Moltissimi commentatori della Divina Commedia, in particolare dei versi 32 e seguenti di Inferno, VIII dedicati a Filippo Argenti (membro della famiglia Adimari), e dei versi 115-8 di Paradiso, XVI, lo citano come colui che occupò i beni di Dante dopo il suo esilio da Firenze, e adducono anche questo motivo a spiegazione dell'antipatia di Dante per la "oltracotata schiatta" degli Adimari.

Note