Castelferretti (Castalfrett in dialetto gallo-piceno) è una frazione del Comune di Falconara Marittima, in Provincia di Ancona, nelle Marche, sita nella bassa valle del fiume Esino.

Storia Medioevo La costruzione del castello, intorno al quale si è poi sviluppato il primo nucleo urbano della frazione, risale al 1384-1386 ed è legata alla famiglia dei conti Ferrettivedi la storia dei conti Ferretti nel sito del Sistema Museale della Provincia di Ancona , basata sul testo de "La nobiltà dei natali" di Francesco Maria Ferretti. che, a partire dalla originaria località alsaziana di FerretteLa località di Ferreto, secondo Albert Dauzat e Charles Rostaing (in Dictionnaire étymologique des noms de lieux en France, Librairie Guénégaud, 1979, p. 287), sarebbe una forma latina che significherebbe "castello, fortezza", riferita al Castello di Ferrette (in lingua francese), che tuttora domina dall'alto l'abitato del comune di Ferrette (in lingua tedesca “Pfirt”), sito attualmente in Francia, nel sud del dipartimento dell'Alto Reno, nella regione Alsace-Champagne-Ardenne-Lorraine, al confine con la Svizzera., da cui presero il nome, si erano insediati nella zona sin dal Duecento. Infatti, in un documento del 1255, per la prima volta viene citato Antonio Ferretti, generalmente riconosciuto quale capostipite della casataAntonio, per quanto tramanda la tradizione familiare e non pochi scrittori genealogici, si ritiene appartenesse all'antica stirpe alsaziana dei conti di Ferretto, che esercitò il proprio dominio sulla contea di Ferrette (in lingua tedesca “Pfirt”), per oltre cinque secoli., il quale, valoroso guerriero di origine svizzero-tedesca, si dice fosse venuto dalla Germania in Italia verso il 1225 per mettersi al servizio del pontefice Gregorio IX, dal quale fu ricompensato con il dono di ampi possedimenti terrieri, posti tra Falconara e Chiaravalle, in località detta "Piana dei Ronchi" (cioè un’area roncata, disboscata per essere assoggettata a produzione agricola).

Nel 1384 Francesco Ferretti, discendente di Antonio, membro della nobiltà anconitana, chiese al vicario generale della Marca Anconitana, Andrea Bontempi, di poter trasformare una torre di guardia già esistente nella "piana dei ronchi" in un luogo fortificato capace di contenere armati e riserve alimentari. Fino a quel momento la torre aveva avuto per lo più la funzione di sorvegliare i confini segnati dal fiume Esino, soggetto a frequenti inondazioni, motivo di attriti continui tra Jesini e Anconitani. Probabilmente l'edificazione di un castello era divenuta necessaria per difendere i territori e i contadini dalle scorrerie delle armate angioine che proprio in quegli anni dilagavano nella Marca anconitana, impegnate nella lotta tra il papa Urbano VI e l'antipapa avignonese Clemente VII. In questo periodo vennero ristrutturate anche le altre rocche del circondario, quelle di Bolignano, del Cassero e di Fiumesino.

Al completamento della costruzione del castello, nel 1397, papa Bonifacio IX nominò Francesco Ferretti conte di Castelfrancesco; il territorio della contea consisteva in una pianura fertile che si estendeva dal fiume Esino, di cui era stato parzialmente deviato il corso per recuperare terreno coltivabile, sino ai confini con Ancona che, all'epoca, comprendeva anche il territorio dell'odierna Falconara Marittima, ovvero quello del castello di Falconara Alta, ceduto alla città dorica dai conti Cortesi nel 1225. Tale riconoscimento del feudo ai Ferretti, famiglia appartenente alla nobiltà di Ancona, incrinò ulteriormente le relazioni tra Anconetani e Jesini, fra i quali la disputa territoriale per il possesso delle terre al di qua e al di là dell’Esino si chiuderà solo nei primi decenni del XVI secolo.

Età moderna Fino al 1600 tutti gli abitanti di Castelferretti vivevano all'interno del castello, dove furono costruiti una chiesa, un forno e dei magazzini usati per ricoverare i raccolti. Infatti, l'area della "Piana dei Ronchi", "paludosa e selvata", era stata messa a coltura da maestranze immigrate dall'Albania durante il frequente esodo dovuto alla pressione turca sull'area balcanica.

La fertilità dei terreni consentì un notevole incremento demografico di Castelfrancesco nel XVI e XVII secolo, quando si contavano solo cinquecento abitanti distribuiti su un territorio di circa milletrecento ettari. In questo periodo il capitano Francesco Ferretti intraprese l'ampliamento della rocca, la costruzione di un "casino" nel borgo, con logge e giardino, l'edificazione della chiesa di S. Stefano e il completamento della villa di Monte Domini utilizzata come residenza estiva dalla sua famiglia. I Ferretti riuscirono a conservare il controllo feudale sul castello contro i tentativi di Ancona di considerarlo parte del proprio territorio, che proseguirono fino al 1760, quando la disputa viene risolta a favore della famiglia.

Età contemporanea Pochi anni dopo, però, nel 1797-99, con l'invasione francese, l'obbligo di provvedere alle spese di occupazione costrinse i Ferretti a ipotecare il castello finché, nel 1817, con la Restaurazione, essi persero ogni diritto feudale sul paese, dopo cinque secoli di dominio.

Fu elevato a Comune nel 1816 e rimase indipendente fino al 1859.

Nel 1869 gli abitanti abbatterono la chiesa che si trovava al centro del castello e ne costruirono una più ampia nella sede attuale, ovvero di fronte alla piazza su cui si affaccia il portone del castello, dedicata a Sant'Andrea Apostolo.

Dall'Ottocento il paese si è continuamente ampliato; il suo sviluppo data soprattutto a partire dagli anni sessanta del XX secolo, grazie alla sua posizione e ai servizi offerti, con lo spostamento di molte famiglie dalla campagna al centro abitato per il passaggio dall'agricoltura al lavoro operaio ed impiegatizio. A partire dagli anni novanta del XX secolo si è anche registrato il fenomeno dell'immigrazione, con l'arrivo di stranieri soprattutto dall'Est Europa e dall'Africa.

Nel 1881 gli abitanti, a nome di Achille Parlati, decisero di dare fuoco alla strega Frida.

Nel 1895 Matilde Parlati fu la prima donna ad essere candidata come futura sindaco.

Infrastrutture e trasporti Il capoluogo comunale Falconara Marittima ed il mare Adriatico si trovano a circa 4 km di distanza; il capoluogo di provincia e di regione, Ancona, dista circa 15 km. Distano meno di un chilometro dal centro abitato sia il casello “Ancona Nord” dell'autostrada A14, che l'aeroporto internazionale "Raffaello Sanzio".

In auto Castelferretti è raggiungibile: da nord dalla SS. 16 Adriatica entrando, a Fiumesino di Falconara Marittima, nell'ingresso della variante "Falconara-Pontelungo" alla predetta SS16 e uscendo al primo svincolo di "Falconara-Stadio", girando poi a sinistra in direzione ovest. Da sud, percorrendo la predetta variante alla SS16 e uscendo al predetto svincolo di “Falconara-Stadio”, proseguendo poi verso ovest. Da ovest, dalla superstrada SS76 della Val d'Esino, con uscita allo svincolo n.22 di Chiaravalle, girando poi a destra, proseguendo verso est.

Il servizio di trasporto pubblico locale è svolto a mezzo autobus dalla società Conerobus (Linea C Ancona-Chiaravalle o linea J) con corse frequenti.

Inoltre Castelferretti è facilmente raggiungibile in ferrovia, con la linea Ancona-Roma, scendendo alla stazione di Castelferretti, o con la linea Bologna–Pescara, scendendo alla stazione di Falconara Marittima.

Monumenti

Il Castello di Castelferretti

Francesco Ferretti, discendente dei condottieri tedeschi, chiese ed ottenere dal vicario, nel 1384, il permesso di trasformare in castello un’antica torre di guardia. La costruzione, ultimata già nel 1397, esercitava una funzione difensiva e accoglieva tra le sue mura i contadini e gli artigiani della zona.

Il castello mostra tuttora una mole quadrata con mura a controscarpa, mentre la vecchia torre è affiancata da altre tre: è un vero e proprio castello con merlature, ponte levatoio, cortile interno, chiesa e forno. La costruzione del castello, intorno al quale si è poi sviluppato il primo nucleo urbano, risale al 1397 ed è legata alla famiglia Ferretti che, a partire dalla originaria Ferrette, da cui presero il nome, si era impossessata dell’intera zona sin dal Duecento. Nel 1384 Francesco Ferretti, discendente di uomini d’arme originari della Alsazia, chiede al vicario generale della Marca Anconitana, Andrea Bontempi, di trasformare una torre di guardia già esistente nella “piana dei ronchi” tra Falconara e Chiaravalle – cioè un’area roncata, disboscata per essere assoggettata a produzione agricola – in un luogo fortificato capace di contenere armati e vettovaglie. La torre aveva avuto fino a quel momento la funzione di sorvegliare per lo più i confini segnati dal fiume Esino, soggetto a frequenti inondazioni, motivo di attriti continui tra Jesini e Anconitani. L’edificazione di un castello è divenuta infatti necessaria probabilmente per difendere i territori e i contadini dalle scorrerie delle armate angioine che proprio in quegli anni dilagano nella lotta tra Urbano VI e l’antipapa avignonese Clemente VII. In questo periodo vengono infatti ristrutturate anche le altre rocche del circondario, quelle di Bolignano, del Cassero e di Fiumesino. Al completamento della costruzione, nel 1397, Francesco Ferretti venne nominato da Bonifacio IX conte di Castelfrancesco, la contea che si estende dal fiume Esino sino ai confini con Ancona in una pianura fertile in parte recuperata dal letto del fiume, di cui era stato deviato il corso parzialmente. Tale riconoscimento del feudo ai Ferretti, famiglia appartenente alla nobiltà di Ancona, incrinò ulteriormente le relazioni tra Anconetani e Jesini, fra i quali la disputa territoriale per il possesso delle terre al di qua e al di là dell’Esino si chiuderà solo nei primi decenni del XVI secolo. Il fortilizio è di forma quadrata, circondato da un fosso, e consta di quattro torri legate da un “corridore” merlato; l’accesso è tramite ponte levatoio che dà sul cortile, dove furono costruiti una chiesa, un forno e dei magazzini usati per ricoverare i raccolti. L’area, “paludosa e selvata”, era infatti stata messa a coltura da maestranze immigrate dall’Albania durante l’esodo frequente dovuto alla pressione turca sull’area balcanica. A maestranze albanesi viene affidato anche il restauro, voluto nel 1584 da Vincenzo Ferretti, della chiesa di Santa Maria della Misericordia, fuori del paese, i cui affreschi rappresentano un’importante testimonianza delle decimazioni e della grande paura che si ebbero durante la peste trecentesca. La Madonna protegge infatti sotto il suo mantello le popolazioni locali dal contagio. La fertilità dei terreni consente un notevole incremento demografico di Castelfrancesco nel XVI e XVII secolo, quando si contano solo cinquecento abitanti distribuiti su un territorio di circa milletrecento ettari. In questo periodo vengono intrapresi dal capitano Francesco Ferretti l’ampliamento della rocca, la costruzione di un “casino” nel borgo, con logge e giardino, l’edificazione della chiesa di S. Stefano e il completamento della villa di Monte Domini utilizzata come residenza estiva. I Ferretti riescono a conservare il controllo feudale sul castello contro i tentativi di Ancona di considerarlo parte del proprio territorio che si succedono fino al 1760, quando la disputa viene risolta a favore della famiglia. Pochi anni dopo, però, nel 1797-99, con l’invasione francese, l’obbligo di provvedere alle spese di occupazione costringe i Ferretti a ipotecare il castello finché, nel 1817, con la Restaurazione, essi perdono ogni diritto feudale sul paese, dopo cinque secoli di dominio

La Chiesa di Sant'Andrea Apostolo Contemporaneamente alla costruzione del castello di Castelferretti (1384-1386), il conte Francesco Ferretti fece innalzare, nella piazzetta interna, una cappella dedicata a S. Andrea apostolo.