Secondo il Gāosēng zhuàn (高僧傳, Biografie di monaci eminenti, T.D. 2059, conservato nel Shǐchuánbù), composto da Huìjiǎo (慧皎) in 14 fascicoli nel 519 e contenente la biografia di 257 tra monaci e monache vissuti in Cina tra il 67 e il 519, Ān Shìgāo, fu uno dei possibili pretendenti al trono Arsacide e per questo inviato come ostaggio presso la corte cinese della dinastia Hàn orientali. Giunto, nel 148, nella capitale Luoyang, allora governata dall'imperatore Húandì (桓帝, conosciuto anche come 劉志, Liúzhì, regno: 146-67), vi si stabilì prendendo i voti monastici e avviando l'opera di traduzione in cinese di sutra buddisti sia mahayana che del buddismo dei Nikāya.

Sempre il Gāosēng zhuàn ci narra che, durante il regno di Língdì (靈帝, conosciuto anche come 劉宏, Liúhóng, regno 168-89), Ān Shìgāo risiedette sul Monte Lu (cin. 廬山, Lúshān), una delle montagne più sacre per il buddismo cinese e per il taoismo, dove scoprì il vero volto della divinità della montagna che corrispondeva a quella di un pitone (cin. 蟒 mǎng), frutto della rinascita di un monaco buddista schiavo della sua collera. Ān Shìgāo risiedette in Cina per circa vent'anni.

Note

Bibliografia Robert E. Buswell Jr. and Donald S. Lopez Jr., ed. (2014). "An Shigao". The Princeton Dictionary of Buddhism. Princeton, New Jersey: Princeton University Press. p. 49 J. Nattier, A Guide to the Earliest Chinese Buddhist Translations: Texts from the Eastern Han and Three Kingdoms Periods Bibliotheca Philologica et Philosophica Buddhica, Vol. X. The International Research Institute for Advanced Buddhology, Soka University, 2008. ISBN 978-4-904234-00-6 Zürcher, Erik (2007). The Buddhist Conquest of China: The Spread and Adaptation of Buddhism in Early Medieval China. 3rd ed. Leiden: Brill. pp. 32-4

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