La guerra civile in Libano si è combattuta tra il 1975 e il 1990. Il conflitto ha visto numerosi contendenti e frequenti capovolgimenti di alleanze. Le cause del conflitto furono sia interne sia esterne. Uno degli elementi che innescarono la guerra fu il contrasto di tipo politico e settario tra le varie componenti confessionali del paese. Ad alimentare e prolungare la guerra contribuirono fattori esterni, tra i quali l'intervento dei paesi vicini decisi a perseguire i propri interessi: in particolare la Siria, intenzionata a porre sotto tutela il Libano, e Israele, che intendeva contrastare l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Storia Le radici del conflitto Il Grande Libano venne istituito nel 1920 dai francesi, in seno al mandato francese della Siria e del Libano, in seguito alla dissoluzione dell'Impero ottomano, estendendo i confini del Mutasarrifato del Monte Libano alle regioni di Beirut, Tripoli, Sidone, Tiro, Rashaya, Hasbaya, alla valle della Beqa' e al monte Amil. La popolazione della nuova entità politica si ritrovò ad essere ampiamente variegata da un punto di vista religioso. In particolare, i francesi favorirono la componente cristiana maronita, mentre la componente musulmana fu più restia ad accettare la nuova istituzione, favorendo il progetto del Regno Arabo di Siria. Le due componenti discordavano politicamente: l'élite cristiana maronita, perlopiù francofila, favoriva un Libano orientato al mondo occidentale, mentre le élite musulmane sunnite sostenevano visioni panarabiste...

Le differenti componenti del paese raggiunsero un compromesso nel 1943 con il Patto Nazionale, il quale definì il Libano un paese arabo indipendente sia dalle influenze politiche occidentali, che da un'ipotetica unione politica araba; il patto definì anche i rapporti di forza delle varie componenti confessionali nell'Assemblea Nazionale, riservando inoltre la presidenza della repubblica a un maronita, la carica di primo ministro a un sunnita e la presidenza dell'Assemblea Nazionale a uno sciita. La politica libanese si costituì come un sistema clientelare e settario, dominato da clan legati ognuno alle rispettive comunità.. Il monopolio dei vari za'im ebbe un effetto stabilizzante sulla politica libanese e contribuì a prevenire conflitti settari.. Tra gli anni 1950 e 1960 Beirut conobbe un importante sviluppo, divenendo il principale centro culturale ed economico di tutto il mondo arabo..

Il paese fu spesso scosso da instabilità politiche; in particolare alla fine degli anni 1940 il Partito Nazionalista Sociale Siriano, guidato da Antun Saade, organizzò una rivoluzione, con l'intenzione di unire il paese a una Grande Siria.. Nel corso dei decenni emersero vari movimenti politici di sinistra, accomunati da idee nazionaliste arabe, laiche e socialiste, in particolare il Partito Socialista Progressista, guidato da Kamal Jumblatt, il Partito Comunista Libanese, l'Organizzazione dell'Azione Comunista in Libano e varie formazioni ba'thiste e nasseriste; queste forze politiche avevano come obiettivo la sfida al sistema clientelare (incarnato dalle presidenze di Bishara al-Khuri e di Camille Chamoun), riforme sociali e il sostegno alla causa palestinese.. Le tensioni politiche precipitarono in particolare nell'ambito della crisi libanese del 1958, che vide scontrarsi da un lato i sostenitori del presidente Chamoun e dall'altro i sostenitori del primo ministro Rashid Karame, favorevoli a posizioni panarabiste e nasseriste..

Sotto la presidenza di Fu'ad Shihab si costituì progressivamente una nuova élite di professionisti accomunati da idee liberali, la quale tuttavia non riuscì a rivoluzionare il modello politico del paese. La presidenza di Sulayman Farangiyye tra il 1970 e il 1976 riasserì il sistema politico consociativista.. La comunità sciita nel sud del paese sperimentò nuove dinamiche sociali: l'esodo rurale e il nuovo dinamismo politico e sociale ruppero i tradizionali legami clientelari; molti giovani sciiti istruiti si unirono alle file delle sinistre, mentre molti degli sciiti più religiosi fecero riferimento al chierico riformista Musa al-Sadr. Tra la comunità sciita avrebbe poi fatto breccia il partito Amal... La componente cristiana maronita fece invece riferimento principalmente alle Falangi Libanesi, le quali criticavano la presenza militare palestinese nel paese; l'élite sunnita non riuscì invece a raccogliersi in un proprio partito settario..

A partire dal 1967 il paese divenne una delle principali basi della lotta palestinese: infatti, in seguito agli eventi del Settembre nero in Giordania, nel 1970 la leadership dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina spostò le propria base operativa in Libano; la presenza militare palestinese in Libano, formalizzata nel 1969 con gli accordi del Cairo, acuì l'instabilità nel paese, in quanto gli attacchi palestinesi a Israele provocavano bombardamenti di ritorsione da parte degli israeliani alle infrastrutture libanesi.. Tra gli anni 1960 e i primi anni 1970, sotto la guida di Kamal Jumblatt, le varie forze di sinistra si unirono nel Movimento Nazionale Libanese, che stilò un programma volto al superamento del sistema politico confessionale e all'applicazione di riforme politiche, oltre a ribadire le proprie posizioni laiche, socialiste, panarabiste e filopalestinesi.. Nel 1973 le Falangi Libanesi e il Partito Nazionale Liberale istituirono le proprie milizie armate, mentre i gruppi palestinesi, in particolare quelli affiliati al Fronte del Rifiuto, radicarono la loro presenza a Beirut Ovest..

La prima guerra civile

La guerra civile scoppiò il 13 aprile 1975 a ʿAyn al-Rummāna, quartiere di Beirut, quando scoppiarono violenti scontri tra miliziani falangisti e palestinesi: in occasione di una celebrazione in chiesa alla quale assisteva Pierre Gemayel, miliziani falangisti bloccarono infatti il passaggio a un gruppo di miliziani palestinesi; ne seguì una colluttazione che provocò svariati morti e feriti, alla quale i falangisti reagirono massacrando numerosi palestinesi stipati su un autobus che transitava nella stessa zona... I giorni seguenti le tensioni si ampliarono a tutta la capitale; i falangisti si mobilitarono e cominciarono a controllare il traffico a Beirut Est, mentre i miliziani palestinesi cominciarono a fare lo stesso a Beirut Ovest; elementi del Movimento Nazionale Libanese sostennero le attività dei gruppi palestinesi. Le tensioni si estesero anche a Tripoli, Tiro e Sidone..

L'intervento dell'esercito governativo nel sedare le tensioni fu paralizzato dall'inazione del governo. Nell'ottobre 1975 i combattimenti si estesero; a Beirut le forze rivali si scontrarono nella battaglia degli hotel e centinaia di civili furono rapiti o assassinati sulla base della loro identità confessionale. La Siria ricoprì nel corso del 1975 il ruolo di mediatore tra il Movimento Nazionale Libanese e le Falangi Libanesi. L'istituzione del Comitato di Dialogo Nazionale non riuscì a portare a un compromesso.. In particolare si verificò un avvicinamento tra le Falangi Libanesi di Gemayel e la Siria di Hafiz al-Asad, mentre Jumblatt e la leadership palestinese condussero una campagna diplomatica per cercare l'appoggio nel resto del mondo arabo. Il 6 dicembre 1975 si verificò a Beirut il cosiddetto "Sabato nero", nel quale miliziani falangisti massacrarono centinaia di civili musulmani, mentre nel gennaio 1976 avvenne il massacro di Karantina, perpetrato sempre dai falangisti, al quale le forze di sinistra reagirono con il massacro di Damur.. L'intervento politico della Siria si materializzò nel Documento Costituzionale, che tuttavia non venne accettato da tutta la classe politica libanese. La crescente influenza politica siriana in Libano preoccupò la leadership palestinese..

Nel gennaio 1976 cominciò la disgregazione dell'esercito libanese in quattro fazioni sulla base di divisioni settarie; in particolare, su impulso di Fatah, intere caserme nel sud e nella valle della Beqa' si rivoltarono e sotto la guida del sunnita Ahmed al-Khatib si raccolsero nell'Esercito Arabo del Libano, in funzione antisiriana e filopalestinese, mentre il maronita Antoine Barakat formò l'Esercito del Libano Libero. L'Esercito Arabo del Libano si asserragliò nel sud e nel nord del paese e attaccò il palazzo presidenziale, costringendo il presidente Farangiyye a fuggire.. A partire da marzo le milizie palestinesi e quelle di sinistra si scontrarono con i falangisti a Beirut e presero il controllo di numerosi villaggi nelle zone montuose di al-Matn, in modo da prevenire un attacco al campo palestinese di Tell al-Za'tar e attirare le attenzioni politiche arabe e internazionali. Intanto forti pressioni vennero esercitate sul presidente Farangiyye a dimettersi. La Siria e l'élite cristiana sostennero l'elezione di Elias Sarkis..

Nel giugno 1976 cominciò l'intervento militare siriano: l'esercito siriano entrò in Libano attraverso il nord del paese e la valle della Beqa' e intervenne a Beirut, nell'area dell'aeroporto, ottenendo il supporto del presidente Farangiyye, del primo ministro Karame e dell'élite cristiana e incontrando l'opposizione armata dei gruppi palestinesi e di sinistra. I siriani e i palestinesi si scontrarono in particolare a Sidone, mentre le milizie del Fronte LibaneseIl Fronte Libanese si costituì nel 1976 come alleanza delle Falangi Libanesi, del Partito Nazionale Liberale, della Brigata Marada, dei Guardiani del Cedro e di al-Tanzim. conquistarono Tell al-Za'tar, compiendo un massacro.. Entro il mese di ottobre l'esercito siriano aveva preso il controllo di tutti i punti nevralgici del paese. La Lega Araba istituì la Forza Araba di Dissuasione, comandata dal nuovo presidente Sarkis, che riuscì a riportare una pace provvisoria nel paese; il cessate il fuoco fu dichiarato il 21 ottobre 1976.. La prima fase del conflitto provocò più di morti. Il 9 dicembre venne formato un nuovo governo guidato da Selim al-Hoss..

Le tensioni del 1977-1978 e la prima invasione israeliana

Il ripristino della pace in Libano fu complicato. Il settore bancario venne riattivato, ma a partire dal 1º gennaio 1977 venne applicata una vasta censura alla stampa; inoltre le varie milizie si rifiutarono di deporre gli armamenti e vari attentati colpirono la capitale nel mese di gennaio. Il 16 marzo 1977 Kamal Jumblatt venne assassinato da ignoti; alla guida del Partito Socialista Progressista e del Movimento Nazionale Libanese gli succedette quindi il figlio Walid, che riasserì come obiettivi lo smantellamento del sistema confessionale, l'unità nazionale e posizioni filopalestinesi. A partire dal 28 marzo il presidente Sarkis cominciò la ricostituzione dell'esercito libanese. Il progetto di consolidamento del potere centrale venne avversato dalle milizie del Fronte Libanese, favorevoli a una decentralizzazione del paese, in modo da costituire regioni omogenee dal punto di vista religioso; il piano di partizione del Fronte Libanese incontrò l'opposizione del Movimento Nazionale Libanese..

Le attività delle milizie palestinesi nel sud del Libano, ora sostenute dalla Siria in funzione antiisraeliana, incontrarono la resistenza delle locali comunità sciite rappresentate da Amal, mentre il governo israeliano di Menachem Begin cominciò a esprimere apertamente il proprio appoggio al Fronte Libanese. Per attenuare le tensioni, su pressione siriana, le milizie palestinesi accettarono di ridimensionare le loro attività sul confine con Israele. Gli Stati Uniti d'America proposero il ripristino della sovranità militare libanese nel sud, tuttavia i gruppi palestinesi si rifiutarono di ritirarsi dalla regione; al bombardamento palestinese della città israeliana di Nahariya, gli israeliani risposero colpendo vari obiettivi nel sud..