Formatosi a Urbino, uno dei centri della cultura italiana del XV secolo, fu attivo dapprima a Milano, condizionando lo sviluppo del rinascimento lombardo, quindi a Roma, dove progettò la basilica di San Pietro. In qualità di architetto, fu la personalità di maggior rilievo nel passaggio tra il XV e il XVI secolo e nel maturare del classicismo cinquecentesco, tanto che la sua opera è confrontata dai contemporanei all'architettura delle vestigia romanePalladio, nel suo trattato, inserisce il Tempietto di San Pietro in Montorio tra i templi classici. e lui considerato "inventore e luce della buona e vera Architettura".Sebastiano Serlio, Tutte le opere, Venezia, 1639, pag.139
Biografia e opere Gli anni della formazione
nel 1444 nei pressi di Urbino. Si formò artisticamente nella città dei Montefeltro, ma il periodo della formazione e la prima attività di Bramante non è documentato. Quasi sicuramente fino al 1476 restò ad Urbino, dove probabilmente fu allievo di fra CarnevaleGiorgio Vasari, Le Vite de' più eccellenti pittori, scultori ed architettori, 1568. e divenne pittore "prospectivo", cioè specializzato nella costruzione geometrica di uno spazio per lo più architettonico quale sfondo di una scena dipinta. Tale disciplina all'epoca era propedeutica all'esercizio dell'architettura e la sua perizia in tale ambito è confermata dalle fonti e confermata fin dalle sue prime opere.
Probabilmente fu anche allievo e aiuto di Piero della Francesca e conobbe Melozzo da Forlì che influenzarono poi la sua attività pittorica.Arnaldo Bruschi, Donato Bramante e i suoi amici pittori umbri, in "Annali di architettura", n.21, 2009.. Nell'ambiente urbinate sicuramente conobbe Luca Signorelli, Perugino, Giovanni Santi, Pinturicchio e Francesco di Giorgio Martini; di quest'ultimo probabilmente divenne collaboratore arricchendo la propria formazione in campo architettonicoA. Bruschi, Op. cit., in "Annali di architettura", n.21, 2009.. Forse a seguito di viaggi nell'Italia Settentrionale, che infine lo porteranno in Lombardia, entrò in contatto anche con le opere di Mantegnadi cui fu anche allievo, secondo la breve nota contenuta in un'opera di Sabba da Castiglione pubblicata nel 1546: vedi V.Pizzigoni, Donato Bramante a Venezia,in "Annali di architettura", n.21, 2009. e di Leon Battista Alberti, nonché con le produzioni artistiche di centri come Perugia, Ferrara, VeneziaV.Pizzigoni, Donato Bramante a Venezia,in "Annali di architettura", n.21, 2009, Mantova, Padova e Firenze, vista la conoscenza dell'opera di Brunelleschi dimostrata nelle prime opere milanesi.
A Urbino
Dunque poco si conosce della sua attività artistica nel periodo giovanile urbinate, con attribuzioni molto problematiche. È probabile che abbia lavorato nel cantiere del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro progettato da Luciano Laurana, e forse alla Chiesa di San Bernardino degli Zoccolanti, posta poco fuori della cinta muraria cittadina, voluta del duca Federico III e destinata a diventare il mausoleo dei Montefeltro. Ospita infatti le tombe di Federico III e Guidobaldo I Duchi d'Urbino. Tuttavia, attualmente prevale l'attribuzione a Francesco di Giorgio Martini, anche se è ritenuta possibile una collaborazione diretta del giovane Bramante, quantomeno nella fase realizzativa del Mausoleo.G. de Zoppi, La Cappella del Perdono e il Tempietto delle Muse nel Palazzo Ducale di Urbino, in "Annali di Architettura", n. 16, 2004.
Gli è stata autorevolmente attribuita una Flagellazione posta nell'Oratorio dei Disciplinati di San Francesco a PerugiaVedi Luciano Bellosi, Una «Flagellazione» del Bramante a Perugia, in «Prospettiva», 1977, 9, pp. 61-68., comunque generalmente attribuita a Pietro di Galeotto. Una sua possibile collaborazione è ipotizzata anche per la Cappella del PerdonoG. de Zoppi, Op. cit., in "Annali di Architettura", n. 16, 2004. per la cappella delle Muse, poste all'interno del Palazzo Ducale.
A Milano
Bramante è documentato per la prima volta, in Lombardia nel 1477, quando a Bergamo affrescò la facciata del Palazzo del Podestà (con figure di filosofi dell'antichità in inquadrature architettoniche di cui rimangono poche tracce e per le quali sono state notate somiglianze con Melozzo da ForlìA. Bruschi, voce Bramante in "Dizionario Biografico degli Italiani", Treccani Volume 13, 1971). Secondo Vasari lavorò in quel periodo anche in città diverse da Bergamo.
Nel 1478 è probabile un suo primo soggiorno a Milano,La sua presenza a Milano è documentata solo a partire dal 1481: A. Bruschi, voce Bramante in "Dizionario Biografico degli Italiani", Treccani. forse inviato da Federico da Montefeltro per seguire i lavori nel suo palazzo a Porta Ticinese, ricevuto da poco in dono da Galeazzo Maria Sforza o forse al seguito di Giovanni Antonio Amadeo, conosciuto a Bergamo sul cantiere della cappella Colleoni.
Stabilitosi a Milano come pittore, vi rimase fino al 1499 lavorando, invece, prevalentemente come architetto per Ludovico il Moro e la sua cerchia, fino ad essere considerato artista di corte.
Bramante, giunto in Lombardia ormai trentatreenne, aveva accumulato una vasta e singolare cultura, che accomunava la maestria nella prospettiva, appresa da Piero della Francesca, la conoscenza di molti elementi dell'architettura classica e dell'opera vitruviana, l'adesione al modello albertiano di classicismo. Tale bagaglio culturale gli permise di esercitare una grande influenza ed autorità sulla cultura lombarda, in parallelo con Leonardo da Vinci, presente a Milano a partire dal 1482, con il quale non mancarono gli scambi e le reciproche influenze.
Più in generale sul finire del XV secolo il Ducato di Milano fu centro di cultura, dove l'arte locale di impronta gotica si incontrò, ed in parte si scontrò, con architetti ed artisti pienamente rinascimentali, provenienti dall'Italia centrale, di cui Bramante fu quello che lasciò l'impronta più duraturaa cura di Christoph L. Frommel, Luisa Giordano, Richard Schofield, Bramante milanese e l'architettura del Rinascimento lombardo, 2002..
L'incisione Prevedari
Ai primi anni dell'attività milanese risale la cosiddetta Incisione Prevedari, del 1481un contratto del 24 ott. 1481 (prima documentazione della presenza di Bramante a Milano) documenta l'impegno dell'incisore Bernardo Prevedari a "fabricare [...] stampam unam cum hedifitijs et figuris [...] secundum designum in papiro factum per magistrum Bramantem de Urbino..." :(Beltrami, Bramante e Leonardo praticarono l'arte del bulino? Un incisore sconosciuto, Bernardo Prevedari, in "Rassegna d'arte", XVI, 1917, p. 194).: si tratta di una visione architettonica rappresentante il grandioso interno di un'architettura classicheggiante incisa da Bernardo Prevedari su disegno di Donato Bramante, il cui nome è riportato in un'iscrizione in caratteri lapidari (BRAMANTUS FECIT IN MEDIOLANO).
Questa incisione, conservata in due esemplari (British Museum e collezione Perego, Milano), documenta l'originaria formazione urbinate e albertiana e i debiti, con la pittura ferrarese e l'opera del Mantegna. Mostra anche che molti temi dell'architettura bramantesca legati al rapporto con l'antico, siano già maturi vent'anni prima delle opere romane, come ad esempio l'uso di archi su pilastri e non su colonne.
A Bramante è anche attribuita un'altra incisione rappresentante una strada in prospettiva centrale, con caratteri di città ideale e che presenta molti motivi architettonici propri dell'architettura milanese del periodo dominata dall'influenza del suo linguaggio ormai pienamente rinascimentale. In questa prospettiva troviamo in fondo al centro un arco di trionfo e una cupola brunelleschiana, mentre ai lati abbiamo due palazzi con caratteristiche diverse: uno con colonne corinzie e trabeazione al piano terra, paraste e finestre ad arco tondo al primo piano; l'altro ha pilastri che reggono archi al piano terra, mentre al primo piano presenta finestre a timpano e oculi. L'incisione potrebbe essere l'attestazione dell'attività di Bramante come allestitore di spettacoli per la corte e sembra costituire un prototipo fondamentale per gli sviluppi della scenografia cinquecentesca.
Attività pittorica
Bramante fu attivo in Lombardia anche come pittore, malgrado restino solo poche opere, a Milano e Bergamo: gli affreschi frammentari rappresentanti Eraclito e Democrito e Uomini d'arme (oggi alla Pinacoteca di Brera) eseguiti tra il 1486 ed il 1487 per la casa del poeta Gaspare Ambrogio Visconti, mecenate e protettore dell'artista, ed altri frammenti quasi illeggibili rappresentanti dei Filosofi dell'antichità eseguiti per il Palazzo del Podestà di Bergamo.G.A. Dell'Acqua, Bramantino e Bramante pittore, 1978. Completamente deperiti sono invece gli affreschi della facciata di Palazzo Fontana Silvestri anch'essi attribuiti al Bramante.
Tradizionalmente gli vengono attribuiti anche un dipinto su tavola, il Cristo alla colonna, già nell'abbazia di Chiaravalle, e l'affresco detto di Argo, nella sala del tesoro del Castello Sforzesco.Touring Club Italiano, Guida d'Italia. Milano, San Donato Milanese 1998, p. 456.
Le attribuzioni relative alla sua produzione pittorica sono sempre state problematiche, sia per la mancanza di documentazione sia per la presenza del suo allievo, il pittore Bartolomeo Suardi detto il Bramantino. Ebbe un importante influsso sulla cultura pittorica lombardaL. Arrigoni, E. Daffra, P.C. Marani Pinacoteca di Brera, 1998. ed in genere settentrionale, diffondendo il gusto per la rappresentazione prospettica.Luciano Bellosi, La rappresentazione dello spazio in "Storia dell'arte italiana", Einaudi, Torino 1979
Nel successivo periodo romano Bramante sembra cessare completamente l'attività pittorica.G.A. Dell'Acqua, Op. cit., 1978., forse per il sopravvenuto impegno dei grandi cantieri papali.
I contatti culturali con Leonardo e con la corte Nel 1487 Bramante partecipò, come anche Leonardo, Francesco di Giorgio Martini, Amadeo ed altri, al concorso per il tiburio del Duomo di Milano, presentando un progetto a pianta quadrata e con un appoggio diretto sui piloni, per il quale realizzò un modello ligneo perduto e che forse è rappresentato in un'incisione del trattato di Cesare Cesariano che fu suo allievo. Sulla questione Bramante scrisse una relazione, conosciuta come Opinio super Domicilium seu Templum Magnum. Si tratta dell'unico scritto teorico d'architettura di Bramante che ci sia pervenuto, in cui, interpretando Vitruvio, indica come caratteristiche dell'architettura la "fortezza", la "conformità cum el resto de l'edificio", la "legiereza" e la "beleza"Marco Rossi, Disegno storico dell'arte lombarda, 2005..
Durante il suo periodo milanese Bramante esercitò, nell'ambiente di corte, anche la sua passione letteraria. Infatti Bramante all'epoca era lodato anche come musicista e poeta e "fu di facundia grande ne' versi", come scrive nel 1521 Caporali. Ci ha lasciato infatti un piccolo canzoniere di 25 sonetti, 15 di tema amoroso petrarchesco e altri di argomento burlesco o biografico, tra cui uno in cui lamenta lo stato delle sue scarse finanzeLuciano Patetta, Bramante e la sua cerchia: a Milano e in Lombardia 1480-1500,2009..
Chiesa di Santa Maria presso San Satiro (1482-1486)
L'ampliamento della piccola chiesa parrocchiale di Santa Maria presso San Satiro è attribuita dalla letteratura artistica a Bramante nonostante le scarse risultanze documentali. Potrebbe trattarsi per lui del primo incarico d'architettura a Milano.
In particolare documenti sinora reperiti non comprovano definitivamente che la straordinaria soluzione dell'abside prospettica sia da ascrivere a Bramante. Altrettanto controversa ed incerta è l'attribuzione della Sagrestia a pianta ottagonale.