Il Prato della Valle (Pra de ła Vałe /pra dea vae/, in padovano) è la più grande piazza della città di Padova e una delle più grandi d'Italia, con una superficie di Lionello Puppi, Giuseppe Toffanin. Guida di Padova. Arte e storia tra vie e piazze. Trieste, 1983. p. 163..
La configurazione attuale risale alla fine del XVIII secolo ed è caratterizzata da un'isola ellittica centrale, chiamata isola Memmia ( circa), circondata da una canaletta (alimentata dal canale Alicorno) sulle cui sponde si trova un doppio anello di statue, con una circonferenza esterna di circa 572 metri.
Denominazione
In periodo romano e altomedievale l'area era nota come Campo di Marte o Campo Marzio perché destinata, tra le altre funzioni, a luogo di riunioni militari. Successivamente l'area fu indicata sia come "Valle del Mercato", per i mercati e le fiere stagionali che qui avevano sede, sia come "Prato di Santa Giustina", in relazione alla presenza dell'omonima chiesa. Il toponimo "Prato della Valle" (Pratum Vallis) è riscontrato per la prima volta nel XII secolo.
Il termine Pratum veniva usato, in età medievale, per indicare un ampio spazio destinato a usi commerciali che spesso, se non lastricato, poteva anche ricoprirsi d'erba. Esso va inteso quindi soprattutto come indicativo di una funzione prevalente dell'area più che di una effettiva copertura erbosa.Le informazioni relative alle antiche denominazioni si trovano in Silvana Collodo, Il Prato in età medievale, in Lionello Puppi (a cura di). Prato della Valle. Due millenni di storia di un'avventura urbana, Limena (PD), Signum, 1986, pp. 60-61. In questo saggio si trovano anche i riferimenti ai documenti d'archivio. Il termine "Valle" sta a significare "bassura" e "luogo paludoso". Esso deriva dalla conformazione dell'area lievemente concava e soggetta ad allagamenti e successivi impaludamenti del terreno fino alla fine del XVIII secolo.
In periodo monarchico l'area fu ufficialmente intitolata Piazza Vittorio Emanuele II pur continuando a essere chiamata, nell'uso comune, con il toponimo storico di Prato della Valle.
Storia Periodo romano
Collocato immediatamente a sud dell'antico centro romano e della grande ansa del Medoacus, l'antico Brenta secondo il suo vecchio alveo, il Prato fu uno dei principali punti di passaggio per giungere in città; infatti qui confluivano le antiche piste paleovenete che collegavano Patavium con Ateste (oggi Este) e con Adria.
Nel Campo di Marte, antico nome di Prato della Valle, si affacciavano importanti edifici come il teatro, chiamato Zairo, sul lato est e secondo alcuni storici anche il tempio della ConcordiaSull'origine di questa opinione si veda M. P. Billanovich. Una miniera di epigrafi e di antichità: il chiostro maggiore di S. Giustina in Padova. Italia medioevale e umanistica, 1969, 12, p.283 e sgg. e il circoUn circo nella antica Patavium esisteva sicuramente come confermato da alcune lapidi che ricordano cavalli da corsa; la collocazione vicino a Prato della Valle è discussa in Luciano Bosio. L'età preromana e romana. in Lionello Puppi (a cura di). Prato della Valle. Due millenni di storia di un'avventura urbana., Limena (PD), Signum, 1986. pp. 44-46. della città.
Nel 304 la protomartire Giustina fu sepolta nell'area cimiteriale prossima all'area del Prato per secoli usata dagli abitanti di Patavium. Nel IV secolo la devozione cristiana per Santa Giustina portò alla costruzione di un primo luogo di culto nei pressi della sua sepoltura. Da questo momento in poi le sorti del Prato si legarono strettamente a quelle degli edifici sorti in onore di Santa Giustina.
Medioevo
La città, in seguito all'invasione longobarda del VI secolo, abbandonata a lungo anche dal vescovo, si ridusse all'area più centrale specialmente dopo le pesanti distruzioni dovute all'invasione degli ungari del IX secolo. Il Prato si ritrovò così ai margini della città.
Il monastero e gli altri edifici giustinianei furono il presidio che si oppose al totale abbandono dell'area del Prato. Qui, infatti, a partire dal primitivo sacello, fu realizzata nel corso del VI secolo la prima basilica di Santa Giustina per iniziativa del patrizio Opilione.
Nel 589 una serie di gravi alluvioni sconvolsero l'assetto idrografico di molti fiumi della pianura padana. Il Brenta modificò il suo corso spostandosi a nord del centro urbano e il suo alveo dentro la città viene occupato delle acque del Bacchiglione (l'antico Edrone). A seguito di questo periodo di disordine idrografico l'area del Prato si trasformò in una zona acquitrinosa e paludosa piena di zanzare.
Nel 970 il vescovo Gauslino visitando la basilica e la zona del Prato la descrisse come desolata e abbandonata; promosse, quindi, la costruzione di un monastero che fu dotato di cospicui possedimenti tra cui l'intera area di Prato della Valle.L'autenticità della "donazione" di Gauslino è messa in forte dubbio dal confronto con documenti successivi. Per la ricostruzione dell'intera vicenda si veda Silvana Collodo, Il Prato in età medievale, in Lionello Puppi (a cura di). Prato della Valle. Due millenni di storia di un'avventura urbana., Limena (PD), Signum, 1986. p. 56-64. In realtà il Prato era considerato appartenente a Santa Giustina almeno dal VII secolo e perciò il vescovo ratificò semplicemente una situazione ormai consolidata. Dalla metà dell'XI secolo, contestualmente a una rinascita di tutta la città, si tornarono ed effettuare mercati in Prato della Valle; a quest'epoca infatti risale l'uso del termine Pratum per quest'area come indicativo di luogo commerciale.
Numerose controversie legali videro fronteggiarsi la città e il monastero sui diritti legati ai mercati ed alle fiere da tenersi in Prato; fondamentale in tal senso fu il "placito" del 1077 in cui il vescovo Ulderico confermò ai monaci di Santa Giustina la proprietà del Prato riservandosi però il diritto di usare i resti del teatro romano ancora presenti sull'area come cava di pietra.Secondo la testimonianza in V. Radicchio. Descrizione della general idea, ed in gran parte effettuata dall'eccellentissimo signore Andrea Memmo sul materiale che denominavansi della Valle. Roma, MDCCLXXXVI, p. 13, i resti del teatro romano di Padova sarebbero stati usati per la costruzione del ponte di Rialto a Venezia Nel 1117 un violento terremoto distrusse la prima basilica di Santa Giustina che venne ricostruita, attorno al 1123, per iniziativa dell'abate Benzone usando forme romaniche.
A partire dal XII secolo sono documentati vari spettacoli e giochi svolti in Prato come “l'uomo selvatico” e “i castelli d'amore” oltre a sacre rappresentazioni della Passione e della Resurrezione. Dal 1257 si svolgono in Prato anche corse di cavalli a ricordo della liberazione dalla tirannia di Ezzelino III da Romano. Questi utilizzi furono permessi da alcuni interventi di parziale bonifica del Prato svoltisi nell'XI secolo; nel 1310 un più vasto intervento di sistemazione dell'area di Prato della Valle fu operato sotto la guida di fra Giovanni Eremitano. Il 7 ottobre 1399 si concluse in Prato una grandiosa processione, detta dei "Bianchi”, che per 9 giorni attraversò tutta la città chiedendo pace per il secolo seguenteProcessione illustrata dalla testimonianza di Giovanni di Conversino. Si veda A. F. Marcianò. Le processioni dei Bianchi nella testimonianza di Giovanni di Conversino. Padova, 1980. pp. 168-170..
Tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo fu realizzato il Maglio Carrarese (la forgeria cittadina) in prossimità del Prato. Questo edificio, usando l'acqua dei canali più prossimi al Prato, insieme allo sbarramento determinato da vari mulini fu alla base di nuove frequenti alluvioni che coinvolsero l'area nei secoli successivi.
Nel corso del Quattrocento venne realizzato, all'angolo nord del Prato, un imponente edificio porticato su tre arcate come residenza padovana del cardinale Bessarione (oggi noto come palazzo Angeli).
Età moderna
Il Prato, seppur gravato da una sfavorevole condizione idrografica, continuò a mantenere la sua vocazione consolidata di luogo di mercato, di spettacolo popolare e di devozione religiosa.
Nel 1434 il banchiere fiorentino Palla Strozzi, esiliato da Firenze, si stabilì a Padova facendosi costruire in Prato un palazzo che importò per primo il linguaggio architettonico del Rinascimento in città.
Sempre nei primi decenni del XV secolo fu ampliato considerevolmente il monastero di Santa Giustina.
Durante una giostra del 1466 venne esibito in Prato il gigantesco cavallo ligneo (oggi collocato a Palazzo della Ragione) fatto costruire da Annibale Capodilista sul modello del monumento equestre al Gattamelata eseguito da Donatello durante il suo soggiorno a Padova.
Nel 1498 si iniziò la demolizione della basilica romanica di Santa Giustina per erigere la nuova ed attuale chiesa rinascimentale.
Il 15 aprile 1532 il rivoluzionario riformato tirolese Michael Gaismair, sotto protezione della Repubblica di Venezia fu assassinato in Prato della Valle.
Su progetto di Andrea Moroni, già architetto della nuova basilica, nel 1556-1557 si costruì palazzo Zacco al Prà (oggi Circolo ufficiali di presidio).
Nel 1539 e nel 1580 gravi esondazioni portarono a nuovi impaludamenti del Prato.
A partire dal 1521 si avviò il cantiere di Palazzo Grimani su progetto del Rusconi e del Contin.
A partire dal 1608 venne realizzato il collegio universitario Da Mula, al centro del lato est del Prato. Questo edificio, dopo essere divenuto un'abitazione privata, andò distrutto in un incendio del 1821. Sempre nel 1608 la fiera del Santo fu trasferita dalla piazza antistante la basilica antoniana verso il Prato per esigenza di uno spazio maggiore.
Dal 1636 al 1791 era in attività il Teatro Vacca, nato dalla trasformazione dello Stallone, che era un ricovero e fienile per gli animali, di proprietà dei frati di Monteortone. A seguito delle leggi ecclesiastiche napoleoniche, l'edificio venne espropriato e incamerato dal demanio per essere lottizzato e rivenduto come abitazione. Nel 1845 venne acquistato dal mercante armeno Edoardo Aganoor; nel 1855 vi nacque la poetessa Vittoria Aganoor.
Durante tutto il XVII e XVIII secolo si ripeterono inondazioni del Prato che non trovarono soluzione definitiva.
Nel 1766 si svolsero in Prato le prime corse con le bighe (le cosiddette Padovanelle, antenate dei moderni sulky per la corsa al trotto) che continuarono fino al XX secolo.
La trasformazione voluta da Andrea Memmo
Nel 1767, al termine di un'aspra lotta, il Prato cambiò proprietario passando dal monastero di Santa Giustina all'amministrazione cittadina. Questo avvicendamento rappresentò il presupposto fondamentale per le trasformazioni successive poiché l'amministrazione pubblica dovette d'ora in poi farsi carico dei secolari problemi di dissesto che gravavano sull'area. Infatti, nello stesso anno fu creata una magistratura ad hoc per occuparsi di quest'area: la Presidenza del Prato. Questa istituzione, composta da 4 notabili cittadini, ebbe lo scopo di gestire il Prato e garantire lo svolgimento delle manifestazioni in esso ospitate. Il suo ruolo nella successiva trasformazione dell'area fu però principalmente formale.
Il vero artefice della trasformazione del Prato fu infatti Andrea Memmo giunto in città con l'incarico di Provveditore straordinario nel 1775. Il suo programma di governo per Padova si basò su due obiettivi essenziali: il rilancio commerciale e gli interventi di igiene pubblica. Essi trovarono una perfetta sintesi nel suo progetto per Prato della Valle.
I lavori cominciarono nell'estate del 1775 per poter dare i primi risultati visibili in occasione della fiera autunnale di Santa Giustina.
Andrea Memmo controllò quotidianamente lo svolgimento dei lavori, durante la permanenza a Padova, risiedendo nel quattrocentesco palazzo, già del cardinale Bessarione, all'ingresso settentrionale di Prato della Valle.
Linee generali del progetto