La cappotta o capotta dell'auto (detta anche cappottatura), dal francese capoteFredi Valentini, Lessico della carrozzeria, Milano, Automobilia per Pininfarina, 1979, voce dedicata (pron. «capòt» in italiano), è la parte di copertura dell'abitacolo di tutti i veicoli coperti, con la funzione basica di “ombrello” per riparare i passeggeri da pioggia e sole, ma anche con funzioni areodinamiche e di sicurezza (negli incidenti stradali); allo scopo, può essere rigida (detta anche hard-top) o morbida, ed anche fissa o mobile, apribile in vari modi, come nelle auto convertibili.

Il termine francese capote indicava un particolare copricapo femminile [propr. dim. di cape «cappa, mantello con cappuccio»] in uso dal diciottesimo secolo, ma poi fu più spesso legato alle coperture mobili pieghevoli-retrattili a forma di mantice, tipico nelle carrozze.

Per le carrozze, la cappottatura è generalmente realizzata in pelle ingrassata, per le autovetture in tela impermeabile o altro materiale similare; talvolta costituita da più strati di materiali tessili differenti, quello intermedio con funzione d'isolamento acustico e termico, quello interno soprattutto estetico.

Si noti che, nonostante l'origine francese del termine, in Francia può essere meno ambigua l'espressione toit en toile (tetto in telo), poiché nella lingua francese parlata, “capote” può indicare sia il “cappotto militare”, che più gergalmente anche il “preservativo”.

Origini ed evoluzione

L'elemento fa praticamente parte della storia delle automobili sin dagli esordi, considerando il derivare dei primi modelli proprio dalle carrozze scoperte.

Nel corso del tempo il tipo di capote s'è differenziato a seconda del tipo e destinazione d'uso delle varie vettura a tetto apribile, che definiamo genericamente "convertibili" o "decapottabili" ma si possono classificare più propriamente nelle seguenti categorie:

Spider, o Speeder''' o Spyder (nella grafia adottata solo da Maserati e Porsche), vetture con tetto integralmente apribile, a 2 posti, a 3 posti (quello posteriore trasversale) o infine 2+2 (cioè con le sedute posteriori considerate di fortuna, o omologate solo passeggeri al di sotto di una certa altezza, tipicamente per bambini). La capote, talvolta multistrato, è su telaio pieghevole, a mantice, include un lunotto, che talvolta è rigido (in vetro o policarbonato), talvolta flessibile, in PVC trasparente. Fino agli anni '50, soprattutto in alcuni modelli molto bassi e sportivi, si abbinava a pannelli laterali asportabili, al posto dei finestrini in vetro (analogamente a quanto avveniva su grosse torpedo e veicoli militari). Essi erano costituiti da una cornice in tela impermeabile dello stesso colore e consistenza della capote, cucita allo "specchio" in pvc o celluloide trasparente ad alto spessore, e tesa su un telaietto metallico le cui estremità inferiori si infilavano in apposite asole bordate sul bordo superiore della portiera. Quando non utilizzati, questi pannelli-finestrino venivano riposti nel vano sul retro dei sedili anteriori (nelle spider a 2 posti) o nel baule.

Negli anni '70 nacquero modelli con rollbar (ad es. Lancia Beta Spider e Beta Montecarlo Spider) ove la capote pieghevole era limitata alla sola porzione posteriore del tetto, lunotto compreso, mentre sopra i posti anteriori l'apertura avveniva asportando due pannelli rigidi, come quelli delle vetture tipo "targa" (Bertone X1/9), di cui all'apposito paragrafo.Roadster, in origine la versione più esasperata, essenziale e sportiva della spider, adatta anche alla competizione su strada: la capote tessile è leggera, in un solo telo completamente asportabile e arrotolabile per riporre il tutto nel bagagliaio finito l'uso. Quando è utilizzata si fissa con cinghiette ad un semplice telaio a tubi, talvolta pieghevole come quello di un normale mantice ma per lo più a centine scomponibili, ed in tal caso è più assimilabile, sebbene in scala ridotta, ai teloni dei fuoristrada aperti. È sempre abbinata ai summenzionati pannelli-finestrino asportabili. Una capote quindi destinata solo a situazioni di emergenza, soprattutto se la vettura non ha sul fondo le ampie aperture di sfogo dell'acqua tipica di molte auto d’epoca prettamente da corsa e l'equipaggio preferisce non dover indossare tute impermeabilizzate troppo pesanti. Dagli anni '50 la distinzione lessicale tra spider e roadster s'è affievolita e il nome viene usato impropriamente nella denominazione commerciale di spider molto sportive ma tutt’altro che rustiche ed essenziali.Cabriolet, in origine Phaeton, Double Phaéton o Triple Phaeton a seconda del numero di file di sedili (termini mutuati dall'omologo tipo di carrozza), in seguito, con linee ben più snelle e ribassate, Torpedo, tutti termini comunque indicanti vetture apribili a 4, 5 o 6 posti, nei primi tempi progettate ex novo sia da carrozzerie specializzate sia dalla grande industria (vedi Ford), ed in seguito, col prevalere delle carrozzerie chiuse, derivate da coupé a 4 posti o da berline di serie (delle quali in alcuni casi hanno mantenuto le 4 portiere). La capote tessile è grande, sovente a più strati, con telaio pieghevole a mantice, sostituita in alcuni modelli USA anni '50 da un tetto metallico ripiegabile (vedi paragrafo apposito). Anche la capote delle cabriolet/torpedo, come quella di spider e roadster, era abbinata, nei primi modelli e all’incirca fino alla fine degli anni 20, ai finestrini a pannelli tessili asportabili.

Curioso il fatto che, a dispetto dell'attuale classificazione automobilistica, il termine francese Cabriolet (Cab in Inglese) indicasse in origine veloci carrozzelle a 2 grandi ruote e 2 o 3 posti, tirate da un solo cavallo, come i Tilbury, mentre la sua versione americana dalle ruote ancor più grandi era chiamata Araignée in Francia e Spider nel mondo anglosassone, cioè “ragno” in entrambe le lingue. Cabriolet derivava dal termine Cabrioler (far capriole) per la leggerezza, velocità ed instabilità di quel veicolo. Motivo per cui tuttora i francesi negano la definizione di cabriolet alle pesanti decapottabili a 4 porte, che mal si associano al concetto di "far capriole", e classificano le spider come sottocategoria della grande famiglia di quelle che per loro sarebbero le "vere" cabriolet.

L'accrescitivo italiano "torpedone", quando usato con maggior proprietà, ha contraddistinto fino agli anni 50/60 gli autobus decapottabili in genere ed in particolare quelli da turismo, in quanto originariamente del tutto simili a torpedo di cui riproducevano in scala maggiorata le linee snelle. Avevano perciò una capotte apribile per tutta l'estensione del tetto inclusa la zona lunotto, ma con un maggior numero di coppie di sportelli e di file di sedili rispetto all'autoveicolo da cui derivavano. Dagli anni ‘30, col crescere delle velocità consentite da strade e motori più moderni e delle conseguenti turbolenze aerodinamiche, i torpedoni ebbero porte e finestrini con cornice completa, che andava in battuta con la capote quando chiusa. La capote del torpedone fu gradualmente ridotta in larghezza ed estensione, lasciando più spazio ad un'ampia cornice metallica lungo il perimetro del tetto ove erano ubicate le guide dell’armatura a traversini scorrevoli, l’estremità apribile era ubicata non più in corrispondenza del parabrezza bensì delle prime file di sedili e l’estremità fissa via via sempre più lontana dal lunotto posteriore. In apertura la capotte si compattava a mantice. Nonostante a questo punto fosse più opportuna la definizione commerciale di "granturismo panoramico" il termine torpedone rimase in uso e anzi divenne (incongruamente) la traduzione di pullman (sancita nel 1940 dalla commissione preposta ad italianizzare le parole straniere).

Negli anni ’50 la capote dell'autobus panoramico si interrompeva talvolta a metà della lunghezza dell'autobus, oppure era ripartita in due sezioni. Nel contempo venne abbinata a finestrini superiori dalla raggiatura sempre più ampia, posti a raccordo tra imperiale e finestrature laterali, preludio dei tetti panoramici a vetratura completa. La capote tardò comunque a scomparire dalla gamma di autobus granturismo proposti dai Carrozzieri specializzati (quali l'Italiano Barbi) sia per consentire una visione panoramica delle città d’arte, sia per la tardiva adozione su tali veicoli dell’aria condizionata (già molto diffusa altrove). Tanta longevità ha contribuito a far sì che il lemma torpedone tutt'oggi venga adoperato come sinonimo di autobus granturismo, sebbene i veri torpedoni moderni siano autobus completamente aperti, come alle origini, ma completamente sprovvisti di capote e talvolta di finestrini, utilizzati per brevi giri panoramici di località turistiche, condizioni climatiche consentendolo.Landaulet (altra denominazione di carrozza): la sola porzione posteriore del tetto è apribile mediante capote pieghevole (e talvolta la porzione sopra i posti anteriori apribile mediante due pannelli rigidi come le già citate ibride spider-"targa"). L'allestimento landaulet ha contraddistinto sia alcune grosse autovetture di rappresentanza del passato, a 2, 4, 6 porte, sia alcune cabriolet (es. BMW 318 anni '70 e primi '80) ove tale scelta era connessa non tanto al contenere nel vano preposto gli ingombri della capotte piegata, quanto alle nuove norme di sicurezza contemplanti il rollbar centrale. In seguito anche le cabriolet beneficeranno dei nuovi parabrezza con cornice rinforzata e dei rollbar eiettabili posteriori, che adempieranno ai requisiti di sicurezza.

Nel 2018 Mercedes ha messo a listino una versione landaulet della gamma G, fuoristrada di lusso.

La capote tessile nelle autovetture convertibili moderne

Nelle attuali vetture convertibili/decappottabili (cabriolet, spyder, roadster e nei rari casi citati, landaulet) la capote'' è un elemento pieghevole in tela con struttura portante semi rigida (comunemente detta telaio) ad azionamento manuale oppure nella maggioranza dei veicoli attuali comandata elettricamente dall'interno del veicolo. La velocità di apertura e chiusura e l'alloggiamento della capote quando l'auto è scoperta possono variare a seconda del modello e della casa automobilistica, i tempi sono però più o meno standard, dai 7 ai 12 secondi. La chiusura elettrica si è evoluta con motorini sempre più potenti che, a differenza dei precedenti impianti, consentono di attuare con successo tale manovra anche a veicolo già in marcia purché al di sotto di una determinata velocità.

Gli alloggiamenti più consueti sono il bagagliaio stesso della vettura o un vano specifico fra i sedili e la parete divisoria del bagagliaio, o, più raro, il tonneau posto dietro all'abitacolo.

Pregi e difetti

Alcune case automobilistiche, come per esempio l'Alfa Romeo, per tradizione sono molto legate alla capote in tela, dall'impronta per tradizione molto più sportiva e spartana rispetto alla rigida, oltre al pregio di essere decisamente più leggera, economica e meno ingombrante, considerando anche il bagagliaio di un'auto sportiva normalmente assai ridotto.

I problemi delle capote in tela però sono molteplici: sulle auto molto potenti l'inadeguatezza alle velocità elevate, superate le quali alcune vetture debbono necessariamente viaggiare scoperte pena lacerazioni o vere esplosioni dell'involucro tessile. su tutte una maggiore rumorosità da attrito maggiori possibilità di infiltrazioni d'acqua e spifferi, anche per usura delle guarnizioni in battuta coi vetri (a meno di automatismi che, come su alcune marche tedesche, determinino il temporaneo abbassamento dei cristalli in fase di apertura e chiusura delle portiere e il successivo rinnalzamento per meglio maschiarsi sotto le linguette delle guarnizioni stesse)