Fu proclamato santo da papa Paolo V nel 1610, a soli 26 anni dalla morte, ed è considerato tra i massimi riformatori della Chiesa cattolica nel XVI secolo, anima e guida della Controriforma cristiana cattolica, nonché persecutore di protestanti evangelici. Tra le maggiori riforme da lui proposte e accettate dal Concilio di Trento, vi fu l'istituzione dei seminari per la formazione e l'educazione dei presbiteri.
"In un secolo in cui l'altezza media degli uomini non superava il metro e sessantacinque, Carlo Borromeo era alto più di un metro e ottanta"; così lo descrive Federico Rossi di Marignano:biografia pubblicata dagli Oscar Mondadori nel 2010. non solo era molto alto, ma era anche di corporatura robusta. San Carlo osservava la raccomandazione di Ambrogio e di Agostino di digiunare e destinare ai bisognosi il denaro risparmiato. Negli ultimi anni di vita, secondo l'uso ecclesiastico antico, consumava un solo pasto al giorno, dopo il vespro. Si dice però che, pur tralasciando cibi costosi e preferendo il semplice pane, l'assumesse «in assai quantità».
Carlo Borromeo portò sempre la barba, anche se la vasta iconografia seicentesca lo raffigura spesso glabro; cominciò infatti a radersi solo nel 1576, al tempo della prima grande peste, e mantenne il volto rasato in segno di penitenza durante gli ultimi otto anni di vita.Rossi di Marignano, 2010, pp. 5-6. Nipote di papa Pio IV (la madre Margherita Medici di Marignano era sorella di Pio IV, al secolo Giovanni Angelo Medici di Marignano), fu da lui nominato cardinale e segretario privato quando aveva poco più di vent'anni. In tale veste il giovane Carlo partecipò ai lavori del Concilio di Trento, divenendone protagonista proprio nel periodo conclusivo.
Dopo la morte dello zio, nel 1566 Carlo Borromeo si trasferì da Roma a Milano, attuando nella diocesi ambrosiana i dettami tridentini e vivendo in ascetica povertà. Dedicò la sua azione pastorale alla cura delle anime e alla moralizzazione dei costumi, promuovendo oltre al culto «interiore» anche il culto «esteriore» – riti liturgici, preghiere collettive, processioni – ravvivando in tal modo la fede, l'identità e la coesione sociale soprattutto dei ceti più popolari.Rossi di Marignano, 2010, pp. 4-5. Riformò la diocesi, nella quale la disciplina ecclesiastica era «del tutto persa», perché da quasi un secolo gli arcivescovi titolari, risiedendo altrove, l'avevano abbandonata a sé stessa limitandosi a goderne le rendite.
Carlo affrontò «contrasti tanto grandi [...] et da persone tanto potenti che havriano impaurito ogni grand'animo». Nell'attuare i decreti tridentini il Borromeo si espose infatti alla reazione di coloro che vedevano lesi i propri privilegi: fu contrastato dai governatori spagnoli e dal Senato milanese, minacciato con i bastoni dai frati minori osservanti, aggredito con le spade dai canonici di Santa Maria della Scala, minacciato dalle monache di Sant'Agostino, vilipeso da quelle di Lecco e colpito con una archibugiata alla schiena da un sicario dell'ordine degli Umiliati.
Biografia
I primi anni
Figlio di Giberto II Borromeo, conte di Arona, e di Margherita Medici di Marignano (1510-1547), sorella di Pio IV, Carlo Borromeo era il giovane rampollo della nobile e potente famiglia lombarda dei Borromeo. Nacque il 2 ottobre 1538, di mercoledì, tra le 8 e le 9 di mattina, nella Rocca di Arona, nella stanza detta all'epoca "dei Tre Laghi" e oggi detta "di San Carlo" in suo onore, anche se alcuni credono che sia nato a Induno Olona, nel castello di Frascarolo, in provincia di Varese. Venne battezzato poco dopo nella chiesa parrocchiale di Arona. Da giovane suonava liuto e violoncello, amava il fasto, la caccia, le feste e gli scacchi, ma la morte improvvisa del fratello primogenito lo indusse a cambiare vita e diventare sacerdote, conducendo una vita morigerata per il resto dei suoi giorni. Studiò a Milano materie umanistiche sotto la guida di frate Giacomo Merula e poi diritto canonico e civile all'Università degli Studi di Pavia sotto la guida del futuro cardinale Francesco Alciati; lì si laureò in utroque iure il 6 dicembre 1559 e nel 1564 vi creò una struttura residenziale per studenti universitari di scarse condizioni economiche ma con elevati livelli di preparazione e attitudine allo studio; l'istituto prese da lui il nome di Almo Collegio Borromeo, oggi fra i collegi più antichi d'Italia, il secondo più antico a Pavia (secondo solo al Collegio Castiglioni Brugnatelli), nonché uno dei più prestigiosi collegi storici pavesi.
A Milano ricevette l'abito clericale (pur senza essere ancora ordinato sacerdote) e la tonsura per mano del vescovo di Lodi, Giovanni Simonetta, il 13 ottobre 1547. All'età di circa dodici anni, per rinuncia di suo zio Giulio Cesare Borromeo, ottenne in affidamento l'abbazia di San Leonardo di Siponto nella provincia di Manfredonia, con l'ufficio e la dignità di abate commendatario, il reddito della quale fu da lui devoluto interamente per la carità verso i poveri. Divenne nel contempo anche commendatario delle abbazie dei Santi Felino e Graziano ad Arona (20 novembre 1547), di San Silano di Romagnano (10 maggio 1558) e priore commendatario di Santa Maria di Calvenzano (8 dicembre 1558).
Nel 1558 morì suo padre. Pur avendo un fratello maggiore, il conte Federico Borromeo, a Carlo fu richiesto dai parenti di prendere il controllo degli impegnativi affari di famiglia.
A Roma presso la corte dello zio Pio IV e il cardinalato
Il 25 dicembre 1559 lo zio materno, Gian Angelo Medici di Marignano, venne eletto papa con il nome di Pio IV e chiamò a Roma i suoi nipoti Federico e Carlo Borromeo per renderli suoi stretti collaboratori nell'amministrazione degli affari della Chiesa. Il 13 gennaio 1560 Carlo venne nominato protonotario apostolico partecipante e referendario della corte papale. Il 22 gennaio successivo venne ammesso quale membro della consulta per l'amministrazione dello Stato Pontificio entrando così nel pieno della gestione statale e "laica" dei possedimenti del papa. Dal 27 gennaio di quello stesso anno divenne anche abate commendatario di Nonantola, San Gallo di Moggio, Follina, Santo Stefano del Corno, una in Portogallo e una nelle Fiandre.
Nel concistoro del 31 gennaio 1560, venne subito creato dallo zio cardinale diacono e ricevette la berretta e il titolo dei Santi Vito e Modesto il 14 febbraio successivo. Venne nominato amministratore dell'arcidiocesi di Milano dal 7 febbraio di quello stesso anno e quindi legato pontificio a Bologna e in Romagna per due anni dal 26 aprile 1560. Il 4 settembre del 1560 optò per il titolo cardinalizio di San Martino ai Monti.
Orientato ormai definitivamente alla carriera ecclesiastica per convenienza e orientamento personale, iniziò il proprio percorso presbiterale ricevendo il suddiaconato e il diaconato il 21 dicembre 1560 direttamente dal pontefice e poco dopo venne nominato Segretario di Stato, una delle massime cariche nell'amministrazione dello Stato della Chiesa. Dal 1º giugno 1561 venne nominato governatore di Civita Castellana e di Ancona, nonché proclamato cittadino onorario di Roma. Nel 1562 fondò l'Accademia Vaticana, di ispirazione arcadica, e dal 1º dicembre di quello stesso anno divenne governatore di Spoleto e membro del Sant'Uffizio.
Nel 1562 il fratello Federico morì improvvisamente e quindi a Carlo fu consigliato di lasciare l'ufficio ecclesiastico, di sposarsi e avere dei figli, per non estinguere la dinastia familiare, ma Carlo preferì proseguire la propria missione ecclesiastica e il 4 settembre 1563 venne ordinato sacerdote per mano del cardinale Federico Cesi nella basilica romana di Santa Maria Maggiore. Ereditò comunque il titolo di principe di Orta, che spettava alla sua famiglia.
L'ordinazione episcopale e i lavori per il Concilio di Trento
Carlo Borromeo sfruttò la propria influenza come segretario di Stato pontificio per riaprire il Concilio di Trento al quale prese parte direttamente nelle sessioni del 1562-1563, i cui decreti finali vennero confermati dal pontefice nel concistoro del 26 gennaio 1564. Durante queste ultime delicate fasi, il Borromeo intervenne direttamente perorando la causa cattolica nella visione della Messa come vero e proprio sacrificio di Cristo rinnovato in ogni celebrazione, e contrastando la visione protestante secondo la quale l'eucaristia sarebbe un memoriale dell'ultima cena.
Sempre su impulso di Carlo Borromeo vennero approvati i decreti relativi agli ordini sacri e all'istituzione dei seminari, giungendo a toccare temi importanti e molto sentiti all'epoca come il valore del matrimonio e il celibato sacerdotale, pratica a cui il cardinale diede largo spazio personale.
Intanto, il 7 dicembre 1563 era stato consacrato vescovo nella Cappella Sistina per mano del cardinale Giovanni Antonio Serbelloni, assistito da Tolomeo Gallio, arcivescovo di Manfredonia, e da Felice Tiranni. Poco dopo divenne presidente della commissione di teologi incaricati dal Papa sul finire dell'anno di elaborare il Catechismus Romanus assieme a grandi personaggi della controriforma come San Pietro Canisio, San Turibio da Mogrovejo e San Roberto Bellarmino; lavorò nel contempo per la revisione del messale e del breviario nonché della musica da utilizzarsi durante la messa, supportando in quest'ultima ottica la carriera del milanese Orfeo Vecchi.
Preconizzato arcivescovo di Milano il 12 maggio 1564 (dove già svolgeva la funzione di amministratore apostolico per conto dello zio), incontrò in questa nomina l'opposizione di Ippolito II d'Este che già aveva svolto nella diocesi la carica di amministratore e che sembrava il candidato favorito a succedere come arcivescovo effettivo dopo la salita al soglio pontificio di Pio IV. Da arcivescovo si premurò di far scarcerare da Venezia Alessandro Valignano, abate e nobile teatino amico del defunto papa Paolo IV e che diventerà visitatore gesuita plenipotenziario in Asia per decenni.
Il Borromeo, a ogni modo, venne poco dopo nominato governatore di Terracina (3 giugno) e arciprete della basilica romana di Santa Maria Maggiore (ottobre 1564). Optò quindi per il titolo presbiterale di Santa Prassede (17 novembre 1564) e gli venne garantito dal pontefice il titolo di conte palatino. Prefetto della Sacra Congregazione per il Concilio di Trento, mantenne la carica dal 1564 al settembre del 1565 quando venne nominato legato a Bologna nonché vicario generale spirituale per tutta l'Italia (17 agosto 1565). Penitenziere maggiore dal 7 novembre del 1565, rimase in questa carica sino al 12 dicembre 1572.
Pur con la morte dello zio pontefice nel 1565, rimase uno dei principali personaggi influenti nella chiesa: prese parte al conclave del 1565-1566 che elesse Pio V; lasciò il conclave poco dopo l'elezione del Papa a causa di un malessere, ma chiese al nuovo pontefice di prendere il nome pontificale di Pio.
L'opera riformatrice come arcivescovo di Milano