La scrittura cuneiforme è un antico sistema di scrittura in uso nel Vicino Oriente antico tra la fine del IV millennio a.C. e il I secolo d.C. Il nome, ideato nel XVIII secolo dall'orientalista inglese Thomas Hyde, deriva dalle parole latine cuneus ('cuneo') e forma ('forma').Engelbert Kaempfer è spesso erroneamente indicato come colui che per primo appellò l'antico sistema di scrittura. Nelle sue Amoenitates exoticae (1712) definì "cuneatae" le lettere persepolitane, ma il suo testo fu pubblicato dodici anni dopo la Historia religionis di Thomas Hyde (cfr. )., e fa riferimento alle impressioni di forma triangolare prodotte dagli antichi scribi con uno stilo su argilla umida, composta in tavolette poi essiccate al sole o cotte al forno... Ciascun segno è infatti formato da una o più impressioni prodotte con un vertice dello stilo. La caratteristica forma a chiodo o a cuneo delle impressioni dà il nome al sistema..

Descrizione

La scrittura cuneiforme ai primi stadi è detta proto-cuneiforme, un sistema fatto di segni prodotti tra il 3200 e il 3000 a.C. e diversi da quelli della fase matura. I segni proto-cuneiformi avevano, secondo l'interpretazione tradizionale, natura pittografica e venivano per questo disegnati più che impressi, come sarà poi. Il proto-cuneiforme è ampiamente rappresentato in un corpus di tavolette da Uruk (provenienti dal complesso dell'Eanna, Periodo di Uruk tardo, corrispondente agli strati Uruk IV e III.), prodotte per scopi contabili e consistenti in liste di beni o libri mastri, con disegni degli oggetti, numerali e nomi propri.

Solo gradualmente, il cuneiforme evolse da sistema di tenuta contabile (una scrittura detta "nucleare", perché utile a denotare oggetti e numerali, più che a rappresentare la lingua o i suoi elementi grammaticali.) a sistema di scrittura proprio. Insieme ai geroglifici egiziani (forse contemporanei o di poco posteriori: 3200 a.C. circa), ai sinogrammi (1200 a.C. circa) e ai sistemi di scrittura mesoamericani (600 a.C. circa), la scrittura cuneiforme è generalmente indicata come una delle forme pristine di scrittura, cioè inventate indipendentemente ed ex nihilo. Oltre a poter essere il primo sistema di scrittura mai prodotto, il cuneiforme vanta il più vasto corpus tra i sistemi incipienti. L'interesse legato al cuneiforme è anche legato allo studio del rapporto tra l'iniziale messa a punto della scrittura e il contesto socio-culturale che la produsse.

La prima lingua scritta in cuneiforme fu il sumero; il cuneiforme fu poi adottato, con adattamenti, da una popolazione semita, gli Accadi, intorno al 2350 a.C. Successivamente, fu utilizzata per scrivere diverse altre lingue del Vicino Oriente antico. Due importanti proprietà dei segni cuneiformi erano la "polifonia" (alcuni segni potevano essere letti in più modi) e l'omofonia (lo stesso suono poteva essere scritto con diversi segni). Nella moderna traslitterazione, i segni omofoni vengono distinti da numeri in pedice; così, ad esempio, GU (lino), GU2 (collo), GU3 (voce), GU4 (toro).

Il cuneiforme fu poi lentamente scalzato dall'emergere della lingua aramaica e dal suo alfabeto consonantico, il cosiddetto alfabeto aramaico, che aveva origini fenicie. A parte vaghi riferimenti in Erodoto e Ctesia, dall'età classica in poi la memoria e il significato della scrittura cuneiforme andarono perduti. Nel Medioevo e poi ancor più a partire dal Cinquecento, gli Europei riscoprirono la cultura vicino-orientale: le prime solide testimonianze della scrittura cuneiforme in epoca moderna sono degli inizi del Seicento..

L'interpretazione del cuneiforme riuscì nella prima metà dell'Ottocento, sfruttando la conoscenza dell'antico persiano e l'esistenza di iscrizioni trilingui (in babilonese, elamico e antico persiano). Dopo aver affrontato molto scetticismo, l'assiriologia poté dirsi fondata come scienza nel 1857, quando quattro studiosi furono in grado di produrre indipendentemente l'uno dall'altro quattro traduzioni tra loro coerenti di una iscrizione inedita del re assiro Tiglath-pileser I proveniente da Assur.

Sono noti ad oggi circa mezzo milione di testi in cuneiforme. Secondo l'interpretazione tradizionale, la scrittura nell'antica Mesopotamia era appannaggio di categorie di scribi, istruiti in particolari scuole (dette edubba, cioè casa della tavoletta). Data la notevole importanza della scrittura nell'ambito della società, gli scribi svolgevano spesso importanti incarichi ufficiali.

Storia Il cuneiforme fu messo a punto dai Sumeri intorno al 3200 a.C. per la lingua sumera e poi adattato da altre popolazioni per scrivere le proprie lingue: l'accadico (nelle sue varianti assira e babilonese), l'eblaita, l'ittita, l'elamico, il luvio e l'urarteo. Il primo e più diffuso di questi sistemi cuneiformi è quello sumero-accadico. Si parla di cuneiforme anche a proposito del persiano antico e dell'ugaritico, che rappresentano ulteriori adattamenti e semplificazioni del sistema originale.. In particolare, il cuneiforme ugaritico prese a modello il cuneiforme sumero-accadico solo in termini estetici, perché di fatto i suoi segni avevano valore puramente alfabetico.

La messa a punto del cuneiforme avvenne in un contesto di significative trasformazioni sociali, in un'epoca in cui, nella Bassa Mesopotamia, si andavano sviluppando la rivoluzione urbana, forme di società complesse e stratificate, opere architettoniche di dimensioni monumentali, coordinate da una classe dirigente di nuova formazione e realizzate dalla collettività, specializzazione professionale, reti di commercio tra vari centri. Il cuneiforme fu inizialmente sviluppato per ragioni d'utilità e cioè per registrare la divisione del lavoro, attività di redistribuzione e commercio di beni, nel contesto della formazione di una pervasiva burocrazia. Tale sistema di scrittura si è evoluto sempre in ragione del compromesso tra due esigenze opposte: la limitazione della sua complessità e la necessità di espandere la sua capacità di veicolare informazione.

Lentamente, il sistema fu reso abbastanza flessibile da essere usato per scopi non più esclusivamente burocratici e contabili, giungendo ad esprimere (a partire dal III millennio a.C.) diverse letterature in poesia e prosa, cronache, epiche, incantesimi, ma anche conoscenza scientifica. I popoli del Vicino Oriente produssero attraverso il cuneiforme testi bilingui o trilingui, dizionari, glossari, e formarono biblioteche e archivi. Oltre ad essere impresso su argilla umida, il cuneiforme era vergato (fin dalle fasi arcaiche) anche su pietra; tale uso su pietra, che comunque rappresentava una sorta di imitazione dei segni lasciati su argilla, venne poi limitato alla composizione di iscrizioni reali, su stele o su pareti di montagna. Le registrazioni contabili e i testi amministrativi rappresenteranno comunque sempre il tipo più diffuso di documento. L'uso del cuneiforme è registrato, oltre che su argilla e pietra, anche su metallo e legno.

I calculi, le bullae e la nascita della scrittura

Maggioritaria tra gli studiosi è l'ipotesi di un esordio pittografico della scrittura cuneiforme (per "pittogramma" si intende un segno che veicola il referente attraverso una riproduzione più o meno realistica dell'oggetto). Sono state però avanzate importanti obiezioni e teorie alternative. Una delle più rilevanti è quella dell'archeologa francese Denise Schmandt-Besserat (nata nel 1933), legata ad una particolare interpretazione dei calculi (o token), piccoli oggetti in argilla o altro materiale, usati nella fase protostorica (e forse già dal Neolitico) come strumento di conto. Nell'ipotesi di Schmandt-Besserat, i calculi rappresentavano fin dal VIII millennio a.C. beni di scambio; le loro forme rispondevano ad esigenze di fabbricazione più che all'intento di ritrarre realisticamente i beni rappresentati ed erano, per questa ragione, sostanzialmente astratte..

L'importanza di questi oggetti risiede nel loro valore semantico: erano infatti significativi la forma, la dimensione e gli eventuali segni su di essi incisi. Nell'ipotesi di Schmandt-Besserat, i calculi costituivano un sistema, cioè un repertorio coerente e conosciuto, in cui ciascuna forma rinviava ad un'unità di uno specifico bene (ad esempio, una certa misura di cereali o un capo di bestiame) e la diversa dimensione rinviava ad una diversa quantità di beni rappresentati. Schmandt-Besserat afferma che i calculi "costituiscono il primo codice, vale a dire, il primo sistema impiegato per comunicare, elaborare e immagazzinare informazioni".

L'ipotesi tradizionale sulle origini della scrittura cuneiforme è che si sia passati dal concreto (i segni pittografici) all'astratto. Schmandt-Besserat avanzò invece l'idea che segni concreti e segni astratti coesistettero fin dall'inizio e che i segni astratti fossero riproduzioni bidimensionali dei calculi.

Intorno al 3500 ad Uruk e forse un po' dopo a Susa., si adottò la pratica di custodire i calculi in "pacchi di argilla". di forma tondeggiante, chiamati bullae. Sull'intera superficie della bulla veniva in genere impresso il sigillo cilindrico del funzionario responsabile della sua chiusura... L'inserimento dei calculi nelle bullae rendeva però impossibile controllare quantità e natura dei primi senza infrangere le seconde. Fu forse per questa ragione che nacque l'idea di imprimere sulla superficie della bulla i calculi stessi, prima di inserirli nella cavità.. In tal modo, era possibile conoscere il contenuto della bulla "leggendo" i segni impressi sulla sua superficie. Secondo l'ipotesi di Schmandt-Besserat, gli uomini protostorici si resero ben presto conto che non era necessario duplicare l'informazione, che cioè l'impressione dei calculi sull'argilla era già veicolo sufficiente dell'informazione. Ciò avrebbe portato alla rinuncia delle bullae tridimensionali e all'adozione di segni bidimensionali su tavolette d'argilla piatte e anzi il profilo tondeggiante delle prime tavolette di Uruk sarebbe, secondo Schmandt-Besserat, una caratteristica morfologica ereditata dalle bullae.

Intorno al 3100 a.C., il repertorio dei calculi ebbe un notevole restringimento. Si ritornò ad usare solo alcune poche forme semplici, soprattutto sfere e dischi. Il declino dell'uso dei calculi coinciderebbe con la nascita della scrittura (prima la scrittura proto-cuneiforme in Mesopotamia e la scrittura proto-elamica nell'area dell'Elam, poi la scrittura cuneiforme usata dai Sumeri).

La sequenza tecnologica proposta da Schmandt-Besserat è dunque la seguente: innanzitutto i calculi sfusi (prima semplici, poi complessi), poi bullae non impresse con calculi, bullae impresse con calculi, tavolette numeriche (cioè tavolette con impresse soltanto notazioni numeriche) e, infine, la scrittura proto-cuneiforme. Il rapporto tra calculi e prime forme di scrittura rimane comunque controverso..

La scrittura proto-cuneiforme

Il più antico corpus di letteratura in cuneiforme fu scoperto ad Uruk; si tratta di circa 4000 tavolette d'argilla risalenti al tardo IV millennio a.C. e il sistema in esse usato è detto proto-cuneiforme. Si ritiene che questo corpus abbracci una produzione lunga circa due secoli. Nella fase corrispondente allo strato Uruk IV, solo l'1% del corpus non ha natura amministrativa. Questa percentuale arriva al 20% circa per la fase corrispondente allo strato Uruk III. Nel tempo, i segni hanno cambiato più volte forma e in modo anche assai significativo. I segni arcaici sono quindi diversi da quelli del periodo maturo: il confronto con i segni di periodi successivi ha permesso l'interpretazione di circa il 75% di tali segni arcaici.