La chitarra classica, chiamata anche chitarra spagnola, è un tipo di chitarra più moderna, rispetto alla chitarra barocca, che fu sviluppata a partire dalla fine del 1700 e confermata, nello stile che divverà poi quello contemporaneo, intorno agli anni 1850, con la scuola del liutaio spagnolo Antonio de Torres Jurado.

È una chitarra acustica che raramente viene elettrificata e che prevalentemente viene utilizzata per l'esecuzione di brani di musica classica o popolare, come ad esempio il flamenco o la musica latino-americana, ma è in grado di servire un po' tutta la musica, da quella medievale alla folk.

Morfologia della chitarra

È composta da due parti principali: il manico, su cui si trova la tastiera e che termina con la paletta, altrimenti detta cavigliere, la quale ospita le meccaniche per l'accordatura; la cassa di risonanza o tavola armonica, in legno, con una buca centrale, che serve ad amplificare il suono prodotto dalle corde.

La chitarra classica è solitamente realizzata con legni di diverso tipo per ogni parte del corpo. La tavola armonica è in legno di abete (picea abies), cedro o sequoia. Al suo interno, la tavola viene rinforzata con listelli di abete (cosiddetta incatenatura) secondo l'esperienza del liutaio, così che ad incatenature diverse corrispondono caratteristiche sonore diverse. La disposizione delle catene a ventaglio, già presente in alcune chitarre dei primi del Ottocento, fu perfezionata dal liutaio spagnolo Antonio de Torres. Le fasce e il fondo sono costruite in varie essenze, di solito legni duri e compatti, a seconda del timbro che il liutaio le vuole conferire. Molto ricercate sono le essenze di palissandro, in particolare quello brasiliano, di mogano, cipresso, ebano makassar e di acero. Il manico è costruito con legni poco sensibili all'umidità e poco propensi alla deformazione, in genere cedrella spagnola o mogano. La tastiera è spesso in ebano. Il ponte, o ponticello, al quale si legano le corde può essere in palissandro, ebano, noce o altre essenze. Il capotasto e l'ossicino sono in osso o in avorio o in plastica (nelle realizzazioni economiche).

Le corde sono fatte principalmente di nylon, che conferisce al suono un timbro ovattato e dolce, o di materiali composti a base di carbonio o fibra di vetro con un timbro più nitido e brillante e una maggiore tenuta di suono; raramente di budello.

Forme della cassa Il design e le dimensioni della cassa di risonanza delle chitarre acustiche incidono sulle frequenze emesse e sul volume prodotto, oltre che sulla maneggevolezza dello strumento.

Tra i modelli principali di chitarre flat top si possono annoverare: Dreadnought: prodotto per la prima volta dalla Martin nel 1916, è diventato la forma del corpo più comune e più utilizzato nella musica pop in ragione della profondità e della ricchezza di suono. Produce volume alto e bassi potenti ed è consigliato per accompagnamento ritmico e pop. Parlour: sono tra le chitarre acustiche con il corpo più piccolo e, essendo ideali per l'accompagnamento vocale in spazi limitati, derivano il loro nome dal parlor o parlour, termine con cui si indicava il salotto dove le famiglie borghesi ricevevano gli ospiti a casa. Marchi storici come Martin hanno iniziato a costruire questi modelli in piccole serie a metà del XIX secolo per offrire soluzioni più economiche e facilmente trasportabili. Dal punto di vista acustico, le casse più compatte riducono il volume e l'impatto dei toni bassi, offrono grande nitidezza nelle registrazioni in studio e si prestano per il fingerpicking. Tra gli anni '20 e '30 del xx secolo, le parlour sono state lo strumento preferito di grandi bluesmen come Robert Johnson. Concert: sebbene abbiano dimensioni piuttosto ridotte rispetto alle dreadnought e alla maggior parte degli altri modelli, restano più grandi e larghe rispetto alle parlour. In particolare, rispetto a queste ultime, il maggiore volume interno della cassa garantisce un suono più bilanciato e rotondo su tutte le frequenze, con una risposta dei bassi più profonda e un volume complessivo leggermente superiore. Il corpo compatto il punto vita pronunciato le fanno risultare piuttosto comode da imbracciare anche per periodi prolungati. Jumbo: la forma jumbo, che già dal nome richiama le grandi dimensioni, è stata introdotta da Gibson a partire dalla metà degli anni '30 e presenta una forma più arrotondata con una cavità sonora più grande, che produce un volume acustico molto elevato e una maggiore presenza di frequenze basse. Perfetta sia per essere suonata in strumming che in fingerstyle, viene preferita da molti solisti country e folk. Auditorium: si tratta di una tipologia di chitarre con una storia molto più recente, concepita per unire la maneggevolezza dei modelli più piccoli alla capacità di riprodurre i bassi e il volume dei modelli più grandi. Simile alla Dreadnought ma caratterizzata da un vita più stretta, che incide sul timbro dello strumento.

La tastiera

Tecnica chitarristica La postura

La postura tipica del chitarrista classico prevede che lo strumento, poggiante sulle gambe, sia inclinato verso l'alto dalla parte della tastiera. Per fare ciò è comune l'utilizzo del poggiapiede, col quale tenere rialzata la gamba sinistra; alcuni interpreti del repertorio contemporaneo fanno talvolta uso di un sostegno che, poggiato sulla coscia sinistra, permette di mantenere l'inclinazione della chitarra pur poggiando entrambi i piedi a terra. Talvolta si utilizzano anche due pezzette, le quali, poste tra le cosce e i due punti di appoggio della chitarra, fanno sì che lo strumento non scivoli e non si sposti durante l'esecuzione del brano.

La mano destra (per i destrorsi) La tecnica della chitarra classica prevede il tocco diretto delle punte delle dita sulle corde per metterle in vibrazione. Fino alla prima metà del Novecento si ebbe una viva contrapposizione fra i due “approcci” esistenti: la scuola cosiddetta “di Tárrega” sostiene l'utilizzo del solo polpastrello senza unghia, mentre la scuola più moderna prevede l'uso di unghia e polpastrello insieme (la corda viene "agganciata" nel punto di incontro fra il polpastrello e l'interno dell'unghia). L'attacco con il solo polpastrello, sostenuto ad esempio da Fernando Sor e Francesco Molino, fu ripreso poi dallo spagnolo Francisco Tárrega e da alcuni suoi allievi (fra i quali va ricordato in particolare Emilio Pujol). Questa tecnica nella seconda metà del Novecento è caduta quasi totalmente in disuso e l'insegnamento nei Conservatori prevede ormai di norma l'impiego dell'attacco unghia-corda.

Sostenitori dell'uso dell'unghia fu ad esempio Dionisio Aguado; nel suo metodo per chitarra (1825) affermava:

«Si può pulsare con o senza unghia: senza unghia occorrerà una maggiore curvatura delle falangi della mano destra. Il mio amico Sor, che suona senza, mi ha convinto a non usare mai l'unghia del dito pollice; gli sono molto grato di questo consiglio. Per ciò che mi concerne considero preferibile suonare con le unghie e i polpastrelli, perché dalla corda si ottiene un suono che non assomiglia a quello di nessun altro strumento e dà alla chitarra un carattere particolare, dolce, armonioso e melanconico che, se anche non offre la grandiosità del piano o dell'arpa, dà un senso di suono pieno di grazia e delicatezza suscettibile di modifiche e combinazioni che conferiscono allo strumento un carattere misterioso.»

Le dita della mano destra impiegate per pizzicare le corde (pollice, indice, medio, anulare e mignolo) vengono indicate nelle diteggiature degli spartiti con le iniziali p, i, m, a, c (c = chiquito). In passato il mignolo era assolutamente escluso dal processo di produzione del suono; nella moderna tecnica chitarristica lo si adopera quasi esclusivamente per l’esecuzione di accordi o arpeggi che prevedono l’uso di 5 o 6 corde o come parte di un rasgueados. Alcuni chitarristi dell'Ottocento usavano talvolta impiegare questo dito come “supporto” per la mano, puntandolo contro la tavola armonica dello strumento mentre le altre quattro dita pizzicano le corde, ma anche questo uso è stato progressivamente abbandonato. L'importanza dell'anulare è stata lungamente discussa nel corso dell'Ottocento: alcuni compositori, come ad esempio Fernando Sor, tendevano ad escluderlo dalle scale e dalla conduzione di linee melodiche, e ad impiegarlo in arpeggi e accordi solo quando indispensabile; a partire da Giulio Regondi, e ancor più con Tárrega e altri chitarristi di fine Ottocento (come si può osservare dalle diteggiature delle composizioni), il suo impiego è stato ampiamente rivalutato, alla stregua di indice e medio, pur rimanendo inevitabilmente il dito “debole” della mano destra.

La mano sinistra (per i destrorsi) Le dita della mano sinistra vengono utilizzate per pigiare le corde contro il manico, ciò che permette di ottenere tutte le altezze nell'estensione della corda. Sono impiegati l'indice, il medio, l'anulare e il mignolo (nelle diteggiature degli spartiti sono indicati con numeri, nell'ordine, da 1 a 4). Il ruolo del pollice è quello di equilibrare la mano premendo – senza particolare forza – contro la superficie posteriore del manico. Il suo utilizzo nel premere le corde più gravi, talvolta adottato in alcuni generi musicali popolari, è stato definitivamente abbandonato nella tecnica classica, dopo essere stato a lungo oggetto di disputa; a favore di tale impiego – sempre comunque molto sporadico – furono i grandi esponenti della scuola italiana Ferdinando Carulli, Mauro Giuliani e Matteo Carcassi, mentre vi si oppose fermamente Francesco Molino e lo sconsigliavano gli spagnoli Fernando Sor e Dionisio Aguado.

Effetti e tecniche Tremolo

Tocco appoggiato

Tambora

Rasgueado

Pizzicato

Repertorio e letteratura per chitarra

La chitarra antica La chitarra barocca, progenitrice della chitarra classica, sviluppatasi a fine Settecento e di dimensioni assai modeste, ebbe nel XVII secolo una notevole diffusione, proseguendo il prezioso filone musicale del liuto e della vihuela; questi due strumenti vissero il loro ultimo splendore durante il periodo della musica barocca, prima di cadere definitivamente in disuso (recuperati in tempi recenti esclusivamente per l'esecuzione filologica delle composizioni dell'epoca). Fu soprattutto in Spagna, in Italia e in Francia che la chitarra barocca consolidò una ricca tradizione strumentale: chitarristi come Francesco Corbetta, Gaspar Sanz e Robert de Visée rappresentarono, per validità tecnica e gusto compositivo, una significativa controparte rispetto ai grandi protagonisti del liuto (John Dowland, Sylvius Leopold Weiss) e della vihuela (Luis de Milán, Luys de Narváez, Alonso Mudarra). Già sul finire del Seicento, e per buona parte del secolo seguente, l'attenzione verso la chitarra si dissolse, e con essa si offuscarono per lungo tempo la consapevolezza tecnica e lo sviluppo di un repertorio dello strumento.

Prima metà dell'Ottocento