Figlio di Gioacchino (1865-1940), agrimensore e acquerellista dilettante, e di Giuseppina d'Amico (1874-1945) – che preferirono denunciare la nascita a Palermo il 2 gennaio 1912 per contrasti con l'amministrazione comunale di Bagheria dovuti alle idee liberali dei coniugiGuttuso, Renato, biografia e quotazioni – il piccolo Renato manifestò precocemente la sua predisposizione alla pittura.

Influenzato dall'hobby del padre e dalla frequentazione dello studio del pittore Domenico Quattrociocchi nonché della bottega del pittore di carretti siciliani Emilio Murdolo, il giovane Renato incominciò appena tredicenne a datare e firmare i propri quadri. Si trattava per lo più di copie (paesaggisti siciliani dell'Ottocento ma anche pittori francesi come Millet o artisti contemporanei come Carrà), ma non mancavano ritratti originali. Durante l'adolescenza cominciò anche a frequentare lo studio del pittore futurista Pippo Rizzo e gli ambienti artistici palermitani. Nel 1928, appena diciassettenne partecipa alla sua prima mostra collettiva a Palermo.

La sua arte, legata all'espressionismo, fu caratterizzata anche dal forte impegno socialePainter of Principle. The Financial Times (London, England), Saturday, May 18, 1996; pg. XVI; Edition 32,987., che lo portò altresì all'esperienza politica come senatore del Partito Comunista Italiano per due legislature, durante la segreteria di Enrico Berlinguer.

Biografia

Renato Guttuso nacque il giorno di santo Stefano del 1911 nella cittadina siciliana di Bagheria. Il padre, il cavaliere Gioacchino Guttuso, era agrimensore e di lui, nella collezione donata al Comune di Bagheria, esistono vari ritratti: il primo, addirittura risalente al 1925, dimostra il genio precoce dell'artista; altri con riga e squadra, ne sottolineano la professione e l'ammirazione per l'uomo tutto d'un pezzo appassionato di lettere e di arti, con il culto della libertà trasmessagli dal padre Ciro, che aveva combattuto con Garibaldi. L'adolescenza bagherese fu fitta di stimoli per il futuro pittore.

Il giovane Guttuso abitava in una casa vicino alle ville Valguarnera e Palagonia, delle quali ritrasse poi particolari in quadri successivi e s'ispirava agli scogli dell'Aspra; tra le gite al mare e i primi amori, il pittore visse tutta la crisi siciliana del primo dopoguerra, durante la quale ebbe inizio lo scempio architettonico e sociale che proseguì per diversi anni a seguire.

A Palermo, e nella stessa Bagheria, vide in completa decadenza la nobiltà delle splendide ville settecentesche, coi loro mostri famosi e l'avanzare di un vero massacro urbanistico e di lotte di potere all'interno del comune, che scossero il temperamento di Guttuso, mentre la famiglia era segnata da ristrettezze economiche a causa dell'ostilità di clericali e fascisti nei confronti del padre di Renato.

Questi, sentendo sempre più forte l'inclinazione alla pittura, si trasferì a Palermo, per compiere gli studi liceali presso il Liceo classico Umberto I e poi frequentare l'Università. Nel 1931 alcuni suoi lavori furono accettati dalla giuria della prima Quadriennale di Roma e confluirono in una mostra collettiva di sei pittori siciliani, accolti dalla critica –dice Franco Grasso nella citata monografia – come « [...] una rivelazione, un'affermazione siciliana». A Palermo, aprì uno studio in Corso Pisani e con la pittrice Lia Pasqualino Noto e gli scultori Giovanni Barbera e Nino Franchina formò il "Gruppo dei Quattro".

Nel 1933 si trasferì a Roma per dedicarsi alla sola pittura. Dal novembre del 1933 al maggio del 1934 partecipa a Palermo al Corso Allievi Ufficiali di Complemento, come testimoniato nel volume "La promessa e l'offerta. Memorie del Sottotenente Giambattista Lapucci del 17º Battaglione Eritreo, Medaglia d'Oro al V. M.". Nelle sue lettere ai genitori pubblicate postume, l'autore, nel descrivere i compagni di corso con i quali intratteneva più stretti rapporti di amicizia, cita tale "Renato Guttuso, pittore". Dalle lettere del Lapucci non si desume quale fu per Guttuso l'esito del Corso A.U.C.

La sua formazione si modellò sulle correnti figurative europee, da Courbet a Van Gogh a Picasso, e lo portò a Milano e a viaggiare per l'Europa. Nel suo espressionismo si fecero via via sempre più forti i motivi siciliani quali i rigogliosi limoneti, l'ulivo saraceno, il Palinuro, tra mito e solitudine isolana.

L'arte sociale di Guttuso

Nel 1935 a Milano per il servizio militare, Guttuso conobbe Manzù, Birolli, Fontana, Antonio Banfi. Nel corso di quel soggiorno non mancava però di tornare in estate a Bagheria dove maturò la sua arte "sociale", con un impegno morale e politico via via più scoperto, che si rivelava in quadri come la citata Fucilazione in Campagna, fra il 1937 e il '38, Fuga dall'Etna in due stesure, per poi consacrarsi alcuni anni dopo in opere rappresentative della massima espressione del realismo sociale di Guttuso come La Spiaggia (1955) e Carretti a Bagheria (1956). Rifiutato ogni canone accademico, con le figure libere nello spazio o la ricerca del puro senso del colore, Guttuso s'inserì nel movimento artistico "Corrente".

Nel 1937 a Napoli, Guttuso si classifica al secondo posto per la critica d'arte ai Littoriali della cultura e dell'arte. In quelli del 1938, a Palermo, si presenta necessariamente in divisa del GUF e concorre con il quadro Fucilazione in campagna, dedicato al poeta García Lorca, fucilato dai franchistiLaura Dolfi, Il caso García Lorca: dalla Spagna all'Italia, Bulzoni, Roma, 2006, p. 92..

Nel 1937 si trasferì definitivamente a Roma, con studio in via Pompeo Magno dove, per l'esuberanza di vita, l'amico Mazzacurati lo soprannominò scherzosamente "Sfrenato Guttuso" e frequentò l'ambiente artistico romano di tendenza antinovecentista: Sebastiano Carta, Alberto Ziveri, Antonietta Raphaël, Mario Mafai, Marino Mazzacurati, Pericle Fazzini, Corrado Cagli, Toti Scialoja, Filiberto Sbardella, e si tenne anche in contatto col gruppo milanese di Ernesto Treccani, Giacomo Manzù, Aligi Sassu. Strinse amicizia con Antonello Trombadori, giovane critico d'arte, figlio del pittore Francesco Trombadori, e incominciò un sodalizio intellettuale e politico che lo accompagnò poi per tutta la vita.

Disegnò il simbolo del rinato Partito Comunista Italiano, utilizzato fino al suo scioglimento nel 1991, e collaborò con la rivista Il Calendario del Popolo.

Il dipinto che gli diede la fama, fra mille polemiche da parte anche del clero, poiché sotto il soggetto sacro denunziava gli orrori della guerra, fu un dipinto raffigurante La Crocifissione (1940) che gli permise di aggiudicarsi il secondo premio alla quarta edizione del Premio Bergamo, nel 1942.

L'artista non cessò mai di lavorare in anni difficili come quelli della guerra, e alternava – specie nelle nature morte – gli oggetti delle case umili della sua terra a squarci di paesaggio del golfo di Palermo. Una collezione di disegni intitolata Massacri circolarono clandestinamente poiché ritraevano le repressioni naziste (come quello dedicato all'eccidio delle Fosse Ardeatine). Tra essi, un olio su tela del 1944 fu esposto alla Galleria Basile di Palermo in quella che fu l’ultima personale dedicata all’artista.

Il dopoguerra e il matrimonio

Conobbe e sposò quella che sarà la sua fedele compagna e confidente Mimise, che ritrasse nel '47. Già all'indomani della Liberazione un anelito di speranza tornò ad alitare nella pittura del maestro, come nel quadro Pausa dal lavoro, china e acquerello nel 1945, quasi un simbolo della rinascita di cui Pier Paolo Pasolini ha scritto (1962):

Le figure di dieci operai emergono bianche sui mattoni bianchi il mezzogiorno è d'estate. Ma le carni umiliate fanno ombra: e lo scomposto ordine dei bianchi è fedelmente seguito dai neri. Il mezzogiorno è di pace.

Seguirono Carrettieri che cantano, Contadino che zappa (1947), Contadini di Sicilia (dieci disegni pubblicati a Roma nel '51) in cui il linguaggio pittorico diventa chiaro ed essenziale e di cui lo stesso Guttuso ebbe a scrivere che erano preparatori del quadro Occupazione delle terre incolte in Sicilia (che sarebbe poi stato esposto alla Biennale d'Arte a Venezia nel 1950), affermando: «Credo siano legati alla mia ispirazione più profonda e remota. Alla mia infanzia, alla mia gente, ai miei contadini, a mio padre agrimensore, ai giardini di limoni e di aranci, alle pianure del latifondo familiari al mio occhio e al mio sentimento, da che sono nato. Contadini siciliani che hanno nel mio cuore il primo posto, perché io sono dei loro, i cui volti mi vengono continuamente davanti agli occhi qualunque cosa io faccia, contadini siciliani che sono tanta parte della storia d'Italia…».

Sempre nel 1949-1950, Renato Guttuso aderì al progetto della importante collezione Verzocchi (attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forlì), inviando, oltre a un autoritratto, l'opera Bracciante siciliano.

Puntualmente tornò a stupire, alternando la visione luminosa e piena di colore di Bagheria sul golfo di Palermo alla Battaglia al ponte dell'Ammiraglio, in cui ritrasse il nonno Ciro Guttuso, arruolatosi come garibaldino, e con una serie di dipinti dal vero, le lotte contadine per l'occupazione delle terre, gli zolfatari, o squarci di paesaggio fra cactus e fichi d'India, ritratti di amici e uomini di cultura, pittori come Nino Garajo e Bruno Caruso.

Nel 1953 partecipa alla Prima Mostra sindacale del Sindacato provinciale romano aderente alla Federazione Nazionale Artisti di Roma (in Via Margutta 54, assieme agli artisti Antonio Vangelli, Carlo Levi, Pietro Cascella, Corrado Cagli, Carla Accardi, Vito Apuleio, Claudio Astrologo, Beppe Assenza, Valente Assenza; Ugo Attardi; Eugenio Bardzki; Giulia Battaglia; Fausta Beer; Stelvio Botta; Leoncillo Leonardi; Alessandro Leonori Cecina; Irma Levi; Roberto Melli; Francesco Mercati; Costanza Minniey; Saro Mirabella; Angelo Moriconi; Aldo Natili; Umberto Padella; Vittorio Parisi; Mario Penelope; Sestilio Picari; Paola Piersanti; Ottavio Pinna; Walter Sanges; Filiberto Sbardella; Sergio Schirato; Renato Selvi; Giuseppe Strachota; Mario Toppa; Edoardo Treves; Ariosto Zampaloni; Nwart Zarian; Gino Zocchi, ecc.).

Affascinato dal modello dantesco, dal '59 al '61, l'artista concepì una serie di disegni colorati che poi verranno pubblicati in volume nel '70, Il Dante di Guttuso, in cui i personaggi dell'Inferno vengono rivisitati come esemplari della storia del genere umanoItalian Realist Painting. FROM OUR ART CRITIC. The Times (London, England), Thursday, Nov 24, 1960; pg. 8; Issue 54937., confermando la versatilità dell'ingegnoThe Individual Course of Renato Guttuso. The Times (London, England), Thursday, May 13, 1965; pg. 6; Issue 56320.. Un intero ciclo, invece, fu dedicato negli anni settanta alla sua autobiografia in pittura, quadri d'eccezionale valore per la conoscenza del Guttuso uomo-artista.

Nel 1963 una sua opera viene esposta alla mostra Contemporary Italian Paintings, allestita in alcune città australiane. Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in Medio Oriente e in Nordafrica.

La figura femminile divenne dominante nella pitturaNotions of Dada. The Times (London, England), Tuesday, Jul 16, 1968; pg. IV; Issue 57304. come lo fu nella vita privata e fra i dipinti più grandi per mistura ricordiamo Donne stanze paesaggi oggetti del '67, oggi esposto alla galleria comunale di Bagheria, a Villa Cattolica, com'è importante la serie di dipinti in cui ritrasse Marta Marzotto, musa ispiratrice e modella prediletta per lunghi anni, che conobbe a Milano in casa di Rolly Marchi. Celebre è anche la serie delle Cartoline, un insieme di 37 disegni e tecniche miste (pubblicate dalla casa editrice Archinto nel volume Le Cartoline di Renato Guttuso), in cui l'artista magistralmente rappresenta i ricordi, i sentimenti, le emozioni, le fantasie e gli stati d'animo dell'uomo Guttuso verso la donna Marta Marzotto.