Il dialetto osimano (osemà) è un dialetto italiano parlato ad Osimo (Ancona) e in alcune località circostanti.

Caratteristiche

min|upright=1.5|Carta dei dialetti marchigiani, con la localizzazione del dialetto osimano Il dialetto osimano fa parte dei dialetti della provincia di Ancona che generalmente fanno capo al dialetto anconitano e connessi agli altri dialetti italiani mediani. Questi dialetti si possono riconoscere in quattro sub-aree: anconitana in senso stretto, osimano-lauretana, jesina e fabrianeseMassimo Morroni, Vocabolario del dialetto osimano. Nella sub-area dei comuni di Osimo e Loreto (che comprende anche le città di Castelfidardo e Porto Recanati) la diversità rispetto al dialetto del capoluogo è in gran parte dovuta, oltre alla maggiore vicinanza con l'area umbra, anche all'amministrazione maceratese, che finì coll'Unità nazionale (1861), quando queste città (eccezion fatta per Porto Recanati) passarono sotto la provincia di Ancona. È infatti facile trovare nell'osimano fenomeni non riscontrabili nel dialetto anconitano, che derivano dall'influsso maceratese. Allo stesso tempo, nella parlata di Osimo si ritrovano alcuni tratti che la accomunano alla confinante area jesina, come ad esempio la ravvisabile lenizione della consonante t e la pronuncia "toscana" di c dolce, fenomeni pressoché sconosciuti sia in area maceratese che nel capoluogo.

Come hanno sottolineato molti studiosi, questa compresenza di influenze eterogenee è attribuibile alla particolare posizione geografica del territorio osimano, situato al confine fra tre aree linguistiche macroscopicamente simili (perché appartenenti all'area marchigiana centrale) ma ben distinte, ovvero quella maceratese, quella dorica e quella jesina-fabrianese: collocazione che rende l'osimano un dialetto dotato di una sua sostanzialità, ma allo stesso tempo crocevia fra inflessioni diverse.

Quanto alla diffusione, si potrebbe definire "dialetto osimano" in senso stretto soltanto l'idioma parlato nel territorio comunale della città, considerando che le inflessioni delle aree vernacolari limitrofe si incontrano appena al di là dei confini delle frazioni: a nord Offagna, Polverigi e Agugliano, un tempo con influenze miste osimane e jesine, ospitano oggi cospicui influssi anconitani, a Santa Maria Nuova prevale il dialetto jesino. Pur appartenendo alla stessa sub-area, il dialetto osimano e quello di Loreto non sono assimilabili per via della maggiore affinità del secondo al dialetto anconitano; al vernacolo lauretano mancano infatti una estesa lenizione della consonante t e la pronuncia toscana di c dolce. I comuni appena nominati sono perciò ascrivibili alla sub-area dialettale di Osimo, anche se il loro vernacolo non è definibile "osimano" in senso proprio, mentre i restanti comuni del circondario hanno invece basi dialettali chiaramente diverse: Recanati ma soprattutto Filottrano e Montefano sono senza dubbio prevalentemente maceratesi, come non c'è dubbio che Camerano sia anconitana, o addirittura gallica se si considera il suo vernacolo "storico". Infine il dialetto di Porto Recanati presenta da un lato un elemento tipicamente anconetano, quale il passaggio di tutte le -o in -u, che arriva ad estendersi anche a vocaboli terminanti con altre vocali, ad es. el maru per "il mare", ma dall'altro mantiene il passaggio da -NC- a -NG-, ad es.cingue, palanghe per "cinque, palanche", fenomeno ancora presente nello jesino, ma regredito nell'osimano e nel lauretano.

Questo quadro si arricchisce di ulteriori sfumature se si tiene presente che nella stessa Osimo, come accade diffusamente in tutta la regione, il dialetto parlato nel contado non è perfettamente sovrapponibile a quello usato all'interno della cinta muraria. Si noterà, pertanto, che in certe frazioni l'osimano si contamina già con i dialetti circostanti: nel popoloso abitato di Osimo Stazione, per esempio, si ravvisano i primi sentori dell'anconitano, mentre nella frazione Passatempo, situata al di là del Musone, la cadenza si avvicina un po' al maceratese.

C'è da dire infine che attualmente si può notare, nell'inflessione degli osimani delle ultimissime generazioni, e soprattutto nella parlata in lingua italiana, una sempre più accentuate tendenza ad "anconetanizzare", cioè ad assumere tratti linguistici tipici del capoluogo e considerati più "prestigiosi" perché più vicini all'italiano standard nonché al Centro-Nord d'Italia, come la resa sonora della s o una maggiore chiusura delle vocali. Ciononostante, studiosi e cultori del dialetto osimano continuano a buon diritto a sostenere che il loro vernacolo "tradizionale", ancora largamente diffuso, sia qualcosa di sostanzialmente separato dalla parlata del capoluogo marchigiano. upright=1.4|thumb|Nel sistema dei dialetti umbro-romaneschi il dialetto osimano si trova al confine tra la zona 1a (anconitano) e quella 1b (maceratese)

Differenze dal dialetto anconitano Mantenimento delle consonanti doppie, eliminate invece nell'anconitano, eccezion fatta per la doppia s (ancon. gato, fratelo, ciacà; osim. gatto, fradello, cciaccà). Per questo motivo, l'osimano mantiene il raddoppiamento fonosintattico, mentre l'anconitano di fatto lo annulla: quindi, per esempio, la frase "non c'è più l'allegria" suonerà "nun c'è più l'alegria" ad Ancona, ma "nun c'è ppiù ll'allegria" a Osimo. Anche nell'osimano è in realtà presente lo sdoppiamento, ma in forma sporadica, come si può notare con la doppia r (guera, tera, sbiro). Eliminazione degli incontri consonantici stridenti. Nel dialetto anconitano ciascuna consonante può incontrarsi con un'altra, tant'è vero che l'articolo el è usato anche davanti alla s impura (ancon. el stòmigo). L'osimano invece fa uso anche dell'articolo lu esattamente come in italiano e in più davanti alla s e alla r (lu stòmmigo, lu riso). Spesso in osimano avviene anche l'apocope della negazione nun (nu' ride, nu' scherzà, nu' la tajà). L'osimano non considera stridente l'incontro l + z (infatti si ha el zùcchero). L'assimilazione progressiva nd > nn è sconosciuta al dialetto anconetano, mentre è di norma nell'osimano perché anch'essa è stata ottenuta dall'influsso umbro-maceratese (osim. mannà, tonno, stenne; ancon. mandà, tondo, stende). Questa assimilazione sfocia a tratti anche in territorio anconitano, ma attestando i propri limiti in alcune aree del contado le cui parlate sono di impronta gallo-italica, escludendo il resto del territorio del capoluogo. Altre forme estranee all'anconetano originale, come "ssi" per "sei", che è un relitto metafonetico, mentre ora la metafonesi si arresta a Potenza Picena. Lenizione della t, che nell'osimano passa sempre a d se è in posizione intervocalica e se precede la r, mentre ad Ancona la t si lenisce in pochi casi (osim. magnado, piedra; ancon. magnato, pietra). Pronuncia delle vocali. Generalmente nel dialetto osimano ci sono alcune vocali pronunciate più aperte rispetto all'anconitano (ancon. nóme, piétra, bichiéri; osim. nòme, pièdra, bicchièri), ed alcune anche rispetto all'italiano standard (it. vérde, férmo, osim. vèrde, fèrmo). Seconde persone plurali dei verbi. Nel dialetto anconetano le seconde plurali dell'indicativo escono in -é o -ì (it. mangiate, tenete, sentite > ancon. magné, tené, sentì); l'osimano invece non conosce queste desinenze e mantiene quelle di derivazione latina (lat. tenetis > it. tenete > osim. tenéde). Pronome personale complemento lo. Nel dialetto anconitano questo pronome è reso sempre el (ancon. lo spezzo > el spezo, lo portiamo > el purtamo), mentre ad Osimo rimane lu. Questa è una chiara spia dell'influsso maceratese, poiché l'utilizzo della forma debole el come pronome è diffuso quasi in tutta la provincia di Ancona; ad esempio, la frase te lo diciamo diventa te 'l dimo tanto ad Ancona quanto a Jesi e Fabriano, mentre ad Osimo risulta te lu dimo. Bisogna comunque tenere conto che lo viene usato anche a Jesi e Fabriano quando el provoca un incontro stridente (jes., fabr. lo spégno, non el spégno). Congiunzione e avverbio quando. In osimano questo avverbio si rende quanno come in quasi tutta l'area mediana, mentre in dialetto anconetano diventa quanto, con l'ipercorrettismo della d che passa a t. Articolo determinativo maschile plurale. Mentre ad Ancona si utilizza sempre i (o j) anche davanti a vocale (ancon. gli altri > j altri, gli operai > j uperai), in dialetto osimano questo uso è più recente e tipico del centro urbano, mentre in ambito rurale la forma li, tipica del romanesco e del maceratese, è viva soprattutto davanti a vocale (osim. gli altri > l'altri, gli operai > l'uperaji).

Fonetica Non c'è distinzione tra ô (<-o, -ō del latino) e ö (<ū latina), come in tutta l'area perimeridiana e in Toscana, dove le -u latine si sono aperte in -o (lupo < lat. LUPUM). Nell'osimano verace però, sebbene ci sia questa indistinzione, è avvenuto il fenomeno contrario, per il quale tutte le -o finali dell'italiano sono divenute -u (iu magnu < io mangio, lu stòmmigu < lo stomaco): tale fenomeno è molto presente pure ad Ancona e Porto Recanati, mentre va attenuandosi procedendo verso Castelfidardo e Loreto, per scomparire poi a Recanati. Tuttavia l'osimano parlato da qualche decennio ha ripristinato la -o finale come in italianoCarlo Grillantini, Saggi e studi sul dialetto osimano, e oggi la -u è percettibile talvolta solo all'interno di frase e in pochi altri casi (quindi ad esempio si dirà "ho rotto lu specchio" invece del più antiquato "hu róttu lu spècchiu"). Nonostante ciò, nel suo Vocabolario del dialetto osimano (edito nel 2009) lo studioso osimano Massimo Morroni ha registrato tutte le voci con la -u finale, per ricordare l'osimano più schietto che si è parlato fino agli anni sessanta del Novecento. La i atona dell'italiano diventa frequentemente e (lingua > léngua, stringere > strégne). Ugualmente diffuso è il passaggio contrario, proprio sia di Ancona ma soprattutto di Macerata, cioè di e atona in i (devozione > divozzió, leccare > liccà, pestare > pistà). La o atona diventa spesso u (dolore > dulore). Sporadico invece è il passaggio di u tonica ad o (punta > pónta, unto > ónto). Il dittongo uo viene semplificato in ogni caso in ò (buono > bòno, scuola > scòla). La c e la t in posizione intervocalica e prima di r vengono sempre lenite in g e d, come in dialetto jesino (poco > pogo, sacramento > sagramènto, prato > prado, dietro > diedro). Analogamente, p intervocalica passa a b, ma non è un fenomeno altrettanto esteso (dopo > dobo, però nipote > nepode, antipatico > ntipadigo). La v in posizione intervocalica dilegua (egli faceva > lù facêa, noi caviamo > nualtri caâmo, la fava > la fâa). La s preceduta da n, r e l acquisisce il suono z conformemente a quasi tutti i dialetti centrali (pensare > penzà, falso > falzo). Il rotacismo di l davanti a consonante non è di norma, quindi poco frequente (coltello > curtello, però calcio non diventa carcio). Mentre nell'anconitano è di norma la degeminazione delle doppie (esclusa la s), in osimano si raddoppiano alcune consonanti scempie, soprattutto nelle parole sdrucciole (monaca > mònniga, stomaco > stòmmigo, sabato > sàbbedo, manico > mànnigo); nelle parole piane i raddoppiamenti sono meno diffusi (digerire > diggerì, tappeto > tappetto). In realtà la degeminazione è presente anche a Osimo, ma è sporadica, e non ha una portata strutturale come nell'anconitano (osim. mattina > matina > madina, mattone > matone > madó, camminare > caminà).

Aferesi, apocope e altri fenomeni Subiscono l'aferesi le parole inizianti con una vocale seguita da una o due consonanti (educato > ddugado, accomodare > ccummedà). Vengono apocopate le parole piane che terminano in no, ni, o ne (contadino > cuntadì, domani > dumà, cane > cà, portone > purtó); la caduta di ne è comunque solo per il singolare (ad es. persone resta invariato). Per utilità vengono apocopati gli infiniti (mangiare > magnà, morire > murì).