L'Azione Cattolica Ticinese (ACT) è un'associazione cattolica laicale svizzera, avente sede nel Canton Ticino.

Storia Verso la metà dell'Ottocento, la politica anticlericale del liberalismo nel Canton Ticino mette in atto una serie di provvedimenti legislativi lesivi degli interessi ecclesiastici (soppressione dei conventi e secolarizzazione dell'insegnamento superiore, legislazione civile-ecclesiastica, impedimenti ai vescovi diocesani di esercitare la loro giurisdizione, ecc.). La reazione dei cattolici dà vita al movimento cattolico ticinese.

Il Pius Verein svizzero Nella seconda metà dell'Ottocento, anche in Svizzera si era diffusa per i cattolici la necessità di "conservare e tutelare la loro (dei laici) santa fede, per esercitare attivamente questa fede mercé la carità cristiana e le sue opere e per sostenere l'arte e la scienza cattolica". Nasce così, il 21 luglio 1857 a Beckenried (Nidvaldo), promossa da rappresentanti di nove Cantoni, l'Associazione Svizzera di Pio IX (Pius Verein) che sceglie significativamente di portare il nome del Papa allora regnante. Scopo e indirizzo sono essenzialmente religiosi: "La semplice politica dell'Associazione di Pio IX" dichiara il conte Theodor Scherer-Boccard a cui è affidata la presidenza "consisterà nel non occuparsi di politica, limitandoci a domandare per la Chiesa e per ciascheduno la libertà di fare il bene e di evitare il male".

La Società di Pio IX Sulla spinta di quanto avvenuto nella Svizzera interna, nel 1861 viene costituita a Lugano la Sezione Ticinese della Società di Pio IX (denominata "Società Piana"). Il 10 luglio, nove persone si ritrovano nella sala della Società federale in Piazza Riforma per fondare la Sezione ticinese della Pius Verein e nominare un comitato provvisorio di cinque membri presieduto dal deputato al Gran Consiglio, l'avvocato Angelo Taddei di Gandria. Il 23 luglio 1861, sempre nella sala del Caffè Federale di Lugano, si svolge l'Assemblea costitutiva che nomina un Comitato stabile composto da 12 membri. Inizia così l'attività della Società Piana, la prima organizzazione di Azione Cattolica in Ticino, che mantenne immutate nel tempo le finalità, gli scopi e le caratteristiche fondamentali. Il carattere religioso viene ribadito costantemente anche a motivo delle ripetute accuse che la stampa radicale dell'epoca rivolgeva al sodalizio e per i timori dell'autorità cantonale che temeva il sorgere di nuove associazioni politiche segrete.

I primi anni

Angelo Taddei manterrà la presidenza della Società Piana fino alla sua morte nel 1871 (fatta eccezione per il triennio 1864-1866, temporaneamente sostituito da Bernardino Leoni di Breganzona). In seguito verrà nominato presidente l'avvocato Carlo Castelli di Melide. All'assemblea del 22 agosto 1877 a Tesserete prendono parte 5.000 persone, segnando uno dei momenti più alti nella vita della Società di Pio IX in Ticino. Viene eletto presidente il giovane avvocato Agostino Soldati di Neggio, e cominceranno i primi Pellegrinaggi diocesani.

Durante l'assemblea che si tiene a Melide il 30 luglio 1884, don Vincenzo Molo, futuro vescovo e amministratore apostolico diocesano, auspica l'introduzione in Ticino delle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli, organizzazione caritativa già da tempo diffusa nel resto della Svizzera, che viene così ad aggiungersi alle altre numerose opere di carattere sociale promosse dalla Società Piana: le Missioni Interne (sorte nel 1864 per sostenere quei sacerdoti inviati a visitare comunità cattoliche presenti nelle regioni protestanti della Svizzera interna), l'Opera di San Francesco di Sales nata durante l'assemblea di Faido del 1874 in favore della Buona Stampa (in particolare per la diffusione del Credente Cattolico e dell'Almanacco Popolare), la "Cassa di sussidio dei Chierici poveri" istituita per aiutare i giovani seminaristi nei loro studi. In seguito, a queste si aggiungeranno l'"Opera per la pacificazione delle liti", il "Patronato San Raffaele" per gli emigranti e l'Officio di Collocamento.

Nella stessa assemblea di Melide, viene riaffidata la presidenza a Carlo Castelli (nel frattempo eletto consigliere di Stato) a cui succederanno Federico Balli (per pochi mesi), l'avvocato Gioachimo Respini, l'avvocato Giuseppe Cattori, l'avvocato Fedele Moroni Stampa. Un susseguirsi di personalità le quali, oltre a ricoprire un ruolo di primissimo piano all'interno della Società Piana, raggiunsero (spesso in concomitanza) i vertici dello Stato (fatta eccezione per il Balli, gli altri furono tutti consiglieri di Stato). Anche per questo motivo la Società Piana, sorta con finalità religiose e non politiche, col tempo andrà sempre più confondendosi col Partito conservatore. Più volte lo stesso monsignor Molo, che pure fece parte della Società, ebbe modo di protestare per questo.

Dissidi fra cattolici

Lo stesso Comitato Cantonale non rimase estraneo alle vicende che portarono, all'interno del partito conservatore, alla scissione dei corrieristi (Agostino Soldati fondò il Corriere del Ticino, cattolico-liberale) e quella, per certi versi ancor più dolorosa, tra Giubiaschesi e Respiniani nel 1896. Sono anni di divisioni e confusione nella Società. Alla fine del 1895, il presidente Giuseppe Cattori propone di promuovere una Federazione delle Società Cattoliche Ticinesi. L'invito viene rivolto a tutti i sodalizi approvati dall'autorità ecclesiastica. In campo studentesco, dal 1884 erano state introdotte anche in Ticino sezioni della Società degli Studenti Svizzeri, fondata a Svitto nel 1841: la Leonia (1884) proveniente dal Seminario di Como, la Lepontia (1885) e la Gaunia (1886). La Lepontia, in particolare, rappresenta la realtà studentesca più significativa e duratura. Col passaggio di testimone, nel 1897, da Cattori a Moroni Stampa, la Federazione diventa realtà, senza però mai avere quello slancio voluto dai promotori. Nel 1899, sotto il pontificato di Leone XIII, la Società di Pio IX prende il nome di "Società dei Cattolici Ticinesi - Sezione Cantonale della Società dei Cattolici Svizzeri", adeguandosi agli statuti modificati a livello centrale. A presiederla fu acclamato Angelo Tarchini.

L'Unione Popolare Cattolica Ticinese (1905-1922) Agli inizi del secolo, la Società dei Cattolici Ticinesi decide di dotarsi di strutture più adeguate ed efficaci, razionalizzando le diverse attività. Si creano all'interno del Comitato Cantonale delle Commissioni speciali: Istruzione ed Educazione, Buona Stampa, Opere di carità, Legislazione e scienze sociali, Federazione Società cattoliche, Arte ed antichità, Musica Sacra. Sono presiedute, o di essa fanno parte, personaggi che nei vari campi segneranno la storia ticinese: Giuseppe Motta, Angelo Tarchini, Mansueto Pometta, don Alfredo Noseda, don Angiolo Pometta, don Siro Borrani, Alberto Pedrazzini, Felice Moroni Stampa, Pietro Ferrari, Tomaso Pagnamenta, don Carlo Roggiero.

La Società dei Cattolici Ticinesi rimane sempre in stretto collegamento con gli organi centrali della Svizzera interna seguendone di pari passo l'evoluzione. È così che, quando questi cambiano ancora denominazione con l'intento di dare unità all'azione cattolica svizzera, l'organizzazione ticinese si trasforma, nel 1905, in Unione Popolare Cattolica Ticinese, modificando anche i propri statuti. Viene così abolita la Commissione per la Federazione Cantonale delle Società cattoliche ticinesi. L'U.P.C.T. diventerà così per oltre sessant'anni il nome dell'Azione Cattolica cantonale. La prima assemblea con questa nuova denominazione si svolge a Balerna nell'agosto 1906, presente il vescovo Alfredo Peri Morosini, e diventerà anche l'occasione per tentare di rilanciare un'associazione in declino. Argomento centrale di discussione in quell'assemblea (durante la quale viene confermato presidente Angelo Tarchini) e negli anni immediatamente successivi, rimane "l'indirizzo scolastico attuale prettamente anticristiano" (relatore Giuseppe Motta, futuro consigliere federale e presidente della Confederazione).

Nel 1909 viene eletto presidente dell'UCPT Pietro Ferrari, mentre prosegue l'attività contro la scristianizzazione della scuola pubblica e a difesa delle spese di culto. Nel 1915 gli subentra Giorgio Casella, che rimarrà in carica fino al 1919, anno in cui inizia la lunga presidenza di Francesco Antognini che durerà per ben 25 anni, fino al 1946.

La stampa cattolica

Nel 1901 cessano per ragioni finanziarie le pubblicazioni del Credente Cattolico, fondato nel 1856 (il numero domenicale, dal 1888 al 1890, era denominato Il Credente Cattolico della domenica). Nello stesso tempo, venendo a mancare il Popolo cattolico della domenica (1896-1901), organo della SCT, il comitato centrale decide di realizzare un settimanale che lo sostituisse. La vicenda è travagliata. Inizialmente si pensa alla creazione di un nuovo foglio (L'Avvenire è il nome proposto), poi si decide di stipulare una convenzione con i responsabili del settimanale La Patria, sorto in quello stesso anno e diretto da don Angiolo Pometta.

Nel luglio 1902 viene così assunto quale organo sociale, con la denominazione La Patria: foglio della Democrazia Cristiana - Organo della Società dei Cattolici Ticinesi. Direttore sarà il presidente del comitato centrale, Tarchini, mentre per la redazione vengono incaricati don Aurelio Bacciarini, futuro vescovo, Pietro Ferrari e lo stesso don Angiolo Pometta che si dimetterà tre mesi dopo per dissensi con Tarchini. L'esperimento dura poco: finirà infatti nel dicembre dello stesso anno.

Si ritenta nel 1903 con L'Operaio Cattolico sotto la direzione dell'arciprete Angelo Abbondio, ma anche questo avrà vita breve. La necessità di dotarsi di un proprio giornale rimarrà assillo costante. Assillo che cesserà solo nel 1926 con la nascita, ad opera dello stesso Bacciarini, nel frattempo divenuto amministratore apostolico diocesano, del Giornale del Popolo, a cui nel 1927 si aggiungerà L'Amico, organo delle associazioni maschili di Azione Cattolica (in precedenza, con il nome L'Amico dei giovani, era l'organo del Fascio GCT), sostituito nel 1935 dalla Pagina dell'Azione Cattolica annessa settimanalmente al Giornale del Popolo.

Tra i lavoratori

Nel 1901 si accenna anche, per la prima volta, alla creazione di una organizzazione cattolica in campo sociale in Ticino: viene infatti proposta una Lega Cattolica del Lavoro che curi a Lugano l'organizzazione degli operai. Se ne parla con una prospettiva concreta: di dar vita cioè ad un movimento sociale dei cattolici che "si impone per considerazioni religiose e politiche". Una necessità che già l'anno dopo (1902) diventerà realtà grazie alla fondazione del Circolo cantonale di Studi politico-sociali, creato nel tentativo di coordinare l'azione dei cattolici in campo sociale. Fu il seme da cui poi nacque l'Organizzazione cristiano-sociale ticinese.

La riorganizzazione dell'Azione Cattolica (1922-1968)