LEpopea di Manas è il poema epico del popolo kirghiso. Manas è il nome dell'eroe. Il poema, trasmesso per tradizione orale, articolato in oltre mezzo milione di versi è in proporzione oltre venti volte il numero dei versi che compongono l'liade e dell'Odissea di Omero sommati insieme e quasi il triplo del Mahābhārata. L'epopea di Manas è considerato il più lungo poema epico attualmente conosciuto detenendo il record mondiale di opera in poesia più lunga mai scritta nota al pubblico,
Il poema racconta le gesta di Manas, dei suoi discendenti e seguaci. Le battaglie contro gli insediamenti dei Kitai e degli Oirati costituiscono il tema centrale del poema.
Sebbene il poema sia già menzionato nel XV secolo, la prima versione scritta è datata al 1858. Il poema epico si è evoluto numerose volte nel corso dei secoli e rappresenta la colonna portante della letteratura kirghisa, e alcune parti di questa vengono recitate nelle festività locali da cantori locali denominati Manaschi, specialisti della lettura e della recitazione dell'epica. La prima attestazione scritta dell'eroe Manas'' e del suo nemico oirato Joloy è presente in un manoscritto persiano datato al 1792. Il poema fu ben accolto nei primi anni dell'Unione Sovietica. La prima traduzione in russo fu realizzata da L. M. Penkovskyhttp://bigencyklopedia.ru/57292 e ufficialmente pubblicata nel 1939. Ma con l'ascesa di Stalin andò incontro a problemi di carattere ideologico, venendo accusato dall'ideologo della propaganda del regime Ždanov di "cosmopolitismo borghese". Nel 1952 il poema fu accusato di essere anti-sovietico e anti-cinese venendo accusato di "panislamismo". Il dibattito rimase molto acceso all'interno della stessa società kirghisa e sovietica, finché il poema fu infine accettato e nel 1985 fu eretta la prima statua a Manas.
A Manas nel 1979 è stato dedicato un asteroide.
Nel 2023 la versione manoscritta del poema venne inclusa all'interno del programma della Memoria del mondo dell'organizzazione internazionale UNESCO.
Traduzioni Il poema è stato tradotto in venti lingue diverse. La versione in uzbeko venne tradotta dal poeta Mirtemir.
Una prima versione in lingua italiana venne tradotta e curata da Arnaldo Alberti e Begaim Nasserdinova e pubblicata negli Oscar Classici Mondadori nel 1997.
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