L'espressione diritti animali (o diritti degli animali) si riferisce all'estensione alle specie animali di alcuni dei diritti fondamentali dell'uomo, quali il diritto di vivere in libertà o di non soffrire inutilmente. Il termine "diritto" viene inteso in senso morale e legale.

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Asia Le prime leggi della storia a tutela degli animali sono probabilmente costituiti da alcuni degli editti di Aśoka, emanati in India sotto l'Impero Maurya (III secolo a.C.), e ispirati ai principi del buddhismo.Mahesh Rangarajan, India's Wildlife History: An Introduction, Permanent Black, 2001, p. 8. ISBN 978-8178240114.

Diversi re in India costruirono ospedali per animali e l'imperatore Ashoka (304-232 a.C.) emanò ordini contro la caccia e la macellazione degli animali, in linea con l'ahimsa, la dottrina della non violenza.

In Giappone, nel 675, Imperatore Tenmu proibiì l'uccisione e il consumo di carne durante il periodo di intensa attività agricola tra aprile e settembre, ma escluse il consumo di uccelli e animali selvatici. Questo divieto e molti altri che seguirono nei secoli furono revocati nel XIX secolo durante la Restaurazione Meiji.

Europa Per secoli il pensiero occidentale ha distinto l’uomo dagli animali, seguendo una visione gerarchica: l’uomo era considerato superiore perché dotato di autocoscienza e ragione; l’animale come un essere inferiore, finalizzato allo sfruttamento da parte dell’uomo e paragonato ad una "macchina". Questa visione venne messa in discussione dall’illuminismo, che iniziò a riflettere sulla possibilità di estendere agli animali le norme del comportamento etico.

Secondo Richard D. Ryder , la prima legge nota sulla protezione degli animali in Europa fu approvata in Irlanda nel 1635 proibiva di strappare la lana alle pecore e di attaccare gli aratri alle code dei cavalli, facendo riferimento alla "crudeltà usata verso le bestie" . Nel 1641, il primo codice legale per proteggere gli animali domestici in Nord America fu approvato dalla Colonia della Baia del Massachusetts. L'elenco di "riti" di Ward includeva il rito 92: "Nessun uomo eserciterà alcuna tirannia o crudeltà verso qualsiasi creatura bruta che è solitamente tenuta per l'uso dell'uomo".

Anche in Inghilterra i Puritani approvarono leggi a tutela degli animali nel 1654 come parte delle ordinanze del governo di Oliver Cromwell (1599-1658). I Puritani interpretavano il dominio biblico dell'uomo sugli animali come una gestione responsabile, piuttosto che come proprietà. L'opposizione agli sport cruenti veniva visto come un'ingerenza puritana nella vita delle persone, e le leggi a tutela degli animali furono abrogate durante la Restaurazione , quando Carlo II tornò sul trono nel 1660.

Jeremy Betham nel 1789 fissò per la prima volta il principio per l’attribuzione dei diritti a tutti gli individui, umani e non, basato sulla domanda “possono soffrire?”: stabilì paragoni espliciti tra la condizione degli schiavi e quella degli animali e fu il primo ad affermare la necessaria inclusione degli animali nella comunità morale e politica; così da aumentare la felicità e il benessere collettivo. XIX secolo A questo processo contribuì anche la teoria evoluzionista di Darwin, i primi tentativi di formulare in modo nuovo i temi dell’umanità e dell’animalità. Darwin aveva dimostrato le forti somiglianze tra l’uomo e gli altri esseri viventi, in tale prospettiva quindi non escludeva che la morale potesse estendersi a tutte le creature animali.

All’inizio queste teorie non influenzarono il pensiero comune, la compassione verso gli animali nacque dai cambiamenti sociali e morali della modernizzazione dell’800, dall’inghilterra vittoriana e dalla diffusione di animali tenuti in casa anche nelle famiglie delle classi medie. La diffusione degli animali nelle case contribuì a indebolire la tradizionale visione utilitaristica dell’animale.

L'XIX secolo vide un'esplosione di interesse per la protezione degli animali, in particolare in Inghilterra. Gli accademici Debbie Legge e Simon Brooman scrivevano che i ceti istruiti iniziarono a preoccuparsi degli atteggiamenti verso gli anziani, i bisognosi, i bambini e i malati di mente, e che questa preoccupazione si estese anche agli animali non umani. Prima del 1800, c'erano stati procedimenti giudiziari per maltrattamenti sugli animali, ma solo a causa del danno arrecato all'animale in quanto proprietà. Nel 1793, John Cornish fu dichiarato non colpevole di aver mutilato un cavallo dopo avergli strappato la lingua; il giudice stabilì che Cornish poteva essere dichiarato colpevole solo se vi fossero state prove di malizia nei confronti del proprietario.

Dal 1800 in poi, in Inghilterra ci furono diversi tentativi di introdurre una legislazione a tutela degli animali. Il primo fu un disegno di legge contro il Bull-baiting, presentato nell'aprile del 1800 da un parlamentare scozzese, Sir William Pulteney (1729-1805). Fu ostacolato, tra l'altro, perché considerato "anti-classe operaia", e venne respinto.

Un altro tentativo fu fatto nel 1802, questa volta ostacolato dal Segretario della Guerra, William Windham (1750-1810), il quale affermò che il disegno di legge era sostenuto da metodisti e giacobini che desideravano "distruggere il vecchio carattere inglese, abolendo tutti gli sport rurali".

Nel 1809, Thomas Erskine (1750–1823) presentò un disegno di legge per proteggere bovini e cavalli da ferite dolose, crudeltà gratuita e percosse. Disse alla Camera dei lord che gli animali godevano di protezione solo in quanto proprietà: "Gli animali sono privi di protezione: la legge non li considera sostanzialmente , non hanno diritti!" .

Il disegno di legge fu approvato dalla Camera dei Lord, ma fu ostacolato alla Camera dei comuni da Windham, il quale affermò che sarebbe stato usato contro i "ceti inferiori" quando i veri colpevoli sarebbero stati i loro datori di lavoro.

Nel 1821, il colonnello Richard Martin (1754–1834), presentò il disegno di legge sul trattamento dei cavalli, ma nella Camera dei Comuni venne deriso. Martin riuscì nel 1822 con il "Ill Treatment of Cattle Bill" o "Martin's Act", come divenne noto che fu il primo importante provvedimento legislativo al mondo a tutela degli animali. Ricevette l'assenso reale il 22 giugno di quell'anno come "Legge per prevenire il trattamento crudele e improprio del bestiame " e rese reato, punibile con multe fino a cinque sterline o due mesi di reclusione, "picchiare, abusare o maltrattare qualsiasi cavallo, giumenta, castrone, mulo, asino, bue, mucca, giovenca, manzo, pecora o altro bestiame".

Fu lo stesso Martin a portare avanti il ​​primo procedimento giudiziario ai sensi della legge, quando fece arrestare un venditore ambulante di frutta, per aver picchiato un asino, e mostrò le ferite dell'animale davanti a una corte sbalordita. Burns fu multato e i giornali e i music hall erano pieni di prese in giro.

Altri paesi seguirono l'esempio approvando leggi o prendendo decisioni a favore degli animali. Nel 1822, i tribunali di New York stabilirono che la crudeltà gratuita verso gli animali era un reato minore secondo il diritto comune. In Francia, nel 1850, Jacques Philippe Delmas de Grammont riuscì a far approvare la Loi Grammont , che metteva al bando la crudeltà verso gli animali domestici, dando origine ad anni di dibattiti sulla possibilità di classificare i tori come animali domestici al fine di vietare la corrida. Lo stato di Washington seguì l'esempio nel 1859, New York nel 1866, la California nel 1868 e la Florida nel 1889. In Inghilterra, una serie di emendamenti estesero la portata della legge del 1822, che divenne il Cruelty to Animals Act del 1835 , che vietava i combattimenti tra galli,l'utilizzo di animali come esche e i combattimenti tra cani, seguito da un altro emendamento nel 1849 e nel 1876 .

XX secolo Negli anni trenta del XX secolo la Germania emanò una serie di provvedimenti in tema di diritti degli animali (la legislazione nazista in tema di animali è comunque oggetto di accesa controversia, sebbene tali leggi siano ancora in vigore nella Germania democratica). Dopo tale parentesi, fino all'inizio degli anni novanta, nessun altro ordinamento giuridico occidentale ha più contemplato l'attribuzione di veri e propri diritti agli animali.

È soprattutto con Peter Singer, nella seconda metà del Novecento, che si sviluppa un dibattito filosofico sul "diritto animale" e sul concetto di antispecismo, in opposizione all'utilizzo degli animali come cibo, come cavie ed in qualunque altro contesto, da parte del genere umano.

I "diritti degli animali" secondo Singer, tuttavia, non sono dei veri diritti in capo agli animali analoghi a quelli in capo alle persone (fisiche o giuridiche), poiché non sono classificabili in nessuna delle due tradizionali categorie dei diritti soggettivi, ossia quella dei diritti assoluti e quella dei diritti relativi: infatti essi non sono diritti di credito, e per giunta sono attribuiti con generalità alla totalità del mondo animale e non al singolo particolare individuo (quindi non sono relativi), ma pur avendo molte delle caratteristiche di "diritti fondamentali" possono essere fatti valere solo nei confronti delle azioni dell'uomo (quindi non sono assoluti) e non di quelle di altri animali (ad esempio, secondo questa filosofia, l'uomo non può uccidere un animale, neanche per cibo: ma l'animale può essere ucciso da un altro animale, quindi non possiede il vero e proprio diritto a non essere ucciso).

Per questo motivo, da un punto di vista giuridico e di filosofia del diritto, molti ritengono più corretto parlare di "doveri dell'uomo nei confronti dell'animale", piuttosto che di "diritti degli animali". Una Dichiarazione universale dei diritti dell'animale è stata proclamata dalla L.I.D.A. ed altre associazioni animaliste presso la sede dell'UNESCO nel 1978; seppure non abbia valore sul piano giuridico, rappresenta una dichiarazione d'intenti e un'assunzione di responsabilità da parte dell'uomo nei confronti degli animali.

Quasi tutti gli altri paesi hanno leggi contro la crudeltà o il maltrattamento di animali, per la regolamentazione delle condizioni in cui gli animali vengono allevati, e così via, ma senza menzione esplicita di alcuna forma di "diritto".

In Italia la norma di riferimento è la Legge 20 luglio 2004, n. 189 in materia di

Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate (L. 20 luglio 2004, n. 189).

Altre normative specifiche sono poi via via state introdotte, come la Ordinanza del Ministero della Salute sulla tutela degli equidi nelle manifestazioni popolari

Diritti

La posizione dei sostenitori dei diritti animali è più specifica di quelle dei movimenti animalisti che esprimono solidarietà nei confronti degli animali (animal welfare) senza necessariamente attribuire agli animali stessi dei diritti.

Analogamente ai diritti umani, i diritti degli animali sono incentrati sulla nozione di libertà. In molti paesi, i diritti umani sono sanciti per proteggere l'autonomia delle persone, come libertà di espressione, la protezione dalla tortura e l'accesso alla democrazia. I sostenitori dei diritti umani lottano per garantire che tutte le persone indipendentemente dall'orientamento, dalla razza, dalla classe sociale o dal genere godano degli stessi diritti fondamentali, semplicemente perché siamo tutti umani. Gli attivisti per i diritti degli animali mirano a fare qualcosa di simile per gli animali. Credono che tutti gli animali che dimostrano la loro capacità di provare dolore ed emozioni meritino il diritto all'autodeterminazione, senza essere soggetti ai desideri degli esseri umani.