Il sionismo () è un'ideologia politica il cui fine è l'affermazione del diritto all'autodeterminazione del popolo ebraico e il supporto a uno Stato ebraico nella regione che, dal Tanakh e dalla Bibbia, è definita "Terra di Israele".Corrispondente geograficamente alle definizioni di Cananea, Terrasanta e Palestina.Zionism: The National Liberation Movement of The Jewish People, World Zionist Organization, January 21, 1975, URL consultato il 17/08/2006.Shlomo Avineri: Zionism as a Movement of National Liberation, Hagshama department of the World Zionist Organization, December 12, 2003, URL consultato il 17/08/2006.Neuberger, Binyamin. Zionism - an Introduction, Israeli Ministry of Foreign Affairs, August 20, 2001, URL consultato il 17/08/2006). Tale obiettivo è stato perseguito attraverso la colonizzazione della Palestina storica tentando, almeno a partire dagli anni 1930, di ottenerne un territorio il più esteso possibile e di ridurre al minimo la presenza di arabi palestinesi al suo interno.

Il sionismo emerse alla fine del XIX secolo nell'Europa centrale e orientale come effetto della Haskalah (illuminismo ebraico) e in reazione all'antisemitismo, inserendosi nel più vasto fenomeno del nazionalismo ottocentesco.Cfr. il lemma «Zionism» sull'Encyclopaedia Britannica. Il movimento tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo si sviluppò in varie forme, tra le quali il sionismo socialista, quello religioso, quello revisionista e quello di ispirazione liberale dei Sionisti Generali. Esso favorì, a partire dalla fine del XIX secolo, flussi migratori verso la Palestina, prima sotto l'Impero ottomano e, dopo la prima guerra mondiale, affidata all'amministrazione britannica della Società delle Nazioni, che rafforzarono la presenza ebraica nella regione e contribuirono a formare un Nuovo Yishuv. Il sostegno al sionismo crebbe in particolare nel secondo dopoguerra, successivamente all'Olocausto e allo scadere del mandato britannico della Palestina: ciò portò a condizioni più favorevoli per una dichiarazione d'indipendenza israeliana. La nascita dello Stato di Israele nel 1948 e, soprattutto, la nakba che ne conseguì, provocarono il rafforzamento dell'antisionismo, epicentro politico dei conflitti tra Israele e il mondo arabo.

Storia Il protosionismo Nel corso dei secoli, vi è sempre stata una corrente migratoria ebraica verso la Palestina, motivata essenzialmente da ragioni religiose. Il sionismo trae le sue radici dal nuovo ambiente culturale generatosi nell'ambito dell'emancipazione degli ebrei europei, avviatasi a partire dalla Rivoluzione francese e proseguita per tutto il XIX secolo, e dalla Haskalah. Le prime espressioni di un protosionismo si sostanziano ad esempio nella fondazione dell'Alleanza israelitica universale nel 1860, organizzazione volta all'emancipazione delle comunità ebraiche in Medio Oriente e Nordafrica, e nella pubblicazione di varie opere, tra le quali Roma e Gerusalemme, redatta nel 1862 dal filosofo ebreo tedesco Moses Hess, Derishat Zion del rabbino polacco-prussiano Zvi Hirsch Kalischer, e l'inno Hatikvah, il cui testo venne scritto da Naftali Herz Imber e che divenne poi inno dello Stato di Israele.

L'idea di uno Stato ebraico in cui l'antisemitismo fosse assente per definizione circolava dagli anni 1880 con i movimenti del Bilu e del Hovevei Zion, i cui manifesti ideologici furono il laico Selbstemanzipation, scritto da Leon Pinsker nel 1882, e il religioso Aruchas Bas-Ammi, scritto dal rabbino Isaac Rülf nel 1883. Molti dei promotori di questa idea avevano come obiettivo la fondazione di un'entità statale nella regione storica definita "Terra di Israele", corrispondente geograficamente alla Palestina. Numerosi esponenti proposero invece altre regioni geografiche, come Argentina, Ecuador, Suriname, Amazzonia, Uganda, Kenya, Stati Uniti d'America, Canada, Australia. L'opzione di gran lunga più popolare restava però l'idea della Palestina, all'epoca regione governata dall'Impero ottomano, che sarebbe prevalsa a partire dal 1905.

Già nella seconda metà del XIX secolo vennero avviate iniziative finalizzate alla creazione di insediamenti ebraici nell'allora Palestina ottomana. Il filantropo Moses Montefiore finanziò nel 1861 la costruzione di un sobborgo ebraico a Gerusalemme, mentre nel 1870 venne fondata la Mikveh Israel, la prima scuola agraria ebraica, a cura di Charles Netter. A partire dal 1882 Edmond James de Rothschild divenne uno dei principali finanziatori del movimento sionista e acquistò il primo sito ebraico in Palestina, l'attuale Rishon LeZion; sempre dal 1882 anche Maurice de Hirsch fu un grande finanziatore d'insediamenti, sia sionisti sia territorialisti. Nel 1882 venne organizzata la Prima Aliyah, che portò la comunità ebraica palestinese (lo Yishuv) da a oltre il doppio.

La nascita del sionismo

Il fondatore del sionismo è considerato Theodor Herzl, giornalista austro-ungarico assimilato. Nel 1895 Herzl fu inviato come corrispondente del suo giornale a Parigi per seguire il processo dell'affare Dreyfus, esploso nel 1894 e accompagnato da una feroce campagna di stampa francese che riproponeva stereotipi antisemiti. In seguito a questa esperienza Herzl si rese conto che l'assimilazione degli ebrei in Europa non potesse portare a una piena integrazione e che le comunità ebraiche necessitassero di un proprio Stato, dove potessero prosperare in sicurezza e lontane dall'antisemitismo. La sua conclusione derivava dalla sua esperienza nell'Impero austro-ungarico: in una compagine nazionale eterogenea, tutti i gruppi etno-nazionali disponevano di propri rappresentanti nel parlamento imperiale e potevano appellarsi a una propria "nazione" e "patria" dentro o fuori dai confini dell'impero, tutti tranne gli ebrei, né gli altri popoli riconoscevano gli ebrei come parte di essi.

Herzl avrebbe sviluppato la sua idea e l'avrebbe tradotta in Der Judenstaat, volume pubblicato all'inizio del 1896, senza conoscere gli scritti dei suoi predecessori, e subito tradotto in varie lingue. All'immediato successo del volume e al dibattito suscitato, Herzl fece seguito con il primo congresso sionista, che si tenne a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897, per costituire un movimento permanente. Il Programma di Basilea affermò che «il sionismo si sforza di ottenere per il popolo ebraico un focolare garantito dal diritto pubblico in Palestina». I metodi da adottare per il raggiungimento di questo obiettivo comprendevano l'incoraggiamento della colonizzazione ebraica in Palestina, l'unificazione e l'organizzazione di tutte le comunità ebraiche, il rafforzamento della coscienza ebraica individuale e nazionale e iniziative volte ad assicurarsi l'appoggio dei diversi governi per realizzare gli obiettivi del sionismo. Herzl si inserì in una tradizione di pensiero in lingua tedesca iniziata con Hess e, in quella tradizione, riunì attorno a sé la prima generazione di leader sionisti: Max Isidor Bodenheimer, Max Nordau, Otto Warburg, David Wolffsohn, cui furono vicine anche personalità come Albert Einstein. Questa tradizione è quasi interamente parte della corrente dei Sionisti Generali di ispirazione liberale.

Le idee di Herzl si inseriscono in un ampio movimento migratorio ebraico già in atto, causato nell'Impero russo dai pogrom degli anni 1881-1882 e poi di quelli del 1903-1906. Secondo i dati del 1930, dal 1880 al 1929 emigrarono dalla Russia ebrei, di cui si stabilirono in Palestina, mentre la grande maggioranza dei restanti scelse gli Stati Uniti d'America. Nello stesso periodo ebrei abbandonarono la Polonia e l'Austria-Ungheria, di questi emigrarono verso la Palestina. La rilevanza demografica dell'emigrazione dalle terre soggette all'Impero russo portò all'emergere di una leadership di tali origini nel movimento sionista. La prima generazione comprese nomi attivi in campo culturale, tra i quali Ahad Ha'am, Eliezer Ben Yehuda e Aaron David Gordon, oltre che nella politica sionista, come Chaim Weizmann, Nahum Sokolow, Leo Motzkin, Menahem Ussishkin e Nachman Syrkin, nonché i primi rabbini che legittimarono il sionismo in ambito religioso, tra i quali Abraham Isaac Kook, Moshe Leib Lilienblum, Samuel Mohilever e Yitzchak Yaacov Reines. Nel sionismo statunitense, importante più per il sostegno finanziario che per l'emigrazione, svolse un ruolo fondamentale il rabbino Solomon Schechter.

Le migrazioni verso la Palestina ottomana

Herzl fece invano appello ai ricchi filantropi ebrei europei perché appoggiassero le sue proposte, ma scoprì la tradizione protosionista dell'Europa orientale, che egli ignorava e che lo sostenne. Dal 29 al 31 agosto 1897 Herzl organizzò il primo congresso sionista a Basilea, dove creò l'Organizzazione sionista mondiale, il massimo organismo politico ebraico fino all'istituzione dello Stato d'Israele. Herzl ottenne poi colloqui con vari capi di Stato (tra i quali Abdul-Hamid II, Guglielmo II di Germania, Vittorio Emanuele III e papa Pio X, oltre ai governi britannico e russo) per ottenere, invano, il loro assenso ufficiale al suo progetto. Inoltre Herzl pubblicò nel 1902 il romanzo utopico Altneuland. Non avendo ottenuto il sostegno ufficiale dell'Impero ottomano, fino al 1917 l'Organizzazione Sionista perseguì l'obiettivo della costruzione del progetto sionista mediante l'organizzazione dellaliyah, strategia di immigrazione continua su piccola scala appoggiata attraverso istituzioni quali Die Welt, il giornale del movimento sionista, il Fondo Nazionale Ebraico, ente finalizzato all'acquisto di terreni agricoli ed edificabili, il Jewish Colonial Trust e la Anglo-Palestine Bank.

Tra il 1904 e il 1914 si verificò la Seconda Aliyah, che portò in Palestina circa persone dalla Russia, un evento favorito anche dallo scoppio di vari pogrom sostenuti dalla pubblicazione dei Protocolli dei Savi di Sion. Alcuni dei nuovi colonizzatori furono spinti da ideali socialisti e crearono i primi kibbutz, comunità organizzate secondo criteri collettivisti che vivevano di agricoltura. Molti degli immigrati si sistemarono nelle città o ne fondarono di nuove, come Tel Aviv, che da quartiere di Giaffa, crebbe fino a inglobare l'antica città, rendendola un sobborgo della nuova Tel Aviv. I pionieri sionisti portarono in Palestina la loro forza lavoro e l'idea europea di nazione. La comunità ebraica in Palestina si organizzò a livello associativo e istituzionale; grazie ai lavori di Eliezer Ben Yehuda si diffuse l'uso della lingua ebraica, che sostituì, nell'ambito quotidiano, lo yiddish e le altre lingue tradizionalmente usate dagli immigrati ebrei. Nel corso degli anni successivi si formò la seconda generazione di leader sionisti, tra i quali David Ben Gurion, Yitzhak Ben-Zvi, Ber Borochov, Berl Katznelson, Arthur Ruppin, Pinhas Rutenberg, Zalman Shazar, Iosif Trumpeldor, Meir Bar-Ilan e Vladimir Žabotinskij; ad eccezione di Žabotinskij e Bar-Ilan, la leadership sionista era costituita quasi completamente da socialisti.

Il mandato britannico della Palestina