Biografia Avviato alla carriera militare, nel 1629 si ammalò gravemente. Abbandonato l'esercito si ricongiunse ai fratelli a Roma, dove seguì le lezioni all'Università di Roma con padre Benedetto Castelli, il discepolo di Galileo. In quel periodo Divini strinse amicizia con Evangelista Torricelli e si stabilì definitivamente a Roma (nel 1646) come costruttore di orologi e di lenti, producendo strumenti molto apprezzati dai contemporanei

Costruì un gran numero di microscopi composti e di telescopi ottici, questi ultimi consistenti in tubi di legno con quattro lenti, di lunghezza focale superiore a 15 m utilizzati spesso da lui stesso per osservazioni astronomiche.

Il microscopio della collezione di Giovanni Poleni, conservato nel museo di Storia della fisica a Padova, sembra sia l'unico arrivato a noi firmato dal Divini. Al Divini è attribuito anche il merito di aver usato per primo il micrometro.

Nel 1649 Divini pubblicò l'incisione di una mappa lunare, simile a quella dell'astronomo tedesco Johannes Hevelius pubblicata nel 1647, ma basata anche su proprie osservazioni effettuate con strumenti da lui costruiti. Fece numerose altre osservazioni astronomiche, fra cui le macchie e i satelliti di Giove e alcuni degli anelli di Saturno. Tentò di rivendicare, contro Christiaan Huygens e facendosi aiutare da Honoré Fabri, la priorità della scoperta degli anelli di Saturno, con scarso successo. Molti dei suoi microscopi e telescopi sono conservati nei musei di Firenze, Roma e Padova.

Opere

Note

Bibliografia Emmanuel Maignan, Perspectiva horaria..., Romae 1648, I, 4, prop. 69; Carlo Antonio Manzini, L'occhiale all'occhio. Dioptrica pratica, Bologna 1660, pp. 118, 174; Honoré Fabri, Synopsis optica…, prop. XI-VI, Lugduni 1667, p. 131; Giornale de' letterati (Roma), I (1668), Giornata IV, pp. 52 s.; Henry Oldenburg, Acta philosophica Societatis Regiae in Anglia, Lipsiae 1675, p. 706; Giacinto Gimma, Idea della storia dell'Italia letterata, Napoli 1723, II, p. 610; Angelo Fabroni, Lettere inedite di uomini illustri, Firenze 1773, pp. 69, 72, 82 ss., 87, 119 s. e n., 257 ss.; Giovanni Targioni Tozzetti, Notizie degli aggrandimenti delle scienze fisiche accaduti in Toscana..., Firenze 1780, I, 1, p. 246; II, 2, p. 748; Filippo Vecchietti, Tommaso Moro, Biblioteca picena o sia Notizie istoriche delle opere e degli scrittori piceni, Osimo 1795, IV, pp. 14-17; Jean-Étienne Montucla, Histoire des mathématiques..., Paris 1799-1802, II, pp. 508, 643; Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, Milano 1833, IV, p. 439; Giovanni Carlo Gentili, Memorie storiche di Eustachio Divini, in Elogio di Bartolomeo Eustachio, Macerata 1837, pp. 59-86; Ágost Heller, Geschichte der Physik von Aristoteles bisauf die neueste Zeit, Stuttgart 1882, II, pp. 187, 242, 244, 334, 336; Raffaello Caverni, Storia del metodo sperimentale in Italia, Firenze 1891, I, pp. 397 ss., 414; Mantio Bianchedi, Eustachio Divini, ottico matematico del sec. XVII, in Bollettino dell'Associazione ottica Italiana, s. stor., I (1946), 2, pp. 1-8; Albert van Helden, The Accademia del Cimento and Saturns ring, in Physis, XV (1973), pp. 237-259; Maria Luisa Righini Bonelli, Albert van Helden, Divini and Campani: a forgotten chapter in the history of the Accademia del Cimento, in Annali dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, VI (1981), pp. 3-175; Jean-Michel Gardair, Le «Giornale de' letterati» de Rome, Firenze 1984, pp. 172 s., 201.

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