Il Palazzo di Topkapı, o Serraglio di Topkapı (; ) o, per metonimia, il Topkapı, è il complesso palaziale situato a Istanbul (storicamente Costantinopoli) che fu residenza del sultano ottomano e centro amministrativo dell'Impero ottomano dalla seconda metà del XV secolo al 1856.

Costruito per volontà di Maometto II sul cosiddetto "Promontorio del Serraglio" (in turco Sarayburnu) su parte del terreno occupato dal Gran Palazzo, sede per secoli dell'imperatore bizantino, era originariamente conosciuto come Yeni Saray, anche Saray-ı Cedîd-i Âmire, lett. "Nuovo Serraglio/Palazzo" in contrapposizione al "Palazzo Vecchio" (Eski Sarayı) che il Sultano aveva fatto erigere subito dopo la conquista in posizione più centrale. Venne ribattezzato Topkapı (lett. "Porta del Cannone") solo nel XIX secolo."İslâm Ansiklopedisi Online (in Turkish)" Topkapı sarayı article PDF. "TDV Encyclopedia of Islam" . Retrieved 30 May 2015 Il complesso fu oggetto di numerosi ampliamenti e restauri per oltre tre secoli (i più noti dei quali successivi al terremoto del 1509 e al grande incendio che devastò il palazzo nel 1665), salvo poi il venir progressivamente abbandonato dai sultani in funzione di più moderne residenze nel corso dell'Ottocento. Ridimensionato a semplice sede della tesoreria (hazine), della libreria imperiale e della zecca di Stato per volontà del sultano Abdülmecid I nel 1856, divenne il primo grande museo della Repubblica di Turchia nel 1924.

Il Museo del Palazzo di Topkapı è oggi amministrato dal Ministero della Cultura e del Turismo turco. Delle centinaia di stanze e camere del complesso, solo le più importanti sono accessibili al pubblico: l'harem, la tesoreria (ove sono conservati il diamante del fabbricante di cucchiai e la Daga Topkapı). Il patrimonio museale comprende anche un vastissimo assortimento di vestiario, armi, armature, miniature, reliquie religiose (come il burda, il mantello verde di Maometto proveniente dal Paradiso) e manoscritti illustrati (ad esempio il cosiddetto "Rotolo Topkapı"). A guardia del museo sono preposti sia ufficiali del ministero sia guardie armate dell'esercito turco.

Il Palazzo di Topkapı è parte delle "Aree storiche d'Istanbul", un insieme di siti archeologico-museali facenti parte del Patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1985.

Nome Il nome originario del complesso oggi conosciuto come "Palazzo di Topkapı" era Yeni Saray o Saray-i Cedid-i Amire (ot. سراى جديد عامره), letteralmente "Nuovo Palazzo Imperiale", in contrapposizione al Vecchio Palazzo Imperiale (Eski Saray) situato dov'é oggi Piazza Beyazit e non più esistente, fatto da lui costruire subito dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453. Tale nome fu in uso sino al XIX secolo, specificatamente sino a quando il palazzo estivo del sultano Mahmud I, noto come Topkapusu Sâhil Sarâyı in quanto costruito al di fuori della "Porta del Cannone" (in turco: "Topkapı"), venne distrutto da un incendio e il titolo di "Topkapı" passò a indicare l'intero SerraglioViator. Retrieved 30 May 2015..In lingua italiana, il complesso palaziale è chiamato "Gran Serraglio" sin dal XVII secolo.

Storia

Nel 1459, il sultano Maometto II, deciso ad abbandonare l'Eski Sarayi, nel quale aveva posto la propria dimora una volta completata la sua costruzione, ordinò la costruzione di una nuova residenza imperiale ottomana sul promontorio che separava il Corno d'Oro dal Mar di Marmara. I lavori richiesero circa un decennio, venendo ultimati nel corso degli anni '60 del XV secolo. Secondo il contemporaneo Michele Critoboulos, il sultano "curò di arruolare da ogni dove i migliori lavoratori (muratori, tagliapietre, carpentieri)"Cit. in Necipoğlu, Op. Cit., p. 8. per realizzare un'opera che nulla avesse da invidiare alle meraviglie dell'Antichità. Per volontà dello stesso Mehmed, i quartieri privati del sultano furono ubicati nel punto più alto del promontorioNecipoğlu, Op. Cit., p. 6., i cui fianchi, sino alle rive del Bosforo, furono poi coperti di vari padiglioni tutti racchiusi entro mura di cinta alcune delle quali parte dell'antica acropoli di Bisanzio. Entro quest'assetto iniziale, voluto dal Conquistatore, il palazzo sarebbe poi cresciuto nel corso dei secoli, in un insieme asimmetrico e per nulla monumentale secondo gli osservatori europei che lo avrebbero successivamente visitato.

I sudditi di Maometto II ribattezzarono la nuova residenza del sultano il "Palazzo della Felicità". Un rigido e rigoroso cerimoniale di corte organizzò da subito la vita quotidiana all'interno del Serraglio, facendone un microcosmo isolato dal mondoNecipoğlu, Op. Cit., p. 15.. Uno dei principali dettami fu il rispetto di un assoluto silenzio all'interno dei cortili. In due riprese (nel 1477 e nel 1481), Maometto II formalizzò la seclusione della corte imperiale ottomana dal mondo tramite il codice Kanunname, organizzando il protocollo di corte, la gerarchia amministrativa e i ranghi degli ufficialiNecipoğlu, Op. Cit., pp. 16–17.. L'architettura del complesso servì così a testimoniare plasticamente la natura introversa della corte che ospitava, garantendo inoltre al sultano e alla sua famiglia un isolamento e una riservatezza assoluti tramite passaggi-segreti, finestre traforate, ecc.Necipoğlu, Op. Cit., p. 20.

Il primo massiccio intervento di rinnovamento del Topkapı avvenne durante il regno di Solimano il Magnifico. I lavori, affidati all'architetto persiano Alaüddin ("Acem Ali" per gli ottomani)Necipoğlu, Op. Cit., p. 23., permisero a un tempo di celebrare la gloria del sultano, impegnato in una travolgente serie di vittoriose campagne espansionistiche, e di riparare i danni arrecati al complesso dal terremoto che aveva devastato Costantinopoli nel 1509. Una delle aree oggetto di maggiori ampliamenti fu l'harem.Nel 1574, l'erede di Solimano, Selim II, incaricò il capo architetto imperiale (Mimarbaşı) Sinān di ristrutturare le cucine del palazzoNecipoğlu, Op. Cit., p. 70., devastate da un incendio, e l'occasione permise nuovi ampliamenti all'harem, ai bagni e ad altri padiglioni.Fatti salvi successivi restauri interni (es. quelli necessari dopo l'incendio del 1665), il complesso palaziale assunse l'aspetto attuale alla fine del XVI secolo.

A partire dal XVIII secolo, il Topkapı quale sede del potere sultanale perse d'importanza. I sovrani osmani preferirono infatti al vecchio complesso i loro nuovi palazzi costruiti sul Bosforo, come l'ormai distrutto Topkapusu Sâhil Sarâyı del sultano Mahmud I che avrebbe poi cagionato il cambio di nome dell'antico complesso palaziale.Nel 1856, il sultano Abdülmecid I spostò la sua residenza ufficiale nel nuovo Palazzo di Dolmabahçe, costruito sul modello delle residenze imperiali europee, che sarebbe stato il principale centro amministrativo dell'Impero sino al 1922. Il Serraglio mantenne le sue funzioni di tesoreria imperiale, libreria e zecca.

In seguito alla fine dell'Impero ottomano (1923), il Palazzo di Topkapı venne trasformato in museo con un decreto governativo datato 3 aprile 1924.

Descrizione Il Palazzo di Topkapı è un esteso, disomogeneo complesso di padiglioni e altre basse strutture costruite a ridosso di grandi cortili, interconnesse da gallerie e passaggi, il cui assetto doveva apparire non dissimile da quello dell'ormai fatiscente Gran Palazzo bizantino che era stato chiamato a sostituire. La nuova fondazione voluta da Maometto sviluppò in lunghezza sull'asse NE-SO già del Gran Palazzo, posizionandosi a nord-est rispetto alla Basilica di Santa Sofia laddove il complesso bizantino si trova a sud-ovest della stessa.

Le principali aree planimetriche del Gran Serraglio sono i quattro cortili e l'harem. L'unica area accessibile dall'esterno era il Primo Cortile, mentre il Quarto Cortile e l'Harem erano le parti più inaccessibili. All'interno del complesso esistevano comunque anche altri cortili, di minor importanza. L'accesso era garantito da vari cancelli, affidati ad appositi corpi armati di guardia: uno di essi si affacciava nel punto in cui il Corno d'Oro si apre sul Mar di Marmara, gli altri erano noti come Cancello della Pace (in turco: Bāb ŭl-Selām), Cancello di Mezzo (in turco: Orta Kapı), Cancello della Maestà (in turco: Bāb-ı Hŭmāyūn), Cancello delle Vetture (in turco: Araba Kapısı) e Cancello della Felicità (in turco: Bāb ŭl-Sa‘ādet) che separava la parte "esterna" del complesso, il Birûn (ossia il primo e il secondo cortile), sede della vita amministrativa e militare che regolava l'Impero, dalla parte "interna", Enderûn, ove si trovavano in quartieri privati del sultano e della sua famiglia.Esisteva anche un complesso di edifici residenziali di piccole dimensioni, il cosiddetto "Quinto Cortile", costruiti sulle coste del promontorio: palazzi estivi (kasır), padiglioni e chioschi (köşk). Queste strutture sparirono però nel corso del XIX secolo, sia per incuria sia per la contemporanea costruzione della tratta ferroviaria. Si conserva solo il "Chiosco dei fabbricanti di cesti" fatto erigere da Murad III nel 1592.I lati occidentale e settentrionale del Gran Serraglio erano cinti da un vasto parco, oggi parzialmente preservato dal Parco di Gülhane, all'interno del quale sorge oggi il polo museale dei Musei archeologici di Istanbul.

La stima delle dimensioni complessive della dimora sultanale ottomana variano da m2 (46,4 acri)Necipoğlu, Op. Cit., p. 4. a m2 (17,293 acri).

Ingresso

La via d'accesso principale al Topkapı ripercorre oggi quello che al tempo sia dei bizantini sia degli ottomani era il percorso utilizzato dal monarca per le processioni rituali: la Via Mese (oggi "Via del Consiglio", in turco: Divan Yolu) che conduce alla Basilica di Santa Sofia e piega a nord-ovest del complesso palaziale osmanide all'altezza della Fontana di Ahmed III, prospiciente il cosiddetto "Cancello Imperiale" (in turco: Bâb-ı Hümâyûn) tramite il quale si accede al Primo Cortile del Topkapı.

Il Cancello Imperiale, anche "Cancello del Sultano" (in turco: Saltanat Kapısı) poiché costituiva l'ingresso ufficiale del monarca al complesso, venne realizzato nel 1478 e ornato di marmi nel XIX secolo. L'archivolto centrale, ornato alla sommità da applicazioni calligrafiche dorate (tughra di vari sultani - tra i tanti, il costruttore del cancello, Maometto II, e il suo ottocentesco ristrutturatore, Abdul Aziz, e versetti del Corano), immette in un passaggio voltatoNecipoğlu, Op. Cit., p. 36..

Stando alle fonti, una struttura in legno era addossata al cancello ancora nella prima metà dell'OttocentoDepiction from the 16th-century miniature Hünername. Si sarebbe trattato di un padiglione a uso privato del sultano e, in alcune speciali occasioni, delle donne del harem, nonché del deposito ove venivano ammassate le proprietà dei cortigiani/servi del palazzo morti senza eredi prima di venire traslate nelle casse della tesoreria imperialeNecipoğlu, Op. Cit., pp. 38-39..

Primo cortile Circondato da alte mura, il Primo Cortile (in turco: I. Avlu o Alay Meydanı), il più ampio, fungeva da parco recintato del complesso palaziale. Sorge su una zona di ripidi pendii che digradano verso il mare già terrazzati dai bizantini. Alcune delle strutture storiche del cortile non esistono più. Le strutture che rimangono sono la vecchia zecca imperiale (Darphane-i Âmire), costruita nel 1727, la chiesa di Santa Irene (usata come deposito e come armeria dai giannizzeri del sultanoNecipoğlu, Op. Cit., p. 46.) e varie fontane. Questo cortile era anche noto come "Cortile dei Giannizzeri" o "Cortile delle Parate" e, al tempo dell'Impero, veniva attraversato da ufficiali in alta uniforme.