Fu confinato politico, antifascista, sottufficiale del Regio Esercito e, dall'8 settembre 1943, partigiano. Venne sorvegliato ininterrottamente come "comunista pericoloso" per vent'anni, dal 1924 al 1943, anno nel quale, dall'inizio di dicembre, divenne comandante della Brigata Garibaldi Romagnola, alla cui guida rimase sino all'aprile del 1944. Nel febbraio dello stesso anno (o forse già sul finire del 1943), fondò la repubblica partigiana del Dipartimento del Corniolo. Fu ucciso in Romagna nella tarda primavera del 1944 da altri partigiani in circostanze e per motivazioni mai del tutto chiarite. Il suo corpo non fu mai ritrovato.

Biografia 1906-1919: Infanzia

Riccardo Giovanni Battista Fedel nacque a Gorizia (in terre all'epoca austriache) il 23 agosto 1906Il Regno d'Italia è nato da appena 45 anni. Trento e Trieste sono "Terre Irredente". È Re d'Italia da appena 6 anni il trentasettenne Vittorio Emanuele III, succeduto al padre Umberto I, ucciso a Monza nel 1900 da un anarchico. da una famiglia di origini alto-borghesi. La madre era Augusta Bedolo, figlia di un patriota veneziano, Giovanni Battista Bedolo, e di Clorinda Bousquet, figlia di armatori italo-francesi. Il fratello della madre Augusta, Carlo Bedolo, si laureò in ingegneria mineraria ed emigrò in Sud America (con alterne fortune). Augusta, paraparetica, a causa probabilmente di una caduta da cavallo in età infantile, sposò Biagio Fedel, istriano, commerciante di vino, dal quale ebbe due figli: Riccardo e, nel 1908, Anna. Nel 1912, Biagio cercò di raggiungere il cognato Carlo in Sud America, ma morì nel viaggio verso Buenos Aires. Riccardo rimase quindi orfano di padre a 6 annimentre l'Italia diventa una "potenza coloniale" in Libia e le condizioni economiche della sua famiglia peggiorarono progressivamente. Nel 1913, la famiglia di Riccardo Fedel, composta ora dalla nonna materna, Clorinda Bousquet, dalla madre Augusta e dalla sorella minore Anna (di 4 anni), vendette tutte le proprietà in Istria e si trasferì da Gorizia a Milano. Nel 1915, all'entrata dell'Italia in Guerra contro l'Austria, i Fedel ottennero lo status di rifugiati, essendo cittadini di etnia italiana dell'Impero austro-ungarico, e si trattennero a Milano fino al 1920.

1920-1926: Adolescenza Nel frattempo Riccardo, dopo aver conseguito la licenza elementare a Milano, frequentò l'istituto tecnico in un collegio maschile di Tortona. Nel gennaio del 1920, probabilmente avendo ormai esaurito le residue sostanze patrimoniali, i Fedel si trasferirono a Mestre (ai Quattro Cantoni), presso la villa del Conte Gustavo Soranzo, prozio acquisito di Riccardo, in quanto marito della sorella della nonna Bousquet. Sino al 1922 Riccardo frequentò Mestre solo durante le vacanze scolastiche. Fu in uno di questi periodi di vacanza, alla fine del 1920, che Riccardo, ancora tredicenne, si iscrisse ai Fasci italiani di combattimento di MestreSono i giorni dell'azione di D'Annunzio a Fiume e dell'articolo di Mussolini su Il Popolo d'Italia sull'Accordo di Rapallo. In proposito si veda: Renzo De Felice, Mussolini il Rivoluzionario 1883-1920, Torino (Einaudi), 1965, p. 645 e ss. cui rimase iscritto fino al 1923 quando, a 17 anni, mutò radicalmente idee politiche diventando comunista. Fu proprio nel 1923 che si arruolò volontario nel Regio Esercito. Frequentò la scuola allievi sottufficiali a Modena e diventò Sergente, prestando inizialmente servizio nel 71º Reggimento Fanteria a Venezia e poi, dal maggio 1925, al 28º Reggimento Fanteria di Ravenna, ove fu trasferito per ragioni disciplinari. A Ravenna entrò in contatto con gli ambienti antifascisti locali, ma cadde anche vittima di una macchinazione ordita dal suo ufficiale superiore, che si rivelò essere un agente provocatore fascista. La vicenda, piuttosto complicata e ambigua, si concluse con il rimpatrio di Riccardo Fedel a Mestre sotto scorta quale "pericoloso sovversivo".Tal tenente Franco Perilli, figlio di un prefetto, fingendosi comunista ma essendo in realtà un agente provocatore fascista, indusse Riccardo Fedel a prendere contatti con la direzione del PCd'I di Milano per proporre un'azione tesa, addirittura, alla sottrazione delle armi della caserma ravennate. Sia sull'interpretazione dei fatti che sulle conseguenze che se ne possono trarre rispetto alla figura giovanile di Riccardo Fedel è aperta una viva polemica sin dall'inizio degli anni 2000, per avere un'idea della quale si può fare riferimento ai testi monografici di Natale Graziani e Giorgio Fedel, da un lato, e Piero Albonetti dall'altro.

Prima condanna al confino politico

Rimpatriato da Ravenna a Mestre con una scorta (4 dicembre del ‘25), fu accusato (forse su segnalazione della sorella) per complicità nell'attentato di Tito Zaniboni a Mussolini e arrestato con l'accusa strumentale di porto abusivo d'arma (un vecchio fucile austriaco che gli venne trovato nascosto in casa). Il 22 dicembre 1926 la commissione provinciale lo condannò condannò a tre anni, destinandolo a PantelleriaCommissione di Venezia, ordinanza del 22.11.1926 contro Riccardo Fedel (“Organizzazione comunista”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. II, p. 440. Restò a Pantelleria dal 22 novembre 1926 al 16 marzo 1927 e poi fu trasferito a Ustica fino al 9 ottobre 1927, data nella quale fu liberato per disposizione di Benito Mussolini a fronte della promessa (poi non esattamente mantenuta) di testimoniare contro Bordiga ed altri accusati di aver ricostituito il disciolto Partito comunista.

1927-1936: Giovinezza Libertà condizionale dal primo confino politico Rimpatriato in Veneto, dove risiedeva la famiglia, in attesa che rendesse la sua testimonianza al processo di Palermo contro Bordiga, avrebbe dovuto collaborare con la Milizia per la Sicurezza Nazionale di Mestre, ma invece si recò a Pordenone dove, nel marzo del 1928, riuscì a far stampare e distribuire dei manifesti di sostegno allo sciopero degli operai tessili. Scoperto e segnalato come pericolosissimo agente provocatore comunista, il questore di Venezia informò immediatamente la prefettura, che il giorno stesso, inviò una lettera al ministero dell'Interno dove si consigliava di fare arrestare immediatamente "il noto sovversivo squilibrato" per inviarlo al confino. Il 10 aprile 1928 Riccardo Fedel venne quindi arrestato e il 19 maggio venne nuovamente assegnato al confino per altri tre anni, sempre dalla commissione provinciale di Venezia, che lo destinò in Lucania e precisamente a Viggiano.

La manovra di cui si è detto, per la sua dose di ambiguità, fu all'origine dell'inserimento del suo nome nelle liste provvisorie dei collaboratori dell'OVRA. Liste dalle quali, su ricorso della madre, fu definitivamente cancellato con decisione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 5 marzo 1948 con la motivazione secondo cui: "certo è che da tutti gli atti non risulta esser stato il Fedel assunto a confidente dell'OVRA"Mimmo Franzinelli, "I tentacoli dell'OVRA", Bollati Borighieri, 1999, p. 659. Cancellazione tuttora non citata da alcuni autori (in primis Flamigni-Marzocchi, "Resistenza in Romagna" o, ma solo per rinvio all'opera citata, Claudio Pavone, "Una guerra civile"). Nonostante questa pronuncia pienamente "assolutoria" della commissione per l'esame dei ricorsi dei confidenti dell'OVRA, alcuni autori hanno interpretato l'azione di Riccardo FedelMauro Canali, "Le spie del regime", Il Mulino, 2004, pag. 163; Davide Spagnoli su Il Calendario del Popolo del febbraio 2008 non come quella di un comunista che tentava di infiltrarsi nella MVSN ma come quella di un informatore fascista che aveva violato il divieto di organizzare provocazioni. In ogni caso, per Riccardo Fedel, l'effetto fu una seconda condanna al confino politico. Alcuni polemisti hanno sottolineato come la cancellazione dalle liste dei collaboratori dell'OVRA potrebbe essere avvenuta perché l'OVRA nel 1928 non era ancora stata fondata, avendo Riccardo Fedel in effetti offerto la propria collaborazione alla Polizia Politica e/o alla MVSN. L'argomento è in realtà privo di fondamento dato che, come evidenzia Franzinelli nella sua fondamentale opera sull'OVRA, l'espressione "confidenti dell'OVRA" fu interpretata estensivamente dalle varie Commissioni di epurazione, per ricomprendere i confidenti del regime fascistaCommissione per l'esame dei ricorsi dei confidenti dell'OVRA.

Seconda condanna al confino politico Riccardo fu inviato a Viggiano in provincia di Potenza. Il 4 novembre 1928 Fedel è trasferito a Roccanova, dove, il 13 giugno 1929, si sposa per procura con la fidanzata Anita Piovesan (figlia di un sindacalista anarchico di Mestre, autore dello Statuto del sindacato dei panificatori) che in breve lo raggiunge. Da Roccanova Fedel è nuovamente trasferito a Lagonegro, Anita, in attesa di un figlio ritorna a Mestre (gennaio 1930) e lui il mese successivo, dopo la nascita del primogenito Luciano, tenta la fuga. Catturato il giono stesso a Sala Consilina, venne condannato a oltre 14 mesi di carcere, che scontò ad Avellino. Durante la sua detenzione, il figlio Luciano morì senza che lui riuscisse nemmeno a vederlo. Scarcerato, fu inviato alle Tremiti, per terminare la condanna al confino.Scarcerato, fu inviato alle Tremiti, per terminare la condanna al confino.

Sorveglianza politica Il 9 ottobre 1931 giunse a Mestre dove iniziò una vita da sorvegliato politico. In un primo momento provò a fare il disegnatore, in casa propria, quindi, nell’ottobre del 1932, lui e la moglie si aggregarono alla compagnia drammatica Sorelle Cursi, dove Fedel esercitò i mestieri di attore, macchinista e pittore di scene e la moglie, probabilmente, la sarta per i vestiti di scena (in questo periodo risultano residenti a Reggio Emilia). Nel febbraio del 1933 i due cambiarono compagnia teatrale, passando alla Sereni-Malaspina, dove Riccardo Fedel venne assunto come amministratore. Spostatisi in Lunigiana, versano in condizioni economiche precarie e decidono quindi di trasferirsi a Milano, portando con loro il secondo figlio, Luciano Carlo, nato da pochi mesi (il primo, nato durante il confino lucano, di nome Luciano, era morto in tenera età). Qui, non riuscendo a trovare lavoro in quanto sorvegliato politico, Riccardo Fedel provò a cambiare identità, ma venne scoperto e la cosa gli costò altri sei mesi di carcere, per contraffazione, che scontò nel carcere di Brescia.

1935-1943: Maturità

Trovato lavoro a Milano come disegnatore (prima nello stabilimento tipografico De Pol, poi per la casa editrice Aracne) vi si stabilì con la famiglia, passando alcuni anni di relativa agiatezza economica (nel 1936 nasce Giorgio, il terzo figlio). Nel 1938 nasce, a Mogliano Veneto, il quarto figlio Bruno (il terzo in vita). Riccardo lascia quindi Milano ed esplora la possibilità di trasferirsi con la famiglia a Roma, da dove nel giugno del 1939, è costretto a rientrare per la mobilitazione conseguente allo scoppio della Guerra in Europa. Si stabilì quindi con la famiglia a Mogliano Veneto, dove si impiegò come disegnatore presso un geometra.

Attività di propaganda antifascista Nel 1940, all'entrata in guerra dell'Italia, divenne animatore di un gruppo di propaganda antifascista operante, nelle fabbriche e nelle caserme, tra Mestre, Padova e Treviso. Pur sorvegliato, riuscì a esercitare la propria attività con abilità cospirativa, evitando l'arresto.

Guerra Nel 1941 venne richiamato ancora sotto le armi (aveva conseguito il grado di sergente già nel 1924 durante il servizio di leva), ma rimase in Italia presso il distretto di Mestre potendo quindi continuare nell'attività di propaganda.