiana impegnata nei lavori preparatori per l'istituzione della Corte penale internazionale e nella Conferenza diplomatica di Roma del 1998, conclusasi con l'adozione dello Statuto di Roma.
Fu membro e, dal novembre 2001, presidente della Commissione per la ratifica e l'attuazione degli strumenti internazionali in materia processuale penale, istituita presso il Ministero della giustizia. La commissione si occupò degli strumenti legislativi necessari alla cooperazione con la Corte penale internazionale e della preparazione del disegno di legge per la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale e dei relativi protocolli.
Dal 2001 al 2016 fece parte dell'International Humanitarian Fact-Finding Commission.
Il 16 ottobre 2003 fu nominata giudice ad litem del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, con sede ad Arusha, e fu inizialmente assegnata al processo denominato Government I. Il 15 settembre 2006 le subentrò Robert Fremr.
Il 2 luglio 2007 prestò giuramento come giudice ad litem del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia, a L'Aia, inizialmente per il processo a Rasim Delić. Fu inoltre giudice di riserva nel processo a Radovan Karadžić e componente del collegio giudicante nel processo a Vojislav Šešelj. Il mandato presso il Tribunale si concluse il 31 marzo 2016.
Nel 2018 intervenne come amicus curiae davanti alla Corte penale internazionale nell'appello della Giordania relativo al mancato arresto e alla mancata consegna di Omar al-Bashir. Con l'assistenza di Mirko Sossai e Alice Riccardi, sostenne l'inapplicabilità, nel caso specifico, delle immunità invocate e la sussistenza dell'obbligo della Giordania di arrestare e consegnare al-Bashir alla Corte.
Opinione dissenziente nel processo Šešelj Nel processo contro Vojislav Šešelj, caso IT-03-67-T, la Camera di primo grado III del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia pronunciò il 31 marzo 2016 l'assoluzione da tutti i nove capi d'imputazione. Otto assoluzioni furono decise a maggioranza, con il dissenso di Lattanzi, e una all'unanimità.
Nell'opinione parzialmente dissenziente, Lattanzi contestò la maggior parte delle conclusioni del collegio. Criticò il mancato esame del clima di intimidazione dei testimoni, le carenze della motivazione e il ricorso a considerazioni di ius ad bellum e di diritto costituzionale jugoslavo invece che al diritto internazionale umanitario.
Ritenne dimostrati un attacco diffuso e sistematico contro i civili non serbi in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina, comprendente anche i crimini commessi in Voivodina, e un'impresa criminale comune volta a espellere i non serbi da parte del territorio dell'ex Jugoslavia. A suo giudizio, il discorso di Šešelj a Hrtkovci del 6 maggio 1992 costituiva persecuzione mediante denigrazione pubblica e diretta dei civili non serbi. Ritenne provate anche l'istigazione ai crimini contestati, escluso il saccheggio, e la responsabilità per aiuto e incoraggiamento ai crimini dei volontari.
Nelle conclusioni sostenne la responsabilità di Šešelj per otto capi d'imputazione, relativi a persecuzione, omicidio, tortura, trattamenti crudeli, deportazione, trasferimento forzato, distruzione di villaggi e danneggiamento di istituzioni religiose o educative. L'opinione terminava richiamando la formula ciceroniana Silent enim leges inter arma., pp. 47–49; versione emendata depositata il 1º luglio 2016, documento D51-1/62793 BIS. La testata JusticeInfo descrisse il dissenso come particolarmente netto.
L'11 aprile 2018 la Camera d'appello del Meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali annullò in parte le assoluzioni e condannò Šešelj per i capi 1, 10 e 11, relativi a persecuzione, deportazione e altri atti inumani connessi al trasferimento forzato. Riconobbe la responsabilità per il discorso di Hrtkovci e riformò la conclusione sull'assenza di un attacco diffuso o sistematico contro i civili non serbi in Croazia e Bosnia ed Erzegovina. La pena di dieci anni fu dichiarata già scontata, tenuto conto della custodia cautelare.
Conferenze e attività per la giustizia internazionale Collaborò con Non c'è pace senza giustizia alle iniziative per l'istituzione e il consolidamento della Corte penale internazionale. Nel 1997 prese parte alle conferenze della campagna internazionale tenute a Parigi, La Valletta e Roma. Nel 2001 fece parte della task force dell'associazione per promuovere la ratifica e l'entrata in vigore dello Statuto di Roma e partecipò al dibattito sul suo recepimento nell'ordinamento italiano.
Il 17 luglio 2009 intervenne a Roma a una tavola rotonda sulla giustizia penale internazionale. Il 24 settembre 2010 partecipò, insieme a Emma Bonino, al convegno sulla protezione dei diritti delle donne organizzato dall'Istituto italiano di cultura di New York, dedicato anche al ruolo dei tribunali penali internazionali nella repressione della violenza di genere.
Il 18 luglio 2018 fu tra i relatori della conferenza per il ventesimo anniversario dello Statuto di Roma, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Il 18 maggio 2024 intervenne nella sessione conclusiva della conferenza per il trentesimo anniversario di Non c'è pace senza giustizia.
Partecipò inoltre a iniziative della Fondazione Basso e a sessioni del Tribunale permanente dei popoli. Il suo impegno con Non c'è pace senza giustizia riguardò anche il contrasto alla violenza di genere e la protezione delle donne nei conflitti armati. Intervenne a Radio Radicale e pubblicò contributi su Formiche.net.
Opere principali La seguente selezione comprende monografie, curatele, saggi e voci enciclopediche.
Monografie Garanzie dei diritti dell'uomo nel diritto internazionale generale, Milano, 1983. L'impugnativa per nullità nell'arbitrato commerciale internazionale, Milano, 1989. Assistenza umanitaria e intervento d'umanità, Torino, 1997.
Curatele ed edizioni Con Elena Sciso (a cura di), Dai Tribunali penali internazionali ad hoc a una Corte permanente, Napoli, 1996. A cura di, The International Criminal Court. Comments on the Draft Statute, Napoli, 1998. Con William A. Schabas (a cura di), Essays on the Rome Statute of the International Criminal Court, vol. I, Fagnano Alto, 1999.