È l'autore di una trentina di libri, tra cui Apocalisse a Dresda (1963), La guerra di Hitler (1977), La guerra di Churchill (1987), in cui si esprime secondo i canoni del revisionismo storiografico. All'inizio sostenitore di una posizione revisionista funzionalista radicale, Irving divenne noto poi come esponente del negazionismo dell'Olocausto, prima sostenendo che non esistevano ordini scritti di Hitler e che quindi non fosse responsabile, poi appoggiando lo pseudoscientifico rapporto Leuchter, che negava l'esistenza delle camere a gas.

La reputazione di Irving come storico fu screditata dopo lo scoppio di una violenta polemica con la storica statunitense Deborah Lipstadt, cui seguì una causa per diffamazione intentata nel 1996 da Irving stesso contro la Lipstadt e l'editore Penguin Books. Nella successiva sentenza - che rigettò la causa, dando torto a Irving - la corte osservò che Irving era un "attivo negatore dell'Olocausto", antisemita e razzista, nonché "associato con degli estremisti di destra che promuovono il neonazismo"."The ruling against David Irving", estratto da "High Court Judge Charles Gray's ruling", The Guardian, 11 aprile 2000."Hitler historian loses libel case", BBC News, 11 aprile 2000. Il giudice affermò anche che Irving aveva "per le sue ragioni ideologiche, continuativamente e deliberatamente, manipolato e alterato l'evidenza storica". Irving non si è mai identificato come un membro della corrente pseudostorica del negazionismo, i cui aderenti si autodefiniscono "revisionisti della Shoah" vedendosi principalmente come uno storico revisionista di guerra con idee affini, ma non un "revisionista" specializzato nei dettagli tecnici sull'Olocausto come Robert Faurisson; tuttavia già nel 1983 aveva partecipato ad un convegno dell'Institute for Historical Review (IHR), la principale associazione negazionista mondiale, cui peraltro nel 1980 aveva ceduto i diritti di distribuzione dei suoi libri negli Stati Uniti come sostenitore del "revisionismo". Nei suoi testi e dichiarazioni a proposito della Shoah Irving riprende le tesi del citato Faurisson e di altri come Fred Leuchter ed Ernst Zündel.

L'11 novembre 2005 David Irving fu arrestato in Austria; il 20 febbraio 2006 fu riconosciuto colpevole da un tribunale per "aver glorificato ed essersi identificato con il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori", cosa che in Austria è punita, secondo il Verbotsgesetz, la legge per la denazificazione del 1947, che vieta qualsiasi "attività in senso nazionalsocialista", in particolare come modificata nel 1992; in tale anno fu introdotto il divieto di negazione, minimizzazione, approvazione e giustificazione del "genocidio nazista o degli altri crimini nazisti contro l'umanità, qualora ciò avvenga in opere di stampa, radiofoniche o comunque pubblicato in modo tale da essere accessibile ad un vasto pubblico", sotto pena di reclusione da 1 a 10 anni, e nei casi di maggiore pericolosità, fino a 20 anni. In base a tale sentenza Irving fu condannato a tre anni di reclusione, scontando in carcere 400 giorni prima di ottenere la liberazione condizionale.

Biografia

È nato nel 1938 a Hutton, una frazione di Brentwood, figlio di un ufficiale della Royal Navy, che fu anche esploratore artico e appassionato di storia e abbandonò in seguito la famiglia. Irving emigrò in Germania Ovest a vent'anni, dove trovò lavoro come operaio e si interessò agli studi storici, pur non ottenendo mai la laurea, poi andò in Spagna. Ha avuto quattro figli dalla moglie (la spagnola María del Pilar Stuyck da cui divorziò nel 1981) e una da una successiva compagna, la modella danese Bente Hogh. Irving ha un fratello gemello, un altro fratello e una sorella. Una delle figlie di Irving, malata di schizofrenia, ebbe un incidente che le costò l'amputazione delle gambe e si tolse la vita a 32 anni, mentre il fratello cambiò cognome per evitare di essere associato a lui, e anche la figlia minore ne prese le distanze dopo il processo.

Storico militare

Fin da giovanissimo Irving espresse simpatie per Hitler e il nazionalsocialismo. Nel 1959 in un articolo in cui lodava Hitler espresse una posizione di nazionalismo europeo simile a quella di Oswald Mosley. Irving esordì pubblicando Apocalisse a Dresda nel 1965, un'analisi critica del bombardamento di Dresda da parte degli alleati della seconda guerra mondiale, opera che ebbe una buona accoglienza. Venne tradotta in italiano da Aldo Rosselli, figlio dell'antifascista Nello.

Nel 1968 pubblicò The Destruction of Convoy PQ17 in cui attribuì al capitano inglese Jack Broome la responsabilità della distruzione del convoglio navale, nell'estate del 1942. Il capitano Broome denunciò Irving per diffamazione e nel 1970 vinse la causa presso l'Alta Corte di Londra, ottenendo il più alto risarcimento in una causa di diffamazione (40.000 sterline) e il ritiro delle copie del libro dal commercio.

Nel 1977 Irving pubblicò Hitler's War (tradotto in italiano nel 2001 come La guerra di Hitler): uno studio sulla seconda guerra mondiale analizzata attraverso il punto di vista di Adolf Hitler. Grazie all'amicizia personale con alcuni reduci tedeschi o con le loro famiglie, Irving riuscì ad avere accesso a documenti fino a quel momento sconosciuti, quali memoriali o epistolari privati. Irving descrisse Hitler come un personaggio estremamente intelligente, versatile, razionale, il cui principale fine era quello di incrementare la prosperità e l'influenza della Germania in Europa e nel mondo.

Rovesciando completamente le interpretazioni correnti, egli scaricò la responsabilità della guerra sui leader alleati, in particolare Winston Churchill, del quale criticò aspramente la testarda avversione nei confronti di una pace successiva alla Campagna di Polonia del settembre 1939, come era avvenuto dopo l'annessione dell'Austria e dei Sudeti, alla conferenza di Monaco.

Irving definì l'Operazione Barbarossa del 1941 come una "guerra preventiva", cui il dittatore tedesco sarebbe stato forzato per prevenire una probabile aggressione sovietica dopo il patto Molotov-Ribbentrop. Questa tesi è condivisa da pochi altri tra cui lo storico russo-sovietico Viktor Suvorov. Irving - all'epoca non ancora approdato pubblicamente al negazionismo dell'Olocausto - affermò che il Führer non giocò alcun ruolo nell'ambito delle politiche di sterminio contro gli ebrei e le varie altre categorie di perseguitati, non essendo nemmeno a conoscenza di tutti questi fatti, essendone stato volutamente tenuto all'oscuro da Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich fino alla fine del 1943. Questo imponente saggio produsse varie reazioni: alla benevola accoglienza accordatagli da alcuni storici come John Keegan e Hugh Trevor-Roper, fecero da contraltare le aspre critiche rivoltegli da John Lukacs, Walter Laqueur, Gitta Sereny, Martin Broszat, Lucy Dawidowicz, Gerard Fleming, Charles W. Sydnor e Eberhard Jäckel.

A causa delle violente polemiche, il libro fu nel Regno Unito uno dei best seller di carattere storico nell'anno della sua uscita. In una successiva biografia sul feldmaresciallo Erwin Rommel (The Trail of the Fox, 1978), Irving si scagliò contro gli autori dell'attentato a Hitler del 20 luglio 1944, definendoli "traditori", "codardi" e "manipolatori", giustificando completamente la successiva imponente ondata di violenza scatenata da Hitler, nella quale trovò la morte anche Rommel. Nel 1981 Irving pubblicò un libro sulla rivoluzione ungherese del 1956 (Uprising!), dallo scrittore del Regno Unito considerata principalmente "una rivolta antigiudaica", a causa del fatto che il regime comunista - per Irving - di fatto era dominato da esponenti ebrei. Il libro venne aspramente criticato, anche a causa di una caratteristica tipica dell'autore, già individuata anche per i suoi precedenti studi: la trattazione assai disinvolta delle fonti, spesso manipolate o addirittura soppresse.

Il sostegno al negazionismo

È dal 1988 che Irving iniziò ad esprimersi in senso apertamente negazionista: se nella prima edizione de La guerra di Hitler si poteva leggere in una nota "Io non posso accettare l'idea (...) che non esista nessun documento firmato da Hitler, Himmler o Heydrich che parli dello sterminio degli ebrei", questa frase venne in seguito espunta e già a partire dalla metà degli anni ottanta Irving si avvicinò alle associazioni negazioniste, partecipando come relatore a pubblici incontri di partiti dell'estrema destra tedesca come la Deutsche Volksunion e propugnando l'unificazione di tutti i movimenti neonazisti britannici in un partito chiamato "Focus". Nel 1988, Irving testimoniò a favore del neonazista e negazionista canadese Ernst Zündel, affermando in seguito che Zündel l'aveva convinto del fatto che l'Olocausto non ebbe mai luogo. Dopo il processo di Zündel, Irving pubblicò nel Regno Unito il cosiddetto Rapporto Leuchter: uno studio amatoriale che pretendeva di dimostrare, attraverso una serie di pseudoanalisi chimiche ed ingegneristiche, che le camere a gas ad Auschwitz non servirono per uccidere esseri umani. Irving ha raccontato allo scrittore Ron Rosenbaum di aver avuto opinioni negazioniste dell'Olocausto fin dall'infanzia a causa delle sue obiezioni alle caricature di Adolf Hitler e di altri leader nazisti pubblicate sulla stampa britannica in tempo di guerra.Rosenbaum, Ron (1999). Explaining Hitler (1a ed.). New York: Harper Perennial. ISBN Tel. 0-679-43151-9., p. 227

A cominciare dall'inizio degli anni novanta, Irving sviluppò ulteriormente la sua teoria esposta ne La guerra di Hitler: visto che non si trovava un ordine scritto del dittatore, non solo ciò significava che egli non sapeva nulla, ma che l'Olocausto stesso non aveva avuto luogo. Perciò nell'edizione del libro del 1991, Irving eliminò ogni passaggio che si riferisse ai campi di sterminio tedeschi. A tutto ciò, Irving aggiunse una lunga serie di conferenze e discorsi pubblici, nei quali sempre più si scagliò contro la "menzogna dell'Olocausto", considerando tutta la questione un modo per "avere delle buone compensazioni in denaro" da parte degli ebrei. Contemporaneamente, le espressioni razziste ed antisemite divennero sempre più frequenti ed esplicite. Per reazione molte librerie del Regno Unito annullarono le ordinazioni del suo libro Hitler's War e diversi governi (tra cui Canada, dove fu brevemente arrestato, Australia, Nuova Zelanda, Italia, Germania, Israele e Sudafrica) gli negarono l'ingresso, anche se queste interdizioni non sempre vennero applicate. Nel maggio 1992, durante un raduno in Germania, Irving affermò che la camera a gas ricostruita ad Auschwitz era “un falso fabbricato dopo la guerra” e nel 1993 definì Auschwitz "un'attrazione turistica".Deborah Lipstadt, Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory, New York, Plume, 1993, p. 179, ISBN 0-06-059376-8.

Quando nel giugno 1992 atterrò a Roma, fu circondato dalla polizia e messo sul primo aereo per Monaco di Baviera dove fu imputato, secondo la legge tedesca, di “diffamare il ricordo dei morti”. In quell'occasione Irving è stato multato per tremila marchi e, dopo aver fatto ricorso in appello, ne dovette pagare trentamila, perché nel corso di un incontro pubblico aveva definito il giudice “un vecchio cretino alcolizzato”.

Le stesse affermazioni di Irving sono risultate incoerenti e contraddittorie: ad esempio in una intervista del 1994 stimò che fossero 600.000 gli ebrei uccisi nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ma nel corso di un programma radiofonico australiano del luglio 1995 ammise che il numero reale potrebbe corrispondere fino a 4 milioni di ebrei morti per mano dei nazisti. Sono inoltre riscontrabili diverse incongruenze interne in diverse sue opere.