LImpero d'Etiopia (in amarico መንግሥተ፡ኢትዮጵያ, Mängəstä Ityop'p'ya), noto anche come Abissinia, è stato un impero africano fondato nel 1137 in quella zona geografica che oggi viene chiamata Eritrea ed Etiopia, quando il monaco Tekle Haymanot, proclamando la continuità con l'antico Regno di Axum, spodestò l'ultimo discendente della regina Yudit e fondò la dinastia Zaguè.
Governato quasi ininterrottamente dall'etnia Habesha (da cui il nome "Abissinia"), composta dai popoli Tigrini e Amhara, l'impero etiope riuscì a respingere gli eserciti arabi e turchi e ad avviare amichevoli relazioni con diversi Paesi europei.
Dopo il periodo dell'occupazione italiana dal 1936 al 1941, l'Etiopia rimase fino al 1974 uno dei treInsieme alla Persia e al Giappone soli Paesi al mondo e l'unico nel continente africanofino alla successiva parentesi imperiale centrafricana durata dal 1976 al 1979 governato da un imperatore.
Storia Dinastia Zaguè
Nel 1137 Mara Teclè Haimanòt fondò la dinastia Zaguè di etnia agau e sposò una figlia dell'ultimo re di Axum, Dil Na'od, per affermare la sua legittimità alla successione al trono etiope. La capitale era Adafa, non lontano dalla moderna Lalibela nelle montagne del Lasta.. Gli Zaguè ripristinarono come religione di Stato il cristianesimo, riprendendo così le tradizioni axumite..
Il periodo di Zaguè è ancora avvolto nel mistero e anche il numero dei re di questa dinastia è contestato. Alcune fonticome la Cronaca di Parigi, e i manoscritti di Bruce 88, 91 e 93 danno i nomi di undici re che avrebbero governato per 354 anni, altretra cui il libro di Pedro Páez e di Manuel de Almeida elencano soltanto cinque re che avrebbero regnato per 143 anni.GWB Huntingford, "La ricchezza dei Re' e la fine della dinastia Zāguē", Bollettino della Scuola di Studi Orientali e Africani, 28 (1965), p. 8 Henze riferisce l'esistenza di almeno una lista che contiene 16 nomiPaul B. Henze, Layers of Time. (New York: Palgave, 2000), p. 50 n.19.
Secondo Buxton l'area sotto il dominio diretto dei re Zaguè "probabilmente abbracciava gli altipiani della moderna Eritrea e di tutta la provincia Tigrai, che si estendeva verso sud a Uàg, Lasta e la (provincia di Uollo) e verso ovest, verso il lago Tana (Beghemeder)".David Buxon, nel libro The Abyssinians (New York, Praeger 1970), p. 44
Ascesa della dinastia Salomonide
Il 10 agosto 1270 (data con cui la storiografia segna l'inizio dellImpero d'Etiopia) la dinastia Zaguè fu rovesciata dal principe Yekuno Amlak, di etnia amhara, che sosteneva di discendere dai re axumiti e quindi dal re Salomone. Yekuno Amlak uccise l'ultimo re Zaguè (noto come Za-Ilmaknun, probabilmente Yetbarak.) presso la chiesa di San Qirqos a Gaynt, sulla riva nord del fiume BashiloeGWB Huntingford, "'The Wealth of Kings'", p. 2, e trasferì la sua corte a Tegulet come nuova capitale del nuovo regno (comprendente le attuali regioni di Amhara e Shewa). L'Imperatore fondò quindi la dinastia Salomonide, abissina, che avrebbe regnato sull'Etiopia quasi ininterrottamente per circa sette secoli.. Alla sua morte, avvenuta nel 1285, gli succedette il figlio Yagbéa-Syon, che sconfiggendo il sultanato di Adal si assicurò il controllo delle rotte commerciali con l'Egitto, inaugurando un periodo di prosperità per il regno.
Nel 1328 l'impero si espande verso oriente: infatti, in risposta alle persecuzioni contro i cristiani copti perpetrate dal sultano mamelucco d'Egitto, l'imperatore Amda Seyon I conquista il sultanato di Fatajar e Ifat, distruggendo e saccheggiando la capitale di quest'ultimo. Nonostante tutto già all'epoca l'impero soffriva di un eccessivo frazionamento (lo storico egiziano Maqrizi parla di ben 99 re che sfilarono alla corte di Tegulet). Il figlio di Amda Seyon, Saifa-Arad, salì al trono nel 1344 e con lui l'impero acquisì un tale prestigio da diventare il protettore ufficiale del Patriarcato di Alessandria: quando nel 1352 il patriarca venne arrestato e imprigionato dai mamelucchi, egli compì un ardito raid nella valle del Nilo, giustiziando o convertendo con la forza le carovane in transito. Nei successivi due secoli l'impero continuò a combattere con i vicini regni musulmani e in particolare con il sultano di Adal, con risultati altalenanti.
Contatti con i portoghesi
A partire dal XV secolo ebbero inizio i primi contatti tra gli imperatori etiopi e i regnanti europei,. ma solo nel secolo successivo si stabilirono i primi accordi continuativi tra l'Impero d'Etiopia e il Regno del Portogallo.. Verso la fine del XV secolo l'esploratore portoghese Pêro da Covilhã giunse in Etiopia mentre era in missione per consegnare una lettera al Prete Gianni, il sovrano di un leggendario regno cristiano dell'estremo oriente (un mito molto diffuso nell'Europa medioevale). Covilhã fu accolto alla corte del negus e ritenne di aver raggiunto il proprio obiettivo. Il negus ricevette quindi la lettera indirizzata al Prete Giovanni e a sua volta inviò una missiva al re del Portogallo, chiedendogli sostegno nello scontro con i musulmani. Nel 1520 una flotta portoghese entrò nel Mar Rosso, rimanendovi circa 6 anni. Uno dei membri di questa ambasciata era Francisco Álvares, che scrisse un importante resoconto sull'Etiopia dell'epoca.
Guerra con il Sultanato di Adal I portoghesi aiutarono l'imperatore Davide II e il suo successore Claudio a contrastare l'invasione araba.. Fra il 1528 e il 1540 l'imam di Harrar, Ahmad ibn Ibrihim al-Ghazi (Ahmed Gragn), occupò il Sultanato di Adal (una delle regioni musulmane dell'Impero etiope) e da lì invase l'Etiopia, alla testa di un'orda di guerrieri somali arrivati al suo fianco dopo la proclamazione del jihād. I portoghesi inviarono una flotta in aiuto al negus. In un primo momento, i moschettieri portoghesi sembrarono poter decidere le sorti della guerra in favore dell'Etiopia. Tuttavia, nell'agosto del 1542 subirono una pesante sconfitta a Wofla. Nel 21 febbraio 1543 i musulmani furono a loro volta fortemente sconfitti dal figlio di Dawit II, l'imperatore Atsnaf Sagad I, con l'aiuto di un contingente portoghese nella battaglia di Wayna Daga, in cui perse la vita lo stesso Ahmad. Una volta sconfitti i musulmani, i portoghesi chiesero che il negus di Etiopia si sottomettesse ufficialmente alla Chiesa latina, ma il sovrano etiope si rifiutò.
Tuttavia la pace durò poco: nei successivi sedici anni il sovrano etiope affronterà un periodo di guerra continua prima con gli Oromo provenienti da sud e successivamente con i sultanati dell'est, desiderosi di vendicare la morte di Ahmed Gragn. Il 23 marzo del 1559, l'imperatore è sconfitto presso Fatajar e decapitato: la sua testa venne prima portata ad Harrar e presentata alla vedova di Gragn, quindi esposta per tre anni in cima a una colonna.
Rapporto con i gesuiti
In seguito ai contatti fra l'Etiopia e i portoghesi i gesuiti entrarono nel Paese nel 1557, stabilendosi a Fremona. Inizialmente non vennero visti di buon occhio dalle autorità etiopi, ma nel XVII secolo, il gesuita Pedro Páez riuscì a conquistare la fiducia della corte e dell'imperatore, che concesse ai gesuiti di rimanere nel paese. In questo periodo i gesuiti fecero costruire chiese ma anche ponti e altre opere di pubblica utilità. La loro diplomazia e la loro perseveranza convinsero l'imperatore Malak Sagad III a onorare la promessa fatta dai suoi predecessori ai soldati portoghesi giunti in soccorso contro gli eserciti musulmani, più di cinquant'anni prima: fare aderire l'Etiopia al rito romano, accettando la supremazia del papa.
Nel 1621 il sovrano etiope proclamò ad Axum, alla presenza dei suoi grandi feudatari, l'adesione del paese alla Chiesa cattolica: a quel punto il successore di Páez, Alfonso Mendez, capo dei gesuiti e patriarca latino di Etiopia, accelerò i tempi e senza alcun compromesso pretese l'immediato ri-battesimo dei cristiani etiopi, la ri-consacrazione delle chiese, l'abbandono della liturgia Ge'ez in favore della messa in latino (che nessuno però poteva capire) e la fine del culto dei santi etiopi (i cui resti sarebbero stati a volte buttati fuori dei santuari senza troppe cerimonie). Per chiunque si ribellava la punizione era l'amputazione della lingua o di un arto.
Nel 1632 il malcontento popolare sfociò in una vera e propria guerra civile, che si concluse con la sconfitta dell forze imperiali e l'abdicazione dell'imperatore in favore di suo figlio Fāsiladas. Il nuovo sovrano ristabilì la religione cristiana ortodossa etiope e nel 1633 espulse definitivamente i gesuiti; successivamente fondò nel nord-ovest la città di Gondar e ne fece la nuova capitale del regno, spezzando così la tradizione secolare della famiglia imperiale di spostarsi periodicamente di provincia in provincia (strategia ideale per garantire una pronta difesa dell'impero e per controllare l'operato dei propri feudatari). Nel 1699 arrivò in Etiopia l'esploratore e medico francese Jacques-Charles Poncet, il quale scrisse per il pubblico europeo una relazione sull'impero.
Era dei Principi
Tra la metà del XVIII secologli storici non sono concordi nella data esatta: 1755 o 1769 e il 1855, l'Etiopia visse un periodo di isolamento denominato Zemene Mesafint o "Era dei Principi", durante il quale il Paese, suddiviso in molteplici feudi indipendenti tra loro, fu interessato da guerre per la supremazia tra i potenti ras locali; i numerosi imperatori che si succedettero, tutti di etnia oromo, avevano un potere limitato e dominavano solo la zona intorno alla capitale Gondar. Il secolo fu caratterizzato da un ristagno nello sviluppo sociale e culturale dell'impero, che fu attraversato da conflitti religiosi sia all'interno della Chiesa ortodossa etiope sia tra la Chiesa stessa e i musulmani..
L'arrivo del colonialismo inglese e italiano nel Mar Rosso L'Era dei Principi terminò nel 1855, con la presa del potere dell'imperatore Teodoro II, che, dopo aver accorpato i numerosi feudi in cui era suddiviso l'impero centralizzando in tal modo il potere, iniziò l'opera di modernizzazione dell'Etiopia. Tuttavia, nel 1868, in seguito alla detenzione di alcuni missionari e rappresentanti del governo britannico, la Regno Unito lanciò una vittoriosa spedizione punitiva in Etiopia, al cui termine l'imperatore si suicidò..
Il successore di Teodoro II, Teclè Ghiorghìs II, fu sconfitto nel 1871 dal deggiasmac Cassa, che l'anno seguente fu proclamato imperatore con il nome di Giovanni IV.. Durante il suo regno, l'apertura del canale di Suez diede avvio alla colonizzazione dell'Africa da parte dei Paesi europei.
Nel 1869 la compagnia italiana Rubattino firmò un contratto di acquisto della Baia di Assab, in Eritrea, con il sultano locale. Nel 1882 lo Stato italiano acquistò dalla Rubattino la baia di Assab, che costituì la base per le successive conquiste coloniali nelle regioni costiere dell'Eritrea.
Iniziava così la penetrazione coloniale italiana nell'area e i primi scontri con l'Impero d'Etiopia, fino alla conquista dell'Eritrea nel 1888.
Il regno di Menelik II e la guerra con il Regno d'Italia
Menelik II, già sovrano della regione di Scioà, divenne imperatore d'Etiopia nel 1889 succedendo all'imperatore Giovanni IV al posto di ras Mangascià Giovanni grazie all'appoggio italiano. Menelik II, che fu imperatore fino alla morte nel 1913, riportò al potere la dinastia Salomonide che si esaurirà con l'ultimo imperatore Hailé Selassié.
A partire dagli anni 1880, Menelik II incorporò al regno di Scioà, i territori occidentali degli Oromo, il Tigrè e l'Amara (Sidama, Gurage, Wolayta e Dizi). .International Crisis Group, "Ethnic Federalism and its Discontents". Issue 153 of ICG Africa report (4 September 2009) p. 2.