Adottò il cognome "Saba" a partire dal 1910, e poi lo regolarizzerà all'anagrafe nel 1928.

Biografia Primi anni Umberto Saba nacque a Trieste, nell'Impero austro-ungarico, il 9 marzo del 1883, figlio di Ugo Edoardo Poli, un agente di commercio originario di Montereale Valcellina, e di Felicita Rachele Cohen, un'ebrea triestina di famiglia benestante e nipote per parte materna del letterato Samuel David Luzzatto. La famiglia viveva in una delle case demolite fra il 1934 e il 1938 in via di Riborgo, nel Ghetto di Trieste. Il padre, convertitosi alla religione ebraica in occasione delle proprie nozze nel 1882, già qualche mese dopo il matrimonio aveva abbandonato la moglie incinta, probabilmente per sfuggire al mandato d'arresto conseguente all'esecuzione dell'irredentista Guglielmo Oberdan di cui era simpatizzante, ma anche per il carattere «gaio e leggero», insofferente ai legami familiari; bandito infatti dai territori dell'Impero asburgico, il primo incontro con il figlio avverrà solo vent'anni dopoG. Baldi-S. Giusso-M. Razetti-G. Zaccaria, Dal testo alla storia dalla storia al testo, Torino, Paravia, vol. 3/2B, p. 872. Diversissima l'indole della madre, che «tutti sentiva della vita i pesi».

Per i primi tre anni di vita venne allevato dalla balia slovena e cattolica Gioseffa Gabrovich Schobar, detta "Peppa" (conosciuta anche come "Peppa Sabaz"), la quale, avendo perso un figlio, riversò sul piccolo Umberto tutto il suo affetto. Il bambino ricambiò, tanto da considerarla, come egli stesso scrisse, «madre di gioia». Quando la madre lo rivolle con sé, il bambino subì il suo primo trauma di cui in futuro tratterà nelle poesie raccolte sotto il titolo de Il piccolo Berto (1926).

Fu quindi inviato a Padova presso alcuni parenti, dove rimase verosimilmente fino ai dieci anni. Tornato a Trieste, crescerà con la madre e le due zie Fortunata e Regina, l'una vedova e l'altra nubile, impegnate nella conduzione di una bottega di mobili e oggetti usati. Frequentò, con scarso rendimento, il ginnasio Dante Alighieri (1893-1897), dove fu promosso ma gli venne sconsigliato di proseguire gli studi al liceo. Si iscrisse dunque all'Imperial Regia Accademia di Commercio e Nautica, che però abbandonò a metà anno. Dall'autunno del 1898 e per circa un anno fu praticante presso un commerciante di farine, periodo che rievocò nel romanzo Ernesto del 1953.

L'infanzia e la giovinezza rappresentarono un periodo malinconico, tormentato dalla mancanza del padre. Di carattere solitario e schivo, trascorreva il tempo con pochi amici (tra questi Giorgio Fano e Virgilio Giotti), dedicandosi inoltre alla lettura dei classici, in particolare Leopardi, e alla passione per il violino.

Università Nel 1903 si trasferì a Pisa per frequentare alcuni corsi dell'università; iniziò con le lezioni di letteratura italiana tenute dal professore Vittorio Cian, ma ben presto li lasciò per seguire quelli di archeologia, tedesco e latino. Nello stesso periodo fu colpito per la prima volta da un attacco di nevrastenia.

Nel 1904 fu assorbito da un viaggio condotto a piedi in Montenegro, da dove inviò alcune lettere all'amico Amedeo Tedeschi (al quale aveva già dedicato, nel 1902, alcune poesie firmate Umberto Chopin Poli). La loro corrispondenza comparve il 14 luglio sulle pagine de Il Lavoratore: è la prima opera pubblicata di Saba.

Nel 1905 visse a Firenze, dove frequentò gli ambienti artistici e letterari "vociani" ed ebbe modo di conoscere, fra gli altri, Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini. Il 1º maggio fu pubblicata, sempre all'interno del Lavoratore, Il borgo: si tratta della prima poesia di Saba ad essere data alle stampe, firmata come Umberto da Montereale, probabilmente come richiamo alle origini della famiglia paterna, ma certamente ispirato da Gabriele D'Annunzio, di cui fu grande ammiratore e che incontrò di persona nel settembre del 1906.

Sempre nel 1904, durante uno dei suoi rari ritorni a casa, un amico gli presentò la cugina Carolina Wölfler, la Lina delle sue poesie, che diventò in seguito sua moglie.

Essendo egli un cittadino italiano, benché nativo e residente di un territorio parte dell'Impero asburgico, nell'aprile del 1907 partì per il servizio militare destinato a Salerno. Nasceranno da questa esperienza i Versi militari. Ritornato a Trieste, nel settembre del 1908, si mise in società con il futuro cognato per gestire una libreria di libri usati e il 28 febbraio 1909, con rito ebraico, sposò Lina. L'anno successivo nacque la figlia Linuccia.

Primi libri di poesie Nel 1911 pubblicò, a proprie spese e con lo pseudonimo di Saba, la sua prima raccolta di versi, Poesie, con la prefazione di Silvio Benco, a cui fece seguito, nel 1912, nelle edizioni della rivista La Voce, la raccolta Coi miei occhi (il mio secondo libro di versi), successivamente reintitolata Trieste e una donna.

Risale a questo periodo l'articolo Quello che resta da fare ai poeti, dove il poeta propone una poetica sincera, senza fronzoli ed «orpelli», contrapponendo il modello degli Inni Sacri manzoniani a quello degli scritti dannunziani, al tempo piuttosto influenti. L'articolo, presentato per la pubblicazione alla rivista vociana, venne però rifiutato in seguito al veto posto da Scipio Slataper e vedrà la luce solamente nel 1959.

Compose anche un'opera teatrale, l'atto unico Il letterato Vincenzo, presentato in concorso ad un premio organizzato dal Teatro Fenice; la pièce, incentrata sul rapporto tra un poeta e la giovane Lena, madre di suo figlio, fu duramente criticata e si rivelò un fiasco.

Per superare un periodo di crisi dovuto ad un'infedeltà della moglie, nel maggio del 1913 il poeta si trasferì con la famiglia dapprima a Bologna, dove collaborò al quotidiano Il Resto del Carlino, e nel febbraio del 1914 a Milano, dove assunse l'incarico di gestire il caffè del Teatro Eden. Il soggiorno milanese ispirerà la raccolta La serena disperazione.

Prima guerra mondiale Saba, refrattario agli schieramenti politici ma tendente all'interventismo per le sue origini triestine, giunse a collaborare con Il Popolo d'Italia, quotidiano interventista diretto da Benito Mussolini.

Allo scoppio della Grande Guerra venne richiamato alle armi dapprima a Casalmaggiore, in un campo di soldati austriaci prigionieri, poi come dattilografo in un ufficio militare, e infine, nel 1917, al Campo di aviazione di Taliedo, dove venne nominato collaudatore del legname per la costruzione degli aerei.

Risale a questo periodo la lettura dell'opera di Nietzsche e il riacutizzarsi delle crisi psicologiche, per le quali, nel 1918, verrà ricoverato presso l'ospedale militare di Milano.

Tra le due guerre Terminata la guerra e ritornato a Trieste, dopo aver fatto per parecchi mesi il direttore di una sala cinematografica, del quale era proprietario suo cognato, e scritto alcuni testi pubblicitari per la Leoni Films, rilevò grazie ad un'eredità della zia Regina la libreria antiquaria Mayländer, che tenne in società con Giorgio FanoIl filosofo Giorgio Fano fu suo amico intimo durante l'adolescenza e la giovinezza. Egli familiarizzò anche con la seconda moglie del filosofo, cioè Anna Curiel Fano, ad entrambi il poeta ha dedicato delle poesie nel suo Canzoniere: a Giorgio "L'appassionato" e ad Anna la terza delle FANCIULLE.

Vedi di Giorgio Voghera "Gli anni della psicanalisi" Edizioni Studio Tesi, 1980.; ne rimase ben presto unico proprietario, dal momento che Fano gli cedette la sua quota, e la ribattezzò Libreria antica e moderna.

La libreria, oggi Libreria Antiquaria Umberto Saba, è stata gestita fino allo scorso anno da Mario Cerne, figlio di Carlo Cerne che fu comproprietario della libreria insieme al poeta e che ne divenne l'unico proprietario dopo averla acquistata.

Prendeva intanto corpo la prima redazione del Canzoniere, che vedrà la luce nel 1922 con il titolo Canzoniere (1900-1921), che raccoglieva tutta la sua produzione poetica in redazione leggermente modificata in confronto alla bozza del 1919.

Sempre nel 1922 strinse amicizia con Giacomo Debenedetti, a seguito di cui iniziò a collaborare alla rivista Primo Tempo, sulla quale apparvero alcune sezioni del suo nuovo libro di poesie, Figure e canti, che verrà pubblicato nel 1926. Iniziò a frequentare i letterati riuniti intorno alla rivista Solaria che, nel maggio del 1928, gli dedicarono un intero numero.

Fra il 1929 e il 1931, a causa di una crisi nervosa più intensa delle altre, decise di mettersi in analisi a Trieste con il dottor Edoardo Weiss, lo stesso conosciuto da Italo Svevo. Anche la figlia Linuccia si fece seguire dallo stesso psicoanalista. Fu Weiss, allievo di Freud, che con la Rivista italiana di psicoanalisi introdusse in Italia gli studi del medico viennese. Con lo psicanalista, Saba indagò la sua infanzia, giungendo a rivalutare il ruolo ricopertovi dalla sua nutrice.

La critica iniziava intanto a scoprire la sua opera e la nuova generazione di scrittori e poeti, come Giovanni Comisso, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Sandro Penna, cominciavano a considerarlo un maestro.

Seconda guerra mondiale Nel 1938, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, con la promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista, fu costretto a cedere formalmente la libreria al commesso Carlo Cerne e ad emigrare con la famiglia in Francia, a Parigi. Ritornato in Italia alla fine del 1939, si rifugia prima a Roma, dove Ungaretti cercò invano d'aiutarlo, e poi nuovamente a Trieste, deciso ad affrontare con gli altri italiani la tragedia nazionale.

In seguito all'armistizio di Cassibile, l'8 settembre del 1943, si ritrovò costretto a fuggire con Lina e la figlia Linuccia, e a nascondersi a Firenze, cambiando spesso appartamento, tra cui la casa di Anna Maria Ichino. Gli sarà di conforto l'amicizia di Montale che, a rischio della vita, andrà a trovarlo ogni giorno nelle case provvisorie, e quella di Carlo Levi, il quale dal 1945 si legherà sentimentalmente con Linuccia in una relazione che durerà per tutta la vita.

Uscirà intanto a Lugano, con una prefazione di Gianfranco Contini, la raccolta di versi Ultime cose, aggiunta poi nella definitiva edizione del Canzoniere, che uscirà a Torino, edita da Einaudi, nel 1945.

Dopoguerra

Negli anni del dopoguerra, Saba visse per nove mesi a Roma e in seguito a Milano, dove rimase per circa dieci anni, pur tornando periodicamente a Trieste. In questo periodo collaborò al Corriere della Sera, pubblicò presso Mondadori la sua prima raccolta di aforismi, Scorciatoie, e Storia e cronistoria del Canzoniere, una sorta di commento al suo Canzoniere, scritto in terza persona con lo pseudonimo di Giuseppe Carimandrei.

Nel 1946 Saba vinse, ex aequo con Silvio Micheli, il primo Premio Viareggio per la poesia del dopoguerra, al quale seguirono nel 1951 il Premio dell'Accademia dei Lincei e il Premio Taormina, mentre l'Università di Roma La Sapienza gli conferì, nel 1953, la laurea honoris causa.

Ormai noto e di grandezza riconosciuta, Saba ebbe un avvicinamento "religioso"; si convertì poi al cattolicesimo e si fece battezzare, mentre il suo matrimonio non venne convertito per mancanza di adeguata preparazione.

Ultimi mesi di vita e morte Nel 1955, stanco e ormai malato, nonché sconvolto per le orribili condizioni di salute della moglie, si fece ricoverare in una clinica di Gorizia, dove conobbe il giovane Sergio Miniussi, e dalla quale uscì solo per il funerale dell'amata moglie, morta il 25 novembre del 1956. Saba morì nove mesi dopo, il 25 agosto del 1957, e fu sepolto a Trieste nel cimitero monumentale Sant'Anna. Lasciò incompiuto il romanzo d'ispirazione autobiografica Ernesto, alla cui stesura aveva dedicato i suoi ultimi anni, e che, pertanto, venne pubblicato postumo.Il giovane poeta monfalconese, che stava facendo la tesi di laurea sull'opera di Umberto Saba alla Sorbona, andò a visitarlo, e ricevette in cambio una delle sue pipe, ora donata all'ETS.