Il gallurese (gadduresu, ) è una varietà linguistica romanza di tipo sardo-còrso parlata nella regione storica della Gallura, in Sardegna.

Essendo classificabile come «dialetto romanzo primario»cfr. Loporcaro, 2013, 5, in ambito accademico e nella letteratura è sovente indicato come "dialetto gallurese", nonostante non sia ben chiaro se con tale termine lo si ascriva alla sfera del còrso o del sardo. Per questa ragione vi si fa riferimento anche col nome di "lingua gallurese", come reso palese dall'istituzione della Giornata internazionale della Lingua Gallurese/Ciurrata internaziunali di la Linga Gadduresa, tenutasi annualmente a Palau. Partecipano a queste giornate diversi linguisti della Sardegna, della Corsica e di altre parti d'Europa.

Classificazione

La categorizzazione linguistica del gallurese è controversa: numerosi linguisti lo ritengono una variante dialettale del còrso meridionaleBlasco Ferrer 1984: 180-186, 200Contini 1987: 1°, 500-503Dettori 2002, seppur influenzato dall'adiacente dominio linguistico sardo, mentre altri lo collocano nell'orbita schiettamente sarda piuttosto che còrsa. È da notare che alcuni dei linguisti presenti alle già citate "Giornate internazionali della Lingua Gallurese" fanno notare la sua assimilazione al sardo e il suo progressivo distacco dalla lingua corsa. Jean-Marie Comiti, docente all'Università di Corte, si chiede se "gallurese e sardo siano o no due lingue diverse" affermando poi: «Oggi posso dire che la maggioranza dei Corsi non riconoscono il gallurese come lingua corsa anche se dicono che si assomiglia, come si assomiglia anche all'italiano, allo spagnolo o al siciliano (sic)». Mauro Maxia sostiene che «sono parecchi, viceversa, gli elementi che consentono di localizzare in Corsica i luoghi di origine sia del gallurese sia del sassarese. Sono molti gli elementi che marcano le tappe dell'allontanamento di queste varietà dal corso dell'isola madre e di un loro progressivo avvicinamento al sardo, tanto da farle apparire realmente più sarde di quanto non fossero in precedenza».

A proposito della morfologia, Maxia afferma che «anche nella morfologia, che rappresenta quella parte della grammatica che più di ogni altra caratterizza una lingua, il gallurese ha subito l'influsso del sardo che, tuttavia, continua a sfuggire agli studiosi», portando gli esempi degli ordinali, del suffisso del gerundio, del participio perfetto di tipo forte, dei suffissi del diminutivo, della posizione dell'accento sui clitici, degli avverbi, dei suffissi e della formazione delle parole, tutti elementi tipicamente sardi e consultabili nei già citati atti del convegno di Palau.

Per quanto riguarda invece la sintassi del gallurese, sempre Maxia rileva che «un particolare rilievo assume l'influsso che il sardo logudorese (ma anche il catalano e lo spagnolo) esercitarono sulla sintassi del gallurese e delle altre varietà sardocòrse. Costituisce quasi un luogo comune, tra gli studiosi, che la sintassi del gallurese e del sassarese sia essenzialmente italiana. In realtà si tratta di un'opinione maturata attraverso osservazioni non sistematiche e che non sempre trova riscontro nella situazione effettiva. Il seguente prospetto può offrire una dimostrazione concreta della reale situazione della sintassi del gallurese». Mauro Maxia scrive anche: «Ai dialetti che passano sotto i nomi di "gallurese" e "sassarese" e alle loro sottovarietà finora si sono accostati sporadicamente cultori e appassionati che, in varia misura, hanno cercato di colmare questa evidente lacuna della linguistica italiana e sarda. La causa principale di tale stato di cose va individuata in un duplice ordine di motivazioni. La prima è rappresentata dal fatto che questi dialetti non rientrano a pieno titolo nel sistema sardo e, d’altro canto, anche volendoli attribuire tout-court al sistema italiano, essi costituiscono, rispetto allo stesso toscano, una remota appendice poco conosciuta».

Il linguista catalano Eduardo Blasco Ferrer pone invece l'accento sui numerosi elementi spagnoli e catalani, tutti comuni anche alla lingua sarda ma totalmente assenti in quella corsa, presenti nel gallurese.

Le tracce del sardo logudorese sono ben visibili nel lessico gallurese, dove si stima ne costituiscano circa il 20% e anche la sintassi e la grammatica, pur di origine corsa, risentono di molte influenze del sardo così come anche la pronuncia. Insieme al sassarese, basandosi sul suo lessico e sulla sua struttura grammaticale, può essere classificato come un dialetto di origine còrso insediatosi su una preesistente base sarda, il quale ha col tempo risentito di un influsso del sardo tale da differenziarlo dalla sua "lingua madre". A questo proposito, sempre Mauro Maxia sostiene che «il lessico gallurese dispone di una base costituita da circa 15.000 vocaboli, ai quali si aggiungono molte locuzioni avverbiali e moltissimi italianismi recenti per portare il totale dei termini a circa 26.000 - 28.000. La situazione del lessico gallurese può essere riassunta, grossomodo, così: sardismi (circa 3.500) (14% / 23%) - catalanismi - spagnolismi - vocaboli corsi (toscani, liguri) (15.000 voci di base) + 11.000 / 13.000 locuzioni avverbiali e italianismi recentissimi». OriginedaamediaCorsismi e toscanismi77%86%81,5 % / 12225Sardismi e iberismi14%23%18,5 % / 2775Italianismi recenti - -12000

La fonetica e l'accento del gallurese si differenziano da quelli sardi sia per la presenza dei fonemi tipici delle lingue corse come sg, chj, ghj assenti nel sardo logudorese e presenti solo parzialmente nel sassarese, sia per il sistema vocalico tra i più conservativi e puri, con esito in iddu/idda/iddi, la cacuminale -dd- anche per -gl-: piddà, fiddolu, voddu, -i- e -u- corte latine e con altre particolarità che lo accostano al dialetto dell'Alta Rocca, della regione meridionale tra Porto Vecchio (Portivechjacciu) e l'entroterra di Bonifacio (cacuminale in -dd- anche per -gl- come nell'Alta Rocca ma con -u>-i: manu (mano), patronu (padrone). Lo stesso sistema vocalico è dissimile particolarmente per quanto riguarda l'apertura vocalica di -e -o, cfr. méla > srd. mèla (it. méla), sèmu > srd. sémus (it. siamo), pòlcu>pólcu (it. pòrco), sóli > srd. sòle (it. sóle) analogamente a quanto accede in quella corsa e toscana.

Naturalmente, dove il gallurese ha adottato italianismi recenti, sardismi o, anteriormente, spagnolismi e catalanismi, mentre il còrso, per ovvie ragioni, ha incorporato francesismi (vedasi sìndacu/sìndicu vs. merre/-i, màcchina vs. vittura, sciòperu vs. greva, stazioni vs. gara ecc.). Un altro punto di distacco che può essere notato facilmente anche da chi non ha una profonda conoscenza delle due lingue è la pronuncia nonché l'accentuazione. Per via del loro contatto costante, quella del corso risente dell'influenza francese, elemento che può rendere la comprensione difficoltosa non solo a parlanti galluresi ma anche a parlanti di lingue, dialetti e varietà della penisola italiana, che pure sono simili al còrso. Il gallurese si presenta come una varietà dialettale piuttosto omogenea tanto che si potrebbe affermare che un abitante di Santa Teresa di Gallura potrebbe interloquire con uno di San Teodoro senza notare alcuna differenza nelle rispettive parlate, se non limitata a pochi vocaboli. Per contro un abitante di Corte o Bastia avrebbe seria difficoltà a comprendere un conterraneo di Sartene o di Figari che usasse la propria lingua per via della notevole frammentazioni delle varietà dei dialetti in Corsica sia dal punto lessicale che fono-morfologico.

Maxia conclude il suo lungo e documentato intervento alle giornate della lingua gallurese così:

Area di diffusione Il gallurese è diffuso nei seguenti comuni e paesi della provincia della Gallura Nord-Est Sardegna: Tempio Pausania, Arzachena, Calangianus, Aggius, Bortigiadas, Santa Teresa Gallura, Luogosanto, Nuchis, Palau, Aglientu, Trinità d'Agultu e Vignola, Telti, Badesi, Sant'Antonio di Gallura, Loiri Porto San Paolo, Berchiddeddu e San Teodoro. Fuori dai confini storici della Gallura, è inoltre parlato a Erula, e, insieme al dialetto castellanese, nei comuni di Valledoria (nel nucleo di Codaruina), Viddalba e Santa Maria Coghinas, nonché in parte del territorio dei comuni logudoresofoni di Budoni, Perfugas, Tula, Padru e Oschiri.

La variante parlata nell'isola di La Maddalena (Isulanu) non fa parte delle varietà galluresi ed appartiene invece alla lingua corsa, nello specifico al gruppo meridionale.

Pur compresi nella Gallura, invece, Olbia e Luras, sono centri storicamente di lingua sarda, così come ampia parte del territorio di Golfo Aranci. Si parla comunque gallurese in agro di Olbia e Golfo Aranci, dove il gallurese non é originario, ma è ampiamente diffuso a seguito di importanti fenomeni migratori, nel XIX secolo, da altri centri galluresofoni (emigrati tempiesi a Putzolu, Ràiga, Isticadeddu, Murta Maria, Enas; calangianesi a Plebi, Mudditza Piana, Berchiddeddu e Pinnàgula; nuchisini a Cunzanus, San Pantaleo, Mamusi).

A Castelsardo e nel nord dell'Anglona (Sedini, Tergu, frazioni La Muddizza e La Ciaccia di Valledoria) si parlano il castellanese e il sedinese, due varietà di transizione tra il gallurese e il sassarese.

Diversi studi hanno rilevato come la comunità galluresofona manifesti un alto grado di fedeltà alla propria lingua. Nel complesso in Gallura vi sarebbero 117.000 persone circa che capiscono il gallurese (il 96,3% della popolazione), dato ricavato sommando il 64.2% degli abitanti che ne ha una competenza attiva (70.000 persone circa) e il 32.1% che l'ha passiva. Nella città di Olbia, conteggiata a parte, il 39.9% della popolazione ne ha una competenza attiva e il 46,6% passiva. Le percentuali sono superiori a quelle riguardanti la diffusione del sassarese (rispettivamente 41,4% e 40,3%, totale 81,7%), dell'algherese (50% e 34,5%, totale 84,5%) e del sardo a Olbia (44,6% e 38,9%, totale 83,5%), ma inferiori a quelle riguardanti il sardo nelle altre aree (76,0% e 21,9%, totale 97,9% per il logudorese; 68,9% e 27,7%, totale 96,6% per il campidanese) e il tabarchino (85,6% e 14,4%, totale 100% degli abitanti che hanno competenza della lingua).Stima su un campione di 2715 interviste: Anna Oppo, Le lingue dei sardi

Storia La più antica documentazione letteraria del gallurese risale ai primi decenni del settecento ed è costituita da componimenti poetici ma vari documenti bassomedievali inducono a datarne la formazione, almeno nei suoi tratti fondamentali, ai primi decenni del quattrocento. Il grande linguista tedesco, Max Leopold WagnerWagner, 1943 e lo stesso geografo francese Maurice Le Lannou, hanno ricercato l'origine del moderno gallurese nelle migrazioni dalla Corsica alla Sardegna attraverso le bocche di Bonifacio avvenute nel corso dei secoli, e sostenuta dalla stretta relazione col corso oltramontano parlato nei dintorni di Sartene e dell'Alta Rocca.

In periodo medioevale, nel Giudicato di Gallura l'elemento linguistico dominante era comunque il sardo logudorese, nella cui lingua nazionale venivano redatti gli antichi atti ufficiali del Giudicato. Scrive il linguista sardo Mauro Maxia a proposito della presenza còrsa in Gallura: «...dal primo anno per il quale si dispone delle relative annotazioni (1622) (dei registri parrocchiali di Tempio pausania) l’antroponimia di quello che allora era il più importante centro della Gallura era composta per circa tre quarti da cognomi di origine corsa. È sufficiente leggere uno dei primi atti di battesimo registrati in Gallura per rendersi conto che il sardo fungeva ormai soltanto da lingua ufficiale poiché le persone citate nella maggior parte dei casi erano corse o figli di corsi.».