Il dialetto bolognese (nome nativo: dialàtt bulgnaiṡ, ) è una varietà linguistica della lingua emiliana, parlato principalmente nella città metropolitana di Bologna (fuorché ad est del fiume Sillaro, dove viene parlata la lingua romagnola), nel circondario di Castelfranco Emilia in provincia di Modena e, in sottovarianti locali, nei comuni di Sambuca Pistoiese, Cento, Sant'Agostino e Poggio Renatico. Nella città di Argenta (e nelle frazioni limitrofe di Bando e Santa Maria Codifiume) viene parlato un dialetto di transizione tra il bolognese e il ferrarese; mentre nel comune di Savignano sul Panaro si parla una variante del modenese con forti connotazioni bolognesi. Viene anche denominato emiliano sud-orientale e appartiene al più vasto gruppo linguistico gallo-italico.
Sottovarianti locali Il dialetto bolognese presenta una varietà piuttosto ricca di forme vernacolari all'interno della sua area di diffusione. Il linguista Daniele Vitali distingue sei sottovarianti principali che, pur presentando unitarietà a livello grammaticale, differiscono per tratti fonetici e lessicali: il bolognese cittadino, i dialetti rustici occidentali, orientali e settentrionali e i dialetti montani medi e alti...
L'insieme formato dal bolognese cittadino e dai suoi dialetti rustici e montani costituisce il cosiddetto . Ne è escluso l'imolese, che appartiene al sottogruppo ravennate-forlivese dei dialetti romagnoli, mentre vi sono inclusi dialetti parlati fuori dai confini della provincia di Bologna, come il centese (provincia di Ferrara), il castelfranchese (provincia di Modena) e il pavanese (provincia di Pistoia)..
Di queste sottovarianti, quella cittadina è l'unica ad essere stata oggetto di studi linguistici e lessicografici approfonditi ed è anche quella che gode di una letteratura più vasta.
Bolognese cittadino Il Vitali distingue il bolognese cittadino nelle varianti intramuraria, parlata nel centro storico, ed extramuraria, parlata al di là dei viali di circonvallazione (all'epoca, le mura cittadine).:Va sùbito chiarito che cosa s'intende per "dialetto bolognese": si tratta dell'insieme di dialetti affini usati nella provincia di Bologna, senza però coincidere coi confini amministrativi [...].In questo lavoro, le varianti rustiche e montane sono state considerate principalmente per illustrare le differenze rispetto al bolognese cittadino, a sua volta distinguibile in "intramurario" e "extramurario", secondo una linea di confine che passava lungo le mura, abbattute agl'inizi del '900 e sostituite dai viali di circonvallazione. Le diverse pronunce extramurarie iniziavano, dunque, a sentirsi subito fuori del centro storico, e erano usate in piccoli insediamenti privi di continuità col nucleo cittadino (ma ad esso gradualmente conglobati [...]); in fondo, tali parlate si possono già definire "rustiche" e, come queste, sono più conservative rispetto al bolognese intramurario. Fino alla Seconda guerra mondiale, il bolognese intramurario si divideva in più varietà, caratteristiche dei vari borghi del centro storico, ma esse si sono fuse per dare vita al bolognese intramurario moderno, definito anche standard per essere considerata la più prestigiosa tra tutte le varianti del dialetto bolognese.:[...] con le trasformazioni sociali intervenute subito dopo la seconda guerra mondiale, scomparvero le condizioni per cui i bolognesi passavano l'intera vita senza uscire dal borgo natìo, il che permise la nascita d'un intramurario moderno le cui differenze tradizionali, sempre esistite e segnalate fin dal De vulgari eloquentia (Liber primus, IX, 4), hanno perso molto del loro peso. È in particolare a questa pronuncia intramuraria "standard", ben rappresentata da Luigi Lepri, che facciamo riferimento nel descrivere le articolazioni dei suoni bolognesi cittadini [...].Una descrizione "standard" del bolognese intramurario odierno è resa più complicata da due importanti fenomeni sociolinguistici: per via delle trasformazioni storico-sociali già ricordate, si verificò un massiccio afflusso di bolognesi extramurari, rurali e montanari verso il nucleo cittadino in espansione proprio nel momento in cui stava nascendo l'odierno intramurario "standard", che s'è così ritrovato in minoranza numerica nella sua stessa area di diffusione e non è rimasto impermeabile, come si vedrà, alle influenze esterne, pur continuando a esser considerato (unitamente a quello dei più anziani che hanno ancora differenze di borgo) "il vero bolognese" o "il bel bolognese pulito".
Rispetto ad altre sottovarianti di bolognese, in quello cittadino si registrano le seguenti tendenze odierne:; . Riduzione di ä e å ad a davanti a consonanti nasali: mentre nei dialetti rustici occidentali naturalmänt si pronuncia , nella variante cittadina odierna la stessa parola verrà pronunciata o ; il nome della città di Bologna, Bulåggna, in città viene pronunciato , e parole distinte come mänt "mente" e månt "monte" suonano ormai come omofone. Riduzione di ä e å ad a anche davanti alle altre consonanti: in bolognese cittadino casàtt, sacc , e rått, råss , , mentre ad es. nei dialetti montani medi si dice ancora , , , .
Dialetti rustici occidentali I dialetti bolognesi rustici occidentali sono parlati nei comuni della pianura e della collina ad ovest di Bologna, tra i quali in particolare , San Giovanni in Persiceto, . Appartiene a questo ramo anche il dialetto di e, in una variante di transizione con il modenese, quello di Savignano sul Panaro, in provincia di Modena.
La loro principale caratteristica comune è data dalla conservazione dei dittonghi davanti a , per cui galéina, lóuna, bĕin, bŏun, véin "gallina, luna, bene, buono, vino", mentre il dialetto bolognese cittadino ha sostituito i dittonghi con la sequenza : galéṅna, lóṅna, bän, bån, vén .
Dialetti rustici orientali I dialetti bolognesi rustici orientali sono parlati nei comuni della pianura ad est di Bologna: Baricella, Malalbergo, Budrio, Castel Guelfo di Bologna, Castel San Pietro Terme, Medicina, Minerbio, Molinella e Ozzano dell'Emilia.
La loro principale caratteristica comune è quella di mantenere i, u del latino volgare davanti a , per cui galîna, lûna "gallina, luna" nel dialetto di Budrio, mentre il dialetto bolognese cittadino ha galéṅna, lóṅna . Nella parte più a nord-est del ramo dialettale rustico orientale, la -a finale di parola è diventata -e, per cui a Malalbergo, Minerbio e Baricella si dice galîne, lûne .
Dialetti rustici settentrionali I dialetti bolognesi rustici settentrionali sono parlati a nord di Bologna, nelle province di Bologna (Argelato, Bentivoglio, Castello d'Argile, Galliera, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale) e Ferrara (Cento, posta comunque nell'arcidiocesi di Bologna).
Sono più conservativi dei dialetti rustici occidentali e orientali, tanto che mantengono il fonema nelle posizioni che aveva un tempo anche in questi dialetti, es. sĕcc, casĕtt "secco, cassetto"; conservano inoltre nelle forme verbali composte il participio passato femminile sia nel singolare sia nel plurale, es. [lî] l'é andéda, äli én andédi "[ella] è andata", "sono andate", in contrapposizione al cittadino invariabile [ló] l'é andè, [lî] l'é andè "[egli] è andato", "[ella] è andata".
La loro principale caratteristica è comunque il passaggio di -ina a -énna con allungamento della n, es. galénna "gallina", laddove il dialetto bolognese cittadino ha galéṅna . In alcune località, ad es. nella frazione centese di Renazzo, -una diventa, simmetricamente, -ónna , es. lónna "luna", laddove il bolognese cittadino ha lóṅna . Un'altra caratteristica è la chiusura della vocale tonica negli infiniti della prima classe, ossia quelli terminanti in -ér, es. andér "andare", e nel participio passato, es. andé "andato", in contrapposizione alla corrispondente vocale aperta del dialetto cittadino.
Dialetti montani medi I dialetti bolognesi montani medi sono parlati sul medio Appennino bolognese nella zona tra la fascia collinare e la montagna alta, dove arrivano nella loro diffusione più meridionale fino a Porretta.. Le innovazioni del bolognese si sono diffuse in questi luoghi in seguito alla dominazione della città di Bologna dall'alto Medioevo fino ai giorni nostri: essi presentano perciò tratti grammaticali comuni al dialetto bolognese cittadino, ma anche elementi fonetici di transizione con i dialetti montani alti parlati nella fascia al confine con la Toscana.
Più precisamente sono diffusi nei comuni di , Gaggio Montano,. Grizzana Morandi,. e Vergato, nonché nelle località di Porretta (comune di Alto Reno Terme), Savigno (comune di Valsamoggia), Rocca Corneta (comune di Lizzano in Belvedere) e .
I dialetti montani medi si caratterizzano per una maggiore conservatività rispetto ai dialetti della pianura, e in particolare rispetto al dialetto bolognese cittadino; d'altra parte, sono più innovativi dei dialetti montani alti. Come i dialetti rustici settentrionali, mantengono il fonema nelle posizioni storiche, es. sĕcc, casĕtt "secco, cassetto", laddove il bolognese cittadino ha sacc, casàtt ..
Mantengono inoltre i fonemi nelle posizioni storiche, es. mêla, pêra, fiôr, sôl "mela, pera, fiore, sole", laddove il bolognese cittadino ha dittongato: maila, paira, fiåur, såul . Ancora, hanno -énna, -ûna come i dialetti rustici settentrionali: galénna, farénna, lûna, fortûna "gallina, farina, luna, fortuna", laddove il bolognese cittadino ha galéṅna, faréṅna, lóṅna, furtóṅna . Alcuni dialetti montani medi hanno anche lónna, fortónna , di nuovo in analogia ad alcuni dialetti rustici settentrionali.
Una peculiarità fonetica dei dialetti montani medi è la presenza delle vocali intermedie ē, ō da ĕ, ŏ di sillaba aperta latina. Queste due vocali ricordano quelle dei dialetti romagnoli e vengono quindi trascritte fonologicamente allo stesso modo, ossia : mēl, rōda, scōla "miele, ruota, scuola"; in questi casi il bolognese cittadino ha in genere , mêl, rôda, scôla . Inoltre, nei dialetti montani medi il fonema è anche il risultato di a di sillaba aperta latina: sēl, mēr "sale, mare", laddove il bolognese cittadino ha , sèl, mèr .
Una peculiarità fonetica in comune coi dialetti montani alti è la presenza delle vocali nasali: mont. medi chę, bẽ, vĩ, padrõ, ũ "cane, bene, vino, padrone, uno", mont. alti cã, bẽ, vĩ, padrõ, ũ , laddove in bolognese cittadino si dice can, bän, vén, padrån, ón .
Sul piano morfologico, l'articolo singolare maschile, che in bolognese cittadino è al, in molti dialetti montani medi è e: e pŏzz "il pozzo", laddove il bolognese cittadino ha al påzz . Molti dialetti montani medi coniugano "lui ha" e "lei ha" diversamente, alcuni anche "lui è" e "lei è".. Infine, in molti di essi il plurale maschile è invariato, come in modenese, mentre in bolognese cittadino è metafonetico; in altri il plurale metafonetico esiste, ma con regole diverse da quelle bolognesi (e più simili a quelle romagnole).
Dialetti montani alti Con dialetti bolognesi montani alti si intendono i dialetti del sottogruppo bolognese parlati nella fascia montana dell'Appennino bolognese al confine con la Toscana. Vengono definiti alti perché si parlano in quota, ossia a Lizzano in Belvedere, Granaglione, Castel di Casio, Castiglione dei Pepoli, in alcune frazioni del comune toscano di Sambuca Pistoiese e nella frazione di Castelluccio, mentre a Porretta si parla un dialetto appartenente ai dialetti montani medi a causa dei contatti storicamente più frequenti con la città di Bologna.
Presentano alcune caratteristiche in comune con l'area toscana:; . Conservazione delle vocali finali: gatto, sasso (ma cadono nella frase: un gatt rósso "un gatto rosso"); Mancata distinzione fra vocali lunghe e brevi, poiché le vocali accentate sono sempre foneticamente lunghe (tranne in posizione finale, dove possono essere lunghe o brevi dando luogo ad alcune coppie minime: fâ "fai" vs. fà "fa", interpretabili anche come fàa vs. fà);