La nazionale maschile di calcio dell'Italia, ufficialmente nazionale A, è la rappresentativa calcistica maschile dell'Italia. Posta sotto l'egida della Federazione Italiana Giuoco Calcio, rappresenta il Paese nelle varie competizioni ufficiali e amichevoli riservate alle nazionali di calcio. I suoi componenti sono noti come Azzurri per il colore delle divise.

È tra le nazionali di calcio più titolate del mondo: ha vinto quattro campionati mondiali (, , e ) risultando seconda dopo il e a pari merito con la , due campionati europei ( ed ) e un torneo olimpico (, uno dei sette riservati alle nazionali maggiori e disputati dal 1908 al 1948). In bacheca annovera inoltre due Coppe Internazionali (1927-1930 e 1933-1935), competizione continentale riconosciuta quale ufficiosa antesignana del campionato europeo.

È l'unica nazionale medagliata in tutte le competizioni ufficiali organizzate da FIFA e UEFA per le nazionali maggiori, avendo ottenuto come ulteriori piazzamenti due secondi posti ( e ) e un terzo posto () al mondiale, un secondo posto nella Coppa Internazionale (1931-1932), due secondi posti all'europeo ( e ), una medaglia di bronzo al torneo olimpico di , un terzo posto alla FIFA Confederations Cup (2013), due terzi posti alla UEFA Nations League (2020-2021 e 2022-2023) e una partecipazione alla Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA (2022).

Con il è una delle due nazionali che hanno vinto il titolo mondiale in due edizioni consecutive, nel caso dell'Italia nel 1934 e nel 1938. Detiene inoltre, con 1168 minuti complessivi, il primato mondiale di inviolabilità della propria porta, conseguito tra il 14 ottobre 2020 e il 26 giugno 2021.

Nella graduatoria FIFA, in vigore dall'agosto 1993, ha occupato il primo posto più volte, nel novembre del 1993 e nel corso del 2007 (febbraio, aprile-giugno, settembre); il peggior piazzamento è stato invece il 21º posto dell'agosto 2018. A luglio 2026 occupa il 15º posto.

Storia

Il primo tentativo di selezionare una rappresentativa italiana avvenne nel 1899, quando l'allora Federazione Italiana del Football convocò una squadra composta principalmente da giocatori stranieri, che affrontò la Svizzera in una partita amichevole a Torino, perdendo 2-0. La nazionale italiana vera e propria fu fondata il 13 gennaio 1910 grazie all'iniziativa del presidente federale Luigi Bosisio: il primo incontro ufficiale si disputò il successivo 15 maggio a Milano, contro la , con l'Italia vincitrice per 6-2 e Pietro Lana autore del primo gol della nazionale.

L'Italia partecipò per la prima volta a una competizione ufficiale in occasione del torneo olimpico di , dove fu eliminata nel turno di qualificazione dalla (3-2 dopo i supplementari). Alla successiva edizione di superò l' (2-1), ma fu eliminata nei quarti di finale dalla Francia (3-1). Quindi al torneo olimpico di , vinse contro (1-0) e (2-0), ma fu eliminata ai quarti dalla (2-1). Nell'edizione di vinse la medaglia di bronzo, battendo Francia e Spagna, ma perdendo in semifinale contro l'; concluse il torneo con una netta vittoria (11-3) contro l'Egitto. Nel 1930 arrivò la prima, importante affermazione per l'Italia, che vinse la Coppa Internazionale.

Negli anni 30, sotto la guida di Vittorio Pozzo e con Giuseppe Meazza in campo, la squadra azzurra emerse sulla scena calcistica, vincendo la seconda edizione della Coppa Internazionale e il da padrona di casa, ove batté, tra gli altri, il Wunderteam austriaco in semifinale e quindi la in finale. L'anno seguente confermò il successo in Coppa Internazionale; quindi nel 1936, trascinata dalle reti del capocannoniere Annibale Frossi, vinse l'oro olimpico a Berlino a scapito dell'. Il bis mondiale arrivò nel in Francia, dove l'Italia sconfisse , Francia, e infine , con Meazza ancora protagonista.

Dopo la tragedia di Superga nel 1949, che distrusse il Grande Torino, la nazionale risentì della perdita dei suoi giocatori-chiave andando così incontro, tra gli anni 50 e 60, a un periodo di difficoltà. Al , da campione in carica, non superò la fase a gironi, perdendo contro la ; fu deludente anche la partecipazione al dove, una volta superato l'Egitto nelle qualificazioni, venne eliminata al primo turno. La mancata qualificazione al acuì una serie di problemi; durante questi anni, gli oriundi entrarono nel dibattito calcistico, ma non bastarono a risollevare le sorti dell'Italia che andò incontro ad altre delusioni al , a causa di una sconfitta – rimasta nella memoria – contro il , e al , contro la , che eliminò gli Azzurri al primo turno.

Nel 1968, sotto la guida di Ferruccio Valcareggi, l'Italia tornò alla ribalta internazionale dopo trent'anni conquistando il suo primo europeo, ospitato proprio nel bel paese. Dopo aver pareggiato con la in finale, vinse nella gara di ripetizione per 2-0, coi gol di Gigi Riva e Pietro Anastasi.

Nel decennio seguente, l'Italia visse alti e bassi. Al raggiunse la finale – passando per una storica vittoria in semifinale sulla –, perdendo tuttavia la possibilità di detenere perennemente la Coppa Jules Rimet dopo il rovescio per 4-1 contro il Brasile di Pelé. Quindi al in Germania Ovest, l'Italia di Valcareggi non superò la fase a gironi, venendo eliminata dalla . Questa disfatta segnò la fine del ciclo iniziato con la vittoria continentale del '68.

Con il commissario tecnico Enzo Bearzot, l'Italia si qualificò per il in Argentina, superando l'. La squadra, basata su un "blocco ", vinse la prima fase ma andò poi a scemare e finì per piazzarsi solo quarta, perdendo la finale per il terzo posto contro il Brasile (2-1). Nel 1980 l'Italia ospitò il campionato d'Europa, ma, a causa dello scandalo Totonero, la squadra perse alcuni giocatori-chiave: mancato l'accesso alla finale, gli Azzurri disputarono la gara per la terza piazza contro la Cecoslovacchia, perdendola ai tiri di rigore. Nel 1982, sempre sotto la guida di Bearzot, arrivò il terzo mondiale: in Spagna, l'Italia fu artefice di successi di rilievo contro le sudamericane e Brasile – quest'ultima entrata nell'immaginario collettivo – nella seconda fase, e infine sulla Germania Ovest nell'atto finale, sospinta da un Paolo Rossi assurto a capocannoniere del torneo. La notte di Madrid rappresentò il canto del cigno per quella generazione azzurra, che nel quadriennio seguente mancò dapprima la qualificazione al e poi non seppe difendere il titolo al in Messico, venendo eliminata agli ottavi dalla Francia di Michel Platini; questa sconfitta sancì la fine del ciclo Bearzot.

Con Azeglio Vicini come selezionatore, la squadra si qualificò per il in Germania Ovest. Nonostante il talento emergente di Gianluca Vialli, l'Italia fu eliminata in semifinale dall'. Per il , a cui Italia fu qualificata d'ufficio in quanto Paese organizzatore, Vicini puntò su Salvatore Schillaci che si rivelò a sospresa il protagonista del torneo, primeggiando nella classifica marcatori. L'Italia raggiunse le semifinali, ma fu eliminata dall'Argentina di Diego Armando Maradona ai rigori, vincendo infine il bronzo contro l'Inghilterra. Nel successivo ciclo di qualificazioni per il , la squadra si smarrì e fallì l'obiettivo, portando alla sostituzione di Vicini con Arrigo Sacchi.

Sacchi portò l'Italia alla finale del , dove fu sconfitta dal Brasile ai rigori; il percorso azzurro negli Stati Uniti d'America fu segnato dal contributo decisivo di Roberto Baggio. Nel 1996, Sacchi non riuscì a superare la fase a gironi dell'europeo in Inghilterra, e fu sostituito da Cesare Maldini. Questi qualificò l'Italia al , pur fallendo l'accesso diretto e ottenendo il pass solo dopo avere superando la ai play-off. Il percorso azzurro nella fase finale in Francia s'interruppe ai rigori nei quarti, proprio contro i padroni di casa, futuri campioni dell'edizione.

Dopo l'avvicendamento tecnico fra Maldini e Dino Zoff, con quest'ultimo l'Italia raggiunse la finale del , dopo avere primeggiato nel proprio girone e superato poi, nella fase a eliminazione, la ai quarti e, ai rigori, i in semifinale; nella finale di Rotterdam contro la Francia, pur rimanendo a lungo in vantaggio, gli Azzurri vennero raggiunti allo scadere dei tempi regolamentari per poi cadere 2-1 nei successivi supplementari, con un golden goal di David Trezeguet. A Zoff subentrò Giovanni Trapattoni, il quale non riuscì a replicare i successi ottenuti con i club. Nel l'Italia venne eliminata agli ottavi dalla , dopo il golden goal di Ahn Jung-hwan. Due anni dopo, non superò la fase a gironi dell'europeo in Portogallo.

Marcello Lippi succedette a Trapattoni nel 2004. Al in Germania, l'Italia vinse il suo quarto titolo mondiale, battendo in finale la Francia ai rigori; il capitano di quella squadra, il difensore Fabio Cannavaro, vincerà poi il Pallone d'oro. Lippi lasciò da campione del mondo in carica, e la nazionale venne affidata a Roberto Donadoni che la guidò al , dove venne eliminata ai quarti dalla Spagna, futura campione continentale, ai rigori. Tale epilogo riportò Lippi in sella, ma la sua seconda gestione azzurra non ripeté i successi della prima, con due eliminazioni al primo turno sia alla FIFA Confederations Cup 2009 sia soprattutto al .

Divenuto commissario tecnico Cesare Prandelli, l'Italia si qualificò al dove raggiunse la finale, venendo sconfitta per 4-0 dai campioni uscenti spagnoli. La squadra partecipò poi alla FIFA Confederations Cup 2013, ottenendo il terzo posto. Questo positivo momento s'interruppe al , dove gli Azzurri vennero eliminati al primo turno. Antonio Conte sostituì Prandelli, portando l'Italia ai quarti di finale del , dove fu eliminata ai rigori dalla campione del mondo in carica. Quindi seguì la breve e deludente gestione tecnica di Gian Piero Ventura, con cui la squadra mancò l'accesso al , battuta ai play-off dalla Svezia e fallendo così la qualificazione per la prima volta in 60 anni.

Dopo la mancata partecipazione al mondiale, la nuova gestione tecnica di Roberto Mancini qualificò l'Italia al ; quindi nella fase finale conquistò il suo secondo titolo continentale, battendo, tra gli altri, Spagna in semifinale e Inghilterra in finale, entrambe ai rigori. Durante la gestione Mancini arrivarono anche due terzi posti in UEFA Nations League, nelle edizioni 2020-2021 e 2022-2023, tuttavia inframezzati da un'altra disfatta rappresentata dalla seconda mancata partecipazione consecutiva al mondiale, cadendo stavolta in semifinale play-off contro la .

Chiusa l'era Mancini, la nazionale non seppe difendere il titolo continentale al dove, guidata dal selezionatore Luciano Spalletti, venne eliminata agli ottavi di finale dalla Svizzera. La crisi proseguì con la successiva gestione di Gennaro Gattuso, sotto la quale l'Italia nel 2026 fallì per la terza volta consecutiva la qualificazione al mondiale, perdendo ai rigori la finale play-off contro la .

Strutture Stadio

La nazionale maschile italiana non ha uno stadio fisso per le proprie partite casalinghe, ma disputa gli incontri in vari impianti sul territorio nazionale. Tuttavia, lo stadio Olimpico di Roma è la sede più utilizzata, avendo ospitato 64 partite degli Azzurri fino al 2023. Altre sedi frequentemente utilizzate includono lo stadio Giuseppe Meazza di Milano, con 47 incontri, e lo stadio Artemio Franchi di Firenze, con 30 partite disputate.L'elenco tiene conto sia delle gare disputate con l'Italia quale squadra ospitante che quelle, in occasione di tornei ufficiali, in cui il campo sia formalmente neutro.

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