Pizzo (u Pìzzu in calabrese; spesso impropriamente chiamato Pizzo Calabro) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vibo Valentia, in Calabria.
Si trova sulla Costa degli Dei ed è localmente conosciuto per la produzione del tartufo di Pizzo e per la tradizione gelatiera.
Geografia fisica Territorio Pizzo è un borgo sulla costa, arroccato su di un promontorio al centro del Golfo di Sant'Eufemia. Il suo territorio comprende una costa frastagliata, contraddistinta da spiagge sabbiose in alcuni tratti e da scogli in altri. Sulla costa Nord Est, dalla pineta Mediterranea fino alla rocca si estendono quasi 9km di ampie spiagge sabbiose. Al termine della contrada Marinella si alza la montagna di Vibo, che fa da cortina al territorio, che ha il suo confine con Maierato e Vibo Valentia in alto, sul crinale delle colline. Più a Sud, dove si innalza il masso tufaceo su cui nasce e si sviluppa Pizzo, la costa diventa rocciosa con numerose calette e zone ricche di scogli naturali, nonché diverse grotte, fra cui la Grotta Azzurra, riaperta negli ultimi anni, dopo vari interventi per la protezione dal moto ondoso.
Nella zona centrale c'è la spiaggia della Seggiola, piccolo fiordo al centro del masso tufaceo su cui è arroccato l'abitato su cui domina il Castello Aragonese eretto nella seconda metà del XV secolo da Ferrante d'Aragona e la Marina, graziosa località balneare nonché ritrovo notturno.
Clima
In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media dei mesi più freddi, gennaio e febbraio, si attesta a ; quella del mese più caldo, agosto, è di .
Le precipitazioni medie annue si aggirano sui e si distribuiscono mediamente in 73 giorni, con un prolungato minimo estivo ed un moderato picco tra l'autunno e l'inverno.
Storia Come per molte altre località calabresi, nei secoli scorsi è stata cercata una origine nell'antica Magna Grecia, con qualche eroe eponimo. Così oggi alcuni ripetono che Pizzo è stata fondata da Nepeto ai tempi dell'antica Grecia. Ma non c'è nessuna evidenza di ciò, anche se localmente qualcuno usa per motivi commerciali la dizione Napitia "napizia", e la voce "napitini" per gli abitanti. Strabone (Geografia, VI.5) riferisce che in quell'area si poteva trovare la migliore resina (aristen pittan) raccolta dai pini di quei monti, e questo porterebbe a far derivare il nome di Pizzo da quello greco per "resina" .
Ci sono notizie certe dell'esistenza di un forte e di un borgo solo a partire dal 1300, e dell'esistenza di una comunità di monaci Basiliani, mentre restano tracce nel territorio di un'antica attività di pesca, specialmente del tonno. Il nome Pizzo ( = becco d'uccello, punto sporgente) si attaglia perfettamente al promontorio tufaceo che sporge sul mare, elevandosi dalla foce del fiume Angitola, fino alla spiaggia della Marina, dove fu collocato nel XV secolo anche il piccolo forte Aragonese, detto oggi Castello Murat, per i tragici eventi del 13 ottobre 1815.
La posizione privilegiata e il castello favorirono la crescita del borgo marinaro, anche per la fortunata attività di pesca del tonno. Per secoli, i tonni dominarono i mari raggiungendo a migliaia le spiagge del golfo di Sant'Eufemia; qui sorsero i famosi tonnocastelli di Bivona e di Pizzo. Proprio a fianco della Chiesa della Piedigrotta, nella spiaggia denominata Prangi, nella zona detta Centofontane, per l'esistenza ancora attuale di moltissime fonti di acqua dolce, il rais ed i suoi uomini collocavano, fino agli anni settanta la tonnara che veniva tenuta da cavi che partivano dalle rocce a terra, sotto l'attuale Chiesa di San Francesco di Paola. Nelle rocce a mare ci sono le tracce di questa attività. È crollato l'arco di pietra che teneva il cavo, ma si notano piscine, scale, scavi, vaschette, irrorati dalle fonti di acqua dolce, oggi poco copiose, dove probabilmente si lavavano i tonni. Nel mare appaiono sommersi oggi cinque lunghi moli perpendicolari, in località Prangi /CentoFontane / grotta del Bue.
Nella zona Piedigrotta /Prangi sono quasi crollate le grotte del Bue (si pensa che ci fosse ancora in epoca ottocentesca la foca monaca, detta bue marino da cui il none), e del Saraceno /Centofontane. La grotta del Saraceno, immensa, è oggi pericolante ed è oggetto di una tradizione secondo cui per anni fosse usata dai pirati saraceni e barbareschi, come deposito delle prede e delle persone catturate nelle incursioni nei paesi dell'interno. Ciò è possibile considerando che quella zona del litorale era rimasta spopolata per secoli proprio a causa dell'incessante azione banditesca di pirati di diversa origine, impegnati nella cattura di schiavi. Pizzo era famosa in epoca borbonica come località di arrivo della nave postale da Napoli, anche se non aveva un porto vero e proprio, e come posto di provenienza di pesci prelibati, in primis il tonno, fresco o sott'olio. I re Borboni spesso facevano richiesta di tonno ed altri pesci, per cui Pizzo andava famosa.
I Borboni fecero qualche intervento per Pizzo, e c'è traccia del viaggio del 1854 del Re Ferdinando II, che venne in Calabria con l'esercito napoletano in esercitazione armata, e con il figlio Francesco (da lui chiamato Ciccillo). Una notte il Re era rimasto impantanato alla foce del fiume Angitola, ed i Pizzitani gli offrirono ospitalità, in case signorili, ma il re volle accettare l'ospitalità del convento di San Francesco di Paola, cui era devotissimo. Si tramanda che il convento fosse assolutamente impreparato a ricevere il re e che non avessero nemmeno l'acqua. Sul corso c'è la targa che ricorda l'evento. Il castello testimonia la presenza degli aragonesi nel XV secolo.
Proprio in questo luogo, il castello Aragonese, fu tenuto prigioniero e in seguito condannato a morte Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte. Venne fucilato il 13 ottobre 1815, dopo alcuni giorni di prigionia e un processo fatto nella sala principale del castello e fu poi sepolto nella chiesa di San Giorgio. Oggi il castello aragonese di Pizzo viene denominato Castello Murat. All'interno del Castello c'è il museo provinciale murattiano.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con decreto del capo del governo del 2 luglio 1936.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa Matrice di San Giorgio
La Chiesa Matrice di San Giorgio si trova al centro del paese. È la chiesa principale, un edificio barocco eretto nel 1632 con un portale in marmo, opera dello scultore Fontana, e una statua raffigurante il Battista attribuita a Pietro Bernini. In questa chiesa si trova la tomba di Gioacchino Murat.
Chiesa di Maria Santissima Immacolata e San Ferdinando Re (detta della "Marina") Edificata sulle rovine del Convento dei Padri Agostiniani per volontà di Ferdinando II Re del Regno delle due Sicilie, al suo sbarco in terra pizzitana, fu distrutta dal terremoto del 1783. In origine fu solo una cappella intitolata a S. Maria del Soccorso, ma nel 1857 venne ingrandita ed elevata al titolo di Parrocchia.
Al suo interno è possibile ammirare gli affreschi del due più importanti artisti locali Grillo e Zimatore, i quali hanno rappresentato al centro della navata in alto Maria Immacolata, mentre la raffigurazione delle anime del Purgatorio si trova dietro il Crocifisso ligneo del 1700 di autore ignoto.
Ai lati della navata invece si possono ammirare due grandi quadri uno raffigurante San Rocco e San Giovanni ed un altro con Maria Assunta in Cielo e Santa Lucia.
Tra le statue vi sono quella della Madonna Addolorata datata 1860 appartenente all'omonima confraternita, quella di San Ferdinando Re, opera in carta pesta dell'artigiano leccese Antonio Papa e la Madonna Immacolata del XIX secolo.
Interessante anche la facciata della chiesa con dei tre grandi affreschi con San Ferdinando Re, la Pietà e l'Immacolata ad opera sempre di Zimatore.
Chiesa di Piedigrotta
La Chiesa di Piedigrotta scavata nella roccia arenaria da naufraghi napoletani alla fine del Seicento per ringraziare Dio della vita salva. All'inizio del Novecento Angelo e Alfonso Barone ornarono la grotta con statue della roccia stessa raffiguranti personaggi delle sacre scritture.
Altre Chiese
Chiesa di San Sebastiano, (Sec. XVI) sede dal 1729 con la creazione dell'Arciconfraternita del nome di SS. Maria. All'interno è possibile ammirare stucchi, statue lignee (San Giuseppe, festeggiato a marzo, San Sebastiano, festeggiato a gennaio, SS. Nome di Maria, festeggiato a settembre; inoltre sono custodite le statue della passione e morte di Gesù, utilizzate per la tradizionale processione del Venerdì Santo, detta " di l'Angeleji") decorazioni e ori ed altre opere di artisti calabresi come Zimatore, Morani, Murmura, Grillo, Carioti. Interessanti gli stalli in noce intagliati del XVIII secolo.
Chiesa del Purgatorio, del 1651, è anche detta "dei Morti" per via della cripta, che ospita una fossa sotterranea di tumulazione caratterizzata da numerose nicchie a parete che ospitano scheletri seduti o verticali, mantenuti da un gancio (putridarium, colatoio dei morti). Chiesa della Madonna del Carmine (1579): è la chiesa più antica di Pizzo, e tra i numerosi affreschi presenti, le statue più caratteristiche sono: Madonna del Carmine (lignea) festeggiata a luglio, e Santa Rita da Cascia (lignea) festeggiata a maggio. Chiesa dell'Immacolata (1630). Sull'altare maggiore si trova una statua lignea dell'Immacolata, di notevole pregio, festeggiata a dicembre insieme a Santa Lucia. Convento dei padri minimi di San Francesco di Paola, risalente al 1579, come la corrispondente chiesa, ricostruita dopo il terremoto del 1905. Dal 2013 la Parrocchia di San Rocco e San Francesco di Paola è stata elevata a Santuario Diocesano
Chiesa della Stazione: chiamata così perché situata vicino alla stazione di Pizzo, è dedicata alla Madonna di Piedigrotta. Più volte danneggiata dai terremoti e restaurata recentemente, ora è Parrocchia e custodisce una statua lignea della Madonna di Piedigrotta seduta su un trono, festeggiata a luglio e invocata come "Madonnina del Mare" o "dei marinai".
Architetture civili Palazzo Alcalà Taccone di Sitizano Palazzo Caria Palazzo Musolino Palazzo Mattei Palazzo Camarda Palazzo Tranquillo Palazzo Trentacapilli Palazzo Scordamaglia Stingi Palazzo Castiglione Morelli Palazzo Pitimada Palazzo Bisogni Villa Castiglione Morelli Villa Cordopatri
Architetture militari
Il castello in cui fu prigioniero Gioacchino Murat adibito a museo, eretto nel 1492 da Ferrante d'Aragona. È una costruzione quadrangolare da un lato a picco sul mare e dall'altro circondata da un profondo fossato. Al suo interno è custodito un residuo di una scultura di Antonio Canova (l'originale fu distrutta durante il passaggio di Giuseppe Garibaldi, ne è rimasta intatta solo una parte rappresentante un elmo). Si accedeva all'interno tramite un ponte levatoio costruito in mezzo a due torrioni, che è stato ora sostituito da un ponte tradizionale in pietra calcarea. Il castello è dedicato a Murat, che qui venne fucilato il 13 ottobre del 1815. All'interno dell'edificio vi sono alcune ricostruzioni storiche e testimonianze di quei tragici avvenimenti.
Società Evoluzione demografica Nel dettaglio gli abitanti censiti dal 1861 al 2011.
Etnie e minoranze straniere Secondo i dati ISTAT al 7 giugno 2017 i cittadini stranieri residenti erano 670 persone, ossia il 7% della popolazione, leggermente sotto la media nazionale. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
Bulgaria 399 Ucraina 66 Romania 62
Cultura Musei
Museo Murattiano, all'interno del Castello Aragonese
Museo civico
Museo della tonnara
Museo del mare
Cucina