Il Simbolo o Credo niceno-costantinopolitano () è una confessione di fede relativa all'unicità di Dio, alla natura di Gesù e, implicitamente, pur senza usare il termine, alla trinità delle persone divine.
Composto, in origine, dalla formulazione approvata al primo concilio di Nicea (325) (a cui vennero aggiunti ampliamenti, relativi anche allo Spirito Santo, nel primo concilio di Costantinopoli) esso fu redatto a seguito delle dispute che attraversavano la chiesa del IV secolo, soprattutto a causa delle teorie cristologiche di Ario (Arianesimo).
Il simbolo niceno-costantinopolitano è ampiamente usato nella liturgia cristiana, viene recitato anche durante la messa.
Il termine "simbolo" è derivato dal greco (dal prefisso , “insieme”, e dal verbo , “lanciare”, “mettere”), che inizialmente aveva il senso di "tessera di riconoscimento" o contrassegno: due persone spezzavano in due una piastrina di terracotta o un pezzetto di legno e ciascuno ne tratteneva una parte, così che, in un tempo successivo, il perfetto combaciare delle due parti provava l'identità delle persone"sìmbolo" in Vocabolario Treccani onlineσύμβολον in A Greek-English Lexicon. Il simbolo della fede è quindi la tessera o segno di riconoscimento tra i fedeli cristiani.
Nella Chiesa dei primi secoli esisteva un rito chiamato Traditio Symboli (cioè Consegna del Simbolo) con il quale la Chiesa appunto "metteva insieme" e "consegnava" ai catecumeni una sorta di sintesi delle verità in cui credere.
Differenze tra Occidente ed Oriente San Basilio Magno sostenne vigorosamente la tesi dell'uguaglianza delle tre divine persone della SS. Trinità nell'onore, che poi, dopo la sua morte, al Concilio di Costantinopoli I si tradusse nella formula "e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato". Egli contribuì anche all'affermazione della divinità dello Spirito Santo (alle parole: "che è Signore e dà la vita"). In base al Credo (Crediamo) approvato al primo concilio di Costantinopoli (381), "lo Spirito Santo procede dal Padre", senza aggiungere altro.
Nelle Chiese occidentali, nei secoli successivi, la versione latina veniva perciò completata, differenziandosi per due aggiunte: Deum de Deo ("Dio da Dio") e Filioque ("e dal Figlio", cioè lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio). Di queste, la prima riprende una frase del simbolo originale niceno omessa nella versione poi adottata nel primo concilio di Costantinopoli. La seconda aggiunta, più tardiva, è all'origine di una disputa teologica, addotta dal patriarca di Costantinopoli Fozio nel conflitto con la Sede Romana nel IX secolo sulla giurisdizione ecclesiastica della penisola balcanica (Chiesa bulgara). Ma non fu esaminata e discussa nonostante il (doppio) concilio Costantinopolitano IV, ove ci si impegnò a non aggiungere. Solo usata a pretesto per denigrare la Chiesa di Roma nella competizione balcanica. E tale fu, con altri secondari, un secolo e mezzo dopo per il Grande Scisma o Scisma d'Oriente (1054), sostanzialmente politico.
Fino al IX secolo, in Occidente le Chiese locali ebbero la facoltà di scegliere se adottare o meno tali varianti, mentre nell'Impero bizantino nessuna di queste due varianti fu adottata. La variante con l'inserzione del Filioque, partita dalla Spagna visigota (sinodo di Toledo), si diffuse soprattutto nel mondo franco e germanico, dove la Chiesa era severamente impegnata a contrastare l'arianesimo. Una svolta si ebbe quando Carlo Magno (742-814), col sinodo di Francoforte del 794 o poi col sinodo di Aquisgrana dell'809, avrebbe imposto l'inserimento nel Credo di queste aggiunte nei territori dell'Impero, nonostante l'opposizione del papa Leone III (i vescovi italiani, nel complesso, rimasero favorevoli alla versione in uso nell'Impero bizantino). L'aggiunta venne evidenziata a Costantinopoli nel IX secolo durante la vertenza sull'autonomia della nuova Chiesa bulgara in concorrenza tra le due Sedi imperiali, ed allora rilevata polemicamente dal patriarca Fozio. A Roma fu pure accettato solo nell'XI secolo, e solo nel testo latino, approvato da Benedetto VIII (sinodo romano del 1014) su richiesta dell'imperatore Enrico II di GermaniaPaolo Gamberini, Un Dio relazione: breve manuale di dottrina trinitaria, Città nuova 2007, pp. 61–62 ISBN 9788831132930 per la messa dell'incoronazione.
Successivamente nel concilio ecumenico di Firenze (1438/39) si raggiunse un accordo tra le Chiese greca e latina sul Filioque (o Per Filium). Ma dopo il ritorno in patria non vi fu la ricezione da parte di tutti, specie dei monaci, con il vescovo Marco d'Efeso, capo dell'opposizione. Non tanto nel merito (indimostrabile, come tutto il resto, cioè l'aggiunta del Concilio Costantinopolitano sullo Spirito Santo) quanto dell'irregolarità dell'aggiunta esplicativa, ma extra-conciliare (benché allora regolata), ad un testo ritenuto immodificabile. Anche se nel 1452 l'accordo fu solennemente proclamato in S. Sofia. Anzi il concilio fu poi sconfessato, sotto dominazione ottomana, dal sinodo di Costantinopoli del 1484, organizzato dal patriarca simoniaco Simeone I per compiacere il Sultano.
Sia la Chiesa cattolica latina, che le maggiori Chiese protestanti, mantengono queste due aggiunte nella recita del Credo niceno-costantinopolitano, almeno nel testo latino. La Chiesa ortodossa, invece, resta fedele al testo greco conciliare, salvo l'uso del singolare ("Credo") invece del plurale ("Crediamo") dei Padri conciliari. Anche la maggior parte delle Chiese ortodosse orientali* adopera il testo originale del concilio.The Coptic Orthodox Church: Our Creed (Chiesa copta ortodossa); The Nicene Creed (Chiesa cristiana siriaca giacobita); The Nicene Creed (Chiesa ortodossa siriaca). Però, nella versione della Chiesa apostolica armena, che mantiene il plurale originale ("Crediamo"), le aggiunte sono molto più numerose che nelle Chiesa occidentale. *(ortodosse = non ariane)
Il Credo non afferma i quattro dogmi mariani (2 antichi e 2 moderni) che appartengono alla teologia dogmatica e sono parte integrante e sostanziale della fede cattolica. Alle parole e si incarnò nel grembo della Vergine Maria è affermato il concepimento verginale di Gesù per opera dello Spirito Santo.
I due testi del Credo
La versione latina usata nel rito romano è sostanzialmente fedele al testo del Concilio del 381, ma pronunciato al singolare (credo) invece dell'originale plurale (crediamo) e contiene due aggiunte rispetto al testo liturgico greco: Deum de Deo, frase che si trovava nel testo del Concilio del 325, e l'espressione Filioque. La traduzione italiana è la versione del Messale Romano, seconda edizione (1983).
Tra [parentesi quadre] le parti del simbolo niceno omesse dal successivo niceno-costantinopolitano. In grassetto le parti assenti nel simbolo niceno e aggiunte dal successivo niceno-costantinopolitano. In corsivo i verbi cambiati da plurale a singolare e le frasi aggiunte al testo niceno-costantinopolitano.
Primo Concilio di Nicea (325)Simbolo nicenoDenzinger-Schönmetzer n.125. Primo Concilio di Costantinopoli (381)Simbolo niceno-costantinopolitanoDenzinger-Schönmetzer n.150. Testo latinoMissale Romanum, editio typica tertia, 2002.del Simbolo niceno-costantinopolitano Traduzione italianadel Simbolo niceno-costantinopolitano Credo in unum Deum,Patrem omnipotentem,factórem caeli et terrae,visibilium omnium et invisibilium. Credo in un solo Dio,Padre onnipotente,creatore del cielo e della terra,di tutte le cose visibili e invisibili. Et in unum Dóminum Iesum Christum,Fílium Dei Unigenitum,et ex Patre natum ante omnia saecula. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,unigenito Figlio di Dio,nato dal Padre prima di tutti i secoli: [] [] Deum de Deo, Dio da Dio, lumen de lumine,Deum verum de Deo vero,genitum, non factum,consubstantialem Patri:per quem omnia facta sunt. Luce da Luce,Dio vero da Dio vero,generato, non creato,della stessa sostanza del Padre;per mezzo di lui tutte le cose sono state create. []. Qui propter nos homineset propter nostram salutemdescendit de caelis.Et incarnatus est de Spiritu Sanctoex Maria Virgine,et homo factus est. Per noi uominie per la nostra salvezzadiscese dal cieloe per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Mariae si è fatto uomo. Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato;passuset sepultus est. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,morìe fu sepolto. Et resurrexit tértia die,secundum Scripturas, Il terzo giorno è risuscitato,secondo le Scritture, et ascendit in caelum,sedet ad dexteram Patris. è salito al cielo,siede alla destra del Padre. Et iterum venturus est cum gloria,iudicare vivos et mortuos,cuius regni non erit finis. E di nuovo verrà, nella gloria,per giudicare i vivi e i morti,e il suo regno non avrà fine. Et in Spíritum Sanctum,Dominum et vivificantem:qui ex Patre Filioque procedit.Qui cum Patre et Filio simul adoratur et conglorificatur:qui locutus est per prophetas. Credo nello Spirito Santo,che è Signore e dà la vita,e procede dal Padre e dal Figlio.Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,e ha parlato per mezzo dei profeti. Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam. Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
| Confiteor unum baptisma in remissionem peccatorum. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.
| Et exspecto resurrectionem mortuorum, Aspetto la risurrezione dei morti
| et vitam venturi saeculi. Amen. e la vita del mondo che verrà. Amen. [] Coloro poi che dicono:«C'era [un tempo] quando [Gesù] non c'era»,e: «Prima di essere generato non c'era»,e che dal non essente fu generatoo da un'altra personao essenza dicono essereo creato,o trasformabileo mutevoleil Figlio di Dio,[costoro li] anatematizzala Chiesa cattolica.
Altri credo nella liturgia cattolica
Il simbolo niceno-costantinopolitano utilizzato nella liturgia della messa di rito romano può essere sostituito dal Simbolo degli apostoli, detto anche simbolo battesimale della Chiesa romana, in particolare durante la Quaresima ed il tempo di Pasqua.
Nell'ora canonica di prima, abolita per disposizione del Concilio Vaticano II,Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, 89 d si recitava in alcune domeniche il simbolo atanasiano.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Concilio di Nicea I Credo (liturgia) Simbolo degli apostoli Simbolo atanasiano Arianesimo Filioque Trinità (cristianesimo)
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