Questa voce tratta delle chiese e di ex-conventi di Ortona in provincia di Chieti.
Le chiese La Cattedrale di San Tommaso
Originariamente fu chiamata chiesa di Santa Maria Regina degli Angeli. Fu costruita nei primi anni del Cristianesimo in stile paleocristiano nel quartiere Terravecchia, a poca distanza dal castello fortificato, ricostruito nella metà del XV secolo da Alfonso I d'Aragona, successivamente fu incendiata dai Normanni dopo la battaglia di Ortona di questi contro il conte Trasmondo III di Chieti (1071), indi fu ricostruita e aperta nuovamente alle funzioni religiose nel 1127. Dopo il 1258, quando accolse le reliquie di San Tommaso Apostolo portati dai marinai ortonesi che li trafugarono dall'isola di Chio, capitanati da Leone Acciaioli, il nome della chiesa fu cambiato nell'odierno per ovvi motivi. Durante l'invasione ottomana la chiesa fu distrutta nel 1566 dal sultano Piyale Pascià, e dunque restaurata ampiamente in stile barocco. Fu rimessa in piedi ma fu distrutta di nuovo dall'esercito nazista il 21 dicembre 1943, quando fecero esplodere la torre dell'orologio, distruggendo anche gran parte della facciata, la cupola, e il portico medievale. Fu ricostruita tra il 1945 e l'anno successivo, riconsacrata nel 1949.
Gli apparati originari sono due portali in pietra (uno del 1312 di Nicola Mancino, rovinato dall'esplosione del 1943; il secondo, di epoca precedente non identificata, è l'unico completamente intatto). Tutto l'esterno, seppur rispettando l'impianto originale, è stato completamente rifatto con rivestimento in mattoncini rossi, la facciata è completamente diversa dall'originale barocca con il porticato medievale ad archi a tutto sesto: quella odierna ha timpano triangolare, ornata da nicchie cieche, un rosone centrale, e il portale rifatto per anastilosi.Anche il campanile originale di destra, a pianta rettangolare con ordine di archi per lato, è stato ricostruito negli anni '60 in mattoncini rossi. Il portale principale monumentale in legno è finemente intarsiato. Sopra vi è una lunetta ad arco ogivale con statue, tratte dall'opera originale, inquadrato in una ghimberga gotica con decorazione "a gattoni". Il tutto è incorniciato da marmi. Ai lati del portone vi sono delle colonne, l'una diversa dall'altra. Una cupola pseudo-barocca è posta nella zona dell'altare. Interessante la sua affrescatura di colore rosso porpora, con disegni elaborati da Tommaso Cascella, mentre solo una porzione di spicchio laterale risale all'epoca barocca. L'interno ha impianto a croce greca allungata verso il presbiterio, con quattro cappelle quadrate sormontate da cupoletta semi-sferica: quella del SS. Sacramento (l'unica conservatasi in modo originale, con bassorilievi ottocenteschi dei fratelli Perez), dell'Immacolata, del Crocifisso e quella di San Tommaso, con il busto reliquiario. L'altare è stato rifatto, in stile neoclassico, con l'abside semicircolare diviso in pennacchi da costoloni, con affreschi moderni. Sotto l'altare si trova la cripta moderna con la cassa del corpo di San Tommaso, documentazioni al riguardo, e la lapide tombale greca originale del ritrovamento a Chio.
Chiesa della Santissima Trinità
La chiesa fu edificata all'inizio del XVII secolo presso il campo dell'attuale cimitero comunale.L'area un tempo incolta, composta da sola campagna, è quella dell'attuale cimitero comunale, edificato nel XIX secolo presso la chiesa. Fondata dai Frati Minori Cappuccini, trasferitisi a Ortona nel Seicento, si hanno testimonianze da documenti della diocesi, e dalla datazione del portale della facciata: anno 1626. La chiesa dunque è prevalentemente barocca, e si è conservata abbastanza bene, essendo scampata alle feroci distruzioni del dicembre 1943. L'interno è lineare, a navata unica, e volte a crociera, con tre cappelle sul lato sinistro, un altare maggiore ligneo a tabernacolo, che ospitava delle tele di pregio, delle quali la centrale di Giovanni Battista Spinelli: Incoronazione della Vergine (metà del XVII secolo), trasferita nel Museo Capitolare di Ortona per motivi di sicurezza. Il tabernacolo ligneo è opera dei fratelli cappuccini Maragoni, rintracciabile in altri convento francescani d'Abruzzo. Nell'iscrizione è leggibile il nome del committente frate Giuseppe d'Ascoli (1745), come testimoniato anche dallo storico Filippo da Tussio.
La struttura conventuale è ben conservata, con la tipica pianta quadrangolare; la facciata della parrocchia è molto semplice, intonacata in giallo, con una pianta a capanna a salienti, con un piccolo portico che precede l'ingresso. Il piccolo campanile è a vela. Il portico interno del convento è un bel chiostro con doppia fila di arcate a tutto sesto e pozzo centrale. L'interno è barocco, a navata unica.
Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli
Questa chiesa è sita in via Don Bosco, all'incrocio con via F. P. Michetti, nel quartiere moderno meridionale di Ortona. La costruzione è da ascrivere ai frati Celestini (XIII secolo) che la edificarono insieme all'adiacente convento.Infatti il monastero, voluto da Pietro da Morrone ossia papa Celestino V, era intitolato al Santo Spirito, ed ospitava l'ordine omonimo, mentre nel monastero di Sant'Anna dentro le mura (oggi chiesa di Santa Caterina), erano ospitate le Benedettine femmine dello stesso ordine. La chiesa fino agli anni '50-'60 sorgeva in una piana separata distintamente dalla città fortificata, nella contrada detta Costantinopoli; la chiesa e il monastero vennero saccheggiati nell'estate 1566 dai turchi ottomani di Pyali Pascià, che compirono scorrerie lungo le coste abruzzesi. Prima di quell'anno, Ortona subì altri saccheggi turchi, e si tramanda nella storia della chiesa, che un turco si convertì vedendo l'affresco della chiesa ritraente la Vergine col Bambino (fatto del marzo 1532). La chiesa così venne restaurata in stile barocco, coprendo anche la facciata medievale con un nuovo impianto a portico sporgente con archi, sovrastato dalla facciata vera e propria decorata da paraste classicheggianti e da un finestrone rettangolare. Nelle fotografie della seconda guerra mondiale, quando nel Natale 1943 i soldati tedeschi si rifugiarono nel refettorio del convento, è ancora possibile vedere questa facciata prima dei corposi restauri del dopoguerra. Nel 1884 la chiesa divenne parrocchia delle cappelle fuori Porta Caldari.
La chiesa dunque divenne famosa proprio per questo evento: il giorno di Natale del 1943, durante la battaglia di Ortona contro gli alleati canadesi comandati da P. Triquet, i tedeschi si riunirono, insieme a civili, nel refettorio conventuale per celebrare la Natività, ma un colpo di mortaio canadese incendiò parte del convento, dando così il via alla ripresa dei furiosi combattimenti. La chiesa dopo la guerra fu ampiamente restaurata, l'ex convento fu abbattuto e ricostruito daccapo in forme moderne, per ospitare i Padri Salesiani dell'Opera Nazionale "don Bosco", il restauro fu così drastico da snaturare l'interno, che venne quasi ricostruito interamente, mentre la facciata è stata divisa a metà, conservando nella parte bassa il portale medievale del Trecento, con l'arco a sesto acuto a cornice, sormontato da un oculo che forse in origine conteneva un rosone; la seconda parte oltre la cornice marcapiano è chiaramente moderna. Anche il convento attiguo, con l'arrivo nel 1948 dei salesiani a Ortona, venne demolito perché pericolante e rifatto daccapo.
L'interno conserva una tela pregevole di Giambattista Rusticone del 1583. Di interesse anche dietro una grata il ritratto della Madonna di Costantinopoli col Bambino, affresco cinquecentesco d'ispirazione bizantina, abbastanza conservato; l'altare maggiore contiene la tela del Rusticone dell'Annunciazione. La planimetria è quella rettangolare a navata unica con volte a crociera.
Chiesa di Santa Caterina
La chiesa è l'unica in stile barocco ad essere rimasta quasi integra nella sua struttura, anche se provata dai bombardamenti nazisti della II guerra mondiale.La chiesa attuale si ampliò nel XVI secolo presso il Monastero delle Celestine del XIII secolo, uno dei più fiorenti di Ortona insieme alla chiesa di Costantinopoli. Tale monastero andò in decadenza nel XVIII secolo, e i suoi terreni vennero occupati per la costruzione di edifici civili, tra i quali il Teatro Vittoria. Nel 1566 presso l'oratorio del Crocifisso Miracoloso, presso la cripta della chiesa, si verificò un portentoso miracolo: il sangue dal costato di un Crocifisso dipinto sgorgò, facendo evitare al convento la distruzione dei turchi. L'ex monastero oggi ospita la mostra permanente del Museo della battaglia di Ortona, allestita dal 2002, e una parte della biblioteca comunale.
La facciata della chiesa volge su via Garibaldi, decorata da un portico incorporato nel prospetto, a tre archi a tutto sesto, che precedono l'ingresso vero e proprio dato da un portale a tutto sesto con la cornice romanica a strombature con rilievi e girali. Il fianco della chiesa volge su Piazza del Teatro, con il piccolo campanile a torretta, e la seconda facciata dell'oratorio del Crocifisso, molto semplice, con solo tre bifore di ornamento, disposte a triangolo su tutto il piano. L'interno di questo oratorio è molto semplice, intonacato, con volta a botte.
L'altare marmoreo della chiesa è del XIX secolo, di scuola napoletana. Sulle pareti vi sono dei quadri di G. B. Spinelli del XVII secolo. Sul lato del portale vi è una tribuna riservata alle monache cistercensi per seguire riservatamente le funzioni religiose. Molto bello è l'impianto rettangolare a navata unica con le volte a botte riccamente decorate da stucchi e pennacchi, cappelle laterali riccamente decorate da tabernacoli a stucco con cornici semicircolari spezzate, affiancate da angeli e putti, e infine l'altare maggiore col tabernacolo ligneo, dove si trova il dipinto Martirio di Santa Caterina dello Spinelli. Il portale è in pietra (forse XIV secolo) e la porta intarsiata.
Oratorio del Crocifisso Miracoloso - Cappella musicale "San Tommaso"
Affacciato sul Belvedere F. Paolo Tosti, in corrispondenza di Piazza Teatro, è la parte più antica del complesso benedettino di Sant'Anna o Santa Caterina Martire. La cappellina sarebbe stata realizzata nell'XI secolo circa, nominata come la "Porziuncola", restaurata nel XIII secolo con archi a volta in puro stile gotico, portale volto verso Oriente. Nell'epoca antica doveva essere la principale chiesa di Ortona, e col passare dei secoli, l'oratorio venne ampliato intorno al 1506, fondendosi col monastero. All'interno vi è un coro ligneo del Seicento, che fascia tutta la cappella; vi è conservato l'affresco parietale della Crocifissione con Cristo morto tra la Vergine Addolorata e San Giovanni Evangelista. L'affresco nell'estate 1566 avrebbe compiuto il miracolo di sanguinare dal costato trafitto di Gesù, facendo salvare le monache dall'imminente invasione turca.