La battaglia di Montelungo fu combattuta durante la seconda guerra mondiale, nel corso della campagna d'Italia.

Fu il primo episodio dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia alla Germania che vide in azione una nuova formazione militare italiana del cosiddetto Esercito cobelligerante a fianco degli alleati.

Il primo attacco degli italiani venne duramente respinto dai soldati tedeschi l'8 dicembre 1943 in quanto i soldati statunitensi non presero San Pietro Infine e quindi non diedero un adeguato supporto di artiglieria e per la diradazione della nebbia che avrebbe dovuto coprire i soldati; successivamente con una migliore cooperazione, gli Italiani con un secondo attacco conquistano Monte Lungo il 16 dicembre. I tedeschi ripiegarono ordinatamente sulla successiva posizione fortificata della Linea GustavE. Morris, La guerra inutile, pp. 263-266.R. Atkinson, Il giorno della battaglia, pp. 337-338 e 342..

Storia

Il comando alleato, per saggiare le capacità operative di questo nuovo reparto, gli assegnò un compito non semplice: attaccare e conquistare Monte Lungo, nel comune di Mignano Monte Lungo, in provincia di Caserta.

Dopo vari mesi di combattimento, la 5°Armata statunitense si era trovata di fronte alla Winter Line, una delle principali linee difensive tedesche costruite nell'Italia centro-meridionale. Questa linea di fortificazioni era stata costruita per rallentare l'avanzata alleata e dare tempo per costruire la meglio difesa Linea Gustav, dove i tedeschi avevano intenzione di fermare definitavamente l'avanzata anglo-americana in Italia. Con la 5°Armata statunitense a Ovest e l'8°Armata britannica a Est, i generali alleati si preparavano a lanciare varie offensive per prendere la Linea Inverno (Winter Line.) Gli americani decisero di sfondare le difese tedesche lungo la Valle del Sammucro, nel Nord della Campania. Questa valle portava a Cassino, che a sua volta portava a Roma. Nella valle, sulle pendici del Monte Sammucro (1205 metri) e poco più a Nord del Montelungo, si trovava il paesino di San Pietro Infine, insediamento importante perché da lì si poteva raggiungere la Valle del Liri. La valle era larga pochi chilometri, e l'ingresso era "tappato" dal Monte Rotondo e da varie altre montagne, proprio lungo il Monte Rotondo passava la linea del fronte, presidiata in quella zona dalla 36°Divisione fanteria "Texas". Verso la fine di Novembre il generale Walker, comandante della 36° era abbastanza sicuro di poter sfondare in quel settore la Linea Inverno. Cominciò quindi a preparare i suoi soldati per l'attacco. In quei giorni, il I Raggruppamento Motorizzato, sotto il comando di Vincenzo Dapino, era pronto a entrare in linea, dopo vari addestramenti che lasciarono piuttosto soddisfatti i generali americani (soprattutto per la precisione del tiro dell'artiglieria, anche se dal punto dei veicoli gli italiani non erano messi bene, siccome erano mezzi vecchi, piuttosto scadenti.) L'unico problema era che non erano presenti munizioni in abbondanza, si decise tuttavia di metterlo alla prova, fu messo alle dipendenze della 36°Divisione, il suo compito era quello di comquistare e tenere il Montelungo, compito non tanto facile per un unità che non aveva mai visto azione.

La composizione del 1°Raggruppamento Motorizzato

67°RGT Fanteria - Comando RGT - I BTG Fanteria - II BTG Fanteria motorizzata - LI BTG Bersaglieri - Compagnia fucili anticarro Solothurn S18 - Sezione Salmerie 5°BTG Controcarro - Comando di BTG - 16°CP pezzi da 47/32 - 56°CP pezzi da 47/32 - 5°CP carri su CV35 lanciafiamme 11°RGT Artiglieria motorizzata - Comando di RGT - Gruppo da 75/18 - Gruppo da 75/18 - Gruppo da 105/28 - Gruppo da 105/28 - BTG antiaereo Breda 20mm CP mista genio - Plotone artieri - Plotone telegrafisti - Plotone marconisti Sezione CC.RR. (Carabinieri Reali) Servizi - Nucleo sanità - Nucleo sussistenza

L'attacco sul Montelungo era previsto che iniziasse l'8 Dicembre. Il 142°Reggimento statunitense di fanteria avrebbe attaccato il Monte Maggiore, solo allora il Raggruppamento avrebbe attaccato Montelungo, siccome i tedeschi sul Maggiore avrebbero potuto colpire d'infilata i fanti italiani. Il 143°Reggimento avrebbe attaccato San Pietro e la Cima 1205 del Sammucro, intanto un battaglione di Rangers avrebbe prese la Cima 950 dello stesso monte. La notte dell'8 Dicembre, l'attacco cominciò. Il 143°RGT lanciò l'attacco sul Sammucro, prendendo quota 1205 e 950, cogliendo i tedeschi alla sorpresa, che però riuscirono a riorganizzarsi e riprendere le cime, le cime furono riprese, e il gioco sembrava fatto, tuttavia i tedeschi mentenevano il controllo della valle grazie alle postazioni sulle pendici. L'attacco americano a San Pietro fu un fiasco: dopo un avanzata di a malapena 400 metri, i soldati americani cominciarono a venir colpiti da mortai, cannoni e mitragliatrici, che causarono non poche perdite tra le file del II°BTG del 143°RGT. Nemmeno le due compagnie del III°Battaglione venuto in soccorso riuscirono a risolvere la situazione, le postazioni tedesche furono bombardate dall'artiglieria americana, senza cambiare l'esito dell'attacco, le unità americane tornarono al punto di partenza. Intanto, sul fianco destro della 36°Divisione, alle 6:20 del mattino, come previsto, il I Raggruppamento Motorizzato cominciò l'attacco sul Montelungo coperto da una fitta nebbia. In un primo scaglione stava il I°Battaglione del 67°RGT, in secondo scaglione stava il II°Battaglione, e a coprire la sinistra la 2°Compagnia Bersaglieri. L'avanzata dei fanti è subito ostacolata dal fuoco sporadico di armi leggere, niente di grave, così descrisse il capitano Enzo Corselli, comandante della 1°Compagnia:

Iniziammo il movimento durante il fuoco di preparazione dell'artiglieria, ancora in una fitta oscurità. Ma, a causa di questa e del terreno compartimentato e rotto, i nostri plotoni si disunivano e perdevano la direzione. Sciupammo così del tempo prezioso, sfasando la nostra azione rispetto a quella dell'artiglieria, col quale era sincronizzata rispetto all'orario, non essendo possibile l'osservazione date le condizioni di visibilità.

La perdita di tempo avrà gravi conseguenze: il sole cominciò a levarsi nel cielo e adesso le forze italiane sono ben illuminate (la nebbia si era diramata.) I tedeschi cominciano a colpire i fanti italiani con mitra MG34 e MG42 (chiamata dagli italiani, "La voce di Hitler") e con mortai, che feriscono qualche soldato a causa della miriade di scheggie provocate dalle esplosioni. Le unità del Raggruppamento si affrettano a scendere di corsa da Cima 253, anche se in realtà, la maggior parte del I°Battaglione rimane a combattere a causa della perdita del collegamento col Comando, tramite un telefono volante. Il Battaglione non riceve l'ordine di ripiegata. Parla il capitano Corselli:

La compagnia spiegò le squadre diradandosi sul terreno, poiché l'aumentata visibilità lo consentiva senza che il reparto si disunisse, e assunse la formazione d'attacco con due plotoni avanzanti e uno di rincalzo. Superammo, senza incotrare il nemico, l'obiettivo intermedio, cioè la cima senza nome.

A peggiorare la situazione, gli americani del 142°Reggimento non conquistano interamente il Monte Maggiore, e i tedeschi rimasti sul monte colpiscono d'infilata i Bersaglieri, che subiscono perdite pesanti, tra cui quattro ufficiali. Intanto, sul Montelungo, il I°Battaglione cercava di continuare ad avanzare, con perdite piuttosto lievi, anche perché l'unità aveva superato la zona che i tedeschi colpivano con i mortai. Parla Corselli:

Mentre sfumava la nebbia e il sole decembrino si levava scialbo a illuminare la fse conclusiva, la reazione nemica raggiungeva l'apice della sua violenza, il terreno era spazzato dal fuoco delle mitragliatrici, frontalmente, dalle posizioni su Cima 343, e d'infilata e di schiancio da Monte Maggiore.

Proprio il fuoco dal Monte Maggiore ha decimato i soldati del LI°Battaglione Bersaglieri. Per i fanti del 67° le cose per il momento vanno meglio. Essi sono ormai sotto l'obiettivo, e danno inizio a un duello di bombe a mano, in cui gli italiani sono svantaggiati rispetto ai tedeschi, poiché quest'ultimi sono più in alto e dotati di granate Modello 24, migliori delle granate ad impatto italiane SRCM35 e le altre in dotazione al Raggruppamento. Qua il I° e II°Battaglione subiscono le perdite più pesanti, però, la I°Compagnia del I°Battaglione riesce a prendere cima 343, gli italiani tuttavia vengono colpiti pesantemente dai mortai e falciati dalle mitragliatrici. Parla Corselli

Prima ancora che potessimo pensare ad oltrepassare le postazioni espugnate e a consolidarci sul terreno, un fuoco violentissimo c'investì. Non era il classico fuoco di repressione effettuato da artiglieria e da mortai. Era il tiro mirato, diretto al singolo individuo da brevissima distanza, effettuato da un nemico che non riuscivamo ad individuare. In tre anni di guerra su diversi fronti e contro esercito diversi, mai avevamo subito una tale forma di controattacco. I tedeschi strisciavano a terra vicinissimi, fra roccia e roccia, si frammischiavano a noi e ci bersagliavano con raffiche di mitra e bombe di pistola.

A corto di bombe a mano, dotati di Moschetti 91 e qualche Carcano 38, essendo comunque ottimi fucili ad otturatore girevole, le unità del 67°Reggimento sono costrette a ripiegare, coperti dall'artiglieria, intanto le tre compagnie del II°Battaglione vengono mandate su Cima 253. L'attacco era stato respinto, e le perdite sono piuttosto pesanti, ma non troppo: 47 morti, 102 feriti, 151 dispersi, tuttavia il morale degli uomini è piuttosto basso.

Le cause del fallimento

Perché l'attacco sul Montelungo è fallito? Il Generale Dapino è il primo a dare una risposta. Sostiene che la mancata realizazzione di alcune condizioni preliminari ritenute indinspensabili siano state la causa del fallimento:

1) Le posizioni sul Monte Maggiore al momento dell'attacco italiano non erano sotto il controllo completo americano

2) L'attacco del 143°Reggimento su San Pietro Infine e sul Monte Sammucro non aveva avuto successo

3) Montelungo non era difesa da poche unità tedesche, ma un gruppo consistente di nemici dotato anche di armi pesanti e molto armi automatiche

4) Per motivi di sicurezza, i reparti del Raggruppamento furono portati in linea solo il 6 Novembre, lasciando ai soldati pochissimo tempo per imparare a combattere in montagna e familizzarsi con l'ambiente

5) Per il motivo 4 i soldati italiani non ricevettero abbastanza tempo per studiare il nemico e le sue forze in campo

6) L'artiglieria fu meno efficace del previsto

Gli americani ritenevano che l'attacco sul Montelungo fosse fallito a causa degli errori fatti dai comandanti italiani, tra cui la perdita di tempo all'inizio dell'operazione cercando di ricomporre le squadre. Alcune persone sostenevano che gli americani non avessero preso tutte le posizioni sul Monte Maggiore di proposito per causare perdite tra gli italiani (agli americani non era mai piaciuta del tutto l'idea del Raggruppamento.) Altri ancora sostengono che gli italiani furono usati come cavie.

Il secondo attacco sul Montelungo

Ammaestrato dall'esperienza dell'8 Dicembre, il generale Walker programmò un nuovo attacco, su larga scala. Il I Battaglione del 143°Reggimento e il 504°Battaglione paracadutisti avrebbero attaccato il fianco del Sammucro, per poi prendere alle spalle San Pietro Infine, il giorno dopo, il 15 Dicembre, un attacco a tenaglia su San Pietro guidato dai carri armati Sherman e dal 141°Reggimento americana avrebbe dovuto prendere il paese. Con i soldati tedeschi a San Pietro fuori gioco, il 142°Reggimento avrebbe attaccato parte del Montelungo da Cima 141, Cima 72 e Colle San Giacomo, il Raggruppamento Motorizzatto avrebbe attaccato il Sud del Monte.