Le guerre di Vandea furono una serie di conflitti civili scoppiati al tempo della Rivoluzione francese, nel contesto delle guerre rivoluzionarie francesi, e continuati poi durante la Restaurazione borbonica ed ancora con la monarchia di luglio, che videro le popolazioni della Vandea, molto cattolica e fortemente leale al re, e di altri dipartimenti vicini insorgere contro il governo rivoluzionario, per ristabilire la monarchia assoluta dei Borboni e opporsi alle misure restrittive imposte al culto cattolico e alla coscrizione obbligatoria. Contemporaneamente all'insurrezione vandeana guidata dall'Esercito cattolico e reale, vi fu l'opposizione contemporanea dell'esercito degli emigrati, guidati dai principi borbonici Luigi di Provenza, da Carlo d'Artois e Luigi Giuseppe di Condé
La prima e la seconda guerra di Vandea solitamente vengono accorpate in un unico periodo che va dal 1793 al 1796. L'insurrezione ebbe inizio nel marzo 1793, quando la Convenzione nazionale ordinò la leva obbligatoria per uomini da inviare al fronte e proseguì per i successivi tre anni, con brevi tregue durante le feste come il Natale e la Pasqua. Il periodo più acuto degli scontri, in cui spesso gli insorti ebbero ragione delle truppe repubblicane, terminò con la vittoria di queste ultime nella battaglia di Savenay. La repressione compiuta tra l'estate del 1793 e la primavera del 1794 - per opera delle truppe repubblicane regolari e da reparti di volontari - fu particolarmente feroce e costituirebbe, a giudizio di alcuni storici, il primo genocidio della storia contemporanea.Le Livre noir de la Révolution française, Éditions du Cerf, 2008
Peraltro, gruppi armati vandeani continuarono a combattere e una tregua vera e propria si ebbe solo nella primavera del 1795, con la pace di La Jaunaye. Questa prima guerra fu la più importante per numero di operazioni militari ed è quella a cui comunemente ci si riferisce trattando dell'insurrezione vandeana. Nondimeno, lo stato insurrezionale rimase endemico nella regione e la rivolta si riaccese più volte negli anni seguenti, soprattutto nei momenti di crisi dei governi repubblicani e napoleonici. Il 24 giugno 1795 cominciò la seconda guerra di Vandea, che terminò l'anno successivo.
Alle guerre vandeane combattute durante il periodo rivoluzionario propriamente detto, seguirono altre due guerre, una nel periodo dei Cento Giorni del 1815 (detta "Quarta guerra di Vandea") e una durante l'insurrezione legittimista del 1832 (detta "Quinta guerra di Vandea") che, pur venendo riunite sotto questo stesso nome, si estesero non solo alla Vandea ma ebbero esiti fallimentari.
Contesto storico Lo studio storico della guerra di Vandea è segnato da una serie di opinioni discordanti, che portarono alla nascita di una bibliografia immensa, con due correnti principali in opposizione: gli studiosi favorevoli alla rivoluzione francese e a tutti quei cambiamenti che ne derivarono, quindi dalla parte dei repubblicani, in certi casi pur riconoscendo i gravi errori di molti di essi (ad esempio Albert Mathiez, Michel Vovelle, Georges Lefebvre e Albert Soboul); e quegli studiosi che ritennero che questi cambiamenti fossero stati deleteri per la nazione, e che quindi, si schierarono dalla parte dei vandeani. Tuttavia è errato definire questa seconda categoria come "monarchici", in quanto, nonostante la maggior parte dei vandeani appoggiassero il re e fossero molto legati alla monarchia, non tutti i monarchici francesi appoggiarono l'insurrezione e molti di quelli che avevano servito sotto il re, passarono al servizio della repubblica. Inoltre i vandeani cominciarono la rivolta solo dopo che il governo attuò misure repressive per il clero e aumentò le tasse per poter sostenere le spese militari causate dall'aggressiva politica estera attuata in quegli anni e ricostruire la Francia, ancora provata dalla rivoluzione e dalle guerre. Il ripristino della monarchia rappresentava così per i controrivoluzionari vandeani una soluzione per porre fine alla rivoluzione.
I primi testi che trattarono quest'argomento furono le memorie di alcuni dei protagonisti o di persone vicine a essi, per i vandeani: la signora La Rochejaquelein, Poirier de Beauvais, Joseph de Puisaye,Mémoires du comte Joseph de Puisaye. Tomi I, II, III, IV, V, VI la signora Sapinaud de La Rairie; e per i repubblicani: Grouchy, Kléber,Mémoires politiques et militaires, Vendée, 1793-1794 Pierre-René Choudieu,Mémoires et notes de Choudieu: représentant du peuple à l'assemblée Turreau, Dumas ecc. Il più famoso tra questi, sono le memorie della signora La Rochejaquelein, vedova di Louis Marie de Lescure e in seguito di Louis de La Rochejaquelein, che essendo vedova di due tra i più importanti generali dell'Esercito cattolico e reale, visse in prima persona tutte le guerre di Vandea, che descrive come una rivolta spontanea dei contadini per difendere il loro re e la loro Chiesa.
Situazione prima dell'insurrezione La Vandea è un dipartimento della Francia occidentale bagnato dall'Oceano Atlantico. Il dipartimento storico era leggermente più grande di quello attuale, infatti comprendeva alcune parti di dipartimenti limitrofi: il sud della Loira Atlantica, il sud-ovest del Maine e Loira, il nord-ovest delle Deux-Sèvres.
In essa la fede cattolica era particolarmente radicata, soprattutto grazie alla predicazione del sacerdote san Luigi Maria Grignion da Montfort (1673-1716) che promosse in modo particolare il culto mariano e la devozione per il Sacro Cuore di Gesù e Maria, che infatti verrà adottato come simbolo dell'armata vandeana, oltre che della stessa Vandea.il dipartimento della Vandea è stato creato nel 1790 e per questa devozione popolare il suo stemma è composto da due cuori intrecciati (a simboleggiare i sacri cuori di Gesù e Maria), sormontati da una croce su una corona (a simboleggiare la regalità di Cristo)
Nel novembre 1789, l'Assemblea nazionale costituente confiscò i beni ecclesiastici, trasformandoli in beni nazionali, per garantire l'emissione di assegnati. Questa decisione privò il clero dei mezzi finanziari che gli avevano permesso di adempiere ai suoi tradizionali compiti d'assistenza alla popolazione povera. Prima della rivoluzione, infatti, questi beni erano gestiti dal clero che li metteva a disposizione delle comunità contadine o in generale dei cittadini meno abbienti, vendendoli questi passarono a privati che li utilizzarono per scopi personali.
Il 12 luglio 1790, l'Assemblea approvò la Costituzione civile del clero. Le diocesi vennero ridotte da 130 a 83, facendole coincidere con i dipartimenti, parroci e vescovi divennero a tutti gli effetti funzionari pubblici stipendiati dallo stato e, in quanto tali, tenuti a prestare giuramento alla costituzione. Il decreto d'attuazione, approvato il 27 novembre e firmato dal Re sotto coercizione il 26 dicembre 1790, diede agli ecclesiastici che esercitavano funzioni pubbliche due mesi di tempo per giurare fedeltà alla costituzione.
La Costituzione civile del clero e il giuramento furono rifiutati da molti ecclesiastici, detti per questo "refrattari", che vi vedevano una deviazione dalla fede cattolica. Un terzo dei membri ecclesiastici dell'Assemblea Costituente accettò di prestare giuramento nel gennaio 1791. In tutto il paese giurarono solo sette vescovi e circa la metà dei parroci francesi. Il 10 marzo 1791 papa Pio VI si pronunciò contro la costituzione civile con l'enciclica Quod aliquandum e il mese successivo, con l'enciclica Charitas quae, sospese a divinis tutti i sacerdoti e vescovi "costituzionali" (ossia coloro che avevano giurato fedeltà alla costituzione) e tutti quei vescovi consacrati dagli stessi. Talleyrand, che dei primi sette "vescovi giurati", era stato il principale sostenitore della Costituzione civile del clero e che aveva ordinato i primi due vescovi "costituzionali" (i cosiddetti "talleyrandistes"), venne quindi scomunicato e dimesso dallo stato clericale.
Dato che i contadini continuarono a seguire il clero "refrattario", si creò una profonda spaccatura tra "refrattari" e "costituzionali". Si sviluppò anche un notevole malcontento tra i contadini, che non vedevano tangibili miglioramenti della loro situazione a seguito degli eventi rivoluzionari. Nelle campagne dell'Ovest, il clero si era in grande maggioranza schierato su posizioni refrattarie. Nel maggio 1791, l'Assemblea costituente emanò un decreto sulla libertà di culto autorizzando anche quello "refrattario", ma ciò finì per scontentare tutti e le posizioni s'inasprirono.
L'applicazione pratica della Costituzione civile del clero (nel luglio 1791) provocò una moltitudine di atti di resistenza tra la popolazione, che spesso ricorse alla violenza fisica. Nel gennaio 1791 a Saint-Christophe-du-Ligneron (nei pressi di Machecoul), nei disordini intervenne la guardia nazionale, provocando i primi morti in Vandea, anche se la situazione non degenerò.Jean-Clément Martin, La Révolution a coupé la France en deux, L'Histoire, nº 311, p. 36
In questo contesto, l'Assemblea legislativa approvò, nel novembre 1791 e il 27 maggio 1792, due decreti repressivi nei confronti dei preti refrattari. Nel primo si proibì l'esercizio del proprio ministero, nel secondo venne prevista la deportazione dalla Francia di qualsiasi sacerdote refrattario, purché fosse supportata dalla domanda di almeno venti cittadini. Obbligati a nascondersi per evitare la deportazione nella Guyana francese, molti preti refrattari celebrarono Messe clandestine, protetti dalla popolazione. Nonostante questi provvedimenti, il clero costituzionale non riuscì a imporsi nell'Ovest, complessivamente il 75% degli ecclesiastici della regione rifiutò il giuramento.Roger Dupuy La République jacobine. Terreur, guerre et gouvernement révolutionnaire, 1792-1794, éditions du Seuil, p. 116
Diversi nobili vandeani, molto legati alla monarchia, parteciparono alla difesa del Palazzo delle Tuileries durante l'assalto che si concluse con l'arresto dei reali (12 e 13 agosto 1792). Il 21 settembre 1792 venne proclamata la repubblica. Il deposto Luigi XVI cominciò a entrare in rapporto con l'Austria nella speranza di poter tornare sul trono grazie a una guerra che sfruttasse il momento di debolezza della Francia. Scoperto, venne ghigliottinato il 21 gennaio 1793.
Inoltre tra il 2 e il 6 settembre 1792, a Parigi vennero giustiziati più di mille detenuti, in quanto presunti sostenitori del re, con lo scopo di scoraggiare quei tentativi di insurrezione che in Vandea si verificavano già da un mese. Nei massacri di settembre moriranno anche 3 vescovi, 127 preti diocesani, 55 religiosi e 5 laici, che verranno proclamati beati martiri da Pio XI nel 1926.
Dopo questi avvenimenti, i vandeani cominciarono a diffidare dell'Assemblea Costituente. Invieranno a Parigi diversi "cahiers de doléances" che non verranno presi in considerazione. Nei "cahiers" emergeva un attacco alla società dell'epoca e un certo attaccamento a re Luigi XVI, da poco deposto. Oltre a questo venivano aggiunti altri argomenti riguardanti problemi locali e altri argomenti di ordine generale come la garanzia della libertà individuale, l'aumento delle scuole nelle campagne, l'accesso dei cittadini a tutti gli impieghi.Reynald Secher, Il genocidio vandeano, Effedieffe Edizioni, pp. 53-54