La cremazione, anche detta incinerazioneDa non confondere con incenerazione, sinonimo di incenerimento. Si veda inceneritore., è la pratica di ridurre tramite il fuoco un cadavere nei suoi elementi base: gas, sali minerali e frammenti ossei.

Si tratta di una pratica molto antica: in Asia tale consuetudine si è mantenuta pressoché inalterata da millenni. Alcune culture antiche credevano che il fuoco fosse un agente di purificazione e che la cremazione illuminasse il passaggio dei defunti in un altro mondo o che ne impedisse il ritorno tra i vivi. Dalla seconda guerra mondiale il concetto di cremazione è anche correlato allo sterminio di massa di prigionieri deportati nei lager nazisti.

Il principale impatto ambientale degli impianti di cremazione moderni riguarda l’aria, poiché durante la cremazione nei forni si ha produzione di inquinanti atmosferici, in particolare polveri, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti. Possono aggiungersi, inoltre, emissioni di mercurio (dall'amalgama presente nelle otturazioni dentarie), zinco (specialmente nel caso delle cremazione di tombe estumulate), diossine-furani e idrocarburi policiclici aromatici.

Storia antica Preistoria e storia antica Il più antico caso di cremazione risale ad almeno anni faGillespie, R (1997) Burnt and unburnt carbon: dating charcoal and burnt bone from the Willandra Lakes, Australia: Radiocarbon 39, 225-236.Gillespie, R (1998) Alternative timescales: a critical review of Willandra Lakes dating. Archaeology in Oceania, 33, 169-182.; i resti di un corpo in parte cremato sono stati trovati nel lago Mungo, in Australia.

Stando alla documentazione archeologica, sia l'inumazione che la cremazione furono praticate in Medio Oriente e in Europa a partire dall'epoca neolitica. I diversi gruppi culturali avevano le loro preferenze e divieti.

Gli antichi Egizi svilupparono un'intricata teologia sulla trasmigrazione dell'anima che vietava la cremazione. I Babilonesi, secondo Erodoto, imbalsamavano i loro morti. Gli Ittiti e i Fenici praticavano sia la cremazione sia la sepoltura. La cremazione in India è attestata nella cultura del cimitero H (dal 1900 a.C.), considerata la fase formativa della civiltà vedica. I Rigveda contengono riferimenti a tale pratica. I Persiani non praticavano l'incinerazione, perché proibita dallo zoroastrismo.

In Europa la cremazione si affermò nella prima età del bronzo (c. 2000 a.C.) nella pianura pannonica e lungo il medio Danubio. L'usanza divenne dominante in gran parte dell'Europa nella tarda età del bronzo con la cultura dei campi di urne (da c. 1300 a.C.). Nell'età del ferro, con la cultura di Hallstatt, l'incinerazione, sebbene ancora presente, fu lentamente sostituita dall'inumazione.

Dal 3000 a.C. fino all'epoca sub-micenea (1200-1100 a.C.) i Greci praticarono l'inumazione; la cremazione apparve nell'Ellade solo intorno al XII secolo a.C. L'importanza del rito faceva sì che essa fosse riservata alle persone più nobili e famose. Omero nell'Iliade descrive dettagliatamente la cremazione di Patroclo, morto in duello contro Ettore.

Ebraismo L'Ebraismo del Primo e Secondo Tempio, così come quello moderno, vietano tassativamente la cremazione, permettendo la sola inumazione nella terra di una bara in legno.

Antica Roma

In Italia le prime sporadiche testimonianze di incinerazione dei cadaveri si ebbero nel Neolitico, ma il rito si diffuse nell'Italia settentrionale solo a partire dalla media età del bronzo con la cultura delle terramare, la facies delle palafitte e degli abitati arginati e la cultura di Canegrate. Nel centro-sud il rito comparve con la cultura protovillanoviana.

A Roma la cremazione si trasformò in un'usanza così radicata da far costruire e affittare dai parenti dei defunti loculi all'interno di un columbarium. I loculi erano delle nicchie o strutture simili, disposte orizzontalmente nelle pareti dei colombari, atte a contenere le ceneri dei morti. Presto la vendita di loculi o di interi colombari si trasformò in un lucroso commercio. Con la diffusione del cristianesimo, la pratica della cremazione nell'Impero romano decadde a favore della sepoltura. I primi Cristiani provenivano da famiglie giudaiche e avevano conservato l'uso ebraico, che vietava la cremazione a favore della sepoltura nella nuda terra. Il rito prevedeva l'unzione della salma con oli profumati, che fossa avvolta in un telo col viso coperto da un sudarium di colore bianco. L'usanza si affermò fra tutti i cristiani in virtù della fede nella risurrezione della carne. a pagina 58-59

La legge romana attribuiva un carattere di sacrosantità alle tombe, a prescindere dalla fede del defunto. La profanazione era punita con la damnatio ad metalla, qualcosa di simile ai lavori forzati nelle miniere. La legge distingue fra un sepulchrum familiare, di proprietà di una famiglia o di una comunità, e un sepulchrum haereditarium, i cui titolari potevano mutare nel tempo. I cristiani erano soliti acquistare simili terreni per edificarvi i propri edifici sacri, venendo sepolti in un terreno consacrato e distinto da quello dei pagani.

Tuttavia, la cremazione non era esplicitamente un tabù fra i cristiani convertiti e non ebrei, sebbene fosse vista con sospetto dalle autorità religiose e a volte apertamente osteggiata a causa della sua origine pagana greco-romana e per la preoccupazione che potesse interferire con la risurrezione del corpo e la sua riunione con l'anima.

Un altro motivo, più pratico, del declino delle cremazioni alla fine dell'Impero romano fu quello della crescente penuria di legname, materiale ovviamente indispensabile per la combustione dei cadaveri.

Età moderna e contemporanea

In Europa

La cremazione è rimasta rara in Europa occidentale fino al XIX secolo, tranne in casi eccezionali: ad esempio, durante l'epidemia di peste nera del 1656, a Napoli in una sola settimana furono bruciati i corpi di vittime.

Le cose cambiarono drasticamente con l'avvento dell'illuminismo e con Napoleone Bonaparte, il quale, tramite il celebre Editto di Saint Cloud del 1804 inerente all'obbligo di inumazione dei cadaveri in cimiteri extraurbani, gettò le basi delle odierne norme legislative in materia di diritto cimiteriale.

Tuttavia, almeno per l'Europa, la pratica della cremazione sarà regolamentata solamente nella seconda metà inoltrata dell'800. In modo particolare in Italia, in Gran Bretagna e in Francia, la pratica cremazionista venne sostenuta da un lato dal progresso scientifico, con la spinta della rivoluzione industriale e del processo di urbanizzazioneParallelamente all'invenzione di una nuova tecnologia di forni e dal contatto con le culture orientali che la praticavano e, dall'altro, sarà resa possibile dalla nascita di movimenti illuministi, liberal-massonici ed anticlericali in reazione alla proibizione da parte della Chiesa cattolica.

In Italia Furono numerosi, a metà-fine del secolo XIX, gli uomini di cultura e di scienza, spesso appartenenti a movimenti di ispirazione positivista, che si fecero promotori dell'idea cremazionista, sottolineandone l’utilità ecologica ed ambientale. Questi movimenti erano associati al secolarismo e guadagnarono seguito nei circoli culturali e intellettuali che, in special modo in Italia, erano composti da uomini associati al mazzinianesimo, al socialismo, all'anticlericalismo e alla Massoneria.

Le Società di Cremazione In questo contesto nascono in Europa, ma in modo particolare in Italia, le Società di cremazione, come associazioni a carattere para-notarile per tutelare le proprie volontà postmortem circa la cremazione del proprio corpo. Spesso coincidevano con le associazioni che si costituivano spontaneamente proprio per "l'edificazione del tempio crematorio" all’interno dei grandi cimiteri monumentali. Come bene ha sintetizzato lo storico Guido Verucci:

Gli argomenti di carattere sanitario erano ovviamente il punto di forza dei primi cremazionisti che si scontrarono da subito con le difficoltà reali presenti nella società dell’epoca, con leggi arretrate che la vietavano supportate dalla posizione intransigente della Chiesa. L'opinione pubblica, sensibilizzata a partire dalla fine degli anni '50, dovrà attendere il 1874 quando, su iniziativa del senatore Carlo Maggiorani, passò la proposta di introdurre la cremazione nel nuovo codice sanitario "in casi e per motivi eccezionali", fino poi ad una regolamentazione a maglie più larghe avvenuta nel 1892. Nel 1869, l'idea della cremazione dei cadaveri fu presentata al Congresso Internazionale Medico di Firenze dai professori Coletti e Castiglioni "in nome della salute pubblica e della civiltà". Nello stesso periodo, in Francia, la cremazione veniva promossa in linea con una crescente preoccupazione europea per l'igiene.

Il forno "Gorini" Il primato dei primi forni crematori moderni spetta però all'Italia dapprima con gli studi di Brunetti, Polli, Clericetti, Venini, Guzzi e Spasciani-Mesmer ed in particolare Paolo Gorini da Lodi che realizzerà ed il primo forno (o tempio) crematorio nel 1874, nel Cimitero di Lodi. Il Gorini ideò un metodo semplice ed economico di bruciare i cadaveri, con un “nuovo sistema di distruzione dei cadaveri attraverso la combustione”, realizzando il “primo forno crematorio moderno” che portò il nome di Crematoio Lodigiano. Nel 1876 perfezionò il progetto del forno crematorio detto Crematorio lodigiano o goriniano che venne realizzato nel 1877 a Lodi, nel cimitero della frazione Riolo, e successivamente nel cimitero di Milano e in quello di Londra.

Si trattava di forno che funzionava a gas illuminante e che fu installato poi nel Cimitero Monumentale di Milano, in un tempio crematorio (oggi ancora esistente ma ormai spento). Venne progettato e costruito dai professori Giovanni Polli e Celeste Clericetti (di estrazione massonica ed anticlericale). appositamente per effettuare la cremazione del commerciante e imprenditore tessile di origine svizzera Alberto Keller, che era deceduto due anni prima lasciando per testamento questa richiesta e i soldi per realizzarla.)

La cremazione del Keller avvenne il 22 gennaio 1876 sul cadavere imbalsamato di questi, e vi assistette lo stesso Paolo Gorini, che, nello stesso anno, perfezionò il suo modello di forno crematorio con funzionamento alimentato da fascine di pioppo sul principio della fiamma indiretta.

Il forno Gorini fu installato nel nuovo Crematorio di Londra, a Bombay e fu adottato perfino in Giappone. Forni sul principio Gorini hanno funzionato, quanto meno in Italia, fino agli anni settanta - ottanta del Novecento. In seguito furono modificati per andare a gasolio e poi sostituiti con impianti moderni allorché in quegli anni la cremazione prese a diffondersi a livello di massa. Fu un impianto mirabile e di straordinaria efficienza, ma non fu il primo apparecchio crematorio.MACCONE L., Storia documentata della Cremazione presso i popoli antichi e moderni con speciale riferimento all'igiene, 57-58, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, Bergamo 1932

A Livorno e a Venezia venne invece installato il forno crematorio Spasciani-Mesmer: un impianto gasogeno con griglia orizzontale e tramoggia di caricamento del combustibile. Il preriscaldamento richiedeva 8-10 ore, con un consumo di circa di coke; per una cremazione erano necessari 200- di coke.

Inghilterra