Il duomo di Ivrea, dedicato a Santa Maria Assunta, si erge su un'altura, nella parte vecchia della città, a due passi dal Castello dalle rosse torri e dal Palazzo del Vescovado, cui è collegato da un camminamento coperto. La sua storia più che millenaria è testimoniata dalle parti conservatesi delle sue strutture romaniche e dalla serie di interventi successivi che ne ha mutato la fisionomia adeguandola via via ai gusti estetici emergenti, del barocco e del neoclassicismo. Dal 1940 è monumento nazionaleRegio decreto 21 novembre 1940, n. 1746.
Storia La cattedrale romanica Il reperimento di cospicui resti di costruzioni romane rimpiegati nelle parti più antiche della chiesa o rinvenuti durante gli scavi ottocenteschi per l'edificazione della nuova facciata, fanno ritenere che sopra l'altura sulla quale oggi si erge il duomo, fosse già presente, fin dal I secolo a.C., un tempio romano in asse con il sottostante teatro (di cui sono ancora visibili alcune tracce). Tale tempio fu poi trasformato in chiesa cristiana tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, quando venne istituita la diocesi di Ivrea, rendendola autonoma da quella di VercelliSulla storia più antica del duomo cfr. G. Boggio, op. cit. in bibliografia, cap I. Questa prima chiesa presentava una pianta basilicale a tre navate con due absidi contrapposte, secondo un modello piuttosto diffuso nelle chiese paleocristiane. A fianco della chiesa, a sud-est, trovava posto il battistero, oggi scomparso.
La decisione di ingrandire e abbellire la cattedrale venne assunta dal vescovo Warmondo che tenne la cattedra eporediese dal 969 al 1005 e che si distinse sia per l'impulso dato allo sviluppo artistico del duomo e dell'annesso scriptorium (in cui operavano copisti, disegnatori e miniatoriPresso la Biblioteca Capitolare di Ivrea sono conservati importanti codici miniati, tra i quali il celebre Sacramentarium Episcopi Warmundi, risalente a prima dell'anno Mille), sia per le acerrime lotte contro Re Arduino. Una lapide di quel tempo murata nel deambulatorio recita Condit hoc Domino praesul Warmundus ab imoEdificò al Signore questo (tempio) il presule Warmondo dalle fondamenta
Della costruzione realizzata in quegli anni si sono conservate sino ai nostri tempi cospicue parti della chiesa: l'abside, le due torri campanarie che l'affiancano e il deambulatorio alle spalle del coro. I due campanili che affiancano l'abside sono incorporati nella struttura della chiesa al termine delle due navate laterali; la loro superficie esterna è divisa in sette piani segnati da cornici in cotto e da archetti ornamentali. Le aperture – com'è tipico nei campanili romanici – sono costituite da semplici feritoie nei piani inferiori, che diventano bifore nei piani superiori; infine, nella cella campanaria di sud trovano posto eleganti trifore, in quella a nord sono poste coppie di bifore divise da un pilastro. Le colonnine delle bifore e delle trifore si congiungono agli archi tramite capitelli a gruccia.Agli anni della costruzione di Warmondo risale anche la parte più antica della cripta che già a quel tempo ospitava un sarcofago romano (dedicato al questore Caio Atecio Valerio), reimpiegato come urna funeraria per contenere le reliquie di San Besso. Il complesso di tali strutture costituisce, assieme a quanto resta della coeva abbazia di Fruttuaria, la principale testimonianza dell'architettura romanica nel Canavese.
Stanti le numerose ristrutturazioni intervenute nel corso dei secoli, non è semplice individuare quale aspetto dovesse avere la basilica voluta da Warmondo. Sulla base anche di risultanze emerse in recenti lavori di restauro si è introdotta l'ipotesi che le strutture romaniche che oggi si possono ammirare nella parte occidentale della chiesa siano quanto resta del westwerk, impostato secondo una soluzione presente soprattutto nell'architettura ottoniana in area germanica. Secondo tale ipotesi la cattedrale di Warmondo doveva aver mantenuto il preesistente schema ad absidi contrapposte (con quella alle spalle del presbiterio rivolta, come d'abitudine, verso oriente), con una coppia di campanili posta ai lati di ciascuna abside. Lo spazio sopra la cripta, circondato da un deambulatorio, doveva a quel tempo costituire una tribuna, posta in posizione sopraelevata rispetto alle navate laterali, riservata alle autorità imperiali, che assistevano in tal modo alle funzioni religiose stando sullo stesso piano del presbiterio collocato al lato opposto della navata maggioreL'ipotesi del westwerk absidato è compiutamente illustrata nella pagina LA RISTRUTTURAZIONE DI WARMONDO al Sito Ivrea Cattedrale curato dall'associazione Associazione Cattedrale Sancta Maria de Yporegia. Sito consultato il 28-11-2009. La soluzione architettonica del westwerk è resa plausibile dal fatto che Warmondo (nominato vescovo dall'imperatore Ottone I) fu un vescovo filoimperiale che in gioventù aveva viaggiato in GermaniaUn profilo biografico di Warmondo è contenuto in G. Boggio, op. cit., pp. 93-95. Si è ipotizzato che il diverso orientamento della chiesa, nonché la scomparsa dell'abside orientale e dei due campanili che l'affiancavano, siano state conseguenze del terribile terremoto del 1117 che sconvolse la pianura padanaG. Forneris, op. cit. in bibliografia.
Nel corso della ricostruzione avvenuta nel XII secolo la cattedrale cambiò dunque profondamente la propria fisionomia adottando una pianta assai più simile a quella odierna. Spostato il presbiterio in capo all'estremità ovest della navata, e ampliata la cripta sottostante, la facciata col portale di accesso venne costruita sul lato est; fu ricostruita la parte alta delle due torri campanarie (crollate forse con il terremoto del 1117). Venne effettuato inoltre il rifacimento delle navate, scandite da pilastri cilindrici in laterizio - ancora visibili sopra l'attuale porta d'ingresso della cripta- reggenti le volte a crociera, fu creato un transetto poco profondo (che non oltrepassava la larghezza delle due navate laterali) ed edificato un tiburio sull'incrocio del transetto con la navata centraleVedasi la pagina LA RICOSTRUZIONE ROMANICA al Sito Ivrea Cattedrale Sito consultato il 28-11-2009.
Nel corso del XII secolo la cattedrale conobbe verosimilmente anche un notevole sviluppo del proprio apparato decorativo. Appartiene a questo periodo un importante frammento musivo - oggi sistemato su una parete nel cortile del Seminario Vescovile - in cui si vedono alcune delle arti liberali sedute insieme alla Filosofia che reca in mano un libro aperto con la scritta est animal homoSulla datazione del mosaico al XII secolo vi è una quasi generale accettazione da parte della critica. Cfr. F. G. Ferrero, E. Formica, op. cit. in bibliografia, pp. 31-32 e n. 1 a p. 44. La scelta del soggetto va verosimilmente posta in relazione all'importanza assunta dallo scriptorium di Ivrea nell'ambito degli studi ecclesiasticiF. Carandini, op cit. in bibliografia, pp. 471-473; nel giudizio sul significato del mosaico Carandini propende per una sua datazione ai tempi del vescovo Warmondo
Per completare le descrizione delle strutture romaniche occorre ricordare anche la presenza dei ruderi di un chiostro, posti in prossimità dell'abside del duomo, ruderi che si lasciano ammirare per l'eleganza degli archi e dei capitelli in pietra, tutti diversi tra di loro. La denominazione di chiostro dei canonici, lascia intendere come esso dovesse servire per il capitolo dei canonici che, assieme al vescovo, abitavano in costruzioni poste nei pressi della cattedrale.
Ristrutturazioni successive Nel corso del XIII e del XV secolo si assistette ad una serie di interventi che avevano soprattutto come scopo l'ammodernamento e lo sviluppo dell'apparato decorativo, come testimoniano gli affreschi (alcuni dei quali riportati recentemente alla luce e ancora in attesa di uno studio accurato) che possono vedersi all'interno della cripta, lungo la scala di accesso al deambulatorio e nel deambulatorio stesso. Sul piano architettonico, il vescovo Giovanni di Parella (la cui pietra tombale è visibile, murata nella parete, appena oltrepassata la porta d'ingresso sulla sinistra) nel 1464 fece edificare, sul lato meridionale della chiesa, la sacrestia capitolare. Di tale costruzione non si conservano tracce, stante il rifacimento effettuato nel 1846C. G. Boggio, op. cit. in bibliografia, p. 167. Allo stesso vescovo si deve anche la commissione degli stalli lignei destinati all'ammodernamento del coro. Questa importante opera d'intaglio in noce, con dossali raffiguranti motivi decorativi con piante, figure umane e animali e fiancate con storie del Vecchio Testamento, che la critica attribuisce all'ebanista pavese Baldino da SursoE. Pagella, E. Rossetti Brezzi, E. Castelnuovo, op. cit. in bibliografia, scheda 76, pp. 134-135, è rimasta in sito sino al 1787. Sostituiti da nuovi stalli dipinti in monocromo da Carlo Cogrossi, i pannelli di Bernardino da Surso sono parzialmente confluiti nel Museo civico d'arte antica di Torino.
Il vescovo Bonifacio Ferrero nel 1516 fece edificare una nuova facciata con un portico in stile bramantesco che sostituì l'antica facciata romanica. Si conosce solo attraverso alcuni disegni o dipinti l'aspetto di tale facciata rinascimentale. Nel 1854 essa venne a sua volta sostituita dall'attuale facciata neoclassica quando fu deciso l'allungamento della cattedrale di una campata: i lavori furono eseguiti dall'architetto Gaetano Bertolotti che si ispirò, per la nuova facciata, a modelli palladiani. Essa è segnata da quattro grandi colonne marmoree che sostengono il frontone triangolare; le statue che la ornano sono di Giosuè Argenti.
Tornando al XVIII secolo, occorre segnalare che nel 1761 fu costruita la cappella del Santissimo Sacramento sfondando per la prima volta una parete del duomo e prolungando idealmente il braccio sinistro transetto.Le modificazioni più profonde, che hanno alterato profondamente la fisionomia interna della chiesa, ebbero luogo verso la fine del Settecento quando il vescovo Ottavio Pocchettini incaricò l'architetto Giuseppe Martinez di ristrutturare l'edificio in stile tardo barocco. Gli interventi effettuati (con scelta che può essere giudicata di gusto discutibileVedansi al riguardo i giudizi espressi dal Canonico Boggio in C. G. Boggio, op. cit., p. 193) comportarono: il raggruppamento a due a due delle campate tra l'ingresso e il tiburio (con la demolizione del pilastro intermedio e la costruzione di un'unica arcata); la conseguente trasformazione delle volte a crociera delle navate laterali sostituite da volte a vela rettangolari; la trasformazione esterna del tiburio e il suo mascheramento interno.Per una descrizione degli interventi settecenteschi vedasi la pagina LA RISTRUTTURAZIONE TARDO BAROCCA al Sito Ivrea Cattedrale curato dall'associazione Associazione Cattedrale Sancta Maria de Yporegia. Sito consultato il 28-11-2009. Sempre per iniziativa del vescovo Pocchettini vennero sostituiti gli stalli del coro, furono realizzate decorazioni a stucco e fu dato al pittore Giovanni Cogrossi l'incarico di eseguire opere di abbellimento del presbiterio e di alcune cappelle.