La storia della Sardegna contemporanea può essere fatta partire dal 17 marzo 1861, data nella quale, con la legge n° 4671 del Regno di Sardegna, viene proclamato il Regno d'Italia e Vittorio Emanuele II assume per sé e per i suoi discendenti il titolo di Re d'Italia.

Tra Ottocento e Novecento

Economia e crisi sociali tra Otto e Novecento

Verso la fine dell'Ottocento, nel 1888 durante il governo Crispi, fu interrotto il trattato commerciale con la Francia, chiudendo uno dei mercati principali di importazione e esportazione della Sardegna. Le conseguenze furono una grave crisi nel settore agroalimentare, crisi economica, tensioni sociali e si verificò il primo considerevole fenomeno dell'emigrazione. Ancora una volta era il mondo agro-pastorale a pagare le conseguenze più gravi. Una folla di braccianti, pastori e addetti ai settori dell'indotto veniva ricacciata nella disoccupazione oppure verso il lavoro in miniera. La crescente domanda di lavoro faceva crollare i salari e rendeva le condizioni lavorative precarie. Negli anni ottanta e novanta vi fu una recrudescenza del fenomeno del banditismo, che fu contrastato con mezzi improvvisati e comunque solo dal lato della repressione. La grave situazione dell'isola indusse il governo Crispi nel 1894 a commissionare al deputato Francesco Pais-Serra una indagine sulla situazione. Due anni dopo, la relazione conclusiva indicherà non solo e non tanto nella questione dell'ordine pubblico, ma soprattutto nelle carenze infrastrutturali e nelle gravi responsabilità della politica (ancorata a pratiche clientelari di potere personale e familistico) la radice dei problemi sardi.Vedasi la relazione Condizioni economiche e della sicurezza pubblica in Sardegna di F. Pais Serra, riportata in parte anche da G. Fiori in Vita di Antonio Gramsci, Roma-Bari, 1995 Già l'anno successivo (1897), però, a conferma della concezione imperante, viene pubblicato con gran rumore il saggio “antropologico” di scuola lombrosiana La delinquenza in Sardegna, di Alfredo Niceforo. Vi si tratteggiava uno studio fisiognomico e pseudo-storico da cui emergeva il tratto congenitamente deviante della natura dei sardi, specie di quelli delle zone interne. Non si doveva cercare la ragione del fenomeno banditesco e del degrado sociale della Sardegna in cause materiali, economiche o politiche, ma nella conformazione del cranio dei sardi, di quelli stanziali in Gallura e nelle zone dell'interno in particolare: così asseriva in un passo, poi riportato in uno dei noti murali di Orgosolo: "[...] fra i vari tipi di cranio della zona criminale, tutti appartenenti ai popoli più selvaggi e primitivi, uno è particolarmente diffuso nella Sardegna centrale: si tratta del "parallelepipedoides variabilis sardiniensis""."La delinquenza in Sardegna", Alfredo Niceforo, 1897 Ne seguì qualche polemica, ma soprattutto una generale accettazione di tale verdetto che convinse la stessa Grazia Deledda, allora in rapida ascesa presso i circoli letterari italiani.

Due anni dopo, nel 1899, dopo la visita della coppia reale sabauda nell'isola (in occasione del centenario della fuga in Sardegna dei Savoia, conseguente alle conquiste napoleoniche), ai primi dell'estate venne allestita una grande spedizione militare volta al ripristino dell'ordine pubblico, operazione cui parteciparono i reduci dalle guerre in Africa. Interi villaggi furono occupati, le campagne battute a tappeto, i beni requisiti. Quando non ci fu altra risorsa, si ricorse al fermo dei familiari dei latitanti (senza esclusione di donne, vecchi e ragazzi). Migliaia di persone tratte agli arresti, detenzioni arbitrarie, confessioni estorte con la forza e una serie di processi di massa che alla fine portarono a pochissime condanne e al totale fallimento del piano.Di questi eventi si può leggere una versione romanzata da uno dei protagonisti, tra i militari coinvolti: G. Bechi, Caccia Grossa, Nuoro, 2000 L'operazione suscitò scandalo nell'opinione pubblica sarda, informata e coinvolta dai giornali, su cui buona parte del crescente ceto intellettuale riversava idee e commenti.

La legislazione Dopo l'unità d'Italia i codici sabaudi, ad eccezione del codice civile, furono provvisoriamente estesi a tutta l'Italia. Il codice civile del 1865 e il codice di commercio del 1882 (che subentrava a quello del 1865) furono sostituiti da un unico codice, il codice civile del 1942. Il codice penale del 1889 fu sostituito dal codice penale del 1930. Codice civile sabaudo Codice penale sabaudo Codice di procedura civile sabaudo Codice di procedura penale sabaudo

Vita culturale

Verso la fine del secolo le gare di improvvisazione poetica, che prima si svolgevano privatamente, furono strutturate e iniziarono ad avere luogo nelle pubbliche piazze (la prima si svolse a Ozieri), specialmente in occasione delle feste paesane. In breve tempo divenne un fenomeno di massa, con un suo star system fatto di professionisti dell'improvvisazione e un vastissimo pubblico di estimatori esperti ed esigenti. La cultura sarda, tra Otto e Novecento, diventa oggetto di studi accademici. La lingua nell'Ottocento era stata oggetto di studio sull'isola da Vincenzo Porru, Giovanni Spano, Vittorio Angius. Le prime comparazioni del sardo, col metodo della filologia moderna, erano state effettuate in Germania già nel 1866 dallo studioso Friedrich Diez. Successivamente si occuparono del sardo Gustav Hofmann, Pier Enea Guarnerio, Meyer-Lübke e Ernst Gamillscheg. Nel novecento Max Leopold Wagner darà un contributo essenziale, producendo gli studi più significativi. Nel corso dell'Ottocento, la poesia sarda aveva vissuto una stagione di grande affermazione con i vari Luca Cubeddu, Melchiorre Murenu e poi Peppino Mereu. Verso la fine dell'Ottocento inizia la sua attività Grazia Deledda, e dal primo decennio del novecento si afferma oltre i confini isolani e nazionali. Altri intellettuali come Sebastiano Satta, Enrico Costa, lo scultore Francesco Ciusa. Giornali, teatro, università animano la vita delle città (Cagliari e Sassari. Ma hanno una portata assai minore sulle popolazioni rurali e dell'interno. Infatti, parallelamente all'acquisizione di mezzi espressivi nuovi permanevano forti le tradizioni culturali popolari.

La musica tradizionale vede affiancarsi alle launeddas, al cantu a tenore e al cantu a chiterra (canto sardo accompagnato dalla chitarra) un nuovo strumento musicale, l'organetto diatonico, che supporta o sostituisce la voce umana e gli strumenti tradizionaliOltre alle launeddas, da ricordare: triangoli, tamburi e s'afuente, un tipico piatto di rame sbalzato percosso con una grande chiave di ferro. nell'accompagnamento del ballo.

L'archeologia, dopo il periodo pionieristico avviato da Giovanni Spano, in seguito alla nascita delle soprintendenze archeologiche, comincia a divenire materia di catalogazione e di studio e si tentano le prime azioni di salvaguardia. Cospicuo fu il contributo dell'archeologo Antonio Taramelli che diresse le soprintendenze per un arco di oltre tre decenni e studiò e catalogò centinaia di reperti, strutture e siti. La musica popolare è oggetto di studi scientifici, fra gli studiosi Giulio Fara e l'etnomusicologo Andreas Bentzon autore di un esemplare studio sulle launeddas. L'affermazione letteraria e artistica di tanti autori sardi comincia a far conoscere nel resto d'Italia e al mondo il patrimonio antropologico e storico della Sardegna.

Novecento

Inizio del XX secolo

Proteste di massa e repressione

Nel 1904 a Buggerru, grosso centro minerario sulla costa sud-occidentale, per protestare per le condizioni disumane di lavoro i minatori si rifiutarono di lavorare e presentarono le loro istanze alla società francese (che gestiva le miniere), per tutta risposta questi chiamarono l'esercito che fece fuoco sugli operai uccidendone tre e ferendone molti. Quella domenica 4 settembre 1904 sarà ricordata come la data dell'eccidio di Buggerru per il quale sarà fatto il primo sciopero generale in Italia.

Solo due anni dopo (1906), il caro-prezzi e condizioni di vita precarie per gran parte dei lavoratori porteranno alle rivolte cittadine di Cagliari e del circondario, poi di gran parte dell'isola. Anche in questo caso la risposta fu di tipo eminentemente repressivo, con migliaia di militari impegnati. Emersero prepotentemente sentimenti di tipo autonomista e indipendentista, con la minaccia, gridata a gran voce dalle folle radunate, di ricacciare in mare “i continentali”G. Sotgiu, Sardegna dopo l'Unità, cit.; M. Brigaglia, Il sogno dell'autonomia, in Brigaglia, Mastino, Ortu, Storia della Sardegna.2.Dal Settecento a oggi, Roma-Bari, 2002; G. Fiori, Vita di A. Gramsci, cit.. Le fortune politiche del giolittiano Francesco Cocco-Ortu, punto di riferimento della politica isolana, arrivato sino alla carica ministeriale, non avranno alcun positivo riscontro sulle condizioni generali della Sardegna. I sentimenti identitari e la crisi di rappresentanza saranno le cause del successo che, di lì a pochi anni, arriderà al movimento dei reduci dal fronte.

Prima guerra mondiale

L'isola durante la Grande Guerra

Situazione economica Nel 1914 l'economia sarda era in un periodo di crisi per via di una grave siccità che creò disoccupazione tra i braccianti, tant'è che nel 1914 e nel 1915 furono adottate annone in diverse zone dell'isola, tra cui Cagliari e Sassari. Mentre nel settore minerario, la maggior parte delle miniere sarde apparteneva a stranieri e molti impianti di trasformazione dei materiali estratti si trovavano in Belgio. Poco dopo lo scoppio della Grande Guerra, il Belgio fu subito invaso e occupato dai tedeschi e di conseguenza il piombo e lo zinco sardo non poterono più essere spediti nelle fonderie belghe. I proprietari delle miniere diminuirono la produzione, fecero licenziamenti e circa un terzo dei minatori sardi perse il lavoro.

Con l'entrata in guerra del Regno d'Italia il 24 maggio 1915 le miniere sarde ripresero a produrre. La produzione di zinco e piombo arrivò a metà di quella del periodo prebellico, mentre quella di carbone (nel bacino carbonifero del Sulcis) quadruplicò e tra 1917 e 1918 raggiunse le 80 000 tonnellate.

Il settore agricolo risentì dell'allontanamento di manodopera dall'isola per essere chiamata alle armi, in quanto molti terreni non poterono essere coltivati e la superficie del territorio sardo coltivato a grano diminuì del 18%, da 218 000 ettari a 179 000; questa situazione causò una scarsità di pane che fu, insieme al carovita, la causa di varie sommosse sull'isola nel 1917.

Il settore della pastorizia invece ne uscì molto meglio, in quanto c'era un mercato garantito per i prodotti animali (carne, lana, formaggio, cuoio, ecc.) necessari all'esercito e in quanto la pastorizia era un lavoro che poteva essere esercitato anche da chi era troppo giovane per essere chiamato alle armi. Molte famiglie di pastori si arricchirono con la guerra e poterono comprarsi a buon prezzo le terre incolte.

Situazione politica Nel 1914 i socialisti conquistarono vari Consigli comunali nell'Iglesiente, ma altrove sull'isola divennero politicamente isolati per via delle loro posizioni neutraliste in merito alla guerra in corso.

Sull'isola la prime manifestazioni interventiste si ebbero nel 1915, con la prima a Sassari il 13 maggio (in cui fece un discorso anche Mario Berlinguer) e poi a Cagliari nei giorni seguenti. Le manifestazioni erano di carattere anti-giolittiano oltre che interventista, e furono guidate principalmente da studenti e giovani intellettuali di sinistra. Tra gli interventisti vi fu Emilio Lussu.

Durante la guerra si riaccese il dibattito sull'autonomia della Sardegna e tra 1916 e 1917 il Governo Boselli promise di istituire un Commissariato civile per l'amministrazione della Sardegna. Ma il progetto cadde perché alcuni deputati sardi, soprattutto quelli di Sassari, vi si opposero per non essere governati dai cagliaritani.