Lavoro nero (anche lavoro irregolare o lavoro sommerso) è una locuzione che indica un rapporto di lavoro nel quale un datore di lavoro (sia esso una persona fisica o giuridica) si avvale di prestazioni professionali e/o lavorative di un lavoratore senza riconoscere a questi alcuna copertura previdenziale, di garanzia, e di tutela previste dalla legge, e senza pagare le imposte previste dalla legge, in virtù di un'assenza di un contratto di lavoro ufficiale ovvero non registrato e dunque giuridicamente nullo/irregolare per le vigenti norme del diritto del lavoro.

Il fenomeno ancora oggi non presenta una definizione giuridica univoca nei vari ordinamenti giuridici statali.

Caratteristiche generali Solitamente, da un punto di vista più sociologico, viene considerata lavoro nero quell'attività a scopo di lucro di tipo sia dipendente che indipendente realizzato in violazione della legge.

Il lavoro nero può presentare orari di lavoro non conformi alla normativa, l'esercizio di attività che eludono il diritto fiscale, il diritto delle assicurazioni sociali, il diritto della concorrenza e il diritto in materia di stranieri.

Vi sono pertanto due tipologie di lavoro nero: quello subìto ovvero il lavoratore è costretto a essere pagato senza regolarizzazione contrattuale o fiscale (e, quindi, pensionistica e assicurativa) "in cambio" di un lavoro. Questa è la situazione tipica di coloro i quali vorrebbero lavoro come dipendenti o parasubordinati nei confronti di un'impresa ma questa non vuole assumerli; quello preteso dal soggetto stesso che ha un interesse a essere pagato in nero (totalmente o parzialmente). Questo accade nel mondo del lavoro autonomo (per lo meno da parte di coloro i quali lavorano per persone fisiche, dato che le aziende non hanno alcun vantaggio a pagare in nero i lavoratori autonomi o comunque è assai complesso effettuarlo in pratica). Il mondo dei disoccupati o degli inoccupati (studenti, casalinghe, pensionati, cassa integrati) è un bacino di persone che solitamente vuole essere pagato in nero, specie quando la prestazione è saltuaria. Oppure è il classico caso del cosiddetto "doppio lavoro" cioè quello svolto da lavoratori dipendenti (pubblici e privati) fuori dal normale orario lavorativo.

Disciplina normativa nel mondo Francia Ai sensi del Codice del Lavoro Francese (art. L. L8211-1, e seguenti) viene definito talvolta anche come "Lavoro irregolare", ricorda il "Travail illégal", il lavoro illegale, del nuovo codice.

Recita l'art. L8211-1 del Code du Travail:Tradotto in italiano: 1. Costituiscono lavoro illegale, alle condizioni previste dal presente libro, i seguenti illeciti: Lavoro dissimulato; Mercanteggiamento; Illecita prestazione di manodopera; Impiego di stranieri senza permesso di lavoro; Irregolare cumulo di impieghi; Frode o falsa dichiarazione prevista dagli articoli L. 5124-1 (sanzioni per indebita percezione di benefici), L. 5135-1 (sanzioni per indebita percezione di TFR) e L. 5429-1 (sanzione per indebita percezione di indennità di disoccupazione)

Nonché l'art. L 125-1: Tradotto in italiano:

1. Qualunque operazione con scopo di lucro di fornitura di manodopera che possa causare un pregiudizio al dipendente e che possa portare all'elusione dell'applicazione di disposizioni di legge, di regolamento o contrattuali o di un accordo collettivo di lavoro, o al "mercanteggiamento", sono vietate.

2. Le associazioni sindacali che non hanno per oggetto lo sfruttamento degli operai non sono considerati come "mercanteggiamento".

Italia Un primo tentativo di definizione si deve al decreto legge 22 febbraio 2002 n. 12 convertito in legge 23 aprile 2002 n. 73 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, recante disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare),Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 24 aprile 2002 che all'art. 3 commi 3, 4 e 5 così disponeva:

La legge 28 luglio 2006, n. 248, (il cosiddetto decreto Bersani del 2007) con l'art. 36-bis, comma 1, ha modificato l'articolo in parola, sanzionando l'illecito con la sanzione amministrativa pecuniaria dal ad , eliminando la presunzione iniziale per il periodo di sanzione della violazione, caduto sotto le censure della Corte costituzionale, nonché spostando la competenza dell'irrogazione della sanzione dall'Agenzia delle entrate alla Direzione provinciale del lavoro, a cura degli Ispettori del lavoro, e sottoponendolo alla legge 24 novembre 1981 n. 689 (Legge di depenalizzazione) anziché al d.lgs. n. 472/1997, recante l'ordinamento generale delle sanzioni amministrative tributarie.

In sostanza, si ritiene che sia definibile come "lavoro nero" la situazione in cui un lavoratore sia sconosciuto alle autorità statali competenti, perché non registrato presso i Centri per l'Impiego, presso gli Istituti previdenziali (INPS, INAIL, ENPALS, ecc.). Non dà luogo, invece a lavoro nero o irregolare il mancato o ritardato pagamento dei contributi previdenziali.

La definizione di "lavoro nero" o "lavoro irregolare" acquista importanza al fine della delimitazione della normativa suindicata, la legge n. 248/2006, art. 36-bis, che sanziona pesantemente tale attività. Infatti, la legge dispone che sia punito con sanzione amministrativa pecuniaria da a , l'impiego di personale non risultante dalle scritture o altre documentazione obbligatoria, cui poi viene aggiunta una maggiorazione di per ogni effettiva giornata di lavoro irregolare. La sanzione tende pertanto ad essere molto alta, soprattutto se riferita ad anni di lavoro irregolare, e la locuzione "impiego di personale", tende ad ampliare l'ambito di applicazione della norma, non limitandolo esclusivamente al lavoro subordinato ex art. 2094 c.c.

Tuttavia, ai sensi della sentenza della Corte suprema di cassazione n. 9599/2013 del 19 aprile 2013 la prestazione di lavoro subordinata sottesa all'attività svolta dal prestatore può essere regolarizzata e portare all'instaurazione di un rapporto di lavoro valido e riconosciuto ai sensi di legge. Occorre però, per far valere tale diritto, addurre testimonianza degli altri dipendenti e produrre documentazione aziendale firmata dall'interessato dalla quale si evinca che il lavoratore abbia nel corso del suo lavoro osservato gli orari di lavoro e le direttive impartite, al pari dei colleghi assunti in maniera regolare.Il lavoratore in nero è equiparato a quello subordinato a tempo indeterminato : come fare a chiedere la regolarizzazione del rapporto di lavoro 27/04/2013

Casistica Vi sono anche casi di "nero" parziale ovvero solo alcuni componenti dello stipendio sono erogati in maniera fraudolenta, con la partecipazione e l'interesse del lavoratore.

Un classico esempio sono le false trasferte: datore di lavoro e lavoratore si accordano perché una parte dello stipendio sia erogata, falsamente, sotto forma di trasferte. Il vantaggio è per impresa e dipendente, dato che le trasferte non sono soggette a tassazione e non vi è l'obbligo (attualmente) di registrazione analitica delle stesse.

Dati in Europa In Unione Europea si stima che il 25% dei lavoratori in ambito agricolo sia illegale, secondo il documento 'Best Practices against Work Exploitation in Agriculture', realizzato dal "Milan Center for Food Law and Policy". In Romania e Portogallo, le stime sono di 40% e 60% di irregolari sul totale dei lavoratori in agricoltura. In Polonia si stima un dato superiore al 25%, in Italia si va oltre il 30%. In Germania e Austria, la percentuale è al di sotto del 10%.

Italia L'Eurispes ha calcolato che l'economia sommersa in Italia ha generato nel decennio 2007-2017, almeno 549 miliardi di euro l'anno. Tutti i settori, dall'agricoltura ai servizi, all'industria, nelle forme del lavoro nero continuativo, del doppio lavoro, del lavoro nero saltuario. Secondo l'Eurispes, il 54,5% dell'economia non osservata è rappresentato dal lavoro irregolare, il 28,4% dall'evasione fiscale da parte di aziende e imprese, il 16,9% dalla cosiddetta economia informale. Secondo le stime Eurispes inoltre, ai 300 miliardi derivanti dal lavoro sommerso, si devono aggiungere 156 miliardi di euro di sommerso generati dalle imprese italiane. Basandosi sulle operazioni condotte, a partire dal 2007, dalla Guardia di Finanza con 700.000 controlli effettuati, sono stati riscontrati 27 miliardi di euro di base imponibile sottratta al fisco.

Il lavoro nero sottrae al fisco italiano 36,9 miliardi di Euro all'anno secondo stime della Cgia di Mestre su dati del 2014. Il lavoro nero ha prodotto in Italia 77,2 miliardi di Euro di PIL irregolare (4,8% sul PIL). La regione con più lavoro nero è la Calabria con incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare sul PIL pari all'8,7%. Poi Campania (8,4%), Sicilia (7,8%), Puglia (6,7%) e Abruzzo (6%). Trentino Alto Adige (3,6%), Valle d'Aosta (3,4%) e il Veneto (3,3%) sono le più virtuose.

Un esempio di lavoro nero è dato dalle badanti, assistenti familiari. Assieme a colf e baby sitter (oltre 500.000 le regolari), costituiscono l’esercito delle lavoratrici domestiche. Con andamenti annuali oscillanti, si raggiungono i 900.000 addetti contrattualizzati, per 7 miliardi annui, tra retribuzioni, TFR e contributi per un miliardo. Comprendendo il sommerso, il numero dei lavoratori supera i 2 milioni e il giro d’affari oltre i 15 miliardi. Il lavoro domestico in Italia e in Europa ha acquisito sempre maggior rilevanza, per l’invecchiamento demografico e alla crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Si è passati dai complessivi 479.000 occupati del 2006 ai 984.000 del 2009, a oltre un milione nel 2012. Nel 2015 presso le famiglie italiane sono stati assunti in regola 886.125 lavoratori domestici. Nel 2016, 866.747 (-3,1%). Tra il 2007 e il 2015 il numero è cresciuto del 42%, il 57,6% è costituito da colf, mentre il 42,4% da badanti, il 61% dall’Europa dell’Est (rumene, ucraine, moldave e russe, solo il 20% le italiane).

Sotto il grafico delle unità di lavoro in Italia negli anni 2012-2015, percentuale di lavoro regolare sul totale, secondo i dat Istat. Il lavoro irregolare di milioni di individui, circa 3,5-4 milioni, determina una evasione contributiva di circa 11 miliardi di Euro l'anno.

Secondo i dati dell'Ispettorato del lavoro per l'anno 2017 su oltre 180.000 controlli effettuati, risultano 103.498 le aziende irregolari con un tasso di irregolarità pari al 65%, ovvero due aziende su tre sono state trovate in una situazione di irregolarità. Il numero dei lavoratori irregolari, pari a 252.659, presenta un consistente incremento, pari al 36% rispetto al dato del 2016. Individuati 48.073 lavoratori in "nero" e cioè un lavoratore in nero ogni due aziende irregolari. L’ammontare dei contributi e premi evasi complessivamente recuperati è stato pari a 1,1 miliardi 99.932.000 Euro. Il caporalato in agricoltura è stato contrastato con 7.265 ispezioni, accertati 5.222 lavoratori irregolari, di cui 3.549 in "nero", con un tasso di irregolarità superiore al 50%. Deferite 94 persone all’autorità giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto e con l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento. Per le esternalizzazioni fittizie accertati illeciti per complessivamente 9.895 lavoratori che risultano distribuiti nei principali settori di attività di seguito indicati: Trasporto e magazzinaggio (1.965), Costruzioni (1.609), Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (1.378), Attività manifatturiere (1.172), altre attività di servizi (1.064), attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (1.026). Per le cooperative di lavoro su un totale di 3.317 cooperative ispezionate, 1.826 sono risultate irregolari ovvero il 55%, con un numero di 16.838 lavoratori irregolari, di cui 1.444 totalmente "in nero".