La Chiesa Basilica Pantheon di San Domenico è il secondo edificio religioso più importante di Palermo, dopo la Cattedrale e si trova nell'omonima piazza nel quartiere La Loggia..
Nel complesso architettonico si riscontrano più stili, dal medioevo all’età moderna, frutto delle vicende storiche che interessarono l’edificio: il chiostro e diversi ambienti limitrofi sono in stile gotico, il resto dell’edificio fu rifatto principalmente in stile barocco.
È stata eletta a pantheon degli uomini illustri della Sicilia. Alcuni dei personaggi illustri sepolti nella chiesa sono: Giovanni Falcone, Francesco Crispi, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Rosolino Pilo, Pietro Novelli, Giovanni Meli, Gianfilippo Ingrassia e Giuseppe Pitrè.
Storia Origini epoca sveva
Nel 1215, durante il Concilio Lateranense presieduto da Innocenzo III contro gli eretici albigesi, vengono convocati il vescovo di Palermo Berardo di Castagna quale ambasciatore dell'Imperatore Federico II di Svevia e il rappresentante del vescovo di Tolosa Domenico di Guzmán. Favorevolmente impressionato dalla personalità di Domenico, il prelato palermitano lo esorta a inviare alcuni religiosi onde creare sedi dell'Ordine in Sicilia, l'accordo è suggellato con un breve di Papa Onorio III. Con il beneplacito del Sovrano, l'Ordine dei frati predicatori giunge in Sicilia mentre San Domenico è ancora attivo e ha costituito l'ordine in Francia nel 1216-1220.. Nel 1217 i primi frati sono ospitati inizialmente presso l'Ordine teutonico della Magione fondato da religiosi tedeschi, quindi ben visti agli occhi dell'Imperatore.. Riparano brevemente nell'ex monastero delle suore basiliane presso la primitiva chiesa di San Matteo al Cassaro, queste ultime passate definitivamente nel monastero del Santissimo Salvatore..
Nel 1270, le famiglie Santa Flora e Mastrangelo donano alla comunità un terreno ove sorge la primitiva chiesa di Sant'Orsola. e, tra il 1280 e il 1285, viene eretta la nuova chiesa orientata in senso inverso all'attuale, in stile gotico-normanno, con annesso convento e chiostro, i cui lavori furono rallentati dai moti dei Vespri siciliani, l'edificio assolve le funzioni fino al 1457. Sotto la direzione dell'ordine, nella sede del Cassero è istituito il monastero femminile di Santa Caterina, grazie agli ingenti lasciti di Benvenuta Mastrangelo, della madre Palma Mastrangelo e del marito Guglielmo di Santa Flora. Nel 1310-1312, il testamento di Benvenuta Mastrangelo dispone il proprio monumento funebre nella primitiva "Cappella di Sant'Orsola" e il futuro trasferimento dello stesso nell'erigenda chiesa del monastero di Santa Caterina.
Epoca aragonese L'apprezzamento verso l'opera domenicana e il conseguente accrescimento del numero di fedeli, rendono necessario l'ampliamento della chiesa, grazie al contributo di potenti famiglie palermitane e ai finanziamenti elargiti dal Papa Martino V. Nel 1414, Pietro Ranzano e Bartolomeo Carbone iniziano i lavori interrotti con l'esecuzione della sola navata principale..
Intorno al 1420, su commissione dell'Arcivescovo Simone Beccadelli di Bologna, lavori e progetto sono affidati all'architetto frate Salvo Cassetta Doza,. il tempio è rinnovato e ampliato. I proventi derivano in gran parte dalla concessione di speciali indulgenze a fronte di oboli per la ricostruzione del tempio. Grazie anche al mecenatismo della famiglia Sabia e di altre famiglie nobili, la chiesa venne edificata nel 1458 ed il 1480 in stile rinascimentale..
Fra le tante espressioni del rinascimento siciliano andate distrutte nelle varie riedificazioni, Gioacchino di Marzo documenta il monumento funebre di Guglielmo Ajutamicristo realizzato nel 1524 da Antonino Berrettaro..
Epoca spagnola La configurazione attuale è più recente, dipende dalla ricostruzione totale che la chiesa ebbe nel 1640 da parte dell'architetto Andrea Cirrincione dietro l'impulso dell'arcivescovo Giannettino Doria, la facciata invece è costruita più tardi, nel 1726.
Durante i moti della Rivoluzione siciliana del 1848 il 25 marzo 1848 durante la mattinata all'interno del tempio nacque ufficialmente il Regno di Sicilia, fu inaugurato il nuovo parlamento siciliano presieduto da Vincenzo Fardella di Torrearsa. Dopo oltre trent'anni, le due camere, quella dei pari e quella dei Comuni, tornavano in attività ed eleggevano Ruggero Settimo, come primo presidente del consiglio. Il 27 marzo fu presentato il primo governo: nominati ministri, figure liberali come Mariano Stabile, il barone Pietro Riso, lo storico Michele Amari, il principe di Butera Pietro Lanza e il futuro Primo ministro del neonato regno italiano Francesco Crispi.
Nel 1853 la chiesa divenne il pantheon dei siciliani illustri che iniziarono a farsi seppellire al suo interno, la sua accresciuta importanza era anche dovuta al taglio di via Roma che incluse la piazza San Domenico.
Il 4 settembre 1982 vi si tennero nella chiesa i funerali del generale Carlo Alberto dalla Chiesa.
Il 25 maggio 1992 il cardinale Salvatore Pappalardo vi celebrò i solenni funerali di Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta. Nel giugno 2015 nella Chiesa di San Domenico fu traslata la salma di Giovanni Falcone.
La chiesa ha subito un profondo restauro che ha riportato alla luce i colori originali.
Architettura Stile
Lo stile è tipicamente barocco scenografico, il frontone è costellato da due alti campanili, sulla facciata sono inoltre presenti molte statue in stucco che raffigurano santi e papi, alcune di queste inserite in nicchie, queste statue sono opera del nipote di Giacomo Serpotta, Giovan Maria Serpotta. Sempre sulla facciata sono presenti dodici colonne, disposte a coppie, otto di queste incorniciano la zona centrale e l'ingresso, le altre quattro sono poste alla base dei campanili. L'interno è molto ampio ed austero in pietra di Billiemi e all'interno sono conservate alcune importanti opere d'arte del periodo barocco posizionate all'interno di nicchie. Sono presenti otto colonne per lato, in stile tuscanico, che dividono le tre navate secondo uno schema classico. Per estensione è una delle più grandi chiese della Sicilia.
Facciata La facciata attuale risalente al 1726 sull'odierna piazza San Domenico, l'antica "Piazza Imperiale" o "Largo Imperiale" del 1724, ricalca lo stile barocco classico. L'impianto costituito originariamente da pilastri paraste binati in pietra viva che unitamente ai due cornicioni con modanature articolano il reticolo dei primi due ordini. Un terzo ordine comprende i corpi dei due campanili laterali simmetrici e balaustre a colonnine che delimitano un frontone ad arco rialzato dotato di un articolato cornicione esterno, il tutto realizzato sotto la direzione di Andrea Cirrincione in stile dorico – romano. Il prospetto attuale non è altro che la combinazione mirata data dalla sovrapposizione in tempi successivi e contigui all'impianto preesistente, di una struttura di colonne per rendere meno severo, più armonioso e dinamico l'impianto originario.
Quattro coppie di colonne binate in stile dorico delimitano gli ingressi al primo ordine, altre due coppie sormontate da capitelli corinzi incorniciano il finestrone nicchia centrale nel secondo ordine. Le colonne monolitiche provengono dalle cave di monte Billiemi. Il primo ordine comprende gli ingressi e finestre rettangolari in corrispondenza delle entrate laterali, il secondo ordine è caratterizzato da nicchie che rispettano la medesima corrispondenza. È aumentato prospetticamente il senso di profondità: è peculiarità delle colonne interne essere lievemente più avanzate rispetto alle corrispettive colonne esterne, sfalsamento reso ancora più evidente per le quattro colonne centrali. La contaminazione, l'alternanza delle forme, degli spazi, dei volumi, dei colori concorre alla realizzazione della parte mediana e di un timpano spezzato a rilievo dal forte carattere dinamico e movimentato, tipico del Barocco siciliano.
Al centro dell'architrave dell'ingresso principale un grande stemma dell'ordine, un cane con la fiaccola in bocca, seduto sul libro delle Costitutiones, che assieme alle decorazioni poste sui basamenti dei papi e i fregi posti dietro le statue, simboleggianti il potere papale, conferisce all'insieme una connotazione vagamente rococò. Sui quattro contrafforti delle coppie di colonne esterne sono collocate statue in stucco di pontefici appartenenti all'ordine dei frati predicatori: "INNOCENTIUS V P.M.", "PIUS V P.M.", "BENEDICTUS XI P.M.", "BENEDICTUS XIII P.M." opere di Giovanni Maria Serpotta diretto dall'architetto Consalvo, all'interno delle nicchie laterali del secondo ordine sono esposte le statue di "S. THOMAS AQUINAS", "S. PETRUS M." in stucco realizzate da Giacomo Serpotta, ("Papa Innocenzo V", "Papa Pio V", "San Tommaso D'Aquino", "San Pietro martire", "Papa Benedetto XI", "Papa Benedetto XIII").
Sormonta la finestra ad arco centrale incorniciata da un riquadro, un fregio recante l'iscrizione "LEX VERITATIS FUIT IN ORE EJUS". Nella nicchia del timpano ad arco sotto la decorazione a conchiglia simboleggiante il pellegrinaggio, la statua raffigurante San Domenico.. Al campanile di sinistra del 1723 in stile Barocco siciliano si affianca specularmente quello di destra identico al primo e recante un orologio completato nel 1770. Un quarto ordine compete esclusivamente i campanili limitatamente alle sopraelevazioni poste sulle celle campanarie, terminanti con cupole a bulbo sfaccettate a base quadrata, monofore sui quattro lati e ricche decorazioni con volute lungo gli spigoli della cuspide, ai vertici merli pinnacolati provvisti di sfere con croci e banderuole. Il campanile destro è progettato da Tommaso Maria Napoli, il sinistro realizzato più tardi come copia del precedente, finanziato da monsignor Vincenzo Maria de Francisco e Galletti.
Controfacciata: Lato destro. Sopra l'acquasantiera è incastonato il bassorilievo marmoreo del XIII secolo raffigurante lArrivo dei primi Domenicani a Palermo sormontato da una tela che ritrae lAngelo Custode, opera del XVIII secolo attribuita al pittore palermitano Vito D'Anna. Lato sinistro. Sopra l'acquasantiera è collocato il bassorilievo marmoreo del XIII secolo raffigurante un gruppo di Frati Domenicani in preghiera. In alto la tela attribuita a Vito D'Anna ritrae il beato domenicano Giacomo Salomoni. Studi recenti ravvisano attributi iconografici classici del Beato Pietro Geremia sepolto presso l'altare maggiore.
Interno La navata destra lato sud
Prima campata: Cappella di San Ludovico Bertrando. Nell'ambiente staziona la vara recante il gruppo scultorio ligneo raffigurante la Madonna, Bambino Gesù e San Domenico, quest'ultimo ritratto nell'atto di ricevere il Rosario, opera dei primi anni del XIX secolo attribuita a Girolamo Bagnasco, celebre artista intagliatore, mentre la parte pittorica, la tradizione vuole sia stata eseguita da Giuseppe Velasco. Seconda campata: Cappella di Nostra Signora di Lourdes primitiva Cappella di Santa Rosalia. L'ambiente dedicato alla Madonna di Lourdes di Giuseppe Di Giovanni del 1880 ospita il monumento funebre di Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, manufatto marmoreo opera di Leonardo Pennino del 1802. Terza campata: Cappella di San Tommaso d'Aquino.. Nell'edicola è custodito il dipinto di Giovanni Paolo Fondulli da Cremona 1573 raffigurante Cristo Crocifisso ritratto con Maria Maddalena e San Tommaso d'Aquino, ai lati sono collocati il monumento sepolcrale di Lauretta Li Greci opera di Rosario Anastasi, e il cenotafio di Giuseppina Turrisi Colonna opera di Valerio Villareale..