Nel maggio del 1860 furono 63Volutamente abbiamo escluso dall'elenco coloro i quali nacquero nel circondario di Castiglione delle Stiviere, Asola e Castel Goffredo, oggi comuni della provincia di Mantova, ma a quei tempi territorio bresciano, o quelli nativi di Ostiano, oggi in provincia di Cremona. Mentre abbiamo citato un garibaldino nato a Mantova ma trasferito a Brescia in tenera età e quindi considerato bresciano a tutti gli effetti: vedi Desiderati Basilio Emilio; un volontario imbarcato a Quarto ma sbarcato a Talamone con la colonna Zambianchi: vedi Giuseppe Guerzoni. i bresciani arruolatisi volontariamente per partecipare alla campagna nell'Italia meridionale comandata da Giuseppe Garibaldi, la cosiddetta spedizione dei Mille, volta alla conquista del Regno delle Due Sicilie al fine dell'annessione di quest'ultimo al Regno d'Italia dei Savoia.

L'arruolamento del contingente bresciano dei Mille Quando Giuseppe Garibaldi ebbe la conferma della programmata spedizione in Sicilia, inviò prontamente a Brescia un suo uomo fidato, il calcinatese Giuseppe Guerzoni, con lo scopo di arruolare in gran segreto in città e in provincia un centinaio e non oltre di uomini disposti all'impresa. Il Guerzoni finanziato dal Comitato degli Emigrati Veneti, che era diretto dai patrioti Francesco Glisenti, Nicola Sedaboni e Antonio Legnazzi, con 3.000 lire, riuscì la sera del 3 maggio a partire in ferrovia da Brescia diretto a Genova con al seguito un centinaio di volontari bresciani tra i quali figuravano anche una decina di veneti.

Il comitato di soccorso per la Sicilia La notizia della partenza dei Mille da Quarto giunse in Brescia solamente l'8 maggio e subito il Circolo Nazionale democratico istituì un Comitato di Soccorso per la Sicilia che raccolse immediatamente 2.235 lire e lanciò un proclama alla cittadinanza affinché contribuisse per sostenere le spese del contingente dei Mille, l'arruolamento e l'addestramento dei rinforzi. Aderirono all'appello i Comuni, gli Enti pubblici e le Associazioni di cittadini.

I volontari bresciani nelle spedizioni Medici, Cosenz e Sacchi Il 30 maggio il Guerzoni era di nuovo a Brescia e ne ripartì il 5 giugno con 137 uomini, che salparono da Genova con Giacomo Medici diretti a Palermo. La spedizione di Enrico Cosenz partì invece ai primi di luglio in due scaglioni ed era formata da altrettanti volontari che salparono sempre dal porto di Genova. La quarta colonna forte di 200 uomini partì il 16 luglio al comando di Gaetano Sacchi. I bresciani della seconda e della terza spedizione si distinsero nella presa di Milazzo.

Le altre tre spedizioni La quinta colonna di 200 uomini lasciò Brescia il 7 agosto e la sesta, sempre formata dallo stesso numero di volontari, il 1º settembre. Questi garibaldini riuscirono a partecipare all'ultima fase della campagna combattendo a Caiazzo e nella battaglia del Volturno. L'ultimo contingente di altri 140 volontari continuarono ad affluire al porto di Genova a piccoli scaglioni anche dopo la battaglia del Volturno, fino agli ultimi giorni di ottobre, ossia alla fine della guerra.

Il contributo Complessivamente il Comitato bresciano inviò a sostegno delle truppe garibaldine impegnate nell'Italia meridionale circa 1.200 uomini, dei quali circa 3 o 400 provenivano dal Veneto. Il contributo finanziario fu altrettanto rilevante, il Comitato raccolse 43.000 lire, delle quali 17.000 furono impiegate nell'addestramento, equipaggiamento, sussistenza e trasporto dei volontari combattenti e 26.000 lire furono invece versate al Comitato Centrale. Altre 49.000 lire furono versate dai comuni di Brescia, Desenzano, di Asola e di Orzinuovi al Comitato di Genova. Rimanevano inoltre circa 90.000 lire raccolte, ma non versate, al fondo “un milione di fucili” promosso da Garibaldi. In totale Brescia diede come contributo finanziario alla spedizione in Sicilia quasi 165.000 lire.Ugo Baroncelli, Contributo di Brescia generosa ed eroica, in "I Bresciani dei Mille", Brescia 1960.

Nella 4ª compagnia La maggior parte dei bresciani, come scrive Cesare Abba nel suo noto scritto "Da Quarto al Volturno", furono incorporati nella 4ª compagnia: "La quarta toccò a Giuseppe La Masa, siciliano di Trabia, antico all'esilio, già quarantenne. Era un singolarissimo uomo. Biondo quasi ancora come un giovinetto e di carnagione che doveva essere stata rosea, finissimo nei lineamenti del volto, più che un siciliano sembrava uno scandinavo. Certo aveva nelle vene sangue normanno. Poeta improvvisatore, giureconsulto, agitatore d'idee, s'era fatto mandar via presto dall'isola natia, e a Firenze nel '47 aveva stretto amicizia col fiore dei patriotti. Doveva aver sentito di sé grandi cose e grandissime averne agognate; e fino a un certo segno le aveva conseguite.

Si diceva che nel gennaio del '48 avesse decretato lui la rivoluzione di Palermo, per il 12 di quel mese preciso, genetliaco del Re, firmando audacemente un proclama di sfida col proprio nome per un Comitato che non esisteva. Ma non era vero. Però la rivoluzione era scoppiata, ed egli nella guerra che n'era venuta tra Napoli e la sua Sicilia era stato Capo dello Stato maggiore dell'esercito. In un intermezzo di quella aveva condotto i Cento Crociati isolani alla guerra di Lombardia; poi, finita male ogni cosa nell'isola come altrove, si era rifugiato in Piemonte, aveva scritto libri di guerra, infaticabile. Pochi giorni avanti la spedizione dei Mille, quando Garibaldi esitava a fare la impresa, egli si era offerto di condurla, e l'avrebbe condotta con grande animo, se non forse con grande fortuna. Però non lo avevano voluto lasciar fare neppure i siciliani. Pareva ambizioso. Un po' di quell'avversione che poi lo tribolò, già gli si manifestava contro, e forse per questa non ebbe sotto di sé in quella sua compagnia ufficiali di nome.

Ma aveva nel quadro de' suoi sott'ufficiali dei giovani eminenti. Vi aveva Adolfo Azzi da Trecenta, di ventitré anni, che con Simone Schiaffino si era diviso l'onore di far da timoniere a Bixio; vi aveva l'avvocato Antonio Semenza, monzasco, che nell'animo aveva tutta l'opera di Mazzini, e Francesco Bonafini, di Mantova, che riassumeva in sé tutta la vigorosa gentilezza della sua regione. E nella compagnia s'erano concentrati quasi tutti i bresciani, forse perché del bresciano egli aveva preso qualche cosa. Nel '57 aveva sposata la duchessa Felicita Bevilacqua sua fidanzata fin da prima del '48, donna che lo aveva fatto signore del proprio destino, delle proprie ricchezze sterminate, quasi fatto re d'un piccolo regno. Ora egli abbandonava quegli splendori, per tornare all'amore della sua terra. Ed era un prezioso elemento, e doveva presto mostrarlo in Sicilia, dove raccolse le squadre paesane dei Picciotti, e le tenne ordinate per Garibaldi".

Di questi generosi volontari la maggior parte proveniva dalla città di Brescia, era alla sua prima esperienza militare, gli studenti primeggiavano sui negozianti, pochi provenivano da famiglie agiate mentre i più appartenevano a ceti medio-bassi. Al termine della spedizione si conteranno 7 garibaldini bresciani caduti o dispersi in combattimento e 13 volontari feriti gravemente.

Elenco biografico dei garibaldini bresciani A Amistani Giovanni (Brescia, 7 aprile 1831-Verona, 5 gennaio 1907). Combatté sulle barricate durante le dieci giornate di Brescia. Nella seconda guerra di indipendenza del 1859 seguì il richiamo di Garibaldi e così fece altrettanto nel 1860 con la Spedizione dei Mille partecipando valorosamente alle battaglie di Marsala, Calatafimi, Palermo e del Volturno dove fu promosso al grado di ufficiale. Antonelli Stefano (Rodengo-Saiano, 20 agosto 1841-24 aprile 1867). Di professione panettiere partecipò nel 1860 alla spedizione dei Mille combattendo valorosamente come soldato semplice nella 4ª compagnia a Calatafimi. Archetti Giovanni Maria (Iseo, 13 gennaio 1840-17 giugno 1912). Nato in una famiglia agiata, nel 1859, giovane studente in giurisprudenza all'università di Pavia, seguì Garibaldi arruolandosi nei Cacciatori delle Alpi. Nel 1860 prese parte alla spedizione dei Mille come sergente della brigata Eber, poi fu promosso per merito tenente. Arruolatosi volontario nell'esercito regio, con esso, nel 1866, prese parte alla terza guerra di indipendenza nel Corpo d'armata del generale Enrico Cialdini.

B Baiguera Crescenzio (Gardone Val Trompia, 6 settembre 1822-Calatafimi, 1º giugno 1860). Di professione operaio nel 1860 fece parte dei Mille incorporato nella 4ª compagnia. Morì in combattimento durante la battaglia di Calatafimi. Fu sepolto ad Alcamo. Baldassarri Angelo (Sale Marasino, 9 marzo 1832-Brescia, 5 aprile 1864). Di professione panettiere, si arruolò volontariamente nel 59º reggimento durante la guerra del 1859 dell'esercito piemontese e si distinse a Magenta e a San Martino. Nella campagna dell'Italia meridionale del 1860 fu ferito gravemente a tal punto che fu congedato per infermità contratta durante il servizio. Morì a Brescia, quattro anni dopo, per i postumi delle ferite riportate. Baracchi Gerolamo (Brescia, 20 marzo 1831- Palermo, 27 maggio 1860). Caporale della 4ª compagnia dei Mille nel 1860, morì durante la presa di Palermo. Barbetti Fortunato Bernardo (Brescia, 24 gennaio 1827-18 aprile 1904). Reduce della prima guerra di indipendenza, nel 1860 fu con i Mille inquadrato nella 4ª compagnia. Barbieri Innocente (Brescia, 21 dicembre 1840-Gavardo, 9 maggio 1922). Di professione orefice, prese parte alla campagna del 1859 con i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi. Nel 1860 fu con i Mille come soldato della 4ª compagnia distinguendosi nella battaglia di Villa Gualtieri. Fu promosso per merito al grado di sottotenente. Barboglio Giuseppe (Brescia, 3 settembre 1838-Camignone di Passirano, 20 settembre 1919). Prese parte alla seconda guerra di indipendenza del 1859 con il 9º battaglione bersaglieri. Laureando in legge presso l'università di Pavia, seguì Garibaldi nella spedizione dei Mille come soldato della 7ª compagnia. Fu ferito alla schiena nella battaglia di Calatafimi e promosso sottotenente per merito. Valoroso a Milazzo e nella battaglia del Volturno. Frequentò Giuseppe Nathan e conobbe Giuseppe Mazzini nel 1867 a Lugano. È stato uno degli ultimi bresciani dei Mille a morire. Bassani Antonio Giuseppe (Chiari, 26 giugno 1838-15 marzo 1903). Di professione domestico si arruolò volontario tra i Mille. Combatté a Calatafimi e nella battaglia del Volturno come sergente della 18ª Divisione e fu decorato della medaglia d'argento al valor militare per la presa di Maddaloni. Bellandi Giuseppe (Brescia, 16 dicembre 1833-15 novembre 1910). Nel 1948 si arruolò come tamburino nel 1º reggimento bresciano della Guardia Mobile lombarda. Nella guerra del 1859 fu con i Cacciatori delle Alpi e nel 1860 seguì il richiamo di Garibaldi come soldato della 4ª compagnia. Fu promosso al grado sottotenente per il valore dimostrato dopo i combattimenti di Villa Gualtieri. Nella campagna garibaldina del 1866 in Trentino ricoprì il grado di tenente nell'8º reggimento del Corpo Volontari Italiani. Berardi Giovanni Maria (Brescia, 17 dicembre 1840-Bologna, 9 marzo 1879). Durante la spedizione dei Mille fu al seguito delle truppe come armaiolo.