Massafra (pronuncia , Mazzàfre in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto, in Puglia, elevato a città con Regio Decreto del 1º giugno 1939.
Collocata ai piedi della Murgia tarantina, Massafra fa parte del Parco naturale regionale Terra delle Gravine e ospita l'oasi WWF del Monte Sant'Elia e, sulla costa, la Riserva naturale Stornara. Nel territorio del comune sono presenti insediamenti della civiltà rupestre; è conosciuto il Carnevale.
Geografia fisica
Territorio Il territorio massafrese si estende dalle Murge tarantine fino al mar Ionio e presenta una grande varietà di paesaggi, fra cui una serie di gravine e di lame (naturale continuazione delle gravine con pareti più dolci) di origine carsica. L'abitato si è sviluppato intorno a due di queste, la gravina di San Marco e quella della Madonna della Scala, ad un'altitudine compresa tra i e i . L'altitudine arriva fino a in contrada "Cicerone" e ai sul Monte Sant'Elia e sul Corno della Strega.
Il terreno è costituito da una forte coltre di ricoprimenti sabbio-ghiaiosi e argillosi, tipica della conformazione geologica che va da Taranto in direzione del fiume Bradano. Nell'entroterra compaiono i sabbioni pliocenici, sovrapposti al calcare compatto cretaceo da cui si estraggono i tufi.
Il territorio comunale comprende una parte del litorale ionico, che va dalla zona di Lido Azzurro fino a Chiatona, attraversando zone più o meno omogenee: Pantano, la Macchia, Patemisco, Ferrara e Marinella. I fiumi che sfociano in mare sono il Tara e il Patemisco.
Vegetazione Superficie (ha) % riferita al territorio comunale Bosco di fragno 372,20 2,96 Bosco misto di querce 125,45 1,00 macchia mediterranea 796,05 6,34 Pinete 13,62 Macchia bassa e gariga 628,50 5,00 Totale copertura vegetale 28,92
Clima Il clima è mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo aride, a volte anche torride per azione di caldi venti sciroccali. Le temperature medie in inverno registrano valori di 8-, eccezionalmente con minimi negativi e nevicate. In estate si hanno temperature medie quasi sempre oltre i , con punte che superano non di rado i . In inverno è frequente il fenomeno delle gelate che crea ingenti danni all'agricoltura. Le precipitazioni sono scarse, al di sotto della media regionale e in media ammontano a . Negli ultimi anni si sono intensificate le precipitazioni violente, che sono state causa di tre alluvioni.
Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano a Massafra.
Origini del nome
Gli storici dibattono da tempo sulla storia del toponimo e tuttora non vi è certezza, né accordo unanime sulla sua origine.
Nella storiografia antica, il luogo fu talvolta indicato come possibile corrispondente all'antica Messapia riportata da Plinio il Vecchio. Leandro Alberti, tuttavia, nella Descrittione di tutta l'Italia del 1550, smentisce questa ipotesi.
Nel corso del tempo sono poi state valutate ipotesi come Massa-fracta (roccia fratturata), Massa-fera (luogo selvaggio), Man-sapris (ambiente grottale di eremiti).
Alcuni hanno sostenuto che Massafra sia sorta dall'accampamento militare costruito da Annibale Barca durante il suo passaggio verso Taranto per la Via Appia, da cui il nome Massa Afrorum. A svantaggio di tale ipotesi, il nome latino dei cartaginesi era "Poeni", non "Afri", oltre al fatto che la Via Appia, in età antica, nel territorio ad ovest di Taranto non seguiva il tracciato della moderna Strada Statale 7 Via Appia (che invece attualmente lambisce l'abitato), come dimostrano numerosi studi e ritrovamenti archeologiciElaborati dell'Atlante del Patrimonio Ambientale, Territoriale e Paesaggistico; PPTR - Puglia. Nell'Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d'Otranto nell'anno 1818 del marchese napoletano Giuseppe Ceva Grimaldi, pubblicato nel 1821, viene riportato il viaggio dell'autore per l'allora Regno delle Due Sicilie, il marchese cita anche Massafra e scredita la suddetta teoria sulle origini puniche.
Giovanni Cinnamo, storico bizantino del XII secolo, nelle sue "Storie", testo che descrive la campagna dell'Imperatore di Costantinopoli Manuele I Comneno in Italia, condotta dal generale Giovanni Ducas tra il 1155 e il 1156, riporta la conquista di Massafra, chiamata in greco Mασαύρα, il che ha suggerito origini ancora diverse del toponimo.
Secondo una recente ipotesi il toponimo Massafra avrebbe origine longobarda: l'elaborazione si rifarebbe ad un “Massa-fara”, composto dai sostantivi massa e fara; la fara era un'unità amministrativa dei Longobardi, il cui riferimento si trova nei nomi di città italiane (Fara Gera d'Adda, Fara Novarese). Tale tesi si poggia sulle ricerche nel villaggio di santa Marina e su un'annotazione presente in alcuni volumi seicenteschi della Bibbia in possesso della Biblioteca Comunale di Massafra, che riporta il nome MassàfaraC. Castronovi, L'inedita chiesa rurale di Santa Sofia alla Palata di Massafra, in E. Fischetti, Il Santo dei Voli, Crispiano 2005. Va tuttavia precisato che, a partire dall'età moderna e compreso il XVII secolo, le attestazioni dei toponimi di Massafra e di altre località circostanti riportano ulteriori e significative varianti. Da studi condotti in ambito linguistico, inoltre, risulta che dopo il "Massa" non vi possa essere un termine come "Fara", in quanto dopo il primo sarebbe necessario un complemento di specificazione o un aggettivo (Massa d'Albe, Massa Fiscaglia).
Una teoria avanzata negli ultimi anni (che però presenta alcune criticità) propone che il nome di Massafra sia l'esito di un originario "Massa Afra"G. Blandamura, Choerades Insulae, Taranto, Tipografia Arcivescovile, 1925., nata dopo la distruzione nella Guerra greco-gotica dell'antica Anxia, riportata nella Cosmografia ravennate e nella Geographica di Guido da Pisa, e in seguito all'arrivo di un gruppo di profughi dell'Africa settentrionale fuggiti dall'invasione vandalica, guidato da san Possidio, vescovo di Calama in Numidia e biografo di Agostino d'Ippona. Il santo sarebbe stato poi sepolto nella chiesa ipogea di San Possidonio (presunto nome grecizzato di Possidio), sita in territorio di Crispiano in prossimità del confine con Massafra, fin quando le spoglie, recuperate dall'imperatore Ludovico il Pio, furono donate al vescovo di Reggio Emilia per essere collocate nell'odierno comune di San Possidonio, in provincia di Modena. Questa teoria presenta quindi alcuni aspetti critici: la Cosmografia ravennate è del VII secolo, successiva alla Guerra gotica del 535; lAnxia indicata è l'odierna Anzi, in provincia di Potenza, individuata con il pertinente numero in miglia di distanza da Potenza nella Tabula Peutingeriana, copia medievale di una carta stradale risalente all'impero romano; Anxia è erroneamente riportata subito dopo Taranto solo nella Geographica di Guido da Pisa, del XII secolo. Non vi sono inoltre attestazioni documentarie ed archeologiche a supporto di questa ipotesi: le vicinanze, indicate come segno dell'origine africana della città, sono molto più tarde (XIV secolo circa), così come le monete vandaliche sono state rinvenute in tutto il Mediterraneo, oltre che nel Thesaurus Massafrensis, e san Possidonio è stato confuso con san Possidio nei secoli precedenti. Nonostante questi elementi di perplessità sul piano prettamente storico, la teoria che vuole il nome di Massafra derivato da "Massa-Afra" è stata supportata anche dalle intuizioni di Girolamo Marciano del XVII secolo e di Janet Ross del 1889, i quali, pur sulla base di diverse considerazioni storiche e cronologiche, proposero la medesima etimologia.
Nel 2024, B. Wojciechowska propone un’altra ipotesi, secondo la quale il nome Massafra sarebbe composto da due elementi: massa + safra(num). Nel caso specifico, massa significa “terra” in latino medievale e safra proviene da safranum (“zafferano”), anch’esso dal latino medievaleDu Cange et al., Glossarium mediæ et infimæ latinitatis. Niort, L. Favre, 1883-1887 in http://ducange.enc.sorbonne.fr/SAFRANUM, consultato il 22 gennaio 2024. La parola -safranum- deriva a sua volta dall’arabo za’farān (M. Cortelazzo, P. Zolli, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, M. Cortelazzo, P. Zolli, (a cura di), seconda edizione in volume unico, Bologna, Zanichelli, 1999).
L'etimologia di Massafra darebbe come esito Terra dello Zafferano. Questa proposta etimologica è stata avvalorata da Rosario Coluccia, accademico della Crusca nella prefazione del libro "La via dello zafferano. Viaggio nella storia e nell'etimo di Massafra, crocevia dell'oro giallo" a cura di Barbara Wojciechowska, nelle edizioni del 2024, 2026. L'accademico della Crusca scrive: "La storia pluricentenaria di Massafra rivive nelle pagine che Barbara ha dedicato alla sua città, l’etimologia proposta per Massafra sgombera il campo da altre ipotesi forzate. La proposta di Barbara, ha il pregio di collegare il nome della città ad una caratteristica agricola di antica tradizione, la coltivazione dello zafferano, documentata già in un testo del 1558".
Storia Età antica
Il territorio massafrese ha conservato tracce di frequentazione a partire dal Neolitico, attestate dalle selci lavorate rinvenute nella gravina della Madonna della Scala.
Nella zona detta "Corvo" è stata rinvenuta un'iscrizione messapica, che è la più settentrionale del territorio occupato da questa popolazione. Gli antichi contatti con il mondo greco sono testimoniati dai frammenti di ceramiche micenee.
Tracce di insediamenti abitativi e una necropoli nella località "Carrino-San Sergio" testimoniano un insediamento agricolo italiota, probabilmente dipendente dalla vicina Taranto.
Medioevo
Il primo riferimento documentario all'insediamento medievale di Massafra è contenuto in una pergamena risalente al 970 e conservata presso l'Archivio dell'Abbazia di Montecassino: si tratta di una controversia giudiziaria per il possesso di un terreno promossa dall'abate Ilario del monastero bizantino di San Pietro Imperiale contro Iocardo, cittadino di Massafracfr. "La Chiesa di Taranto: studi storici in onore di mons. Guglielmo Motolese arcivescovo di Taranto nel XXV anniversario del suo episcopato. Dalle origini all'avvento dei Normanni", a cura di Cosimo Damiano Fonseca, Galatina, Congedo, 1977, p. 91.
Dopo la conquista della città da parte dei Normanni, Massafra, assieme a Mottola, Oria e Castellaneta, venne affidata a Riccardo Senescalco, figlio di Drogone, passando sotto la diocesi di Mottola. Questi fortificò il paese costruendo e restaurando il castello e nel 1080 donò la chiesa di Santa Lucia, con l'annesso monastero, e la terza parte della pesca che si faceva annualmente nel fiume Patemisco all'abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni.
Nel 1155 Massafra fu conquistata dal generale bizantino Giovanni Ducas, agli ordini dell'Imperatore Manuele I Comneno, durante la campagna d'Italia. La città però, come il resto della Puglia preso dai Bizantini, tornò dopo pochi mesi nelle mani dei Normanni.
Nel 1269, sotto gli Angioini, Massafra fu concessa a Oddone di Soliac da Carlo I d'Angiò, rimasto padrone assoluto dell'Italia meridionale, dopo aver sconfitto gli Svevi. Il nuovo feudatario governò in modo violento e brutale e nel 1296, il re Carlo II lo privò del feudo e lo bandì dal regno.
Massafra venne unita quindi al Principato di Taranto in possesso del ramo Durazzo degli Angiò e vi rimase fino al 1463. Sotto questa dominazione la città (dal 1419) acquisì lo status di città libera o demaniale e fu prescelta come sede dell'allevamento delle cavalle regie.
Dal Rinascimento all'età moderna Nel 1484 Massafra venne occupata dall'esercito aragonese. In quello stesso anno il re Ferdinando I la donò ad Antonio Piscitello, che ne divenne barone.