Il Bophuthatswana, ufficialmente Repubblica del Bophuthatswana (in tswana: Repaboleki ya Bophuthatswana; in inglese: Republic of Bophuthatswana; in afrikaans: Republiek van Bophuthatswana), fu un bantustan istituito dal governo del Sudafrica durante l'apartheid e destinato prevalentemente alla popolazione tswana. Ottenne l'autogoverno il 1º giugno 1972 e il 6 dicembre 1977 fu proclamato formalmente indipendente dal Sudafrica, divenendo, dopo il Transkei, il secondo bantustan a conseguire tale status. La sua indipendenza non ottenne tuttavia riconoscimento internazionale al di fuori del Sudafrica e degli altri bantustan nominalmente indipendenti.
Il territorio era costituito da un insieme discontinuo di enclave distribuite nelle allora Provincia del Capo, Stato Libero dell'Orange e Transvaal. Al momento dell'indipendenza era composto da sei territori separati, divenuti successivamente sette in seguito a modifiche territoriali. La capitale e sede del governo era Mmabatho, situata nei pressi del confine con il Botswana e oggi parte dell'area urbana di Mahikeng.
Nel 1980 il Bophuthatswana si estendeva su km² e contava abitanti; nel 1991 la popolazione aveva raggiunto abitanti. Le lingue ufficiali, stabilite dalla costituzione, erano lo tswana, l'inglese e l'afrikaans, mentre la valuta utilizzata era il rand sudafricano.
Il Bophuthatswana fu governato per quasi tutta la propria esistenza da Lucas Mangope, già capo del governo autonomo e presidente della repubblica dal 6 dicembre 1977. Nel marzo 1994, nel contesto della transizione democratica sudafricana, l'opposizione di Mangope alla partecipazione del territorio alle prime elezioni multirazziali sudafricane provocò una grave crisi politica. Mangope fu deposto il 13 marzo e il territorio venne posto sotto un'amministrazione transitoria.
Il 27 aprile 1994, con l'entrata in vigore della costituzione provvisoria sudafricana e lo svolgimento delle prime elezioni democratiche, il Bophuthatswana cessò definitivamente di esistere e fu reintegrato nel Sudafrica. Il suo territorio venne ripartito principalmente tra le nuove province del Nordovest, dello Stato Libero, del Gauteng e dello Mpumalanga.
Storia
Origini e istituzione del bantustan Le origini del Bophuthatswana risalgono alla politica di segregazione territoriale della popolazione africana sviluppata in Sudafrica durante il XX secolo e successivamente sistematizzata dal governo del Partito Nazionale nell'ambito dell'apartheid. Nel 1961 le diverse riserve destinate prevalentemente alla popolazione di lingua tswana furono riunite sotto l'amministrazione della Tswana Territorial Authority, dalla quale si sarebbero progressivamente sviluppate le istituzioni del futuro Bophuthatswana.
Il territorio destinato al bantustan non costituiva un'unità geografica continua, ma era formato da una serie di aree separate distribuite prevalentemente nel settore centro-settentrionale del Sudafrica, tra il Transvaal, la Provincia del Capo e lo Stato Libero dell'Orange. Tale frammentazione territoriale costituì una delle caratteristiche principali del Bophuthatswana e rifletteva la distribuzione delle precedenti riserve africane più che l'esistenza di un territorio nazionale tswana geograficamente unitario.
In questa fase emerse politicamente Lucas Mangope, capo tradizionale tswana che nel 1968 assunse la guida dell'autorità territoriale. Nel 1972 il Bophuthatswana ottenne l'autogoverno interno e Mangope ne divenne primo ministro, carica che mantenne fino alla proclamazione dell'indipendenza nel 1977.
Il sistema politico sviluppatosi sotto Mangope era formalmente dotato di istituzioni rappresentative, ma rimase strettamente legato all'ordinamento dei bantustan creato da Pretoria. Mangope costruì progressivamente attorno alla propria figura un sistema politico dominato dal Bophuthatswana Democratic Party (BDP), che sarebbe rimasto al governo per l'intera esistenza dello Stato.
Proclamazione dell'indipendenza Dopo le elezioni del 1977, vinte dal Bophuthatswana Democratic Party, il governo sudafricano procedette al conferimento della cosiddetta indipendenza al territorio. Il 6 dicembre 1977 il Bophuthatswana fu pertanto proclamato formalmente Stato indipendente e Mangope, fino ad allora primo ministro, ne divenne il primo presidente.
Il Bophuthatswana divenne così il secondo dei quattro bantustan ai quali il Sudafrica attribuì formalmente l'indipendenza, dopo il Transkei e prima del Venda e del Ciskei. Questi territori divennero complessivamente noti come Stati TBVC, dalle iniziali dei loro nomi.
L'indipendenza non ottenne tuttavia riconoscimento internazionale. La comunità internazionale continuò a considerare il territorio parte integrante del Sudafrica e il nuovo Stato rimase fortemente dipendente da Pretoria sotto il profilo politico, finanziario e militare. Il successivo intervento diretto delle forze armate sudafricane per restaurare Mangope durante il colpo di Stato del 1988 avrebbe mostrato in maniera particolarmente evidente i limiti dell'effettiva sovranità del Bophuthatswana.
Il Bophuthatswana cercò nondimeno di presentarsi all'estero come uno Stato sovrano, sviluppando propri apparati amministrativi, forze di sicurezza e rappresentanze esterne. Non riuscì però a ottenere un riconoscimento diplomatico internazionale, intrattenendo soltanto rapporti e contatti informali con alcuni paesi, fra i quali Israele e il vicino Botswana.
L'attribuzione della cittadinanza del Bophuthatswana alla popolazione residente si inseriva nella più ampia politica sudafricana volta a trasformare i bantustan nelle patrie nazionali delle diverse popolazioni africane. Attraverso questo sistema il governo dell'apartheid poteva sostenere che gli africani appartenessero politicamente alle rispettive homeland anziché al Sudafrica propriamente detto, limitandone conseguentemente i diritti politici all'interno dello Stato sudafricano.
Il governo di Lucas Mangope Mangope rimase la figura dominante della vita politica del Bophuthatswana per quasi tutta la sua esistenza. Il suo governo cercò di costruire una specifica identità politica tswana e di presentare il territorio come uno Stato africano capace di sviluppo economico e amministrativo autonomo. Il Bophuthatswana disponeva di una propria amministrazione, di una forza di polizia e della Bophuthatswana Defence Force (BDF), mentre Mmabatho fu sviluppata come nuova capitale amministrativa nei pressi di Mafikeng.
Nonostante una relativa prosperità rispetto ad altri bantustan, dovuta in particolare alle risorse minerarie e alle attività turistiche e ricreative, una parte considerevole della popolazione rimase povera. Alla fine degli anni ottanta circa il 70% della popolazione era costituito da tswana, mentre il resto comprendeva appartenenti ad altri gruppi africani; numerosi lavoratori continuavano inoltre a dipendere economicamente dall'occupazione nel Sudafrica propriamente detto.
Il sistema politico divenne progressivamente più autoritario. Le elezioni dell'ottobre 1987 furono accompagnate da accuse di manipolazione e da crescenti contestazioni dell'amministrazione Mangope. Il Progressive People's Party (PPP), guidato da Rocky Malebane-Metsing, divenne una delle principali forze di opposizione; le tensioni politiche furono accompagnate dal malcontento presente anche nell'apparato statale e nelle forze armate.
Il colpo di Stato del 1988 Il malcontento culminò il 10 febbraio 1988 in un colpo di Stato organizzato da elementi dissidenti della Bophuthatswana Defence Force. Tra i principali promotori figuravano il leader del Progressive People's Party Rocky Malebane-Metsing e Mothuloe Timmy Phiri, sottufficiale della Bophuthatswana National Guard Unit.
Tra le cause indicate successivamente dalla Truth and Reconciliation Commission vi erano il malcontento all'interno della BDF, le accuse di corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici rivolte al governo, la presunta manipolazione delle elezioni dell'ottobre 1987 e l'insoddisfazione per i bassi salari dei dipendenti pubblici e del personale della difesa.
I golpisti riuscirono inizialmente a rovesciare il governo e Malebane-Metsing assunse per alcune ore il controllo dello Stato. Mangope e alcuni esponenti del suo governo furono posti in stato di arresto. Il successo dei rivoltosi fu tuttavia di brevissima durata.
Il governo sudafricano decise infatti di intervenire militarmente. La South African Defence Force (SADF), con l'autorizzazione dello State Security Council, entrò nel Bophuthatswana e restaurò Mangope al potere. Secondo la Truth and Reconciliation Commission, l'intero golpe e il successivo contro-golpe durarono circa quindici ore e provocarono cinque morti e un ferito.
L'intervento ebbe importanti conseguenze politiche. Da una parte garantì la sopravvivenza del governo di Mangope; dall'altra mostrò la dipendenza del Bophuthatswana dal Sudafrica. La stessa Truth and Reconciliation Commission osservò successivamente che l'intervento della SADF aveva gravemente compromesso la pretesa del bantustan di essere uno Stato realmente indipendente.
Dopo il fallimento del golpe, il governo intensificò le misure repressive nei confronti degli oppositori. La Truth and Reconciliation Commission rilevò che la popolazione fu sottoposta a misure più severe rispetto a quelle precedentemente vigenti.
La rivolta del 1990 Le tensioni non cessarono con la restaurazione di Mangope. Nel marzo 1990, nel clima di profonda trasformazione politica seguito alla legalizzazione dell'African National Congress e alla liberazione di Nelson Mandela in Sudafrica, il Bophuthatswana fu attraversato da nuove e vaste proteste contro il governo.
Decine di migliaia di manifestanti chiesero le dimissioni di Mangope. Le proteste degenerarono in violenti scontri con le forze di sicurezza; la polizia utilizzò armi da fuoco, gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla. Secondo le cronache contemporanee, almeno sette persone furono uccise e circa 450 rimasero ferite.
Mangope reagì proclamando lo stato d'emergenza e rafforzando il controllo governativo sul territorio. La crisi del 1990 mostrò tuttavia come l'opposizione al suo governo non fosse più limitata a singoli gruppi politici o militari, ma avesse assunto dimensioni popolari considerevoli.
La transizione sudafricana e l'opposizione alla reintegrazione La posizione del Bophuthatswana divenne sempre più precaria con l'avvio dei negoziati destinati a porre fine all'apartheid. Mangope cercò di preservare l'esistenza del proprio Stato e partecipò alle trattative politiche sostenendo che il Bophuthatswana dovesse essere considerato un'entità indipendente anziché una semplice componente del Sudafrica.
Nel 1991, durante i negoziati della Convention for a Democratic South Africa (CODESA), Mangope tentò di sostenere per il Bophuthatswana una posizione paragonabile a quella di Stati dell'Africa australe storicamente separati dal Sudafrica. Tale impostazione non fu accettata dalle principali forze impegnate nella transizione.
Con l'avvicinarsi delle prime elezioni sudafricane a suffragio universale, previste per l'aprile 1994, il conflitto divenne insanabile. Mangope rifiutò inizialmente di consentire che le elezioni si svolgessero nel Bophuthatswana e si oppose alla reintegrazione del territorio nel Sudafrica.
Il governo limitò inoltre l'attività politica delle organizzazioni favorevoli alla partecipazione elettorale. Mangope respinse le richieste del presidente della Independent Electoral Commission, il giudice Johann Kriegler, affinché fosse consentita una libera attività politica nel territorio. Nel clima di crescente tensione furono colpite anche le strutture della Bophuthatswana Broadcasting Corporation, con la sospensione delle trasmissioni di emittenti radiofoniche e televisive.
La crisi del marzo 1994