Morrison Hotel è il quinto album discografico dei The Doors pubblicato nel 1970.
L'album segna il ritorno dei Doors verso atmosfere più hard rock e blues coronate da influssi jazz-fusion.
Il gruppo entrò negli studi Elektra Sound Recorders di Los Angeles nel novembre del 1969 per registrare l'album, diviso in due lati con titoli separati: "Hard Rock Café" e "Morrison Hotel". Il pioniere della chitarra blues rock Lonnie Mack e Ray Neapolitan contribuirono all'album come bassisti turnisti.
L'album raggiunse il quarto posto nella classifica Billboard 200 e ottenne risultati migliori all'estero rispetto all'album precedente (fu l'album in studio del gruppo con il miglior piazzamento in classifica nel Regno Unito, dove raggiunse il dodicesimo posto). Il singolo di accompagnamento You Make Me Real/Roadhouse Blues raggiunse il cinquantesimo posto nella classifica Billboard 100 nel maggio del 1970. La foto di copertina fu scattata da Henry Diltz.
Descrizione Origine Il 1º marzo 1969 Jim Morrison si esibì mentre era sotto l'effetto di droghe e alcol presso il Dinner Key Auditorium di Coconut Grove, Florida, davanti a una folla di circa 12,000 persone; il 4 aprile fu accusato di atti osceni in luogo pubblico. L'incidente ebbe ripercussioni negative sulla pubblicità della band, scatenando una "marcia per la decenza" al Miami Orange Bowl.
Di conseguenza, venticinque date del tour successivo della band furono cancellate e i loro dischi furono "inseriti nella lista nera" dalle trasmissioni radiofoniche, con il risultato che la band abbandonò il resto del loro potenziale tour, subendo un danno economico che John Densmore definì come "un milione di dollari in concerti". Tuttavia, la band riprese gradualmente slancio suonando concerti per tutto il resto dell'anno, tra cui uno al Toronto Rock and Roll Revival;Weidman, 2011, p. 97 dove suonarono insieme a John Lennon, tra gli altri, che in seguito dichiarò: «Presumibilmente i Doors erano il nome di punta della scaletta del festival».
A luglio, i Doors avevano pubblicato il loro quarto album, The Soft Parade, un disco pesantemente orchestrato che arricchiva il sound della band con fiati ed archi. Intorno all'inizio del 1969, Morrison abbandonò i suoi abiti da palcoscenico in pelle per un abbigliamento più convenzionale, si fece crescere la barba e ingrassò nel tentativo di scrollarsi di dosso la sua immagine di "Re Lucertola"; tuttavia, il suo crescente alcolismo spesso minò i suoi sforzi.
A novembre, un Morrison ubriaco fradicio causò un tale disturbo su un volo per Phoenix, in Arizona, per vedere un concerto dei Rolling Stones, da essere accusato a causa di nuova legge sul dirottamento aereo che prevedeva una multa fino a 10,000 dollari e una pena detentiva di dieci anni.
Registrazione L'approccio "ritorno alle radici" di Morrison Hotel derivò in gran parte dallo sgomento del gruppo per le lunghe sessioni di registrazione di The Soft Parade, che richiese nove mesi di registrazione e costò 86.000 dollari, molto più costoso di qualsiasi precedente disco dei Doors. La band era anche rimasta scottata dall'accoglienza critica negativa con la quale era stato recensito l'album. In Morrison Hotel, c'è una forte tendenza verso il blues, che sarà ulteriormente esplorata dalla band nel loro album successivo L.A. Woman. Morrison Hotel fu registrato tra novembre 1969 e gennaio 1970, con l'eccezione di Indian Summer, in realtà registrata nelle sessioni ai Sunset Sound Recorders del 1966 e scartata dall'album The Doors, mentre Waiting for the Sun traeva origine dalle sessioni dell'omonimo terzo album della band.
Sebbene Morrison Hotel non contenga singoli di successo, il disco include alcuni dei brani più noti della band, inclusi Roadhouse Blues e Peace Frog, che sarebbero diventati un punto fermo delle radio classic rock. Roadhouse Blues richiese due giorni di registrazione (4-5 novembre 1969) e Paul Rothchild si impegnò a raggiungere la perfezione. Diverse take di queste sessioni furono incluse nell'album rimasterizzato del 2006, con Morrison che ripeteva la frase: «Money beats soul» più e più volte. Le sessioni decollarono solo il secondo giorno, quando il distinto chitarrista blues Lonnie Mack (anch'egli sotto contratto con la Elektra Records) si unì al basso e l'ex leader dei Lovin' Spoonful John Sebastian (che appare sotto lo pseudonimo "G. Puglese" a causa degli obblighi del suo contratto discografico con la Reprise Records) si unì al gruppo suonando l'armonica.
The Spy e Queen of the Highway celebrano l'intensa ma travagliata relazione di Morrison con la sua fidanzata di lunga data Pamela Courson. Originariamente The Spy si chiamava Spy in the House of Love, un verso preso in prestito da A Spy in the House of Love, un romanzo di Anaïs Nin pubblicato nel 1954. Entrambe le canzoni sono venate di ambivalenza; in The Spy, Morrison avverte: "Conosco le tue paure più profonde e segrete", mentre in Queen of the Highway conclude sarcasticamente: "Spero che possa continuare ancora per un po'". Secondo la biografia dei Doors No One Here Gets Out Alive del 1980, fu durante le sessioni di Morrison Hotel che Morrison e Courson ebbero una violenta discussione dopo che lei bevve la bottiglia di liquore di lui, impedendogli di berla. L'ingegnere del suono Bruce Botnick ricordò: «Erano lì, completamente fuori di testa e in lacrime. Lui iniziò a scuoterla violentemente. Credo che mi stesse prendendo in giro. Lei piangeva fuori controllo, dicendogli che non avrebbe dovuto bere più ed era per questo che aveva bevuto. E mentre stavo pulendo, dissi: "Ehi amico, è piuttosto tardi". Lui alzò lo sguardo, smise di scuoterla, disse: "Sì, certo", la abbracciò e uscirono a braccetto... dopo ti lanciava sempre un'occhiata strana, per vedere la tua reazione».
Copertina
L'album originale è diviso in due metà con altrettanti titoli: il primo "Hard Rock Cafè", il secondo appunto "Morrison Hotel", ed a ciascuna delle facciate corrisponde una immagine di copertina.
La prima fa riferimento ad un locale chiamato appunto Hard Rock Cafè, situato all'epoca al civico 300 della East 5th Street, a Los Angeles; oggi al posto del bar c'è un negozio di alimentari chiamato Green Apple Market. Secondo il fotografo Henry Diltz, che realizzò lo scatto, questo locale avrebbe ispirato il nome della famosa omonima catena di ristoranti e alberghi, ma sarebbe solamente una congettura non essendoci alcun riferimento al disco dei Doors nella storia ufficiale della catena nata a Londra nel 1971.
La seconda copertina ritrae la band all'interno del Morrison Hotel, situato all'epoca al 1246 di South Hope Street, sempre a Los Angeles; i membri della band non avendo ricevuto il permesso di fotografare, lo fecero mentre l'impiegato veniva chiamato lontano dalla reception. La band saltò dietro le finestre e si mise al suo posto senza muoversi mentre Diltz scattava la foto.Densmore, 1991, pp. 234–237, 244 Lasciato in disuso e in stato di abbandono per anni, il 26 dicembre 2024 l'edificio dove sorgeva l'ex Morrison Hotel è stato severamente danneggiato da un incendio la cui causa è attualmente sconosciuta.
Pubblicazione ed accoglienza
Al momento della sua uscita, Morrison Hotel fu visto da molti come un ritorno dei Doors dopo l'accoglienza contrastante della critica nei confronti di The Soft Parade. Anche se il singolo You Make Me Real/Roadhouse Blues raggiunse solamente la posizione numero 50 in classifica, l'album fu immediatamente certificato disco d'oro dalla RIAA nel febbraio 1970 (la quinta certificazione consecutiva della band), prima di raggiungere il quarto posto nella classifica degli album di Billboard a marzo, durante una permanenza di 27 settimane. Inoltre, divenne l'album in studio della band con la posizione più alta in classifica nel Regno Unito, dove raggiunse il dodicesimo posto.
Dave Marsh della rivista Creem, definì il disco "il rock and roll più terrificante che abbia mai sentito. Quando sono bravi, sono semplicemente imbattibili. So che questo è il miglior disco che abbia mai ascoltato... finora", mentre Rock Magazine lo descrisse "senza alcun dubbio il loro album più coraggioso (e migliore) fino ad oggi". La rivista Circus lo elogiò come "probabilmente il miglior album finora dei Doors" e "un rock buono, duro e malvagio... uno dei migliori album pubblicati in questo decennio". Bruce Harris di Jazz & Pop lo definì come "uno dei maggiori eventi musicali del Rock '70". D'altro canto, il critico musicale Lester Bangs di Rolling Stone espresse un giudizio contrastante, lodando alcune canzoni, specialmente Roadhouse Blues e Land Ho!, ma trovò il resto dell'album irregolare e insoddisfacente.
Durante questo periodo, la messa al bando nei confronti dei Doors continuò a persistere nei mercati socialmente più conservatori, in particolare nel profondo sud; di conseguenza, l'itinerario del tour americano del 1970 della band fu in gran parte limitato al nordest, alla costa occidentale e alle città più progressiste del midwest, tra cancellazioni in corso (anche se più sporadiche), inclusi concerti programmati a Salt Lake City e alla Fairfield University gestita dai Gesuiti.
Nella sua recensione retrospettiva del 1981, Robert Christgau assegnò a Morrison Hotel una "B+". Egli espresse la sua preferenza per il lato A (Hard Rock Café) rispetto al lato B (Morrison Hotel), sia liricamente sia musicalmente. Osservò che "la band è più compatta che mai, il fraseggio di Robbie Krieger mantiene il tutto in movimento e la presenza vocale fluida di Morrison, per quanto artistica ed egocentrica possa essere, trasmette concentrazione". The Rolling Stone Album Guide assegnò al disco 5 stelle su 5, considerandolo l'album "più coeso dei Doors", aggiungendo che tolta Maggie M'Gill, tutte le altre canzoni sono "magistrali, e la band suona in modo più duro e facile di quanto non abbia mai fatto prima".
In recensioni più recenti, Thom Jurek di AllMusic affermò che i Doors hanno utilizzato il blues e l'R&B "in una certa misura in tutti i loro album, ma mai in modo così coerente, abile o provocatorio come hanno fatto in Morrison Hotel, con risultati assolutamente sbalorditivi". Sal Cinquemani di Slant Magazine diede al disco tre stelle su cinque; elogiò la voce di Morrison come "più pulita e chiara" rispetto a prima, e lodò in particolare Peace Frog come una delle più grandi canzoni del catalogo dei Doors.
Tracce Lato A: Hard Rock CaféLato B: Morrison Hotel
Ristampa CD del 2007 (40º anniversario), Elektra Records (R2 101173)
Formazione The Doors Jim Morrison - voce, maracas, tamburello. Robby Krieger - chitarra (Gibson SG, Gibson Les Paul custom) Ray Manzarek - tack piano (tracce 3 e 8), Gibson G-101 (tracce 2 e 5), Vox Continental (tracce 4, 6, 7 e 10), pianoforte (tracce 1 e 8), Wurlitzer 140B (traccia 9), Fender Rhodes Piano Bass (traccia 10), Hammond C-3 (traccia 11), RMI Electra piano (traccia 2). John Densmore - batteria
Altri musicisti G. Puglese - armonica in Roadhouse Blues Lonnie Mack - basso solamente in Roadhouse Blues e Maggie M'Gill Ray Neapolitan - basso
Classifica Billboard Music Charts (Nord America) Album Anno Chart Posizione1970Pop Albums4
Singoli Anno Singolo Chart Posizione1970Roadhouse Blues / You Make Me RealPop Singles50 Riferimenti in altri media La canzone Maggie McGill fu in seguito inserita nella colonna sonora del film Motel Woodstock, uscito nelle sale cinematografiche nel 2009. Le canzoni The Spy e Maggie M'Gill fanno parte della colonna sonora del film The Dreamers - I sognatori di Bernardo Bertolucci, uscito in Italia nel 2003.
Note
Bibliografia
Altri progetti
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