Il commercio romano con l'India (si veda anche rotta delle spezie e la via dell'incenso) iniziò all'incirca sul finire del I secolo a.C., in seguito alla fine della dinastia tolemaica e all'inclusione dell'Egitto nell'Impero romano operata da Augusto. L'uso dei monsoni ai fini della navigazione, che permetteva un viaggio più sicuro di quello lungo e pericoloso seguendo le coste, favorì il commercio tra India e Roma. I commercianti romani si stabilirono nell'India meridionale, fondando insediamenti commerciali che sopravvissero a lungo anche dopo la caduta dell'impero romanoCurtin 1984: 100 e la perdita da parte di Roma dei porti sul Mar Rosso, usati in precedenza per rendere sicure le tratte con l'India fin dai tempi della dinastia tolemaica.
Questa via meridionale permise di aumentare il commercio tra l'antico Impero romano e il subcontinente indiano a tal punto che politici e storici romani documentarono il proprio disappunto per la perdita di oro e argento usati per acquistare seta e viziare le mogli romane e così la nuova via andò eclissando quella terrestre fino a soppiantarla completamente.
Come testimonia Strabone, l'imperatore romano Augusto ricevette ad Antiochia un ambasciatore di un re dell'India meridionale chiamato Pandyan da Dramira. La regione del Pendyas, Pandi Mandala, era descritta come Pandyan Mediterranea nel Periplo e Modura Regia Pandyan di TolomeoThe cyclopædia of India and of Eastern and Southern Asia. Sopravvissero anche alla perdita dei porti in Egitto e nel Mar RossoHoll 2003: 9 (c. 639-645 d.C.) da parte dei bizantini causate dalla pressione dell'espansione islamica. Qualche tempo dopo la cessazione delle comunicazioni tra il regno cristiano di Axum e l'Impero romano d'Oriente nel VII secolo, il Regno di Axum cadde lentamente in rovina, fino a svanire nell'oblio, secondo quanto riportato nelle fonti occidentali. Sopravvisse, nonostante la pressione delle forze islamiche, fino all'XI secolo quando venne riconfigurato durante un conflitto dinastico. Le comunicazioni ripresero dopo la ritirata delle forze musulmane.
Contesto storico
La dinastia seleucide controllava una sviluppata rete commerciale con l'India, già esistente in passato quando era sotto il dominio persiano degli Achemenidi.Potter 2004: 20 La dinastia tolemaica, che controllava le parti occidentali e settentrionali delle tratte commerciali con l'Arabia meridionale e con l'India, iniziò a esplorare la possibilità di stabilire rotte commerciali con l'India prima del coinvolgimento romano, ma secondo lo storico Strabone il volume del commercio greco-indiano non era comparabile a quello delle successive rotte romane.
Il Periplus maris erythraei cita un periodo in cui il commercio navale tra India ed Egitto non comportava una navigazione diretta.Young 2001: 19 I materiali da commerciare venivano spediti ad Aden:
La dinastia tolemaica sviluppò il commercio con l'India attraverso i porti del Mar Rosso.Shaw 2003: 426 Con la creazione della provincia romana dell'Egitto, i romani ereditarono i porti e questa rotta commerciale sviluppandola ulteriormente.
Geografi classici come Strabone e Plinio il Vecchio erano solitamente lenti nell'aggiornare le loro opere con nuove informazioni e, dalla loro posizione di studiosi illustri, apparivano prevenuti nei confronti degli umili mercanti e i loro resoconti topograficiParker 2008: 118.. La Geografia di Tolomeo rappresenta una sorta di rottura con questo, in quanto dimostra un'apertura nei confronti di questi racconti e non sarebbe stato in grado di tracciare il golfo del Bengala in modo così accurato senza il contributo dei commercianti. Dunque, probabilmente non sorprende il fatto che Marinus e Tolomeo si basarono sulla testimonianza di un marinaio greco chiamato Alessandro per raggiungere "Cattigara" (molto probabilmente Oc Eo, Vietnam, dove sono stati scoperti manufatti romani del periodo Antonino) nel Magnus Sinus (cioè il golfo del Siam e Mar Cinese Meridionale) situato a est del Chersoneso Aureo (penisola malese)Young 2001: 29.Mawer 2013: 38.. Nel Periplo del Mar Eritreo, risalente al I secolo d.C., l'anonimo autore che parla greco, un mercante dell'Egitto romano, fornisce dei vividi resoconti delle città commerciali dell'Arabia e dell'India, includendo tempi di percorrenza da fiumi e città, indicazioni su dove ancorare, la posizione delle corti reali, descrizioni di stili di vita dei locali e tipi di beni che si trovano nei loro mercati, e i periodi migliori durante l'anno per salpare dall'Egitto verso queste regioni per sfruttare i monsoni, tanto che è chiaro come si tratti di qualcuno che abbia visitato molti di questi luoghi.
Era cristiana (o Era Volgare)
Prima dell'espansione romana, i vari popoli del subcontinente avevano già stabilito dei rapporti commerciali marittimi piuttosto solidi con altri stati. L'aumento significativo dell'importanza dei porti indiani, tuttavia, non si ebbe fino all'apertura del Mar Rosso da parte dei greci e alle conquiste romane in quanto allo sfruttamento dei monsoni stagionali della regione. I primi due secoli dell'era volgare indicano un marcato incremento nel commercio marittimo tra l'India occidentale e l'est romano. L'espansione del commercio fu resa possibile dalla stabilità portata nella regione dall'Impero romano a partire dal regno di Augusto (27 a.C. - 14 d.C.) che permise nuove esplorazioni e la creazione di monete d'oro e d'argento.
La costa occidentale dell'India attuale viene menzionata spesso in letteratura, come per esempio, nel Periplo del Mar Eritreo. La regione era nota per le sue forti correnti di marea, onde turbolente e fondali marini rocciosi che erano pericolosi per la navigazione. Le ancore delle navi venivano prese dalle onde e si staccavano facilmente, provocando il capovolgimento dell'imbarcazione o causando naufragi. Ancore di pietra sono state ritrovate vicino a Bet Dwarka, un'isola situata nel golfo di Kutch, che provenivano da navi scomparse in mare. Sono state svolte esplorazioni attorno a Bet Dwarka sia vicino alla riva che in alto mare a partire dal 1983. I ritrovamenti includono degli oggetti di piombo e pietra sepolti nei sedimenti, considerati essere delle ancore a causa dei fori assiali. Sebbene sia poco probabile che i resti della chiglia del relitto siano sopravvissuti, le esplorazioni in mare del 2000 e 2001 hanno prodotto sette anfore di misura diversa, due ancore di piombo, quarantadue ancore di pietra di diverso tipo, una serie di cocci e un lingotto di piombo circolare. I resti delle sette anfore avevano una struttura spessa e grezza con una superficie ruvida che veniva usata per esportare vino e olio dall'Impero romano. Gli archeologi hanno concluso che la maggior parte di queste erano anfore da vino, dato che l'olio d'oliva era molto meno richiesto nel subcontinente.
Dato che le scoperte a Bet Dwarka sono significative per la storia marittima della regione, gli archeologi hanno studiato i reperti in India. Nonostante le condizioni sfavorevoli relative alla collocazione dell'isola, questi oggetti hanno reso Bet Dwarka, come anche il resto dell'India occidentale, un importante centro di commercio. Come si può desumere dalla letteratura latina, Roma importava tigri indiane, rinoceronti, elefanti e serpenti per usarli in spettacoli circensi - un metodo utilizzato da Roma come intrattenimento per prevenire le rivolte. Si nota nel Periplo che le donne romane indossavano anche perle provenienti dall'oceano Indiano e utilizzavano una serie di erbe, spezie, pepe, bacche di goji, costus (Aucklandia costus), olio di sesamo e zucchero per la preparazione del cibo. L'indaco veniva usato come colore, mentre tessuti di cotone venivano usati come capi di vestiario. Inoltre, Roma importava dal subcontinente anche ebano per mobili, lime indiani, pesche e vari altri frutti per usi medicinali. L'India occidentale, di conseguenza, riceveva grandi somme di oro romano durante quest'epoca.
Per navigare lungo gli stretti golfi dell'India occidentale servivano delle speciali grandi imbarcazioni ed era anche richiesto un certo sviluppo nella cantieristica navale. All'entrata nel golfo, delle grandi navi chiamate trappaga e cotymba aiutavano a guidare le imbarcazioni straniere in modo sicuro fino al porto. Queste navi erano in grado di svolgere anche viaggi costali relativamente lunghi, come si può vedere dai diversi sigilli che le riproducevano. In ogni sigillo, alcune righe parallele probabilmente indicavano le travi delle navi, mentre al centro dell'imbarcazione si trovava un singolo albero con una base a treppiede.
Oltre alle recenti esplorazioni, gli stretti rapporti commerciali, insieme allo sviluppo nel campo della costruzione delle navi, sono state supportate dal ritrovamento di varie monete romane. Su queste monete erano rappresentate due navi con alberi imponenti. Così, queste rappresentazioni di navi indiane, originate sia dalle monete che dalla letteratura (Plinio e Pluriplus), suggeriscono uno sviluppo marittimo indiano dovuto alla crescita del commercio indo-romano. Inoltre, le monete d'argento romane scoperte nell'India occidentale risalgono al I, II e V secolo. Queste monete romane suggeriscono anche che la penisola indiana possedeva un rapporto commerciale marittimo stabile con Roma durante il I e II secolo d.C.. Le vie terrestri, durante il regno di Augusto, venivano anche utilizzate dagli ambasciatori indiani per raggiungere Roma.
Le scoperte fatte a Bet Dwarka e nelle altre zone sulla costa occidentale dell'India suggeriscono fortemente che sussistevano dei rapporti commerciali forti tra Roma e l'India durante i primi due secoli dell'era volgare. Il III secolo, tuttavia, rappresentò la fine del commercio indo-romano. La rotta marittima che collegava Roma all'India venne chiusa e come risultato il commercio ritornò a quello che era stato ai tempi precedenti all'espansione e all'esplorazione romana.
Istituzione del commercio romano-indiano
Con la sostituzione del controllo greco con quello romano sul Mar Mediterraneo, fu rinforzato il commercio marittimo diretto con l'oriente e furono eliminate le tasse precedentemente riscosse dagli intermediari che controllavano le varie vie commerciali terrestri.Lach 1994: 13 La citazione di Strabone riguardo alla enorme crescita del volume commerciale dopo la conquista romana dell'Egitto suggerisce che in quell'epoca i monsoni erano conosciuti e sfruttati per il commercio.Young 2001: 20
Il commercio avviato da Eudosso di Cizico nel 130 a.C. continuò ad aumentare; secondo Strabone:
Ai tempi di Augusto fino a 120 navi salpavano ogni anno da Myos Hormos verso l'India. Così tanto oro fu utilizzato in questo commercio, e apparentemente riutilizzato dai Kushan per il conio delle loro monete, che Plinio si lamentò della perdita di questa materia prima:
Commercio di animali esotici