Cianciana è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Agrigento in Sicilia.
Il centro abitato, circondato dai monti Sicani, è situato nella valle del fiume Platani.
Geografia fisica Territorio Il territorio del comune di Cianciana confina a nord e a est con il territorio di Alessandria della Rocca, a sud-est con quello di Sant'Angelo Muxaro, a sud con quello di Cattolica Eraclea, a sud-ovest con quello di Ribera e ad ovest con quello di Bivona. I limiti del territorio coincidono in gran parte con segni geografici ben definiti, costituiti ad est dal Vallone Cinié, ad ovest, da nord verso sud, dal Vallone Intronata, Millaga e Cavalieri, a sud dal fiume Platani.
Il paese è esposto a mezzogiorno a 390 m s.l.m.; è circondato dai Monti Sicani che lo riparano dai venti freddi. Il territorio di Cianciana, esteso 3.700 ettari, comprende gli ex feudi di Ciancianìa, Feudòtto e Bissàna. Il terreno è di origine pliocenica: in affioramenti si trovano sabbie gialle, tufo calcareo, argille azzurre; nel sottosuolo ci sono giacimenti di salgemma e zolfo. Il territorio è un susseguirsi di colline e valloni, soltanto tre monti emergono: Monte Cavallo (756 m), Pizzo Firraria (656 m) e Monte Chiappara (703 m). Sul Monte Cavallo sono presenti alcune grotte di notevole interesse archeologico e naturalistico. Speleologi e subacquei le hanno esplorate riportando in superficie reperti ossei e vasellame di età neolitica. Le cavità carsiche presenti sul Monte Cavallo sono: la Grotta del Cavallo, la Grotta del Sindaco, la Grotta dello Zubbio e quella chiamata Ghiaccera, dove si registra una temperatura decisamente più bassa rispetto a quella esterna. Queste grotte hanno cavità lunghe centinaia di metri. La percolazione delle acque all'interno delle grotte, nel corso del tempo, ha formato delle stalattiti; nel fondo della Grotta del Cavallo c'è un laghetto profondo 6 metri circa nelle cui acque sono stati rinvenuti cocci e resti ossei.
Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media) Mineralogia
Cianciana è divenuta famosa per il suo zolfo, estratto a partire dall'Ottocento. . Proprio a causa di questa sua particolarità, è possibile trovare i cristalli di zolfo di Cianciana nei maggiori musei di storia naturale del mondo come ad esempio a Londra, Berlino, Berna, Milano e Washington. I costi elevati, a causa della profondità a cui si trova il minerale nel territorio ciancianese, hanno fatto sì che l'attività estrattiva sia stata interrotta già negli anni sessanta.
Idrografia
Nel territorio di Cianciana scorre il fiume Platani, che gli antenati chiamavano Halykos per la salsedine delle sue acque. Il fiume costituisce il confine sud del territorio comunale. Molto tempo fa gli antichi popoli lo risalivano con le loro imbarcazioni per fare rifornimento di sale e derrate alimentari. Sui pendii del Platani cresce un particolare tipo di flora spontanea di interesse medicinale ed alimentare-aromatico conosciuta in passato da pastori e contadini che ne facevano un largo uso. Lungo il corso del fiume è possibile riscontrare la presenza di svariate specie nidificanti, tra le quali: la ballerina gialla, la gallinella d'acqua e la beccaccia.
Nel territorio comunale ci sono inoltre piccole sorgenti che una volta erano utilizzate dalla popolazione per gli usi domestici. Circa 700 metri distante dall'abitato c'è la sorgente dell'Albano, a 2 km quella delle Pile, dietro la Chiesa Madre quella di Sant'Antonino. A 4 km dall'abitato, nel feudo di Bissana si trovano la Fonte dei Malati e la Fonte del Moro. Queste piccole sorgenti, vicine al centro abitato, hanno costituito il punto di riferimento per l'approvvigionamento e ad esse si sono dissetate molte generazioni di ciancianesi. Finalmente nel 1910, in alcune case e nelle fontane pubbliche, è arrivata l'acqua dell'acquedotto, che viene alimentato dalle acque delle sorgenti Voltano. L'acquedotto è stato costruito dai comuni consorziati di Cianciana ed Alessandria della Rocca.
Flora e fauna
La vegetazione non è uniforme e si ritrova una varietà di colture: vigneti, uliveti, cereali, mandorleti, frutteti, ortaggi e pascoli. L'area boschiva si estende per circa un quinto dell'intero territorio comunale: la parte più estesa è stata impiantata nella zona Monte Cavallo, la rimanente nella contrada Pintaloro. Si tratta di boschi artificiali costituiti da un misto di latifoglie e conifere: eucalipti, pini e cipressi. Le pendici del Monte Cavallo sono ricche di vegetazione tipica della macchia mediterranea: sambuco, oleandro, giunco, lentisco, palma nana, olivastro, robinia, ginestre, salvia, timo, rosmarino e asparago.
Nel territorio sono presenti, tra i mammiferi, le classiche specie degli ambienti mediterranei. Il coniglio e la volpe sono quelle più facili da contattare. Un mammifero in declino, a causa del bracconaggio, è l'istrice che può superare i 15 kg di peso. Molto rara è la lepre, mentre più comuni sono il riccio e la donnola. Sono stati avvistati, inoltre, dei cinghiali nel bosco di Monte Cavallo. Tra i rettili lo splendido ramarro e alcuni ofidi, come il biacco, la natrice, il saettone e la vipera. Gli anfibi sono bene rappresentati dal discoglosso e dal rospo comune, in regressione a causa del crescente uso di pesticidi in agricoltura.
Nell'avifauna c'è una massiccia presenza di columbidi e corvidi. Tra i rapaci notturni c'è una scarsa presenza di civette e barbagianni.
Clima
Il clima è mite d'inverno e caldo-secco d'estate. Il valore medio annuo della temperatura è di 17 °C, con minime di 2 °C e massime di 33° con punte eccezionali di 40 °C nel mese di luglio. I venti dominanti sono il Ponente e il Mezzogiorno, che porta la pioggia. La media della piovosità annua è di mm 664. La concentrazione delle piogge si ha in autunno e in inverno.
Classificazione climatica: zona C, 1160 GG.
Origini del nome Cianciana potrebbe derivare dal nome del patrizio romano Lucio Cincio AlimentoIpotesi di Cesare Sermenghi. che possedeva la Massa Cinciàna (o Chincàna), nel territorio in cui sarebbe sorta l'odierna Cianciana. Come altri comuni siciliani, assunse, perciò, il nome del patrizio che la possedeva con l'aggiunta della desinenza -ana (Giuliana, Siculiana, Giarratana, Favignana). Questi centri, nati come residenze di signori, videro, nel tempo, sviluppare un insediamento più articolato. Fu menzionata per la prima volta nella lettera inviata da papa Gregorio Magno nel 591 al rettore suddiacono Pietro. Il nome odierno compare solo nel Settecento.
Storia
Età antica Già nel II millennio a.C., i Cretesi, insediati nell'area dove sorge l'odierna Cattolica Eraclea, risalivano il fiume Halykos per recarsi ad un'antica e ricca salina, poi denominata Salina Chiancana. La salina ha richiamato, nel corso dei secoli, cretesi, greci, romani e arabi, che oltre a commerciare con i mercanti di salgemma crearono una certa rete di interscambio culturale tra la costa e le popolazioni residenti nell'entroterra. Senza dubbio si ebbe lo stesso effetto con la successiva scoperta delle miniere di zolfo, che attirò mercanti da tutta la Sicilia.
Una rilevante testimonianza ci è data da Erodoto, storico greco, che, nel V secolo a.C. parla di un avamposto punico in un'area compresa tra i territori delle odierne città di Cianciana e di Sant'Angelo Muxaro.
In seguito, in epoca romana, nella contrada Ciancianìa probabilmente sorgeva una villa, o massa, denominata Massa Cinciana che si pensa sia fatta stata costruire dal patrizio romano Lucio Cincio Alimento, pretore in Sicilia nell'anno 210 a.C.
In uno stralcio della lettera si legge:
« Liberato negotiatori, qui se ecclesiae commendanuit, qui habitat in massa Cinciana, annuam continentiam a te uolumus fieri. Cuius continentiae summam ipse aestima qualis esse debeat, ut renuntiata nobis in tuis possit rationibus imputari. De presenti uero indictione iam a filio nostro Seruo-dei iacono percepit. »
Si può ragionevolmente supporre, sulla base dei ritrovamenti e almeno fin quando non sarà effettuato una ricerca archeologica di taglio rigorosamente scientifico, che l'ultimo attacco, probabilmente sferrato dagli Arabi, portò gli abitanti della Massa ad abbandonare il sito.
A partire dal IX secolo, infatti, la Sicilia conobbe la dominazione araba e nelle terre ciancianesi sorse Kalatt-IblatanuKalat (castello, roccia) fu sottomessa dai Musulmani nell'840; si ribellò nell'860 per tornare all'obbedienza nell'868 e risollevarsi nel 938. Si arrese solo nel 1087., di cui si hanno solo poche e incerte notizie.
Età medievale L'insediamento arabo di Kalatt-Iblatanu fu distrutto da Federico II perché gli abitanti saraceni si rifiutarono di prestargli giuramento di fedeltàQuei Musulmani vennero deportati a Lucera dai Pagani dopo che lo stesso aveva esteso i propri domini su quelle terre.
Nell'XI secolo il feudo Chincana faceva parte del contado di CammarataGaetano Di Giovanni, Notizie storiche su Casteltermini e suo territorio, Montes, Girgenti, 1870. Nel 1305 Federico II d'Aragona confermò la concessione del latifondo Chincana, ove esisteva il Casale Chincana, dal contado di Cammarata fatta da Federico d'AntiochiaSecondo Signore di Cammarata e MacaldaFiglia di Vinciguerra-Palizzi, primo Signore di Cammarata, sua moglie, a Bartolomeo da BrindisiRe Federico II d'Aragona - Descriptio regni feudorum etc. presso Ros.Gregorio, Biblioteca scriptorum qui res in Sicilia gestas sub Aragonum imperio retulere etc., Palermo, Tipografia Regia, 1792, pag.469: Vi è scritto: Batholomeus de Brundisio civis Cathanie pro casali Chincave, positi in tenimento Cammarate., medico del re. Nel 1320 il casale è ancora attestato. Durante la grave crisi demografica, che colpì la Sicilia tra il XIV e il XV secolo, il Casale Chincana sparì, così come tanti altri centri abitati dell'isola.
Nelle investiture feudali della baronia di Chincana a partire dal 1396 e fino al 1584 si parla soltanto del feudo di Chincana o Ciancianìa.
Età moderna Tra le poche notizie, si sa che nel 1554 la baronia di Cianciana era suffragera della Ducea di Bivona, in quanto nullius territori.
Nell'anno 1583 Girolamo II Ficarra acquistò il feudo Ciancianìa dalla casa Lanza e si investì di sette aratate di terre di pertinenza del feudo.
Nel 1646 Diego Joppolo, comprò la Baronia di Cianciana e sette aratate di terra appartenenti al feudo. Lo stesso, nel 1666, ricevette, dal Re Filippo II, il titolo di Duca di Sant'Antonino sulla Baronia di Cianciana, per sé e i suoi eredi e successori, con ordine di primogenitura. Ma la fondazione vera e propria di un nucleo abitato, Sant'Antonino di Cianciana, risale al 4 ottobre del 1646, anno in cui donna Sigismonda D'Honofrio, moglie di Diego Joppolo, dietro pagamento di 200 onze alla corte, ottenne per il primogenito Antonio GiuseppePoi Pretore di Palermo nel 1691, potestà di fabbricare e popolare nel feudo di Cianciana e nei sette aratati di terre confinanti con facoltà di far castello e fortezza e con la elezione di officialiLicentia Pupulandi: concessa come ricompensa per i servigi resi alla corona, permetteva di acquisire la giurisdizione civile sul paese ma non quella penale. Il nome Sant'Antonino fu dato a causa della profonda devozione di Antonio Giuseppe verso il Santo Protettore di Padova.
All'epoca della fondazione Sant'Antonino era inizialmente composto dal feudo di Ciancianìa e Feudotto, con un'estensione complessiva di 1517 ettari, 43 are e 78 centiari.