Villapriolo è l'unica frazione di Villarosa, comune italiano del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia.
Sorge a 560 metri sul livello del mare, conta circa 462 abitanti e si colloca a 7 km dal centro abitato di Villarosa. Centro agricolo posto nel cuore della Sicilia centrale si distingue e vanta diversi tipi di coltivazione di importanza storica, tipicamente mediterranea: grano, olive e mandorle, anche per l'allevamento di bestiame e cavalli.
Villapriolo è stato denominato "Paese Museo", per la presenza di piccoli musei a tema di civiltà contadina e mineraria. Le abitazioni di questo piccolo centro sono state trasformate in vere e proprie Case-Museo, dove si può conoscere ed ammirare le origini e le tradizioni di Sicilia, specchio fedele della storia agricola e mineraria.
Geografia fisica A Est si apre il panorama più ampio: procedendo, con il sole, da est verso nord, si nota l'Etna (distante in linea d'aria circa 80 km, che da 3343 m s.l.m. domina gran parte della Sicilia orientale), e a dominarli all'orizzonte le Madonie, secondo sistema montuoso siciliano dopo l'Etna, sfiorando i 2000 m. Mentre osservando verso Sud si può ammirare la città di Enna nota per via dell'altitudine, essere il capoluogo di provincia più alto d'Italia. Sullo sfondo nelle colline di fronte al paese, guardando verso nord, si nota il castelletto della miniere locale di salgemma.
Storia Fu fondata nel 1515 e successivamente distrutta da un terremoto nel 1693. Il paese, feudo di un'importante famiglia aristocratica siciliana, di origini medievali i Notarbartolo, sorse nel 1735 sulle rovine della preesistente fattoria posta a circa 1 km dall'attuale centro abitato, per volere Filippo Notarbartolo Cipolla, erede del Duca Giovanni Notarbartolo, della famiglia di Francesco Notarbartolo Moncada, investito dal titolo di Conte di Priolo. Proprietario della contea di "Massa du Priolu" o "Contea di Priolo" e dei feudi di "Giurfo Montano, Sottano, Marcato Vecchio e della contrada Viglio. Si conferma l'esistenza della prima comunità composta da un centinaio di case con un migliaio di abitanti, dopo il terremoto che distrusse il piccolo centro, le nuove abitazioni qualcuna ancora esistente furono costruite su due file, l'una di fronte all'altra, da Nord a Sud con pietre calcaree lungo l'attuale Via Roma allora Via Maggiore.
Attorno al nuovo sito, negli anni che precedettero la nascita di Villarosa, si stabilirono una cinquantina di famiglie incoraggiate dal Duca Notarbartolo con lo scopo di popolare il paese con la promessa di avere in dotazione una casetta e un appezzamento di terreno da coltivare. Lo scopo essenziale non era soltanto quello di arginare il brigantaggio, ma di far coltivare i terreni di proprietà del Duca. Nel frattempo insieme a coloro che lavoravano la terra si unirono i lavoratori delle Miniere di Zolfo di Sicilia sorte attorno al piccolo villaggio. L'acqua elemento primo per la sopravvivenza veniva pagata a caro prezzo al carro botte che passa due o tre volte al giorno. Chi era più fortunato e possedeva un mulo si recava nelle vicine sorgenti di contrada Gennaro, Marcato Vecchio e Gaspa La Torre. Le donne per fare il bucato erano costrette a recarsi con le masserizie sulle spalle presso il fiume Morello e tali indumenti venivano lavati con la "Lisci" e la "Cenere". Questo via vai durò fino al 1916 anno in cui ebbe inizio il primo impianto idrico con la costruzione della prima vasca di raccolta e le installazioni delle prime fontanelle ad uso pubblico sparse per il paese. Mentre la prima illuminazione pubblica ebbe inizio solo intorno al 1913, anno in cui vennero installate le prime lampade ad acetilene, ed era compito del "Lampiunaru" accenderle non appena buio e spegnerle ai primi bagliori dell'alba. Questo tipo di illuminazione fu usato fino al dopo guerra per poi stipulare un contratto tra il Comune e l'azienda Generale elettrica. La fine dei lavori e l'accensione delle lampade si inaugurarono in occasione della festività del SS. Crocifisso nell'anno 1949. Attorno ai ruderi del vecchio “Marcato” rimasero gli ovili che, ancora oggi, portano il nome di “Marcato Vecchio” per distinguerlo dai nuovi ovili realizzati attorno alla villetta che il Duca Notarbartolo fece erigere.
Tutto il complesso venne chiamato “Marcato Nuovo” che, inizialmente, fu appellato “Villapriore” e in seguito, nella bocca del popolo si mutò in Villapriolo. A poche centinaia di metri dal centro abitato sono state spesso ritrovati dei reperti archeologici risalenti all'epoca greca, tuttavia l'attuale insediamento risale ad epoche più recenti.
Popolazione Il calo demografico è stato in parte a causa della crescente disoccupazione che ha attanagliato il Mezzogiorno, la cittadina è stata colpita da un repentino fenomeno di emigrazione. Gli emigranti hanno raggiunto località del nord Italia e di tutti i continenti in particolar modo Belgio, Francia, Germania e America.
Monumenti e luoghi d'interesse La Torre civica
Il monumento più importante è la torre civica con l'orologio che sorge al centro della piazza principale del paese, il quale prende il suo nome, in ricordo del Cav. La Furia e segna con i suoi rintocchi il tempo. La torre è a pianta quadrata in muratura, delle dimensioni di 4,70x3,80 m e alta 15 m. La base è realizzata con pietra bugnata mentre i prospetti in elevazione si presentano intonacati. Nella parte superiore della torre è dotata di quattro aperture ad arco che permettono l'affaccio sulla piazza. Sulla copertura è presente una bandiera segnalatrice dei venti e le campane dell'orologio che segnano le ore e i quarti e con i loro rintocchi segnano il passare del tempo.
Il meccanismo dell'orologio e delle campane è della azienda Trebino (dal 1824), conosciuti in tutto il mondo quali maestri orologiai e provetti campanari anche fornitori della Città del Vaticano. Nella prima facciata della torre porta una lapide che porta le seguenti parole:
La piazza è luogo di interesse per feste ed eventi. La piazza viene allestita in occasione della festa del patrono del paese che viene festeggiato il 23 agosto.
La Chiesa di San Giuseppe
L'antica chiesa del Duca Notarbartolo fu ingrandita e prese il nome di Santissimo Sacramento; nel 1897 venne realizzato nel suo interno l'attuale "Coro" e solo il 23 maggio 1935, venne eretta al rango di Parrocchia intitolata a San Giuseppe. La chiesa è di forma rettangolare costituita da un'unica navata fiancheggiata da nicchie dove sono collocate statue di produzione artigianale sia in legno che in gesso, di vari santi. Lungo le pareti sono collocati dei basso rilievi in legno raffiguranti la Via Crucis. Il pavimento originario è stato rifatto in marmo così come l'altare e il tabernacolo, che originalmente erano in legno. La zona dell'altare è ricca di stucchi e sono collocate tre nicchie, le due laterali ospitano le statue di San Giuseppe e l'Immacolata, mentre in quella centrale vi è il tabernacolo in marmo rosa. Nel paese verso la fine del Settecento esistevano due luoghi di preghiera. La Chiesa Vecchia che venne abbattuta dopo essere stata danneggiata dal terremoto del 1693 dove adesso sorge l'Edificio Municipale e la Cappella del SS. Sacramento l'attuale chiesa di San Giuseppe.
Il Calvario
Venne costruito nel 1857, per volere di Padre Luigi, membro della Confraternita del SS. Crocifisso allora esistente a Villapriolo. Tutte le spese per la realizzazione del progetto vennero affrontate dai fedeli. La costruzione durò quasi tre anni in quanto venne eseguita a mano con pietra locale. Salendo la scalinata possiamo ammirare lungo le pareti dei basso rilievi in pietra raffiguranti la Via Crucis dove viene celebrato ad ogni rilievo la funzione religiosa. Restaurato recentemente nel 2014.
Case museo
Villapriolo, piccolo paese museo, alcune case sono state adattate a museo, e all'interno sono state allestite ricostruzioni degli usi e costumi dell'epoca in cui erano ancora in funzione le miniere di zolfo. Si può visitare la casa del contadino e dello zolfataio, la casa dell'emigrante, la bottega del ciabattino, la casa del grano che custodisce un'antica trebbia del 1937 e la tipica casa del contadino, una abitazione dell'800, per arrivare alla stalla e al palmento che si apre su un panorama che si affaccia sotto le pendici del paese e da cui si scorge un vecchio mulino ad acqua. La casa del lavoratore giornaliero, "u iurnataru", è allestita nella casa più antica del centro abitato che risale al 1876. Il lavoratore giornaliero non possedeva terreno e non aveva un lavoro fisso; ogni mattina si recava in piazza in attesa di essere assunto a tempo determinato dai mezzadri. La casa dello zolfataio custodisce svariati e interessanti cimeli, tra cui una cassaforte in ferro utilizzata dal proprietario della miniera per custodire i soldi e un piccolo libretto contabile del 1937 che reca sulla copertina la dicitura "settimanale"; qui venivano registrati i nomi dei minatori, i giorni e gli orari delle prestazioni lavorative, la contabilità per ciascuno di essi e il relativo punteggio di produttività. Si possono ammirare anche i tipici "firlizi" antiche sedie, che alcuni anziani realizzano tuttora. "Quando ce la passavamo male, queste erano le sedie" (cit. di un anziano del paese).
L'antico mulino La storia e la tradizione dell'antico molino iniziarono nell'agosto del 1927, periodo a cavallo tra le due guerre, quando il pane e la pasta, generi di prima necessità erano sempre più richiesti. L'antico molino aveva il nome di "Molino S. Giuseppe" con macine a pietre (Mole) mosse da un motore a carbone fossile (tipo Antracite). Adesso sostituito con moderni macchinari, ma è rimasto sede dell'attuale molino da tre generazioni.
Religione Le devozioni principali, in paese, sono rivolte a San Giuseppe e al Santissimo Crocifisso.
Le due feste sono celebrate, con grande affluenza dal popolo, la Prima Domenica di Maggio e il 23 agosto. Molto sentita è inoltre la festa di Santa Lucia da Siracusa, celebrata il 13 dicembre.
La festa del SS. Crocifisso