Ununione civile è una forma di convivenza di coppia, basata su vincoli affettivi ed economici, alla quale la legge riconosce attraverso uno specifico istituto giuridico uno status giuridico analogo, per molti aspetti, a quello conferito dal matrimonio.

Si definiscono invece coppie di fatto quelle coppie che pur avendo una certa stabilità basata sulla convivenza non accedono volontariamente a nessun istituto giuridico (né matrimonio, né unione civile) per regolare la loro vita familiare.

L'ordinamento può tuttavia ricollegare al semplice fatto della convivenza alcuni limitati effetti giuridici relativi alla regolazione della convivenza.

Laddove gli ordinamenti statali prevedono esclusivamente il matrimonio quale unico istituto per regolare la vita familiare, l'espressione coppie di fatto può far riferimento anche a coppie che non possono accedere a nessun istituto giuridico familiare come nel caso delle coppie omosessuali o a coppie che non possono accedere ad un istituto alternativo a quello matrimoniale come nel caso delle coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi, ma vorrebbero accedere a un'unione civile.

La classe delle unioni civili è molto variegata nel mondo e comprende un'estrema varietà di regole e modelli di disciplina: in particolare, le unioni civili possono riguardare coppie sia di sesso diverso sia dello stesso sesso (come nel caso dei PACS in Francia), oppure esclusivamente coppie di sesso diverso (come in Grecia fino alla riforma del 2015 che ha aperto l'accesso dell'istituto anche alle coppie omosessuali), oppure esclusivamente coppie di sesso uguale (come nel caso delle Lebenspartnerschaft in Germania e nel caso delle unioni civili previste in Italia). In Italia l'istituto giuridico dell'unione civile è regolato dalla cosiddetta Legge Cirinnà.

Laddove le unioni civili sono un istituto riservato alle sole coppie formate da persone dello stesso sesso l'espressione "unione civile" può essere usata impropriamente per riferirsi alla coppia omosessuale.

Il diritto non è rimasto indifferente all'evoluzione dei costumi ed esiste un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

Le unioni civili in Europa

La rilevanza statistica delle unioni civili e l'ampio dibattito sulla parità dei diritti tra eterosessuali e omosessuali, promosso dagli attivisti LGBTQ+, ha fatto sì che numerosi Paesi si siano dotati, negli ultimi anni, di una legislazione per riconoscere e garantire diritti per i componenti dell'unione. Nell'Unione europea il quadro relativo alla legislazione sulle convivenze è molto variegato.

Certi Paesi hanno adottato l'unione registrata, chiamata anche partnership o coabitazione registrata, che garantisce specifici diritti e doveri anche alle coppie dello stesso sesso oltre che alle convivenze formate da uomo e donna. I diritti e doveri possono essere identici, lievemente diversi o molto diversi da quelli delle coppie normalmente sposate.

La registrazione è a volte aperta anche alle coppie etero non sposate; è il caso della Geregistreerd Partnerschap, unione registrata approvata nei Paesi Bassi, e del PACS ("Patto civile di solidarietà") approvato in Francia. In alcuni casi invece l'unione civile è ammessa esclusivamente per coppie omosessuali (Germania, §1 Abs.1 LPartG).

Altri Paesi hanno scelto di regolarizzare le unioni civili con la coabitazione non registrata, con la quale alcuni diritti e doveri sono automaticamente acquisiti dopo uno specifico periodo di coabitazione.

Molti Paesi europei, oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso per realizzare la parità perfetta tra etero e omosessuali.

L'Ilga (International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association) ogni anno pubblica una classifica relativa ai diritti delle persone Lgbt in Europa. Nel 2015 (quindi prima della legge sulle unioni civili) su 49 paesi l'Italia era al 34º posto e al 22% come rispetto dei diritti umani delle persone Lgbt.

In Europa, al 2026, i Paesi che non riconoscono alcuna legislazione all'interno del proprio ordinamento per le coppie dello stesso sesso sono 18: Macedonia del Nord, Serbia, Lituania, Romania, Bulgaria, Albania, Polonia, Slovacchia, Armenia, Azerbaijian, Bosnia ed Erzegovina, Bielorussia, Georgia, Moldavia, Russia, Turchia, Città del Vaticano e Ucraina.

Negli ultimi anni, Monaco e Montenegro hanno approvato delle leggi sulle unioni civili, rispettivamente il 27 giugno 2020 e il 1º luglio 2021. Dal 1º luglio 2024 le unioni civili sono in vigore in Lettonia.

Unione Europea Al 2026 all'interno dell'Unione Europea, solo 5 paesi non riconoscono alcuna legislazione per le coppie omosessuali: Romania, Bulgaria, Lituania, Polonia e Slovacchia. Nell'Unione Europea la questione delle unioni civili è entrata spesso a far parte di direttive riguardanti uno dei principi cardine dell'UE: tutti i cittadini dell'Unione hanno gli stessi diritti, indipendentemente dalla loro origine, nazionalità, condizione sociale, dal loro credo religioso o orientamento sessuale.

Già dal 1994Risoluzione per la parità dei diritti degli omosessuali e delle lesbiche nella comunità europea, "Official journal", 1994, C 61/40 Res. No. A3-0028/94, 8 febbraio 1994 la Comunità Europea, infatti, ha emanato una risoluzione per la parità dei diritti dei gay e delle lesbiche.Nonostante si tratti ancora di una declaratoria avente un valore eminentemente politico, il Parlamento ha ribadito in più occasioni il suo convincimento. Così, nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani nell'Unione Europea, esso chiese agli Stati membri di "garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali".

In epoca più recente, la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione Europea, il Parlamento ha rinsaldato le sue posizioni. Oltre alla richiesta, già formulata, di favorire il riconoscimento delle coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali esse siano (punto 81), ha sollecitato gli Stati membri ad attuare il diritto al matrimonio e all'adozione di minori da parte di persone omosessuali (punto77).

La problematica situazione del riconoscimento giuridico delle coppie de facto sussiste poi se considerata in rapporto agli Accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Cosa accade a una coppia di fatto legalmente riconosciuta in uno Stato ma residente in un altro? Soprattutto cosa accade in alcuni aspetti legali come l'eredità o l'adozione?

Austria La Corte europea dei diritti dell'uomo è intervenuta, nel 2003, sul caso di un cittadino austriaco omosessuale, Karner, che aveva designato quale erede il proprio partner. Il compagno però, alla morte di Karner, si vide negare l'eredità. La Corte ha stabilito che la coabitazione di partner dello stesso sesso ha il medesimo valore della coabitazione non registrata, riconosciuta in Austria per le coppie eterosessuali.

Il 16 dicembre 2005 il ministro della Giustizia austriaco Karin Gastinger, esponente dell'Alleanza per il futuro dell'Austria (centrodestra), ha dichiarato all'Associated Press austriaca che le coppie gay e lesbiche avrebbero potuto firmare un accordo di unione alla presenza di un notaio.

Il nuovo governo austriaco ha inizialmente presentato una legge sulle unioni civili che, di fatto, pareggiava le coppie gay a quelle eterosessuali, legge fortemente avversata dai partiti conservatori e dalla Chiesa; in seguito a tali contestazioni, si è raggiunto un compromesso su un disegno di legge che istituisce per le coppie omosessuali la possibilità di contrarre un'unione civile, registrata presso l'anagrafe, lasciando esclusa la possibilità di contrarre matrimonio e quella di adozione. La legge sulle unioni civili è entrata in vigore il 1º gennaio 2010.

Nel gennaio 2015 è stato revocato il divieto di adozione per le coppie omosessuali, che potranno accedere alle procedure per adottare figli come le coppie eterosessuali. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale austriaca che ha rigettato come “inadeguati” gli argomenti a favore della “difesa del matrimonio e della famiglia tradizionale” per limitare i diritti delle coppie gay.

Nel dicembre 2017 la Corte Costituzionale, contestualmente alla dichiarazione di incostituzionalità della norma del codice civile austriaco che limita il matrimonio alle coppie di sesso diverso, ha dichiarato incostituzionali le norme che riservano l'unione registrata alle coppie dello stesso sesso.

Belgio, Cohabitation légale / wettelijke samenwoning In Belgio il matrimonio è aperto alle coppie dello stesso sesso dal 13 febbraio 2003.

Un primo passo per la regolamentazione delle unioni civili è stato fatto il 29 ottobre 1998 quando il parlamento belga ha approvato la Loi du 23 novembre 1998 instaurant la cohabitation légale sulla convivenza legale (cohabitation légale). Tale legge è entrata in vigore il 1º gennaio 2000 (Statutory Cohabitation Contract, 4 gennaio 2000).

Sono compresi nell'istituto tutte le coppie senza condizioni riferite al sesso. Per ottenere la convivenza legale le parti devono non essere legate da un matrimonio o da altra convivenza legale. La dichiarazione di convivenza è fatta per mezzo di uno scritto consegnato dietro ricevuta all'ufficiale di stato civile del domicilio comune. Questi, dopo aver verificato che le due parti soddisfino le condizioni previste dalla legge, annota la dichiarazione nel registro della popolazione.

Alla convivenza si applicano, per analogia, tre articoli del Codice civile riguardanti il matrimonio e cioè: Art. 215 Paragrafo 1: Uno dei due sposi non può, senza accordo dell'altro, disporre fra i vivi a titolo oneroso o gratuito dei diritti che possiede sull'immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né ipotecare tale immobile. Senza lo stesso accordo egli non può disporre fra vivi a titolo oneroso o gratuito dei mobili che occupano l'immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né darli in pegno. Se lo sposo il cui accordo è necessario lo rifiuta senza motivi gravi, l'altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza e, in caso di urgenza, dal presidente di tale tribunale a stipulare da solo l'atto. Note: La legge offre una modesta regolamentazione degli aspetti privatistici della relazione tra conviventi (omosessuali ed eterosessuali) e gli effetti giuridici che ne derivano sono circoscritti: ciascun partner è responsabile dei debiti contratti dall'altro (con l'eccezione di quelli irragionevoli), la coppia è obbligata a dividere i costi della convivenza e ai partner è vietato gestire la casa comune e i beni domestici senza il consenso dell'altro. Una proposta di legge precedente, del 1992, non diversa dalla legge poi entrata in vigore era stata ampiamente criticata nel dibattito parlamentare. Paragrafo 2: Il diritto alla locazione (bail) dell'immobile locato dall'uno o dall'altro sposo, anche prima del matrimonio, e adibito in tutto o in parte ad alloggio principale della famiglia appartiene congiuntamente agli sposi, nonostante qualsiasi patto contrario. Le disdette e le notifiche relative a tale locazione devono essere indirizzate e consegnate separatamente a ciascuno sposo o emanate da entrambi. Tuttavia ciascuno dei due sposi potrà far valere la nullità di tali atti indirizzati e consegnati all'altro o emanati da questo soltanto a condizione che il locatore abbia conoscenza del loro matrimonio. Ogni contestazione fra di loro in merito all'esercizio di tale diritto è risolta dal giudice di pace. Le disposizioni del presente paragrafo non si applicano né alle locazioni commerciali né a quelle agricole. Art. 220