Partanna-Mondello è il ventiduesimo quartiere di Palermo, situato nell'estrema zona nord del capoluogo e inserito nella VII Circoscrizione. Comprende le frazioni litoranee di Mondello e dell'Addaura, oltre che il borgo di Partanna, il cui toponimo coincide altresì con la cinquantesima unità di primo livello della città.

Geografia fisica Il quartiere si estende dalla sezione di costa settentrionale di Palermo che comprende il golfo di Mondello e la fascia litoranea dell'Addaura, inoltrandosi fino alla Piana dei Colli, vasto territorio compreso tra le falde del Monte Gallo e del Monte Pellegrino. È circondato dalle riserve naturali orientate dei due promontori e dalla confinante Real Tenuta della Favorita, che ricopre un'area di circa 4 km² posta a metà tra Mondello e il centro urbano di Palermo.

Confina:

a nord con la riserva naturale orientata di Capo Gallo, che si affaccia sul mar Tirreno meridionale; ad sud-est con il quartiere Arenella-Vergine Maria; a sud con il quartiere Pallavicino e il Parco della Favorita; ad ovest con il quartiere Tommaso Natale-Sferracavallo

La frazione di Mondello è nota per la particolare conformazione della spiaggia di Mondello-Valdesi, che analogamente a quelle caraibiche risulta avere un'origine organica, nata dalla decomposizione dei molluschi che vivono nella foresta di Posidonia al centro del golfo. La zona dell'Addaura, posta ai piedi del versante settentrionale del Monte Pellegrino, è invece caratterizzata da un litorale roccioso con diverse calette.

Il borgo di Partanna sorge nella zona pianeggiante più vicina al Monte Gallo, un'area con un andamento del flusso idrico sia verso la pianura, che verso il mare, senza manifestazioni sorgentizie. Prima del sacco di Palermo, tale territorio era ricchissimo di corsi d'acqua e per tale motivo dotato di una rigogliosa vegetazione, in parte conservata all'interno delle ville nobiliari costruite tra il XVIII e il XIX secolo.

Geografia antropica

Origini del nome Il nome del quartiere deriva dal borgo di Partanna e dalla frazione di Mondello, le più grandi ripartizioni urbanistiche presenti in tale suddivisione amministrativa.

Partanna prende il nome dai principi dell'omonima località situata nel libero consorzio comunale di Trapani, Laura e Girolamo I della famiglia nobiliare dei Grifeo, che nel Settecento divennero titolari di un feudo nel territorio dell'attuale sobborgo e ordinarono la costruzione di una prestigiosa tenuta, attorno alla quale si sviluppò il nucleo residenziale.

Sull'origine del nome Mondello esistono diverse ipotesi, sebbene secondo la più accreditata si tratti di una corruzione dell'arabo al mondellu, tradotto in "palude": infatti, durante il dominio islamico il golfo appariva caratterizzato dalla presenza di un grosso pantano, originato nei secoli di dominazione romana a causa di fenomeni legati allo sfruttamento del territorio.

Storia

Origini

Preistoria Le prime testimonianze di insediamenti umani nel territorio risalgono al Paleolitico, quando le comunità preistoriche attive nella Conca d'Oro iniziarono a colonizzare il Monte Pellegrino e Capo Gallo, ricchi di cavità naturali e di conseguenza rifugio ideale per le tribù primitive. Nel corso dell'Eneolitico, col mutare delle condizioni climatiche e sociali, sorsero diversi villaggi con annesse necropoli in prossimità delle attuali Valdesi e Partanna.

Età antica e Medioevo Tra il VII e il III secolo a.C. il golfo di Mondello divenne una meta rilevante per i coloni fenicio-punici, che sfruttavano l'insenatura del Capo Gallo come riparo sicuro per i naviganti: a tale periodo risale la fondazione del santuario di Iside all'interno della Grotta Regina, ampia caverna che dai rinvenimenti archeologici risulta essere stata utilizzata per fini di culto già dall'età del rame. Si ritiene con buona probabilità che nel corso della prima guerra punica il golfo di Mondello venne utilizzato come punto di approdo dal generale cartaginese Amilcare Barca, sbarcato nel 247 a.C. a Palermo, controllata dai romani, per conquistare il Monte Pellegrino e farne una roccaforte.

Nei secoli di dominazione romana venne effettuato un intensivo diboscamento del Monte Pellegrino, al fine di soddisfare la richiesta di maggiori quantità di legname per costruire edifici e imbarcazioni. Ciò fu causa di un progressivo riversamento di detriti verso il mare che, accumulatisi negli anni, diedero origine alla palude che ha caratterizzato la zona di Valdesi fino al XIX secolo. Per tale ragione, durante il dominio islamico la località di Mondello venne rinominata Marsa 'at Tin, "porto del fango": qui venne fondato un villaggio di pescatori, mentre l'attuale Valdesi venne sfruttata come salina.

Oltre alla pesca, l'area ha sempre presentato una vocazione agricola dovuta all'abbondanza di acque e alla fertilità della terra e, vista la vicinanza con l'antica città murata di Palermo, ne ha sempre costituito l'agro coltivato. Alcuni documenti di epoca normanna attestano sin dal XII secolo la presenza di un casale nella zona dell'odierna Partanna, identificata come Planum Galli ("Piana di Gallo"). Il territorio dell'Addaura, legato ad attività di culto fin dall'età preistorica, in epoca medievale divenne meta di ritiro spirituale per gli eremiti. Dalle notazioni storiche risulta inoltre che nel XIII secolo il territorio ospitasse una tenuta di caccia riservata alla curia regis.

Età moderna Nel XV secolo venne istituita una tonnara nella punta settentrionale della baia di Mondello, a cui seguì l'edificazione di un nucleo di case per ospitarne i lavoratori. L'abitato si arricchì velocemente grazie ai profitti legati sia alla pesca, sia ad attività agro-pastorali favorite dalla natura estremamente florida del terreno. Tuttavia, il periodo in questione coincise con l'inizio di una lunga e intensa serie di assalti alle coste siciliane da parte corsari barbareschi, attirati dai successi della fiorente imprenditoria dell'isola.

La difesa contro i pirati, resasi urgente per la quantità di incursioni perpetrate ai danni delle comunità marinare di Palermo, venne organizzata con la costruzione di una rete capillare di torri per conto del Senato cittadino: nell'area dell'attuale quartiere, due furono posizionate nell'area di Mondello, rispettivamente destinate all'avvistamento delle imbarcazioni ostili e alla protezione degli abitanti all'interno delle mura; e una all'Addaura, al confine con la borgata di Vergine Maria.

In tutta la Piana dei Colli, dove sorge l'attuale sobborgo di Partanna, i pochi nuclei residenziali attivi erano costituiti da bagli, costruzioni fortificate e di conseguenza in grado di assicurare la difesa in caso di attacchi da parte dei predoni.

Ciclo delle Ville dei Colli Nella prima metà del Settecento, grazie al successo del sistema di difesa siciliano contro la pirateria, il rischio di attacchi andò diminuendo progressivamente fino a non costituire più una minaccia importante per la popolazione. All'attenuazione del fenomeno, che ad ogni modo perdurò con certezza fino alla fine del secolo, contribuirono in modo ulteriore e fondamentale anche la costituzione della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, nel 1734; e la stipula del trattato di pace tra Carlo III di Spagna e l'Impero ottomano, nel 1740.

Alla luce di ciò, la classe aristocratica iniziò a manifestare il desiderio di una zona di villeggiatura nella Piana dei Colli, considerata un luogo particolarmente salubre per la vegetazione rigogliosa, la ricchezza di corsi d'acqua e la mitezza del clima. Ciò portò alla nascita del cosiddetto "ciclo delle Ville dei Colli", durante il quale vennero edificate numerose residenze ideate sulla base di un peculiare modello insediativo, costituito dal connubio tra architettura e giardino. Molte delle prestigiose ville in questione sorsero dalla trasformazione di antichi bagli, a cui erano addossati importanti torri di avvistamento che avevano una funzione difensiva nei confronti delle scorrerie saracene: la prima tra queste viene considerata Villa Wirz, costruita sulla base di un baglio fortificato del 1534 e famosa per aver ospitato il soggiorno dell'ammiraglio Nelson ed Emma Hamilton. Alcune tra le tenute del periodo in questione delineano nel presente i confini dell'attuale quartiere, come la villa dei principi di Castelforte (riconfigurata nella seconda metà dell'Ottocento in stile neogotico dal principe di Granatelli), da cui prende il nome la via di collegamento con Pallavicino; e Villa Scalea, ambiziosa opera architettonica con elementi in stile liberty - tra cui il rinomato giardino d'inverno comprendente un parco e un ninfeo - collocata nell'estremità ovest dell'attuale quartiere.

Nel 1722, i principi della famiglia nobiliare Grifeo ottennero in concessione un feudo nel territorio dell'odierno quartiere da parte dell'Arcidiocesi di Palermo, all'interno del quale fecero edificare un'imponente proprietà in seguito rinominata come Villa Partanna. È attorno al perimetro di quest'ultima che cominciò a svilupparsi un sempre più nutrito nucleo abitativo che espanse la modesta borgata già presente. I nobili partannesi instaurarono un profondo legame con il luogo e con la comunità, a tal punto che il territorio iniziò ad essere noto come "Partanna" in riferimento alla provenienza dei Grifeo, titolari della baronia dell'omonima località nella valle del Belice.

Età contemporanea

Alle porte del XIX secolo, una porzione del territorio di Mondello coincidente con l'attuale Mondello-Valdesi venne annessa alla Real Tenuta della Favorita, fondata nel 1799 ai piedi del Monte Pellegrino da Ferdinando IV di Borbone, in seguito al suo trasferimento a Palermo. Nel periodo successivo alla primavera dei popoli e all'instaurazione del governo di Ruggero Settimo, si ebbe un'espansione della città di Palermo verso settentrione e l'area dell'odierna Partanna-Mondello venne aggregata alla borgata di Pallavicino, in un ampio nucleo residenziale extra-urbano che prese il nome di "Comune riunito di Partanna-Mondello e Pallavicino".

Intorno alla seconda metà del secolo, nei pressi del borgo di Partanna sorse una fabbrica per la distillazione dell'alcol dai fichi d'India, metodo produttivo introdotto per la prima volta nel 1855 dall'imprenditore Vincenzo Florio dopo essersi fatto promotore di una serie di ricerche scientifiche in tal senso, condotte tra il 1842 e il 1853 nei laboratori dell'Istituto Agrario Castelnuovo. L'elevata qualità dello spirito prodotto si dimostrò superiore ai risultati ottenuti in Francia, dove nello stesso periodo furono effettuati esperimenti sfruttando il medesimo sistema, generando notevoli profitti all'industria siciliana nei primi anni di attività: tuttavia, l'aumento di prezzo delle carrube, l'onerosa imposta comunale sulle botti e la concorrenza del più economico alcol da barbabietola prodotto in Germania concorsero a mandare in crisi le fabbriche di alcol da fico d'India, che cessarono la produzione in breve tempo.